Le catastrofi del XIV secolo

Storia della Chiesa


Prof. A. Torresani. 1. 1 La guerra dei Cento anni. 1. 2 L’Inghilterra nel XIV secolo. 1. 3 La Germania nel XIV secolo. 1. 4 Il papato avignonese. 1. 5 Cronologia essenziale. 1. 6 Il documento storico


Cap. 1 Le catastrofi del XIV secolo



Verso la metà del XIV secolo, il grande slancio della crescita europea, durato per il XII e il XIII secolo, entrò in crisi. Francia e Gran Bretagna si scontrarono in una guerra che, in varie riprese, durò oltre cento anni; in Italia fallirono alcune banche anche a causa di prestiti concessi agli Stati in conflitto, risultati insolventi; la crisi finanziaria così innescata costrinse a chiudere cantieri edili che interruppero la costruzione di numerose cattedrali; il disordine economico che seguì innescò crisi sociali caratterizzate da sollevazioni di contadini e tumulti d’artigiani rimasti senza lavoro nelle città. Infine, verso la metà del secolo XIV si diffuse un’epidemia di peste bubbonica che travolse oltre un terzo della popolazione europea, aggravando le difficoltà già emerse all’inizio del secolo.


Sul piano culturale, la crisi del XIV secolo imbocca due direzioni: in Italia si sviluppa l’umanesimo che opera un deciso orientamento verso l’antichità classica sviluppando una critica impietosa nei confronti della cultura cortese dei secoli precedenti; nel resto d’Europa, in particolare in Borgogna, la cultura cavalleresca è sviluppata secondo forme molto raffinate denominate gotico fiorito.


Sul piano religioso accaddero grandi mutamenti: gli Ordini religiosi ristagnavano, registrando disordini al loro interno, aggravati dalla perdita di consenso da parte di un laicato che criticava la cultura monastica giudicandola arretrata. Nel corso della permanenza della sede del Papa ad Avignone, la Curia riordinò le sue finanze mettendo a punto un buon sistema amministrativo che, tuttavia, fu incapace di dare una risposta al desiderio di rinnovamento morale e religioso che si realizzerà in modo traumatico solo all’inizio del XVI secolo.



1. 1 La guerra dei Cento anni



Nel 1314 Filippo IV il Bello, re di Francia, morì. Gli successe il figlio Luigi X, un giovane che morì presto, nel 1316, lasciando vacante – per la prima volta dal 987 – il trono di Francia per mancanza d’erede diretto. Gli successe il parente più prossimo, il conte di Poitiers, incoronato col nome di Filippo V.


Filippo V Questi fu un buon re, intelligente e moderato, desideroso di cancellare i disordini insorti in Francia fin dai tempi di Luigi IX, rimasto un modello di buon governo. Filippo V cercò di ripristinare la sicurezza delle strade reprimendo il brigantaggio, le guerre private, i tornei non autorizzati; cercò di uniformare pesi e misure e ordinò la coniazione di un’unica moneta per tutto il regno.


Carlo IV Nel 1322 Filippo V morì e per la seconda volta mancò l’erede diretto: il trono fu assegnato al fratello del re, Carlo IV. Avendo sposato Maria di Lussemburgo, figlia dell’imperatore Enrico VII, Carlo IV fu coinvolto nelle questioni tedesche: il matrimonio avvenne nell’anno in cui Lodovico il Bavaro sconfisse il pretendente Federico d’Absburgo (1322).


Filippo VI Valois Nel 1328 anche Carlo IV morì senza eredi diretti: il trono passò al cugino Filippo VI di Valois, rimanendo estinta in linea diretta la discendenza da Ugo Capeto. Tale nomina fu contestata da Edoardo III re d’Inghilterra, nipote di Filippo IV, ma in Francia la successione avveniva secondo la legge salica, escludente tale tipo di successione, normale invece in Inghilterra. Edoardo III fu minacciato di confisca dei territori inglesi siti in Francia e perciò nel 1331 rese omaggio feudale per la Guienna al nuovo re di Francia.


