Le popolazioni germaniche si rafforzano

Storia della Chiesa

Dal Manuale di Storia 


di Alberto Torresani

Gli avvenimenti dell’agosto 476 non cambiarono ciò che già avveniva in Occidente fin da molti anni prima, ma certamente il senso di dipendere solo da se stessi si rafforzò nei barbari, inducendoli a condurre una politica più lungimirante rispetto alle razzie praticate nei decenni precedenti, quando l’obiettivo era  di fiaccare la forza militare dell’impero. In Europa si vanno precisando alcune aree di influenza: i Vandali fondano in Africa il più vitale dei regni romano-barbarici comprendente anche le Baleari, la Sardegna e la Corsica; i Visigoti si impongono sulla Spagna e sull’Aquitania; i Franchi dominano  sulla Gallia e sulla Belgica; in Italia, dopo l’effimero successo degli Eruli di Odoacre, giunge la più forte popolazione degli Ostrogoti, guidati da un grande re, Teoderico l’Amalo. In Britannia la penetrazione di Angli, Iuti e Sassoni fu più lenta e i Celti si difesero a lungo, tanto da lasciare una duratura fisionomia al Galles e alla Cornovaglia, nonché alla Bretagna, ricolonizzata dai Celti che fuggivano dall’isola. Le altre popolazioni germaniche non riportarono successi così grandi, affermandosi solo localmente.   Il VI secolo fu speso nell’opera di assestamento di popolazioni nomadi che divenivano sedentarie; nella creazione delle prime strutture politiche che dovevano sostituirsi a quelle romane; nella conversione delle popolazioni germaniche al cattolicesimo che finì per ereditare l’idea di unità sovranazionale, ossia l’idea imperiale romana. Tale funzione fu della massima importanza per i secoli futuri, assegnando alla Chiesa una funzione culturale altissima, assunta al posto dello Stato. Le fonti letterarie rivelano un progressivo impoverirsi della cultura classica che tuttavia non andò perduta del tutto.

 


3. 1 I Vandali in Africa


   Al tempo della caduta dell’impero romano d’Occidente, i Vandali avevano conseguito col re Genserico una solida base nell’Africa del nord. Giunti in Gallia con l’ondata del 406, i Vandali avevano percorso la Spagna, lasciando il loro nome all’Andalusia, e nel 429 passarono in Africa. Qui respinsero i tentativi compiuti dalle forze congiunte degli imperi d’Oriente e d’Occidente per sloggiarli. Rafforzatisi, misero a punto una flotta che rese difficili le comunicazioni tra le due parti del Mediterraneo. Nel 477 Genserico morì.


Limiti politici del regno dei Vandali Sul piano politico-militare le imprese di Genserico erano state imponenti, ma non altrettanto grande risultò la sua capacità amministrativa perché non seppe rafforzare le conquiste militari con solide basi istituzionali, economiche, legislative.


Politica religiosa di Unerico   Gli successe il figlio Unerico che aveva sposato la figlia di Valentiniano III. Unerico non aveva la genialità del padre. Nel 484 Unerico decise di applicare contro i cattolici gli editti imperiali emanati contro gli eretici (i Vandali erano ariani). I funzionari cattolici furono privati delle loro cariche e i notabili che non passavano all’arianesimo furono esiliati. Le proteste del papa e dell’imperatore non ebbero effetto e il cattolicesimo sarebbe stato estirpato dall’Africa se Unerico non fosse morto nel 484.


Gondamondo attenua la persecuzione   Gli successe Gondamondo sotto il quale la situazione migliorò per i cattolici, tanto che le chiese cattoliche riaprirono i battenti ai fedeli, anche perché l’impero d’Oriente aveva imboccato la via dello scisma e sembrava  cessato il pericolo di alleanza dei cattolici africani con l’impero d’Oriente. Gondamondo fu sconfitto mentre cercava di riconquistare la Sicilia sottraendola a Teoderico, dal 493 re degli Ostrogoti in Italia.


Trasamondo si allea con gli Ostrogoti   Nel 496 Gondamondo morì e gli successe il fratello Trasamondo che riprese le persecuzioni dei cattolici, ma questa volta senza la violenza fisica. Trasamondo si alleò con Teoderico sposandone la sorella Amalafrida che gli recò in dote parte della Sicilia: appare interessante questa alleanza promossa da Teoderico nel tentativo di coalizzare tutti i sovrani germanici di confessione ariana. Trasamondo morì nel 523.


Ilderico muta la politica religiosa   Titolare del regno vandalo divenne Ilderico, figlio di Unerico, effeminato e imbelle. Prima di morire lo zio gli aveva fatto giurare di non modificare la politica ostile ai cattolici. Ilderico fece il contrario, richiamò i vescovi esiliati e fece eleggere nuovi vescovi nelle sedi vacanti. Poi, in luogo di mantenersi unito agli Ostrogoti, sembrò voler rientrare in seno all’impero d’Oriente. Quando Amalafrida e gli Ostrogoti del suo seguito tentarono di reagire, fece imprigionare la prima e massacrare gli altri. Teoderico ordinò di allestire una flotta, ma la spedizione fu impedita dalla morte (526).


   All’interno la guerra delle tribù maure non dava tregua: la Numidia meridionale e la Mauritania erano cadute in mano ai ribelli. Quando le truppe ritornarono in patria deposero Ilderico e posero sul trono Gelimero (530).


Giustiniano e la fine del regno vandalo   In Oriente Giustiniano si atteggiò a difensore dei diritti di Ilderico. Vinta la riluttanza a intraprendere la guerra, manifestata dai consiglieri, Giustiniano inviò Belisario, il migliore dei suoi generali, con una flotta e 20.000 uomini: tra costoro c’era lo storico Procopio di Cesarea. Le vicende della guerra vandalica verranno esaminate in seguito.


 


3. 2 Gli Anglosassoni in Britannia


     Secondo Beda il Venerabile che scrisse la Historia ecclesiastica gentis Anglorum verso il 731, l’invasione della Britannia sarebbe stata guidata da Hengist e Horsa che poi dettero inizio alla dinastia regia del Kent: gli avvenimenti sarebbero accaduti tra il 450 e il 455.


