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«Vi saranno santi fra i bambini!» esclamò san Pio X quando aprì loro i tabernacoli eucaristici, anticipando l'età per ricevere il sacramento della comunione. Ma forse non immaginava che questo si sarebbe avverato così presto.
«Caro Gesù eucaristia, sono tanto, proprio tanto contenta che tu sei venuto nel mio cuore. Non partire più dal mio cuore, resta sempre, sempre con me. Gesù, io ti amo tanto io mi voglio abbandonare nelle tue braccia e fa di me quello che tu vuoi. [...] O Gesù amoroso, dammi anime, dammene tante!». Chi scrive e una bambina Una bambina di appena sei anni. La grafia e gli errori sono quelli di chi ha da poco imparato a usare la penna. Si chiama Antonietta Meo, per i suoi: Nennolina. Quando scrive questa letterina indirizzata al suo «caro Gesù» ha da poco ricevuto la prima comunione e la malattia che da tempo la divora le è già costata l'amputazione di una gamba. Morirà a Roma tre mesi più tardi stroncata da un cancro alle ossa. È il 3 luglio 1937. Nennolina ha solo sei anni e mezzo. Eppure conversioni e grazie accompagneranno la sua morte. Bigliettini di preghiere e di ringraziamenti ricopriranno la sua tomba al Verano Nel breve giro di un anno vengono pubblicate due sue biografie. La fama di santità di Nennolina si diffonderà tanto spontaneamente e immediatamente da oltrepassare non solo i confini della sua parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme, ma anche i confini di Roma e d'Italia. Nel 1940 compaiono sue biografie in lingue straniere, persino in armeno. Il processo di beatificazione verrà aperto nel 1942 e la fase diocesana si concluderà nel 1972. Ma proprio il motivo dell'età, trovandosi al limite di quella che è considerata l'età della ragione, ha creato perplessità in quanti si sono trovati ad esaminare il suo caso e non poche difficoltà nello svolgimento del processo. Anche se nessuna legge canonica determina infatti i limiti d'età di coloro per i quali si vuole istituire il processo di beatificazione, solamente nel 1981, attraverso la Dichiarazione della Sacra Congregazione delle cause dei santi, la Chiesa ha pienamente riconosciuto che anche i bambini possono compiere atti eroici di fede, speranza e carità, e possono pertanto essere elevati all'onore degli altari.
Una fondazione intitolata ad Antonietta Meo è stata istituita nella parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme. Proprio qui, nella Basilica che custodisce le reliquie della Passione di Gesù, sono state traslate nel luglio 1999 anche le sue spoglie mortali. Se il processo si svolgerà speditamente, questa bambina romana sarà presto la più giovane santa, non martire, elevata agli onori degli altari, la più giovane nella storia della cristianità.
Antonietta
nasce il 15 dicembre 1930 in una famiglia benestante di Roma. La casa della
famiglia Meo è a pochi passi da Santa Croce in Gerusalemme. Margherita, la sua
sorella maggiore, ci mostra le foto di Nennolina: capelli tagliati alla
paggetto e due ridenti occhioni neri, secchiello e paletta mentre gioca con i
bambini al mare... In una foto si diverte in barca sul laghetto di villa
Borghese, in un'altra sorride con il costume di carnevale... «Mia sorella»
ricorda «era una bambina allegra, vivacissima e birichina, come lo sono i
bambini a quell'età». A tre anni, nell'ottobre del 1933, viene iscritta
all'asilo delle suore a due passi da casa. «Ci andava volentieri» racconta la
sorella «e spesso, quando giocavamo insieme, mi diceva: "Io a scuola mi
diverto tanto... ci andrei anche la notte!". Si affezionò subito alla maestra
e le suore dicevano a mia madre: "E il moto perpetuo! Ma è molto sveglia e
impara subito. E una bambina matura per la sua età"». Non aveva ancora
compiuto cinque anni quando i suoi notano un rigonfiamento al ginocchio
sinistro, pensano ad una delle sue solite cadute. Dopo qualche diagnosi e cure
sbagliate, la sentenza: osteosarcoma. Il 25 aprile del 1936 le viene amputata
la gamba. Il colpo fu tremendo, ma più per i genitori che per Antonietta;
superato il primo periodo, nonostante l'intervento e le difficoltà provocate
dall'apparecchio ortopedico, lei continua la sua vita di sempre: i giochi, la
scuola. I suoi genitori, con grande contentezza della bambina, decidono di
anticipare la data per farle fare la prima comunione e così, alla sera, la
mamma inizia a farle un po' di catechismo. Da questo momento Antonietta comincia dapprima a dettare alla
mamma e poi a scrivere le sue letterine che ogni sera metterà sotto una
statuina di Gesù Bambino ai piedi del
suo lottino «perché lui di notte venisse a leggerle».
