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Filosofo
ed economista, figlio di James, n. il 20 maggio 1806 a Londra, m. l'8 maggio
1873 ad Avignone. Il cognome Stuart
lo adottò per riconoscenza al facoltoso Sir John Stuart che aveva sovvenzionato
suo padre.
Educato
e istruito personalmente dal padre, fu di una precocità straordinaria. A 3 anni
iniziò lo studio del greco. Fra i 5-12 anni percorse gran parte della
letteratura greco-latina (Senofonte, Platone, Esopo, Erodoto, Plutarco, Diogene
Laerzio, ecc.), autori inglesi (Shakespeare, Wlter Scott, Campbell, ecc.),
oltre gli elementi di aritmetica, geometria, algebra, calcolo differenziale.
Conobbe quindi la Rethorica e parte
dell'Organon di Aristotele, alcuni
trattati di logica fra cui la Computatio
sive logica di Hobbes, la History of
British Indi di suo padre, le opere
di Ricardo e Smith. A 14 anni cessarono le lezioni dirette del padre. Mill
approva sostanzialmente il suo esperimento educativo che gli permise «di
partire, nella produzione intellettuale, con il vantaggio di un quarto di
secolo sui suoi contemporanei» (Autobiography,
2a ed., Londra 1873, pp. 30-31). Gi mancò tuttavia, accanto al
precoce sviluppo intellettuale, una pari cultura fisica e del sentimento; e se
di nobile livello morale, la sua educazione fu, per il sopraggiunto
agnosticismo del padre, areligiosa: «Io sono fra i rarissimi, in questo paese,
che abbiano, non dico abbandonato, bensì mai avuto una fede religiosa» (ibid., p. 43: il giudizio è alquanto
temperato da A. Bain, J. S. M. A
criticism, Londra 1882).
Nel
1820-21 Mill fu in Francia presso il fratello di Bentham (v. bentham); vi continuò gli studi di
scienze e avvicinò più intimamente la cultura francese. Tornato in Inghilterra
subì l'influsso del Traité de legislation
del Bentham, quindi lesse Locke, Hartley, Berkeley, Hume, Reid, Dugal Stewart,
Brown, Helvétius, Condillac. Nel 1822 fondò la piccola società culturale Utilitarian society. Nel 1823 entrò
nella Indian House, all'ufficio di «examiner» della corrispondenza per l'India
(nel 1828 fu promosso «Assistant examiner» e dal 1856 subentrò al padre come
capo dell'ufficio). Fondata nel 1825 la Speculative
debating society e superata una grave crisi psicologico-spirituale (1826),
attese alla sua vasta produzione, già iniziata nel 1822 con saggi su giornali e
sulla Westminster Review (in seguito
sull'Examiner, Edinburgh Review, Monthly
repository, London and Westminster Review). Fra il 1830-31 scrisse i 5 Essays on some unsettled questions on
political economy (Londra 1844). Compose quindi il I libro della sua oper
principale System of logic ratiocinative
and inductive (completata nel 1841,
ed. ivi 1843); e fra il 1845-47 i Principles
of political economy (ivi 1848): entrambe le opere ebbero pronto successo
(dei Principles 3 edizioni in 4 anni). Seguirono On liberty (sulla libertà in senso
sociale-politico, ivi 1859); Considerations
on representative government (ivi 1860); The subjection of women (scritto nel 1861, ed. ivi 1869); Utilitarianism (composto nel 1861, apparso prima nel Fraser's magazine, ed. a parte, ivi
1863); A. Comte and positivism (ivi
1865); An examination on sir W.
Hamilton's philosophy (ivi 1865:
studio approfondito dei problemi filosofici trattati dall'Hamilton e
riesposizione matura del proprio pensiero); Three
essays on religion (postumo, ivi 1874). Nel 1859 iniziò la preparazione
dell Dissertations and discussions che
raccolgono quasi tutti i suoi saggi (I-II, ivi 1859; III, ivi 1867; IV, ivi
1876). Dell'Autobiography (ivi 1873)
la prima parte (fino al 1859) fu finita nel 1861, il resto nel 1870. Fra
l'opera scientifica del Mill si inserisce, nel 1851, il matrimonio con la
vedova Taylor: Mill, con riconosciuta esagerazione, afferma di dover molto alla
sua collaborazione, particolarmente in merito agli scritti On liberty e Subjection of women. Nel 1865 fu eletto al Parlamento.