Governo di Filippo VI Filippo VI non fu un buon re: impulsivo, poco intelligente, con tutti i difetti della classe cavalleresca del tempo. Sotto una guida energica com’era stata quella di Filippo IV la Francia aveva dispiegato una potenza molto superiore al resto d’Europa, ma i successori non avevano seguito una linea politica coerente. Ai quattro angoli della Francia esistevano quattro unità quasi indipendenti – Fiandre, Borgogna, Bretagna, Guienna – che occorreva acquisire alla corona con gradualità. Mancava però un progetto politico per coinvolgere i futuri sudditi. Mancava soprattutto una rigorosa politica fiscale concordata con i sudditi che fornisse un gettito costante al bilancio ordinario, permettendo al re una politica di lungo termine senza inaridire le fonti della ricchezza. Nonostante tutto, la Francia appariva un paese ricco, le città erano popolose, il commercio e l’artigianato prosperavano: tuttavia, per tre quarti di secolo la guida della guerra dei Cento anni si può definire dilettantesca, condotta da indisciplinati cavalieri armati pesantemente che avevano in mente scontri a singolar tenzone, in luogo di fiaccare la resistenza del nemico.


Intervento francese nelle Fiandre La prima guerra di Filippo VI fu combattuta nelle Fiandre, ai danni di Bruges e di Ypres insorte contro i nobili. Nel 1332 Edoardo III scatenò la guerra per reagire alla politica francese di annessioni di territori sottratti agli Inglesi. La vittoria francese nelle Fiandre aveva posto il conte di quella regione alle dipendenze della Francia, ma l’industria fiamminga dei panni dipendeva dalle forniture di lana inglese. Edoardo III vietò l’esportazione di lana nelle Fiandre provocando la crisi del commercio dei Paesi Bassi. Seguirono rivolte di mercanti, culminate con la grave crisi tra Francia e Inghilterra del 1336. Contro Filippo VI, infine, si formò una coalizione comprendente l’Impero tedesco, l’Inghilterra, il Brabante e il Brandeburgo.


Inizio della guerra dei Cent’anni Nel 1337, per parare i preparativi di guerra inglesi, Filippo VI ordinò il sequestro della Guienna, mentre gli Inglesi devastavano le coste delle Fiandre. La crisi di produzione dei panni di lana di Gand indusse il più ricco fabbricante, Jakob Artevelde, a far schierare quella città dalla parte inglese: Artevelde, in seguito, attirò anche altre città delle Fiandre dove subito ricomparve la lana inglese e la prosperità dei tessitori. Nel 1338 Edoardo III venne di persona nei Paesi Bassi con molto denaro: nel 1340 assunse il titolo di re di Francia, dichiarando decaduto Filippo VI. Una gran vittoria navale, al largo di Sluys, conseguita ai danni dei Francesi, fu pareggiata dall’insuccesso d’Edoardo III nell’assedio di Tournai: a settembre i contendenti sottoscrissero una tregua.


La crisi della Bretagna Dopo le Fiandre ci furono disordini anche in Bretagna. Alla morte del duca la sua eredità fu contesa tra Giovanni di Montfort e Carlo di Blois. La Bretagna orientale era più ricca e subiva l’influenza francese; quell’occidentale era più povera, una regione di brughiere, tenacemente legata a tradizioni celtiche e filo inglese. Carlo di Blois sconfisse con l’aiuto francese l’avversario, ma dovette iniziare una guerra durata vent’anni per sottomettere tutta la Bretagna.


La guerra in Guienna Nel 1345 Edoardo III inviò in Guienna il conte di Derby per parare l’aggressione francese: il conte di Derby ebbe molta fortuna riuscendo a spingersi fino a Poitiers. Nel 1346 Edoardo III sbarcò in Normandia giungendo fino a Caen, poi si diresse in direzione della Senna con l’intenzione di stabilire un contatto con i fiamminghi dei Paesi Bassi. Filippo VI si pose all’inseguimento degli Inglesi che si trincerarono sull’altopiano di Crécy dove avvenne la prima delle memorabili battaglie di questa guerra: i Francesi lanciarono insistenti cariche di cavalleria pesante contro gli arcieri inglesi senza sfondare.