«Iniziò
per gioco» così sua madre testimonia al processo «quando suggerii ad Antonietta
di scrivere una letterina alla madre superiora delle suore sue educatrici per
domandarle il permesso di fare la prima comunione nella loro cappella la notte
di Natale. Così, poi, spesso la sera, dopo aver detto la preghiera all'angelo
custode, Antonietta prese l'abitudine
di dettarmi delle "poesie" (così le chiamava lei) prima per me, poi
per il papa e Margherita, poi a Gesù e alla Madonnina. Prendevo il primo pezzo
di carta che mi capitava sotto mano e non facevo che scrivere sotto dettatura,
sorridendo, indulgente a quello che mi dettava con tanta semplicità e
sicurezza».
La prima
letterina è datata 15 settembre 1936: «Caro Gesù, oggi vado a spasso e vado
dalle mie suore e gli dico che voglio fare la prima comunione a Natale. Gesù,
vieni presto nel mio cuore che io ti stringerò forte forte e ti bacerò. O Gesù,
voglio che tu resti sempre nel mio cuore». E dopo qualche giorno: «Caro Gesù,
io ti voglio tanto bene, tè lo voglio ripetere che ti voglio tanto bene. Io ti
dono il mio cuore. Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e
portalo a Gesù». Ma c'era anche qualcosa di davvero non comune per una bambina
di cinque anni: «Mio buon Gesù, dammi delle anime, dammene tante, tè lo chiedo
volentieri, tè lo chiedo perché tu le faccia diventare buone e possano venire
con tè in Paradiso». E questo Antonietta lo ripeterà moltissime volte.
«Vedevo
che la bambina sapeva esprimersi molto più di quello che mi aspettavo. Ma credo
inutile dire» precisa la madre «che in casa non si dava la minima importanza a
queste letterine che andavano messe via senza riguardo e delle quali molte sono
andate perse». Questa noncuranza della madre è confermata dalla sorella di
Antonietta. «Mia madre» ricorda «era una donna riservata, prudente,
concreta,una donna coi piedi per terra insomma, non era certo una
sentimentale o una credulona. A certi facili entusiasmi tagliava corto:
"Guardi, io ai santi non credo se non quando la Chiesa li ha canonizzati".
Tendeva
sempre a minimizzare gli elogi che si facevano di Antonietta e non le piaceva
quando si parlava di lei idealizzandola. Ricordo che, poco dopo la morte di mia sorella, un sacerdote tenne
alla radio una conferenza sul senso della sofferenza e parlò anche di
Antonietta. La mamma non ne fu affatto contenta, anzi. Commentò che si trattava
di travisamenti, di esagerazioni. Dissero che Antonietta declamava il suo amore
a Gesù con larghi gesti... "Ma cosa! No, mai!" ribatté la mamma. Dissero
che Gesù fu la prima parola pronunciata da Antonietta. E lei: "No. Mamma, ha detto mamma!
Come tutti i bambini!"».