Angli, Sassoni e Iuti I Sassoni abitavano le coste orientali dello Schleswig, la regione posta tra la Germania e la Danimarca. Gli Angli non sono menzionati dagli autori classici e anche degli Iuti non si hanno notizie prima del VI secolo.


Modesto livello culturale Gli invasori della Britannia usavano un alfabeto runico, caratterizzato dall’assenza di tratti curvi delle lettere e impiegato solo per brevi scritte, in genere sepolcrali, con significato magico: l’ingiunzione di non toccare la tomba sotto pena di maledizione. Tali iscrizioni si trovano anche nello Jutland e nella Scandinavia.


Paganesimo degli invasori Sappiamo poco della religione degli invasori: Odino era la loro divinità principale; Thor, il dio del tuono, compare in molti nomi; Tiw è assimilato a Marte; Frig era la dea dell’amore. La mitologia riporta anche notizia di elfi, valchirie e altri esseri fatati. Quelle popolazioni seguivano un calendario lunare modificato con l’aggiunta di un mese intercalare.


Conoscenze agrarie   Gli invasori dovevano essere buoni agricoltori perché  nei depositi palustri dello Schleswig si sono trovati attrezzi agricoli piuttosto avanzati, e l’aratura profonda con l’aratro trascinato da otto buoi è rappresentato in incisioni rupestri.


La sorte dei celto-romani Il problema più appassionante legato all’invasione della Britannia è la sorte riservata ai celto-romani. Certamente fu un’occupazione militare con largo ricorso al saccheggio con stragi e riduzioni in schiavitù. Più tardi i celto-romani devono aver opposto un’efficace resistenza agli invasori, verso la metà del VI secolo. Gli invasori formarono un certo numero di regni separati.


Etelberto re del Kent I successi di Etelberto verso la fine del VI secolo fecero del Kent il regno principale, la cui autorità era riconosciuta dai regni meridionali. Etelberto sposò la principessa cristiana Berta: essi accolsero il monaco Agostino inviato dal papa Gregorio Magno a evangelizzare gli Angli.


 


3. 3 La Spagna dei Visigoti


     Come abbiamo visto, l’imperatore Onorio aveva concesso ai Visigoti di stanziarsi nella Gallia meridionale: da qui essi controllavano tutto il territorio che si stende tra la Loira e i Pirenei, tra l’Atlantico e Arles (Aquitania). In seguito Eurico conquistò la Spagna, a esclusione dei territori in mano ai Suebi (Galizia) e del sud (Andalusia).


Alarico II   Il suo successore Alarico II (486-507) lottò a lungo contro Clodoveo, il re dei Franchi che cercava di occupare tutta la Gallia. Poiché Clodoveo si era convertito al cattolicesimo fin dal 496, influenzò l’opinione dei vescovi cattolici e della popolazione  gallo-romana per apparire come liberatore dal giogo visigotico. Alarico II, a sua volta, fu costretto a emanare misure ostili nei confronti dei cattolici a difesa dell’arianesimo. Col Breviarium Alaricianum, una raccolta di leggi romane, Alarico II fece un ultimo sforzo per guadagnarsi i sudditi cattolici, proponendo una legislazione civile più conciliante. Intervenne anche Teoderico re degli ostrogoti, imparentato con entrambi i re rivali, tentando la mediazione. La guerra scoppiò nel 507: la battaglia decisiva fu combattuta presso il Campus Vocladensis identificato con Vouillé nei pressi di Poitiers. La vittoria arrise a Clodoveo che conquistò Bordeaux e Tolosa. Ai Visigoti rimase, al di qua dei Pirenei, una stretta striscia di territorio chiamata Settimania.


Reggenza di Teoderico   Nel 511 Clodoveo morì e da allora, per una quindicina d’anni, il regno visigoto fu amministrato in modo equilibrato: Teoderico, infatti, alleggerì le tasse sulle popolazioni più colpite dalla guerra, facendo affluire denaro e viveri dall’Italia.


Amalarico Dopo la morte di Teoderico (526),  Amalarico assunse i pieni poteri per governare i Visigoti, proprio mentre i Franchi riprendevano il tentativo di sopraffarli. Amalarico cercò di parare il colpo per via diplomatica, ossia chiese la mano di Clotilde figlia di Clodoveo. Ma proprio questo matrimonio offrì il pretesto ai Franchi per intervenire nel regno visigoto: nel 531 Amalarico fu sconfitto.


Teudi Dopo la sconfitta di Amalarico il regno dei Visigoti risultava limitatato a una parte della Spagna, ma i Visigoti trovarono in Teudi un grande condottiero che cominciò la guerra di riscossa, scacciando i Franchi dalla regione cantabrica. Nel 548 Teudi fu assassinato a Siviglia e gli successe un personaggio spregevole, Teudegesilo, anch’egli assassinato, e poi Agilo che tentò di conquistare il sud della Spagna, ma fu sconfitto a Cordova.


Atanagildo Il successore Atanagildo fu aiutato dai bizantini che avevano conquistato il levante spagnolo a partire dal porto di Cartagena. Atanagildo fece di Toledo la sua capitale rendendo il regno prospero. Aveva anche due bellissime figlie, Brunilde e Galsvinda che fecero innamorare di sé i re franchi di Austrasia e Neustria: Sigeberto di Austrasia (Francia di nord-est) sposò Brunilde e Chilperico di Neustria (Francia di nord-ovest) sposò Galsvinda (576). Atanagildo morì a Toledo nel 567.


Liuva e Leovigildo   Dopo qualche mese di trono vacante il regno fu occupato dal fratello Liuva, che spartì il regno visigoto: per sé tenne la Settimania, mentre al fratello Leovigildo assegnò l’Aragona.