La disfatta di Crécy I morti francesi furono almeno 4000 e tra loro c’era Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia. Da Crécy Edoardo III avanzò verso Calais che fu assediata per un anno: nel frattempo gli Inglesi colsero nuove vittorie contro gli scozzesi (Neville’s Cross, 1346) e contro il conte di Blois in Bretagna (1347). Infine cadde anche Calais per fame: le condizione per la resa furono dure perché i cittadini furono costretti a migrare in Francia e la città fu popolata da Inglesi che per due secoli mantennero il controllo del porto, una testa di ponte per sbarcare sul continente. In seguito ci fu una nuova tregua nel corso della quale Filippo VI assicurò alla corona di Francia il Delfinato, una regione delle Alpi divenuta appannaggio dell’erede al trono ( perciò chiamato Delfino). Ai Francesi furono imposte molte tasse per far fronte alle spese di guerra. Nel 1347 si diffuse la peste nera che nel 1350 colpì anche Filippo VI.


Giovanni II re di Francia Sotto il successore Giovanni II in Francia le cose andarono anche peggio. Questi, passato alla storia col soprannome di Buono, in realtà era un impulsivo, circondato da consiglieri mediocri e qualche volta disonesti. Il genero di Giovanni II, Carlo re di Navarra, fece uccidere il conestabile di Francia e passò dalla parte degli Inglesi. L’inattesa alleanza tra Edoardo III e Carlo il Malvagio riaccese nel 1355 la guerra dei Cento anni.


Ripresa della guerra Edoardo III sbarcò in Artois, ma senza conseguire successi, al contrario del figlio maggiore, principe di Galles, passato alla storia col soprannome di Principe Nero, che giunse a Bordeaux per mare e poi guidò una spedizione costellata di saccheggi e devastazioni: da molto tempo la Francia non aveva subito sconfitte più cocenti.


Crisi interna della Francia L’anno 1356 fu ricco di memorabili avvenimenti. Giovanni II, dopo aver convocato gli Stati Generali, ossia i rappresentanti di nobiltà, clero e borghesia riuniti a parlamento, per ottenere ulteriori finanziamenti, si scontrò con la diffidenza dei sudditi, ostili alla sua avventata politica. Nel corso dell’assemblea si mise in luce il prevosto dei mercanti Etienne Marcel, che per la prima volta fece udire la voce della borghesia di Parigi. Dopo aver fatto arrestare Carlo il Malvagio, re di Navarra, e dopo aver ordinato l’esecuzione di alcuni nobili normanni, il re Giovanni II decise di affrontare il Principe Nero giunto fino in Turenna. Gli Inglesi, entrati in contatto con l’esercito francese superiore di numero, si ritirarono in direzione di Poitiers: accesasi la zuffa, ancora una volta i Francesi furono sconfitti e Giovanni II fu fatto prigioniero. Fu condotto a Bordeaux e poi in Inghilterra dove rimase tre anni (1356-1359).


Gli Stati Generali Il delfino Carlo assunse la reggenza affrontando gli Stati Generali convocati a Parigi nel 1359: la collera della città di Parigi e del re di Navarra si concretò in richieste che sembrarono eccessive al delfino Carlo, tanto da indurlo a lasciare Parigi per chiedere aiuto all’imperatore.


La rivolta di Parigi Tornato a Parigi, il delfino trovò la città in subbuglio, dominata dal prevosto dei mercanti Marcel in collegamento col re di Navarra tornato in libertà. Il re Giovanni II, da Londra, respinse le pretese degli Stati Generali, stipulando la pace con gli inglesi a condizioni rovinose per la Francia.


Nuova convocazione degli Stati Generali Dopo che a Compiègne furono convocati i nuovi Stati Generali più favorevoli al Delfino e dopo che furono raccolte truppe a lui fedeli, esplose incontenibile la collera dei contadini, la jacquerie, che costrinse i nobili a fuggire dalla regione di Beauvais. Il Marcel a Parigi tentò di operare un collegamento tattico con i contadini, ma l’arrivo di Gaston de Foix, un grande feudatario dell’Ovest, mise in rotta gli attaccanti. La reazione nobiliare fu tremenda e costò la vita ad almeno 20.000 contadini.