Appena
Nennolina impara a usare la penna, frequentando la prima elementare, vuole però
mettere a sé la firma: «Antonietta e Gesù». «Mio caro Gesù, oggi ho imparato a
fare la "O", così presto ti scriverò da me». Antonietta si rivolge a Gesù e a Maria con
tenerezza confidenziale. Le sue letterine terminano sempre con abbracci,
carezze, baci rivolti ai suoi destinatari celesti. Di questa tenera confidenza
sono testimoni anche le suore, quando non poche volte hanno visto la bambina,
prima di uscire dalla chiesa, avvicinarsi al tabernacolo ed esclamare: «Gesù,
vieni a giocare con me!». Lo scriverà anche nelle letterine desiderando di
averlo sempre vicino: «Caro Gesù, domani vieni a scuola con me».
Nei mesi
che la separano dalla notte di Natale le sue letterine esprimono tutto il suo
amore per Gesù e l'ardente desiderio di riceverlo nel suo cuore. Sono un
continuo scandire lo stesso pensiero fino a contare i giorni, le ore, i minuti.
La forma delle letterine è ripetitiva e i pensieri procedono staccati, come
avviene nel modo di esprimersi proprio dei bambini, ma sotto la forma infantile
il pensiero non è banale, mai puerile. Alla vigilia della prima comunione, così
detta alla madre: «Caro Gesù, domani, quando sarai nel mio cuore, fai conto che
la mia anima fosse una mela. E, come nella mela ci stanno i semi, dentro all'anima mia fai che ci sia un
armadietto. E, come sotto la buccia nera dei semi, ci sta dentro il seme
bianco, così fa' che dentro l'armadietto ci sia la tua grazia, che sarebbe come
il seme bianco». A questo punto la mamma l'interrompe: «"Ma, Antonietta,
cosa dici! Cosa significa questo dentro, che sta dentro? Cosa vuoi dire?".
Tentai invano di dissuaderla. Infine Antonietta mi spiegò: "Senti, mamma:
fai conto che l'anima mia sia una mela. Dentro alla mela ci sono quei cosini
neri che sono i semi. Poi dentro alla buccia dei semi c'è quella cosa bianca? Ebbene fai come che quella sia la
grazia"». «Trovai» continua la madre «che il paragone, che io non
conoscevo, era profondo, ma non volli darmi per vinta e perciò ripresi:
"Ma queste cose chi ce le ha dette? La maestra a scuola ha preso la mela
per farvi capire...". "No, mamma" rispose candidamente "non
me l'ha detto la maestra, l'ho pensato io". Poi completò il suo pensiero:
"Gesù, fa' che questa grazia la lascerai sempre, sempre con me"».
Quella
notte di Natale, nonostante l'apparecchio ortopedico le provocasse dolore, i
presenti la videro alla fine della messa rimanere per più di un'ora in
ginocchio, ferma, le manine giunte.
A Gesù
Antonietta scriverà 105 letterine, altre ne indirizzerà a Maria, a Dio Padre,
allo Spirito Santo, una a santa Agnese e una a santa Teresa del Bambin Gesù. A
Gesù chiederà sempre l'aiuto della sua grazia: «Oggi ho fatto un po' di
capricci, ma tu, Gesù buono, prendi in braccio la tua bambina...»; «ma tu
aiutami, che senza il tuo aiuto non posso fare niente»; «tu aiutami con la tua
grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare»; «ti prego, Gesù
buono, conservami sempre la grazia dell'anima». A Lui e alla Sua mamma non
cesserà di chiedere grazie, per quelli che le sono vicini, per quanti si
raccomandano alle sue preghiere e per i peccatori: «Ti prego
per quell'uomo che ha fatto tanto male»; «ti prego per quel peccatore che tu
sai, che è tanto vecchio e che sta all'ospedale di San Giovanni». «Ecco l'opera
mirabile di Dio!» scrive a commento delle letterine padre Pierotti, che per
primo ne curò l'edizione: «La grazia di Dio sceglie le anime come vuole [...].