Leovigildo   Leovigildo iniziò una vigorosa politica volta al recupero di ciò che considerava patrimonio dei Visigoti. Cercò di rendere illustre la sua corte di Toledo, adottando il cerimoniale degli imperatori; coniò monete d’oro con la sua effigie; riprese i rapporti diplomatici con l’impero d’Oriente; fece la pace con l’esercito bizantino in Spagna e cercò di averlo alleato contro i Suebi.


   Nel 573 Leovigildo ereditò il dominio del fratello Liuva e subito nominò i figli Ermenegildo e Recaredo duchi di Narbona e di Toledo. Poste al sicuro le sue capitali, Leovigildo iniziò la conquista della punta meridionale del Portogallo. In questo periodo iniziò una grande sollevazione di nobili proprietari terrieri che mal tolleravano il tentativo di rendere ereditario il titolo di re, contro la consuetudine visigota dell’elezione da parte dei nobili.


La conversione di Ermenegildo   Dal 578 al 580 ci fu un po’ di pace, ma proprio allora sorse un dissidio di fondamentale importanza. Ermenegildo aveva sposato la principessa franca Ingundi, figlia di Sigeberto e di Brunilde, e quindi nipote di Leovigildo. A  corte sorsero dissidi tra costoro e la nonna Gosvinda, la vedova di Atanagildo, un’ariana convinta che impiegò tutti i mezzi per convincere Ingundi a farsi ariana. Leovigildo decise di mandare Ermenegildo a governare Siviglia, nella speranza di appianare le difficoltà. A Siviglia Ermenegildo fu convertito al cattolicesimo da Leandro vescovo della città. Alla notizia della sua conversione le città dell’Andalusia acclamarono Ermenegildo re. Egli commise l’errore di accettare e si pose sulla difensiva per arginare il probabile attacco del bellicoso Leovigildo che dapprima inviò al figlio ambasciatori con l’invito a sottomettersi. Nel 580 Leovigildo convocò un sinodo dei vescovi ariani per cercare di convertire i cattolici all’arianesimo, ma non ebbe successo. Infine fu presa la decisione di stroncare la rivolta di Ermenegildo. Nel 583 i bizantini furono convinti dal denaro di Leovigildo ad abbandonare l’alleanza col ribelle e Siviglia fu assediata per due anni. Alla fine Ermenegildo chiese il perdono paterno, ma invano perché egli fu consegnato al duca Sigisberto che lo fece uccidere. Più tardi Ermenegildo fu dichiarato santo (585).


Recaredo si converte al cattolicesimo   Il regno di Recaredo (586-606) fu più tranquillo: le guerre che combattè contro i Franchi e contro i Baschi furono essenzialmente difensive. Dal punto di vista religioso Recaredo dedicò le sue energie a convertire il suo popolo al cattolicesimo. Infatti, il dualismo religioso tra ariani e cattolici era il punto debole del grande regno visigoto. In ogni caso nel 587 Recaredo rese pubblica la notizia della sua conversione al cattolicesimo.


     Come si può vedere la situazione interna del regno visigoto fu bellicosa, ma verso la fine  del secolo VI la conversione al cattolicesimo apparve necessaria per assicurare l’assimilazione dei Visigoti agli ispano-romani che apparivano detentori di una superiore cultura e di capacità di governo per condurre il paese alla pace.


 


3. 4 I Franchi in Gallia


   I Franchi non furono la popolazione né più numerosa né più progredita tra quelle barbariche, ma il loro grande re Clodoveo seppe individuare la forza culturale risultata vincente: prima degli altri barbari i Franchi passarono dal paganesimo al cattolicesimo, riuscendo ad assimilarsi alla popolazione gallo-romana che trasmise loro l’ideale universalistico dell’impero romano.


     La prima e più importante impresa politica compiuta dai Franchi fu la sconfitta dei Visigoti presenti in Gallia, tanto rapida quanto imprevista. Infatti i Visigoti passarono come una meteora nella storia dell’Occidente, senza mettere salde radici: anche l’estensione estrema del territorio che cercarono di occupare (la Spagna e gran parte della Francia) congiurò contro di loro, rendendo meno incisiva la loro azione.


Le istituzioni germaniche Esaminiamo brevemente la struttura della società visigota, ricordando che essa assomigliava molto a quella dei loro vincitori. Nella società dei Visigoti il potere era concentrato nelle mani del re che però non aveva un potere assoluto. I simboli del potere erano il seggio e la spada; più tardi, per influenza romana, si aggiunsero il mantello di porpora e la corona. La successione avveniva per elezione e per ereditarietà, quando il figlio del re dimostrava notevoli capacità. Il popolo, ossia  l’assemblea dei guerrieri, poteva far sentire la sua voce, ma quando i Visigoti si furono dispersi in così grandi territori, non fu possibile radunare l’assemblea, la cui funzione fu ereditata dall’assemblea della nobiltà, formata da coloro che stavano accanto al re come dignitari.


Suddivisioni amministrative Per quanto riguarda l’amministrazione, i Visigoti si attennero in genere ai sistemi romani. Il regno visigoto era diviso in provinciae, suddivise a loro volta in civitates. A capo della provincia c’era un dux, o supremo comandante militare corrispondente al praefectus praetorio dell’epoca imperiale. Dal dux dipendeva il comes civitatis con funzioni inerenti alla magistratura, alla polizia, alle finanze. In ogni singola città c’erano i curiales o decurioni che erano responsabili dell’esazione delle tasse e il defensor, nominato dai cittadini col compito di rendere più equo il sistema amministrativo. Accanto a questa struttura burocratica per i sudditi, c’era quella dei Visigoti suddivisi in gruppi di mille, cinquecento, cento, dieci persone comandate da un millenarius, centenarius ecc.: come si vede era una struttura militare. All’inizio il comes civitatis aveva giurisdizione solo sui romani, poi un poco alla volta fu associato al millenarius per giudicare anche i Goti in cause civili; più tardi ancora il millenarius si occupò solo di questioni militari.