Crollo politico del Marcel A Parigi tramontò il potere conseguito da Etienne Marcel e da Carlo il Malvagio. Per riprendersi il prevosto dei mercanti fece entrare in Parigi gli Inglesi, ma la popolazione si sollevò e lo assassinò: nel 1358 il Delfino poté entrare in Parigi e restaurare l’autorità regia.


La pace di Brétigny La pace negoziata a Londra da Giovanni II prevedeva la consegna di tutta la Francia occidentale all’Inghilterra con un riscatto di quattro milioni di scudi. Gli Stati Generali respinsero quelle condizioni e votarono i sussidi di guerra provocando la ripresa dei combattimenti. I Francesi adottarono la nuova tattica di non attaccare in campo aperto gli Inglesi, bensì di chiudersi nelle loro fortezze. Edoardo III giunse fino a Reims, ma senza poterla espugnare. La stessa cosa avvenne per Parigi. Nel maggio 1360 i contendenti firmarono la tregua di Brétigny che prevedeva il ritorno di Giovanni II in Francia e la rinuncia di Edoardo III al regno di Francia.


Crisi del ducato di Borgogna Nel 1363 morì senza eredi il duca di Borgogna: Giovanni II si recò a Digione per nominare il figlio Filippo duca di Borgogna, provocando la reazione di Carlo il Malvagio che aspirava a quella carica. Nel 1364 morì il re Giovanni II.


Carlo V Il regno di Carlo V fu splendido per le realizzazioni artistiche perché si deve a lui la costruzione del Louvre e del castello di Vincennes. Carlo V cercò di annullare gli effetti di una pace rovinosa per la Francia. Decise di rendere definitive molte tasse accumulando nel tesoro statale notevoli riserve finanziarie. Rinnovò l’esercito che assunse l’aspetto di un esercito permanente: una cura particolare fu riservata all’artiglieria che compiva grandi progressi.


Ripresa della guerra Carlo V riprese a tessere la sua tela politica nelle Fiandre dove il duca fu costretto a concedere la figlia ed erede Margherita in moglie a Filippo di Borgogna: in questo modo le Fiandre furono ricondotte sotto influenza francese. Dal 1368 la tensione tra Francia e Inghilterra crebbe sfociando in guerra aperta. Edoardo III inviò in Francia il duca di Lancaster che subì molte perdite perché i Francesi adottarono la tecnica della terra bruciata intorno all’esercito invasore. Le operazioni si trascinarono stancamente fino al 1375 quando gli Inglesi chiesero la tregua di Bruges nel corso della quale morirono prima il Principe Nero e poi Edoardo III nel 1377.


Nuove difficoltà in Francia Quando Carlo V stava per assaporare la vittoria, la sua flotta mancò la riconquista di Calais e Carlo il Malvagio si ribellò nuovamente, ma infine fu sconfitto e privato dei suoi possessi, così come avvenne per i possessi del duca di Bretagna.


Nuova tregua Dal 1379 i combattimenti cessarono: il nuovo re d’Inghilterra, Riccardo II, aveva solo dieci anni e nel suo paese erano evidenti i segni di stanchezza. Nel 1380 morì anche Carlo V. Era così terminata la prima fase della guerra dei Cento anni senza tangibili vantaggi per l’Inghilterra nonostante alcune clamorose vittorie; la Francia appariva rovinata, ma la famiglia dei Valois si era rafforzata trionfando sui nemici interni.



1. 2 L’Inghilterra nel XIV secolo



Dopo Edoardo II, morto nel 1308, salì sul trono inglese il figlio quattordicenne Edoardo III, sotto la tutela della madre e del suo favorito Mortimer. Il vecchio re era stato esautorato e poi assassinato.