Caduto nelle elezioni successive (1868) si ritirò alla villa di Avignone, ove
trascorse, presso la tomba della consorte e occupandosi di musica e ricerche
botaniche, la maggior parte dei suoi ultimi anni. Fu in relazione con gli
uomini più rappresentativi del pensiero inglese del suo tempo e con molti altri
in Francia, particolarmente per vari anni, con il Comte. I due volumi della
corrispondenza (H. Helliot, The Letters
of J. S. Mill, Londra 1910) sono quasi indispensabili per una piena
conoscenza del suo pensiero.
Mill
è fra i pensatori importanti ed anti-cattolici più eminenti del sec. XIX. Anche se non ha costruito un suo
proprio e organico sistema, ha illuminato, con acute ricerche, importanti
problemi di logica, psicologia, etica, economia politica. Nota caratteristica è
la valutazione dell'esperienza quale unica fonte e misura delle possibilità e
dei limiti del pensiero umano. Egli riprende a fondo, reagendo alla parentesi
della scuola scozzese e a ogni tendenza intuizionistica e aprioristica (platonismo,
cartesianesimo) l'indirizzo tipico del pensiero inglese. Empirismo,
positivismo, associazionismo, fenomenismo, definiscono pertanto la speculazione
milliana; che tuttavia è vigile, conscia dei propri limiti e difficoltà,
finemente sensibile ai problemi. È forse per questo che, nonostante l'angustia
e talora la povertà delle conclusioni cui il metodo positivista lo costringeva,
l'opera del Mill ebbe, almeno in Inghilterra, una parte importante nello
sviluppo spirituale del suo secolo.
La logica non è una semplice «codificazione
delle leggi o regole del pensiero». Essa è «scienza delle operazioni mentali
ordinate all'apprezzamento dell'evidenza» e alla validità della ricerca
scientifica: come tale essa «è il terreno comune su cui si possono incontrare e
dare la mano i partigiani di Hartley, Rei, Locke, Kant» (System, Introd., p. 13, § 7). Trattando delle categorie, Mill
giudica severamente la classificazione aristotelica: «un semplice catalogo
delle rozze distinzioni del linguaggio comune con poco o nessun sforzo di
penetrazione analitica da un punto di vista filosofico» (ibid., l. I, cap. 3, vol. I, p. 50). La sua classificazione,
informata alla visuale soggettivo-fenomenistica, distingue: a) gli stati di coscienza, b) la coscienza o mente in cui essi
sono, c) la successione-coesistenza,
uguaglianza-diversità fra stati di coscienza, d) i corpi come possibilità reale oltre la coscienza (ibid., p. 83, § 15). La teoria del
sillogismo del Mill è rimasta celebre per l'acutezza delle analisi e della critica.
Poiché ogni vero ragionamento non procede che dall'esperienza, il sillogismo
non è «strumento di ragionamento», bensì «di prova». Che «Wellington sia
mortale» non si ricava in realtà dal principio generale «ogni uomo è mortale»,
bensì dal fatto che sono morti Socrate, Platone ... e i contemporanei di
Wellington. Il principio generale contiene tutti i particolari, quindi, giunti
a quello, l'inferenza è finita: ogni effettiva inferenza è da particolare a
particolare e le proposizioni generali sono «semplici registrazioni di siffatte
inferenze già compiute» (ibid., p.
221, § 4). Il ragionamento è quindi dal Mill ricondotto tutto
all'induzione-analogia: il sillogismo (egli rivendica a sé questa scoperta) non
realizza vero progresso nel pensiero e vale solo come metodo di verifica dei
processi induttivi. La parte più originale della logica milliana è
indubbiamente la teoria dell'induzione. Induzione è l'operazione mentale «per
cui inferiamo che quanto sappiamo esser vero di uno o più casi particolari è
anche vero in tutti i casi che a quello rassomigliano in certi definibili
rispetti» (ibid., l. III, cap. I, p.
328, § 2): essa «è l'operazione dello scoprire e provare le proposizioni
generali» (ibid., p.333, § I).
Altrove (v. induzione) sono stati
esposti gli elementi essenziali della dottrina milliana; qui va rilevata
l'importanza attribuita dal Mill alla causalità. Causa è «l'antecedente
invariabile e necessario di un fatto», «un fenomeno o complesso di fenomeni che
condiziona il fatto nuovo» (ibid.,
III, cap. 5, pp. 367-77, § 2). IL concetto di causa ha quindi una fondazione
puramente empirica (Hume): ogni fenomeno dell'universo si manifesta come avente
un antecedente necessario. Questa costanza della causalità (cui Mill, pur con
oscillazioni di pensiero, non sottrae lo stesso libero arbitrio), attestata
dalla più universale esperienza, è il valido e unico fondamento dell'induzione.
Ma, ricavata dall'esperienza, la causalità serve solo entro i limiti di quella;
il suo valore è incerto già fuori del nostro universo (ibid., l. III, cap. 21, col. II, p. 108, § 4).