La Chiesa ariana La Chiesa cattolica non fu turbata dai Visigoti con persecuzioni violente o generalizzate: dopo il 496, ossia dopo la conversione dei Franchi al cattolicesimo, i Visigoti cercarono di non offrire pretesti ai potenti vicini di entrare nelle loro questioni interne. La Chiesa ariana è poco conosciuta: in tutte le principali città c’era un vescovo ariano nominato dal re, assistito da un clero formato di presbiteri e diaconi, come i cattolici. La Chiesa ariana probabilmente era finanziata dallo Stato.


Modesto livello culturale Il livello della cultura gota era molto basso. In arte, solo la gioielleria appare splendida: ciò significa che i barbari amavano comparire coperti di gioielli e l’oro deve aver avuto un fascino potente ai loro occhi, perché molto oro significava molto bottino, molte spedizioni, molto valore.


Franchi salii Dei Franchi prima di Clodoveo sappiamo pochissimo. Le fonti asseriscono che erano divisi in due gruppi di tribù: i Salii e i Ripuari. I primi avevano abitato a lungo presso il mare. Essi vengono citati per la prima volta nelle fonti letterarie da Ammiano Marcellino, che tuttavia li pone lontano dal mare, in Toxandia, tra la Mosa e la Schelda. Essi furono sconfitti da Giuliano l’Apostata, ma furono lasciati nella regione occupata come foederati. Alla fine del IV secolo i Franchi salii della Toxandia smisero di riconoscere la propria dipendenza da Roma e la lingua latina cessò di esser parlata nella regione, mentre vi si affermava un dialetto fiammingo. Insieme con la lingua latina scomparve anche il cristianesimo e la regione tornò pagana. Ogni tribù aveva il suo re, scelto tra le famiglie nobili: i re dovevano portare i capelli lunghi (criniti reges). Uno di questi re si chiamava Clodione.


Meroveo A Clodione successe Meroveo. Nel 451 i Franchi salii combatterono ai Campi Catalaunici con Ezio. Meroveo ebbe un figlio di nome Childerico, che partecipò alla battaglia d’Orléans sconfiggendo i Visigoti. Probabilmente la morte di Childerico avvenne nel 481.


Clodoveo Il figlio Clodoveo abbandonò la politica paterna di fedeltà a Roma e conquistò la Gallia per sé.


Franchi ripuari I Franchi ripuari furono così chiamati perché abitavano lungo la riva destra del Reno. Anch’essi furono bloccati da Giuliano nel 360 e poi da Arbogaste nel 392, ma agli inizi del V secolo, quando Stilicone tolse le legioni di guardia al Reno, essi passarono il fiume e si fermarono lungo la riva sinistra. Intorno al 470 essi avevano formato un regno compatto comprendente Aquisgrana, Bonn, Metz: anche in questa regione scomparve la lingua latina e il cristianesimo. I Franchi ripuari furono soggiogati da Clodoveo e così tutte le tribù franche finirono per riconoscere l’autorità dei salii. Altre tribù franche erano rimaste sulla riva destra del Reno e a nord del fiume Meno, nella regione in seguito chiamata Franconia.


La Legge salica Il documento più importante di questa età è la Legge salica, la codificazione delle leggi franche messa per iscritto negli ultimi anni del regno di Clodoveo. La famiglia era il nucleo sociale più importante e la solidarietà univa parenti anche lontani. Tra i Franchi esisteva la proprietà privata e il furto era punito severamente. La proprietà famigliare era divisa in parti uguali solo tra i figli maschi.


I tribunali locali (Mal) Chiunque si rifiutasse di comparire davanti al mal perdeva ogni diritto e nessuno doveva intrattenere rapporti con lui, neppure la moglie e i figli. Tutti i dipendenti del re erano protetti dalla legge: il loro guidrigildo (prezzo del sangue) era tre volte quello degli altri uomini liberi. Il territorio era diviso in pagi a capo dei quali c’era un grafius, più tardi chiamato comes. Ogni pagus era diviso in centenae in ciascuna delle quali c’era un mal: infatti, il centenarius presiedeva il mal. Tutti gli uomini liberi potevano presenziare alle decisioni del mal, ma solo alcuni avevano la funzione di giudici (rachinaburgi). Il guidrigildo di un franco libero era di 200 solidi, quello di un romano 100 solidi: era la somma che l’assassino doveva pagare in caso di omicidio. Per due terzi quel denaro andava ai parenti dell’ucciso, ed era chiamato faida perché estingueva il diritto di far vendetta; il terzo rimanente andava nelle casse del re, ed era chiamato Friede ossia pace: il risarcimento della pace pubblica violata dall’assassino. Il resto della Legge salica è una specie di lungo tariffario di multe per i vari reati.


Costumi franchi I Franchi portavano i capelli rovesciati in avanti e così il collo risultava libero. Vestivano abiti di pelle attillati con una grande cintura dalla quale pendeva la spada lunga, un coltello (scaramax), pettine d’osso e forbici, e un’accetta dal manico corto a un solo taglio (francisca) usata anche come arma da lancio, lancia lunga con punta di ferro e scudo di vimini ricoperto di pelle.


I regni barbarici della Gallia  Quando verso il 481 Clodoveo successe al padre Childerico, i Franchi erano arrivati fino al fiume Somme. Tra questo fiume e la Loira si stendeva uno strano relitto dell’impero romano con capitale Soissons. A sud della Loira c’era il regno dei Visigoti. Nella valle della Saona e del Rodano si stendeva il regno dei Burgundi. A nord c’era il regno degli Alemanni posto in Alsazia tra il Reno e i Vosgi, giungendo fino al lago di Costanza. I Franchi ripuari occupavano Colonia e la valle della Mosella.


Inizio delle guerre di Clodoveo Il giovanissimo Clodoveo fino al 486 se ne stette in pace, ma subito dopo la morte di Eurico re dei Visigoti attaccò il romano Siagrio e lo sconfisse. Clodoveo occupò la città di Soissons e ne fece la sua capitale. Da Soissons Clodoveo estese il suo regno occupando la città di Reims, dove era vescovo Remigio che fece grande impressione su Clodoveo. Un poco alla volta furono occupate le città della regione, tra cui Parigi.