Edoardo III Il re Edoardo III non seppe concepire la politica come ricerca, spesso faticosa, dell’equilibrio tra le componenti della società alle quali occorre offrire i vantaggi derivanti dall’unione politica, ottenendo in cambio la loro attiva cooperazione in appoggio alle scelte del governo. Edoardo III, al contrario, era disposto a cedere diritti politici pur di risolvere problemi contingenti, ma anche privo di scrupoli nel rimangiarsi le promesse.


Edoardo III e il Parlamento Dopo aver eliminato la tutela della madre e del Mortimer, Edoardo III cercò di governare imponendo la sua volontà ai baroni, ossia il re tentò la via del potere assoluto. Fino a quel momento il Parlamento si era riunito anche due volte l’anno, ma quasi sempre per concedere denari alla sola guerra popolare in Inghilterra, quella contro la Scozia.


Le ordinanze di Walton La guerra dei Cento anni iniziò nel 1338: quattro giorni prima di partire per il continente Edoardo III fece emanare le ordinanze di Walton in forza delle quali i ministri del tesoro e il cancelliere erano scelti tra gli uomini del re (familiares), col potere di emanare decreti aventi forza di legge. I primi insuccessi della guerra costrinsero Edoardo III a modificare le ordinanze di Walton e a costituire in patria un ministero espressione della volontà dei sudditi. Il Parlamento convocato nel 1339, prima di approvare i finanziamenti, pose concrete condizioni politiche tra le quali la più importante era che il re non poteva imporre alcun gravame senza il consenso dei prelati, dei lord e dei Comuni riuniti a Parlamento.


Edoardo III contro il Parlamento Nel 1340 Edoardo III conseguì la vittoria navale di Sluys, seguita da una tregua poco soddisfacente impiegata dal re per tornare in Inghilterra e abbattere il governo che gli negava i fondi per trionfare sui nemici. Dopo questo periodo di estrema tensione Edoardo III evitò di ricorrere a un governo di familiares accettando le conseguenze di un ministero pubblico.


Il Parlamento controlla il governo Il trattato di Brétigny del 1360 concluse la prima fase della guerra dei Cento anni, favorevole all’Inghilterra, ma dal 1348 al 1350 c’era stata l’epidemia di peste nera che aveva portato via almeno un terzo della popolazione inglese. Nel corso di quegli anni il Parlamento fu regolarmente convocato, assumendo una funzione sempre più chiara. La pace di Brétigny durò fino al 1369, ma Edoardo III anche senza la guerra non riusciva a governare con le entrate ordinarie e perciò il Parlamento si riuniva ogni anno per approvare le sovvenzioni di cui aveva bisogno.


Accorpamenti della proprietà terriera Anche a causa della peste, nella situazione patrimoniale inglese era avvenuta la concentrazione delle terre in grandi latifondi. Il primogenito del re, Edoardo principe di Galles, sposò Giovanna di Kent, erede delle fortune di quel titolo. Un altro figlio del re, Lionello, sposò Elisabetta di Burgh erede di una delle più importanti famiglie inglesi. La figlia di Lionello, Filippa, sposò il conte di March, da cui discese il ramo dei duchi di York. Un altro figlio di Edoardo III, Giovanni di Gaunt, sposò Bianca erede del casato dei Lancaster: questa famiglia e quella di York rovesciarono in seguito la monarchia inglese medievale.


Politica ecclesiastica di Edoardo III Edoardo III non fu un cristiano devoto e non fece alcuno sforzo per collaborare col papa. Il timore di un’alleanza inglese con l’imperatore Lodovico il Bavaro indusse il papa Giovanni XXII a riconciliare i re di Francia e d’Inghilterra. Dato l’indifferenza del re in materia di religione, la nomina dei prelati inglesi cadde su persone mediocri, preoccupate di non entrare in conflitto col re. Inoltre il Parlamento votò lo statuto Praemunire in forza del quale, se i sudditi inglesi si rivolgevano a un tribunale straniero per far valere i loro diritti (per esempio il tribunale del papa) perdevano il loro patrimonio. Quando Gregorio XI divenne papa nel 1370, avendo bisogno di denaro per restaurare i domini pontifici in Italia, chiese al clero inglese un contributo straordinario. Poiché anche il re aveva bisogno di denaro, il clero inglese votò il contributo al re, ma a patto di essere protetto dalle reazioni del papa.