È
anche la visuale empirico-fenomenista che condusse il Mill a definire la
materia e i corpi come «possibilità permanente di sensazioni» o «gruppi di
sensazioni possibili» (Examination,
cap. 10): la formola è sua, ma il concetto è già sostanzialmente in
Berkeley-Hume. Dal punto di vista fenomenistico la definizione è esatta; ma
Mill eluse completamente il problema del fondamento dei «gruppi di sensazioni
possibili», che non può riporsi se non in una permanente struttura della realtà
materiale, come causa delle sensazioni stesse. In merito all'io o soggetto egli esitò tuttavia a
chiudersi nella posizione humiana: essa presenta «gravi difficoltà
intrinseche», in rapporto specialmente alla memoria
e all'attesa di fatti non ancora
reali, per cui sembra doversi riconoscere all'io, come elemento comune e
permanente degli stati psichici, «una realtà diversa da quella concessa alla
materia» (Examination, cap. 12, pp.
262-63).
In
etica Mill tenta l'elevazione dell'utilitarismo del Bentham e del padre a un
significato più pienamente umano. «Un'azione è bene nella misura che promuove
la felicità, male nella misura che vi si oppone» (Utilitarianism, p. 9). La prova: nulla è desiderabile fuori della
felicità, essa quindi è l'unico fine dell'azione umana (ibid., p. 58). L'utile però non va confuso con il tornaconto
individuale, e, come in tutte le cose, così anche nei piaceri è da ammettersi
una discriminazione qualitativa. Con criterio affatto estrinseco Mill si
appella al giudizio dei competenti e, in caso di conflitto, della maggioranza (ibid., pp. 12, 15). Egli antepone i
piaceri dell'intelletto e dell'immaginazione («meglio un Socrate insoddisfatto
che uno sciocco soddisfatto»: ibid.,
p. 14) e lo sviluppo dei sentimenti di simpatia. Se in fondo l'«utile» del Mill
concorda, in parte, con il «conveniente alla natura umana» manca tuttavia in
lui ogni fondazione assoluta dei valori morali. In particolare l'obbligazione non è che un sentimento
sorto per associazione dalla persuasione della utilità e necessità di una data
azione (ibid., cap. 3). Della
religione il Mill non ebbe una visione serena. Ne riconobbe, infine, un certo
valore positivo, ma semplicemente «as a source of personal satisfaction and of
elevated feelings» (Three essays,
Londra 1885, p. 104). Dell'esistenza di Dio (come Mente ordinatrice della
natura, non come Essere e onnipotenza infinita) e dell'immortalità dell'anima,
non ammise che una dubbia probabilità (ibid.,
p. 174): tutto il regno soprannaturale è nei limiti di un desiderio e di una
«speranza» che, per quanto esigua, non va tuttavia disprezzata (ibid., p. 244).
In
economia Mill accoglie e svolge il sistema di Ricardo, Smith, Malthus. Risente
tuttavia l'influsso di Saint-Simon, Fourier, Proudhon, per cui il liberismo
classico è in lui temperato da accentuate tendenze socialiste. Notevole la sua
critica del comunismo cui è immanente «il pericolo di ostacolare ogni sviluppo
dell'individualità, spegnere sorgenti di progresso...» e deprimere tutto «into
a tame uniformity of thoughts, feelings and actions» (Principles, ed. popolare, Londra 1873, p. 130 A 3). In merito alla
produzione vanno ricordati i suoi quattro principi sul capitale: 1) l'industria
è limitata dal capitale; 2) ogni aumento del capitale è atto a produrre un
incremento dell'industria; 3) il capitale è il risultato del risparmio; 4) ogni
capitale viene consumato (ibid., p.
35 sgg). Mill difende, come rimedio ai bassi salari la limitazione delle
nascite: «non contenuta dalla prudente condotta dell'individuo e dello Stato,
la popolazione viene limitata dalla fame e dai disagi» (ibid., l. II, cap. 11, p. 712 B 3). Ricchi di originali riflessioni
sono i ll. IV e V dei Principles,
rispettivamente sulla dinamica dell'economia politica (Mill aveva fiducia in un
progressivo miglioramento delle condizioni sociali e auspicò non poche delle
posteriori riforme) e sull'intervento dell'autorità pubblica. Mill ebbe quasi
un culto della libertà individuale (espressa politicamente nel governo
rappresentativo attraverso il voto, esteso alle donne, e plurimo). La più ampia
esplicazione della libertà nel campo speculativo, scientifico, pratico, morale,
religioso era per lui la condizione indispensabile per il controllo, il
progresso e la verità delle opinioni umane.
Ugo Viglino
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