Mite trattamento dei gallo-romani La politica di Clodoveo verso gli abitanti gallo-romani dei paesi conquistati fu molto mite: invece di cacciare gli abitanti, come era avvenuto in Toxandia, essi furono rispettati e perciò la lingua latina e il cristianesimo non furono cancellati.


Politica matrimoniale La fama di Clodoveo aveva varcato i confini del suo regno tanto che Teoderico re degli ostrogoti chiese in moglie sua sorella Audafreda, mentre Clodoveo sposò nel 493 la principessa burgunda e cattolica Clotilde, che si impegnò a fondo per la conversione del marito, ma dovette aspettare molti anni prima di riuscirvi.


La conversione di Clodoveo La conversione di Clodoveo al cattolicesimo avvenne sul finire del secolo delle invasioni, un fatto di grande importanza per la storia successiva. Il battesimo avvenne nella notte di Natale dell’anno 496, descritto da Gregorio di Tours nella Historia Francorum e impartito dal vescovo Remigio di Reims.


     La conversione al cattolicesimo dei Franchi significò l’alleanza con i vescovi della Gallia, la fusione tra Franchi e gallo-romani, una crescente tensione con gli Ostrogoti di Teoderico in Italia e l’esclusione della Gallia dai piani di riconquista da parte di Giustiniano perché cadeva la motivazione religiosa. La Chiesa di Gallia (o di Francia come si cominciava a dire) divenne così la “figlia primogenita” della Chiesa di Roma.


Sconfitta di Burgundi e Alemanni Tornando alle imprese di Clodoveo, verso l’anno 500 iniziò le ostilità contro i Burgundi. Egli strinse alleanza con Godigiselo facendo guerra a Gundobado. Questi si salvò pagando il tributo a Clodoveo che si ritirò, quindi fece assassinare il fratello, divenendo padrone assoluto della Burgundia. Clodoveo non riuscì a sottomettere la Burgundia ma l’ebbe alleata nella guerra contro i Visigoti, rimandata solo il tempo necessario a sterminare gli Alemanni. La guerra contro costoro fu durissima: l’Alsazia fu devastata e gli Alemanni furono respinti fin verso l’alto Reno.


Sconfitta dei Visigoti Nel 507 Clodoveo impegnò le sue forze contro i Visigoti, prendendo a pretesto la persecuzione di alcuni vescovi cattolici cacciati dalle loro sedi. Al seguito di Clodoveo c’erano Cloderico, re dei Franchi ripuari, e Gundobado, re dei Burgundi. La battaglia avvenne a Vouillé, presso Poitiers nel 507: Alarico II re dei Visigoti fu sconfitto e ucciso. Poi gli eserciti alleati si divisero per occupare tutto il paese. A nord dei Pirenei i Visigoti conservavano solo la Settimania e la Provenza con Arles,  anch’essa assediata quando intervenne Teoderico (508), le cui truppe costrinsero i Franchi a togliere l’assedio. La Provenza, tuttavia, non fu restituita ai Visigoti, bensì tenuta sotto il controllo ostrogoto, per avere la possibilità di imporre il mantenimento dello statu quo al troppo intraprendente Clodoveo.


Riunificazione della Gallia L’accrescimento di potere di Clodoveo era notevole perché, tolta la Settimania e la Provenza, tutta la Gallia era sua, considerando la Burgundia come un regno vassallo. Nel 508, di ritorno dalla guerra, Clodoveo visitò Tours offrendo grandi doni al monastero di San Martino. Qui ricevette dall’imperatore d’Oriente Anastasio le insegne di console onorario, tunica e mantello di porpora, con cui fece il solenne ingresso in Tours: un segno in più dell’estremo interesse con cui l’impero d’Oriente seguiva la politica dei Franchi. Poi Clodoveo si diresse a Parigi dove fissò la sede del governo. Clodoveo morì nel 511, dopo aver tenuto a Orléans un concilio dei vescovi della Gallia. Aveva conquistato tutto il grande paese meno la Burgundia, la Provenza e la Settimania; aveva sottomesso gli Alemanni estendendo la sua autorità fin sulla riva destra del Reno. Aveva governato in modo equilibrato, forte dell’appoggio dei vescovi cattolici. Poiché i sovrani salii consideravano il regno un patrimonio di famiglia da dividere in parti uguali tra i figli (non esisteva la distinzione tra diritto privato e diritto pubblico), il regno fu diviso in quattro parti con capitali Reims, Orléans, Parigi e Soissons. Ben presto cominciarono lotte fratricide durate a lungo.


Proseguono le conquiste I figli di Clodoveo si impadronirono anche della Provenza e delle altre città occupate dagli Ostrogoti, spartendo anche queste tra loro. Fuori dal loro dominio rimase solo la Settimania ancora in mano ai Visigoti e poi occupata dagli Arabi: solo al tempo di Pipino il Breve essa fu conquistata (760).


I Celti tornano in Bretagna Nel corso del VI secolo, tuttavia, una parte della Gallia era andata perduta: si trattava della penisola di Armorica occupata da piccoli contingenti di Bretoni che abbandonavano la Britannia. La regione cambiò nome diventando Bretagna. I Bretoni portarono la loro cultura conservata nei romanzi del ciclo della Tavola Rotonda. Nel sud, tra i Pirenei e la Gironda, i Baschi insediarono un governo indipendente sotto propri duchi.


Conclusioni Si può concludere che i Franchi dovettero il loro successo a un insieme di circostanze che essi solo seppero sfruttare. La prima è che i Franchi, a differenza di Visigoti e Ostrogoti, si stanziarono in un territorio molto vicino alle basi di partenza e perciò non dovettero affrontare grandi contraccolpi di politica interna e di politica estera. La seconda circostanza è la conversione dal paganesimo al cristianesimo ortodosso, senza passare attraverso l’eresia ariana che avrebbe messo i Franchi in conflitto con i gallo-romani. La terza circostanza è il costante favore dell’impero d’Oriente. La quarta circostanza, infine, è il tipo di conquista operato in Gallia. Sembra che i Franchi non abbiano requisito un terzo delle terre. Infatti, troviamo grandi proprietari franchi accanto a grandi proprietari romani, mentre la Chiesa conservò la proprietà fondiaria accumulata nei secoli precedenti, e sappiamo che quasi tutti i vescovi provenivano dalla nobiltà gallo-romana.