Solo così si spiegano le frasi, i giochi, gli atteggiamenti, la vita tutta di
Nennolina». «Davvero il Signore ludit
in orbe terrarum» esclamò il futuro Paolo VI, allora segretario di Stato,
nel leggere la biografia e le letterine di Antonietta Meo, «e, operando nelle
anime per le vie più misteriose, conceda a molti di penetrare, attraverso la
lettura della vita di questa bambina non ancora settenne, il mistero di quella
sapienza, che si nasconde ai superbi e si rivela ai piccoli». A maggio Antonietta riceve la cresima.
Sono ormai gli ultimi giorni della sua vita. Così racconta la madre: «Dopo la cresima
Antonietta cominciò progressivamente a peggiorare. L'affanno e la tosse non le
lasciavano tregua. Non riusciva più neanche a tenersi seduta e fu costretta a
letto. Si vedeva che soffriva, ma a tutti, compresa me, diceva sempre:
"Sto bene!". Magari a stento, ma volle sempre recitare le sue solite
preghierine del mattino e della sera. Chiese poi che il sacerdote le penasse la
comunione tutti i giorni, e le ore che seguivano la comunione erano sempre più
calme. [...] Appena poteva mi chiedeva anche di scrivere le sue letterine».
L'ultima è datata 2 giugno. Sarà questa lettera a finire nelle mani di Pio XI. Così ricorda la madre: «Mi
sedetti accanto al suo letto e scrissi quello che Antonietta a fatica mi
dettava: "Caro Gesù crocifisso, io ti voglio tanto bene e ti amo tanto! Io
voglio stare con tè sul Calvario. Caro Gesù, di' a Dio Padre che amo tanto
anche lui. Caro Gesù, dammi tu la forza necessaria per sopportare questi dolori
che ti offro per i peccatori"». «A questo punto» dice la mamma «Antonietta
fu presa da un violento attacco di tosse e di vomito, ma appena cessato volle
ugualmente continuare a dettare: "Caro Gesù, di' allo Spirito Santo che
m'illumini d'amore e mi riempia dei suoi sette doni. Caro Gesù, di' alla
Madonnina che l'amo tanto e voglio starle vicina. Caro Gesù, ti voglio ripetere
che ti amo tanto tanto. Mio buon Gesù, ti raccomando il mio padre spirituale e
fagli le grazie necessarie. Caro Gesù, ti raccomando i miei genitori e
Margherita. La tua bambina ti manda tanti baci...". Mi sentii
all'improvviso prendere da un moto di ribellione nel vedere quanto soffriva e
con uno scatto di rabbia accartocciai quel foglio e lo gettai in un cassetto.
Qualche giorno dopo» racconta «venne a visitare Antonietta il professor Milani,
archiatra pontificio, chiamato dal dottor Vecchi per un consulto. Disse che la
bambina era molto grave e che doveva essere riportata in clinica per essere
nuovamente operata. Il professore restò
a parlare con la bambina e si stupì per i dolori che Antonietta sopportava senza
lamentarsi. Mio marito gli parlò delle letterine che scriveva. Chiese di vedere
l'ultima e io non ebbi il coraggio di
rifiutare. Ripresi la letterina da dove l'avevo messa quel giorno e gliela
mostrai. Dopo averla letta, disse che voleva dire al Santo Padre di Antonietta
e chiese il permesso di portare con sé la lettera. Risposi esitante:
"Ma... non so... se...". "Ma, signora" disse "si
tratta del Papa!".
Il
giorno seguente un'automobile del Vaticano si
fermò davanti alla nostra abitazione. Un delegato inviato personalmente
dal santo padre Pio XI era venuto a portare alla bambina la benedizione
apostolica. Ci disse che Sua Santità era rimasto molto commosso nel leggere la
letterina. Ci lasciò anche un biglietto del professor Milani in cui chiedeva ad
Antonietta di ricordarlo al Signore e di implorare per lui quei doni che lei
aveva chiesto per sé».
Il 12
giugno Antonietta si aggrava. Respira affannosamente. Le viene estratto il
liquido dai polmoni. Il 23 le vengono resecate tre costole in anestesia locale,
date le sue precarie condizioni generali. Racconta la mamma: «Non posso dire lo
strazio di quel corpicino martoriato.