 


3.5 Gli Ostrogoti in Italia


     Per il fatto di essere sede di Roma e di un’ideologia universale come quella imperiale, ereditata in qualche modo dalla Chiesa, l’Italia non ebbe una forte coscienza nazionale.


La fine dell’impero d’Occidente Cassiodoro, il cronista degli eventi che portarono alla caduta dell’impero romano d’Occidente, scrive: “Sotto il consolato di Basilisco e Armato, Oreste e il fratello Paolo furono uccisi da Odoacre, che assunse il titolo di re, senza vestire la porpora e le insegne della sovranità”. Ciò significa che Odoacre compì nel 476 un colpo di Stato con la pretesa di esercitare sull’Italia un’autorità di fatto sovrana, ma formalmente dipendente dall’impero d’Oriente.


Odoacre al potere Odoacre apparteneva a una tribù di Rugi, stanziati lungo il Danubio. Iniziò la sua carriera come soldato semplice, arrivando al grado più elevato. Quando i suoi commilitoni chiesero a Oreste un terzo delle terre italiche come ricompensa per il loro servizio, di fronte al rifiuto di Oreste, nominarono re il loro comandante, uccisero Oreste e deposero Romolo Augustolo. Odoacre si recò a Roma, ricevendo dal senato un tacito riconoscimento; poi inviò a Costantinopoli una delegazione, presso l’imperatore Zenone, per notificargli che l’Italia non aveva più bisogno di un proprio imperatore perché bastava l’autorità di Odoacre per tutelare gli interessi imperiali. Odoacre chiedeva solo il titolo di patricius per governare la regione.


Cresce la potenza degli Ostrogoti Nel 477 Odoacre fece un trattato con Genserico per riavere la Sicilia (meno la fortezza di Lilibeo) in cambio di un tributo annuo. Per il resto Odoacre, di fede ariana, riuscì a convivere con la Chiesa cattolica, col senato di Roma, con la burocrazia italica. La sua sorte fu segnata da un progetto imperiale, quello di dirottare in Italia le tribù ostrogote di Teoderico divenute troppo potenti in Oriente.


Teoderico l’Amalo Teoderico, della famiglia degli Amali, figlio di Teodomiro re degli Ostrogoti, stipendiati dall’impero per proteggere le frontiere nordorientali, visse molti anni a Costantinopoli come ostaggio, assimilando il modo di valutare gli eventi e di farvi fronte tipico dei bizantini. Nel 481 divenne unico re degli Ostrogoti, padrone della Dacia e della Mesia. Teoderico fu inviato in Italia per allontanarlo da Costantinopoli.


Teoderico conquista l’Italia Ricevuto il titolo di patricius, Teoderico iniziò nel 488 la conquista d’Italia. Odoacre fu sconfitto sull’Isonzo e dovette arretrare fino a Verona. Qui fu nuovamente sconfitto e costretto a ritirarsi in Ravenna, dove sostenne dal 490 un assedio durato tre anni. Aiutato dai vescovi cattolici, Teoderico riuscì a bloccare ogni movimento dell’avversario che alla fine fu costretto a capitolare.


Il regime di Teoderico Da allora Teoderico esercitò le funzioni di re degli Ostrogoti e di supremo funzionario romano. Amò atteggiarsi a restauratore dell’ordine antico rimettendo in onore le leggi e le magistrature; per le necessità amministrative fu pubblicata una raccolta di leggi romane chiamate Editto di Teoderico; ripristinò le funzioni del senato; riprese la nomina dei consoli e a Ravenna radunò una corte frequentata da funzionari romani che si contendevano l’onore di servire lo Stato come nei tempi passati.


Fallimento della politica di restaurazione Nonostante queste disposizioni moderate rimaneva tra Teoderico e la popolazione romana la differenza di religione che verso la fine del suo regno gli attirò l’ostilità del senato e dell’imperatore Giustino. Il re divenne sospettoso e crudele: Boezio fu la vittima più illustre del mutato atteggiamento di Teoderico.


La politica religiosa Teoderico rimase ariano, a differenza di Clodoveo, ma cercò di non molestare la Chiesa cattolica. Nel 498 decretò che la dignità papale fosse attribuita al candidato che avesse ricevuto la maggioranza dei voti del clero romano e così fu eletto papa Simmaco che due anni dopo, nel 500, accolse trionfalmente Teoderico nella città eterna insieme col senato e col popolo romano.


La politica estera In politica estera Teoderico rivelò la capacità di concepire grandi progetti proponendosi di esercitare una sorta di protettorato sulle popolazioni ariane, maritando le figlie con i sovrani più potenti confinanti con l’Italia.


Tentativo di federazione dei popoli ariani Con tutti questi rapporti di parentela Teoderico sembra aver cercato di stabilire una specie di confederazione delle popolazioni germaniche collocate nell’impero perché non si indebolissero con guerre intestine a vantaggio dell’impero d’Oriente. Alla sua morte Teoderico era padrone d’Italia, Sicilia, Dalmazia, Norico, Pannonia (Ungheria), Rezia (Tirolo e Grigioni), della Germania fino a Ulm, della Provenza, riuscendo meglio di altri sovrani a ricostituire una parte dell’antico impero romano d’Occidente.


Fallimento politico di Teoderico Eppure, i frutti del buon governo fin qui esposto furono distrutti dal mutamento politico avvenuto negli ultimi anni di regno. Nel 523 l’imperatore Giustino mise al bando in tutto l’impero l’arianesimo. Il papa Giovanni I manifestò crescente avversione all’arianesimo e Teoderico ritenne possibile la coalizione dei Romani ortodossi contro gli Ostrogoti. Anche il senato deve essersi schierato dalla parte di Giustino accrescendo i sospetti di Teoderico. Il senatore Albino fu accusato di collusione con i nemici. Boezio, capo della cancelleria di Teoderico, si pronunciò a favore di Albino: fu incarcerato e durante la prigionia scrisse il libro più affascinante del mondo antico ormai al tramonto, il De consolatione philosophiae. Poco dopo fu condannato a morte e la stessa pena fu inflitta al suocero Simmaco. Teoderico ebbe l’impressione che l’opera di tutta la sua vita andasse distrutta: convocò a Ravenna il papa Giovanni I inviandolo a capo di una delegazione di vescovi e senatori in Oriente per indurre Giustino a revocare il bando agli ariani. La delegazione fallì nel suo compito, e Giovanni I morì durante il viaggio di ritorno. In ritorsione, Teoderico fece preparare un bando per cacciare i cattolici dalle loro chiese, ma proprio allora anche Teoderico morì (526).


Crollo politico degli Ostrogoti L’opera politica di Teoderico si sfaldò poco dopo la sua morte. La figlia Amalasunta tenne il potere per il figlioletto Atalarico in attesa della sua maggiore età. Il partito filogoto, tenuto a freno fino a quel momento dall’autorità di Teoderico, insorse esigendo che l’erede al trono fosse educato alla maniera rude dei suoi padri per diventare un intrepido soldato, cavalcatore e tiratore di lancia. Il partito filoromano, sostenuto anche dalla madre, preferiva una più sensata educazione in armonia con i futuri compiti regali. Vinse il partito filogoto che nel 534 sfinì di strapazzi il giovane Atalarico. Amalasunta sposò il cugino Teodato per rivitalizzare la dinastia, ma costui era un incapace che fece relegare la più intelligente moglie nell’isola del lago di Bolsena. Amalasunta compì l’errore di chiedere aiuto a Giustiniano: Teodato, informato del fatto, fece strangolare la moglie. Tuttavia a Costantinopoli Giustiniano decise di ascoltare l’appello e inviò in Italia il generale Belisario reduce dalla distruzione del regno vandalo d’Africa. La guerra d’Italia tra Bizantini e Ostrogoti durò a lungo, dal 536 al 553, funestata da pestilenze che spopolarono la penisola, rovinando quanto si era salvato dalle precedenti invasioni.


 


3. 6 Unni, Avari e Slavi nell’Europa centrale


     Il mondo antico aveva scarse conoscenze dell’Asia centrale, considerata come uno spazio sterminato e vuoto dal quale periodicamente straripavano orde di uomini selvaggi e crudeli, irresistibili nelle loro cariche di cavalleria.


Geografia dell’Asia centrale L’Asia centrale è formata da una lunga fascia di deserti e di steppe che vanno dal Mar Caspio fino alla Cina, divisa in due zone dalle montagne del Pamir e del Tienshan. L’acqua piovana evapora totalmente permettendo la vegetazione solo nella stagione fredda.


La steppa Nelle steppe il terreno è composto di argilla ad alto contenuto salino: di primavera e d’autunno la steppa fornisce ottimi pascoli per gli ovini e cespugli appetiti dai cammelli. Le oasi, dovute a depressioni del terreno che convogliano l’acqua finché questa affiora in superficie, sono molto rare. Il clima è continentale, con inverni gelidi ed estati torride, notte fredda e giorno caldo. Durante l’estate la steppa inaridisce.


La taiga A nord della steppa si stende la taiga, la regione coperta da una fitta foresta. Tutta l’Asia centrale fino alla Siberia meridionale, nonostante le distanze grandissime, forma un’unica struttura economica, sfruttata da popolazioni transumanti con greggi dalla taiga in estate, fino ai deserti nel sud d’inverno, con un’oscillazione di circa 1500 chilometri, passando attraverso la steppa nelle stagioni intermedie.


Assenza di fonti scritte Purtroppo non possediamo notizie scritte sugli avvenimenti dell’Asia centrale e quindi non sappiamo perché nel V secolo avvenissero tanti straripamenti delle popolazioni mongoliche da Oriente, che a loro volta misero in movimento le popolazioni uralo-altaiche, comunicando come un’onda gigantesca la loro irrequietezza alle popolazioni germaniche che si riversarono sull’Europa occidentale.


Organizzazione sociale dei popoli della steppa I nomadi della steppa di razza uralo-altaica erano organizzati in gruppi di cinque o sei tende (yurta) che si spostavano sempre insieme. Diversi accampamenti formavano un clan, agli ordini di un capo clan che doveva alla propria forza questa funzione. Diversi clan formavano una tribù, spesso in conflitto con le altre tribù per l’occupazione dei pascoli. In qualche occasione diverse tribù si univano per formare un’orda, agli ordini di una personalità forte che sapeva unificare gli interessi delle tribù per una scorreria.


I Mongoli Più a Oriente degli uralo-altaici c’erano i Mongoli tra i quali, invece, si era sviluppato un governo dispotico da parte dei loro principi. Tutti gli uomini atti alle armi erano divisi in schiere che dovevano obbedienza illimitata al loro capo. Abitavano tende a cupola, alte circa quattro metri, larghe fino a nove, sorrette da un traliccio di legno smontabile. In alto c’era un’apertura circolare per l’uscita del fumo. La copertura della tenda era di feltro, un materiale che assorbe il calore e lo trattiene rendendo fresca la tenda d’estate e calda d’inverno. Gli utensili erano pochi: un calderone di bronzo, un recipiente cilindrico di cuoio indurito per il kumis, la bevanda fermentata ottenuta dal latte di giumenta. Il montaggio e lo smontaggio della grande tenda si faceva in fretta. In Mongolia le tende erano fisse, montate su grandi carri a ruote piene, trascinati da 24 buoi: ciò per la natura del terreno assolutamente pianeggiante. Tale uso durava ancora al tempo di Gengiz Khan, otto secoli dopo.