Quel giorno trattenendo a forza le lacrime le dissi: "Vedrai, piccola
mia... appena ti sarai rimessa andremo
in vacanza, andremo al mare... ti piace tanto il mare... potrai fare anche i
bagni, sai?...". Mi guardò... con tenerezza mi disse: "Mamma, stai
allegra, sii contenta... Io uscirò da qui
tra dieci giorni meno qualche cosa"». La madre non poteva sapere che in quel momento Antonietta
le aveva detto esattamente il giorno e l'ora m cui sarebbe morta.
Nei
giorni che seguirono, con fortezza disarmante continua a sorridere anche alle
infermiere che vengono a medicarle la ferita, nonostante che le metastasi
avessero ormai invaso e devastato tutto il suo piccolo corpo, nonostante che la
massa tumorale le comprimesse il petto al punto da averle provocato lo spostamento del cuore. Tutti, al
processo, testimonieranno lo sconcerto di fronte alla sua straordinaria
serenità. La madre arriverà persino a dubitare che la bambina soffrisse: «Andai
dal dottore, gli dissi: "Dottore, io non credo... mi dica la verità, mi
dica veramente... Antonietta soffre molto?". "Ma signora, cosa
chiede! Cosa dice! Stia zitta! I dolori sono atroci". Ritornai al
suo lettino... la voce non mi reggeva, per la prima volta le dissi:
"Antonietta, benedici la tua mamma... Antonietta, benedici mamma".
Facendo uno sforzo lei mi segnò sulla fronte una crocetta con la mano».
II padre
così testimonia al processo: «Un giorno, aggravatasi maggiormente, decisi che
alla mia piccina. fosse amministrata l'estrema unzione. Domandai ad
Antonietta: "Sai cos'è l'olio santo?". "Il sacramento che si da
ai moribondi" rispose. Non volevo però turbarla; perciò soggiunsi:
"Talvolta apporta anche la salute del corpo...". Antonietta si
rifiutò. "E troppo presto" disse, e io non insistetti. Ma quando più tardi il sacerdote le disse che l'olio
santo aumenta la grazia, Antonietta che
ascoltava attentamente rispose: "Sì, lo voglio". Rispose con
tranquillità a tutte le preghiere, recitò l'atto di dolore, poi dette le sue
manine aperte perché il sacerdote le ungesse... Baciò con tenerezza il
crocifisso della sua prima comunione. Tutto si svolse in semplicità e pace».
«Ho
visto martiri in fiamme come torce prepararsi così le palme sempre verdi»
scriveva Charles Péguy nel Mistero dei santi innocenti. «Ho visto
stillare lacrime sotto gli uncini di ferro / Gocce di sangue splendenti come
diamanti. / Ho visto stillare la crime d'amore / Che dureranno più a lungo delle stelle del cielo. / E ho visto sguardi di
preghiera, di tenerezza, / Estatici di carità. /[...] Ho visto i santi più
grandi, dice Dio. Ebbene, io vi dico / Non ho visto mai nulla di più bello al
mondo / Ora io vi dico dice Dio, / Non c'è nulla di cosi bello m tutto il mondo
/ Di questo bimbo che s'addormenta nel dire la preghiera / E che sorride
scivolando nel sonno. / Nulla è più bello / Di quest'esserino che si addormenta
fiducioso...».
La
mattina del 3 luglio 1937 albeggiava appena
quando il papa le si avvicinò per accomodarle ancora una volta il
cuscino e, accostatele le labbra per un
bacio, Antonietta sussurrò: «Gesù, Maria... mamma, papa...». «Fissò lo sguardo davanti a sé...»
ricorda la mamma. «...Sorrise... poi un ultimo lungo respiro».
L'indomani
la piccola bara bianca fu trasportata in mezzo ad una folla commossa nella
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
In quella stessa Basilica delle reliquie della Passione di Gesù, appena sei anni prima Nennolina era stata battezzata.
Era il 28 dicembre 1930. Il giorno dei Santi Innocenti.
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