Adattamento all’ambiente Questo tipo di vita rappresenta un adattamento dell’uomo all’ambiente senza alcun tentativo di modificarlo. L’adattamento risultò tanto efficace che fino al secolo XIX i nomadi della steppa vivevano allo stesso modo: avevano solo sostituito l’arco e la lancia col fucile.


La tattica di combattimento La tattica di guerra non era basata sullo scontro corpo a corpo col nemico, ma su continui aggiramenti e sul lancio di frecce da lontano, con improvvise fughe che obbligavano gli inseguitori a dividersi: fulminei cambi di fronte li coglievano in ordine sparso. I nomadi, a modo loro, praticavano la guerra psicologica: avanzando a valanga, come fece Attila, seminavano il terrore tra le popolazioni non ancora raggiunte spingendo in avanti torme di profughi atterriti. I nomadi, proprio in forza del loro adattamento all’ambiente, non avevano possibilità di evoluzione civile: Attila, Gengiz Khan e Tamerlano differivano ben poco tra loro.


 


3. 7 Cronologia essenziale


406 Numerose tribù germaniche dilagano in Gallia.


429 I Vandali si stanziano in Africa


463 I Franchi sconfiggono i Visigoti a Orléans affermandosi su tutta la Gallia a nord della Loira.


476 Romolo Augustolo è deposto da Odoacre.


477 Dopo un lungo regno pieno di successi, Genserico re dei Vandali muore.


488 Teoderico inizia la conquista dell’Italia attaccando Odoacre che si rinchiude in Ravenna.


496 Dopo la sconfitta degli Alemanni, Clodoveo e i Franchi si convertono al cattolicesimo senza passare attraverso l’eresia ariana.


507 Decisiva sconfitta dei Visigoti in Francia a Vouillé.


511 Morte di Clodoveo.


526 Muore Teoderico re degli Ostrogoti alla vigilia di un deciso attacco contro i cattolici e l’impero d’Oriente.


554 Con la Prammatica Sanzione Giustiniano considera terminata la conquista d’Italia.


587 Recaredo re dei Visigoti si converte al cattolicesimo.


        


3. 8 Il documento storico


     La fonte più importante per la storia dei Franchi, spesso l’unica, è l’Historia Francorum di Gregorio di Tours. Riportiamo il noto episodio del vaso di Soissons utile per comprendere il carattere della monarchia franca.  Si osservi la cura che Clodoveo impiegava nei rapporti con i vescovi.


 


    “In quel periodo molte chiese vennero saccheggiate dagli uomini di Clodoveo, ancora immerso negli errori del paganesimo. Fu così che i soldati rapirono, con altre suppellettili del culto, anche un vaso d’una grandezza e d’una bellezza eccezionali. Il vescovo di quella chiesa inviò a dire al re che, se la sua chiesa non poteva recuperare gli altri vasi sacri, ottenesse in restituzione almeno quest’ultimo. Intesa l’ambasciata, il re disse al messaggero:


– Seguici fino a Soissons perché è là che si deve spartire il bottino. Quando la sorte m’avrà concesso quel vaso, io farò come il tuo vescovo chiede-.


     Una volta a Soissons, davanti al cumulo del bottino sistemato al centro di uno spiazzo, il re, riferendosi al vaso su ricordato, disse:


– Vi prego, o valorosissimi guerrieri, di non opporvi a che questo vaso mi sia concesso a parte-.


     Parole alle quali i sani di spirito risposero:


– Quanto sta sotto i nostri occhi, o glorioso re, è tuo così come noi siamo soggetti al tuo dominio. Fa’ dunque come piace alla tua buona grazia-.


     Ma avevano appena finito di parlare che un uomo fatuo, geloso e frivolo, levata la sua scure colpì il vaso gridando:


– Tu qui non avrai nulla all’infuori di ciò che una giusta sorte ti assegnerà-.


     A queste parole che lasciarono tutti stupefatti, il re riuscì a trattenersi con dolce pazienza e, preso il vaso, lo restituì all’inviato del vescovo, custodendo la ferita nel profondo del suo cuore. Ma ecco che, a capo d’un anno, egli ordinava che tutti i soldati sfilassero sul Campo di Marte per un’ispezione alle armi. E, nel disporsi a passare in rassegna l’esercito, s’avvicina al danneggiatore del vaso e gli dice:


– Nessuno ha mai portato armi così mal tenute come le tue perché non hai in buono stato né lancia né spada né ascia-.


     Anzi, strappandogli l’ascia di mano, la buttò a terra e, mentre quello si chinava a raccoglierla, gli calò un fendente con la sua dicendo:


– È così che tu facesti a Soissons con il vaso-.”


 


Fonte: E. BARTOLINI (a cura di), I Barbari. Le invasioni barbariche nel racconto dei contemporanei, Longanesi, Milano 1970, pp. 1315-1316.


 


3. 9 In biblioteca


Per una ricerca delle origini nazionali in Francia, Italia, e Germania in rapporto agli insediamenti barbarici rimane importante di E. SESTAN, Stato e nazione nell’Alto Medioevo, Ed. Scient. It., Napoli 1952.


Interessante l’antologia di testi riferentisi ai barbari, tradotti e presentati da E. BARTOLINI, I Barbari. Le invasioni nel racconto dei contemporanei, Longanesi, Milano 1970.


La fonte più importante per i visigoti è AMMIANO MARCELLINO, Le storie, a cura di A. Selem, UTET, Torino 1965.


Per gli ostrogoti le fonti più importanti sono: JORDANES, Historia gothorum; PROCOPIO DI CESAREA, De bello gothico, ed. crit. di D. Comparetti, Ist. Stor. per il Med., Roma 1898.


Molto ben fondato appare il libro di E.A. THOMSON, Una cultura barbarica. I germani, Laterza, Bari 1976.


Molto agile e chiaro il libro di P. LAMMA, Teodorico, La Scuola, Brescia 1950.


Per approfondire la conoscenza della più calunniata tra le popolazioni barbariche, si esamini di L.N. GRUMILEV, Gli unni, Einaudi, Torino 1972.