Morte del Principe Nero Gli ultimi anni di Edoardo III furono i meno felici. Il Principe Nero morì nel 1376. Tra gli altri figli del re, Giovanni di Gaunt acquistò maggiore influenza. La ripresa della guerra in Francia non fu favorevole all’esercito di Giovanni di Gaunt che compì una marcia famosa da Calais a Bordeaux, ma solo a prezzo di eccessive perdite di uomini e di mezzi.


Morte di Edoardo III Nel 1377 morì anche Edoardo III. Erede al trono era il figlio del Principe Nero, Riccardo II, di dieci anni. La guerra in Francia durò fino al 1389, anno in cui fu concordata una tregua di tre anni, mentre Giovanni di Gaunt continuava a comportarsi da padrone effettivo dell’Inghilterra: le pretese al trono dei Lancaster discendono da questa situazione.


Difficoltà di Riccardo II Il regno di Riccardo II fu reso infelice dagli intrighi degli zii Edmondo duca di York e Giovanni di Gaunt duca di Lancaster, ma soprattutto a causa del suo carattere pedante, dottrinario, incapace di comprendere i movimenti dell’opinione pubblica.


Crisi finanziaria La crisi che si addensava sull’Inghilterra aveva origine dalle spese necessarie per la guerra in Francia. Nel 1380 fu istituita una tassa pro capite di mezzo scellino che doveva pagare ogni contadino, anche povero, di età superiore ai quindici anni. Seguì una furiosa sollevazione iniziata nell’Essex e proseguita nell’Inghilterra meridionale. Capo dei ribelli divenne Wat Tyler, un ex soldato aiutato da un prete, John Ball. I ribelli occuparono per qualche giorno Londra, dopo aver saccheggiato il tribunale e la residenza dell’arcivescovo. Le autorità dapprima accettarono le condizioni dei ribelli, poi fecero affluire soldati: Tyler fu ucciso mentre erano in corso trattative col re.


Riccardo II contro il Parlamento Riccardo II cercò di assumere il potere effettivo, ma nel 1387 i cinque più importanti collaboratori del re furono messi in stato di accusa da una commissione di indagine del Parlamento. Il re cercò di reclutare truppe fedeli per schiacciare gli avversari, ma il ricorso alla forza fallì e il re dovette licenziare i suoi sostenitori.


Colpo di Stato di Riccardo II Nel 1389 Riccardo II nominò funzionari di sua fiducia, ma non riuscì a modificare la politica inglese. Infatti, i nuovi funzionari si dimisero davanti al Parlamento che, dopo aver effettuato la revisione dei conti, li confermò nella loro carica: ciò significa che i funzionari riconoscevano nel Parlamento l’unico organo in grado di legittimare il loro operato. Nel 1396 Riccardo II sposò la figlia del re di Francia ancora bambina, un fatto grave perché lasciava aperto il problema della successione: poiché quel matrimonio era poco popolare, si deve pensare che il motivo principale sia stato la speranza di ricevere aiuto dalla Francia in caso di conflitto coi propri sudditi. Ritenendo di essersi rafforzato, Riccardo II fece arrestare gli avversari e per un anno e mezzo governò senza il Parlamento, ma senza averne la reale capacità. Morto nel 1399 Giovanni di Gaunt, capo della casata di Lancaster divenne il cugino Enrico, noto oppositore del re. Il colpo di Stato di quest’ultimo avvenne mentre Riccardo II si trovava in Irlanda: subito dopo lo sbarco nel Galles, Riccardo II fu fatto prigioniero da Enrico di Lancaster. Il re fu deposto dal Parlamento e poco dopo fu ucciso. Enrico IV rivendicò il trono per diritto di eredità, per conquista e per elezione (1399).



1. 3 La Germania nel XIV secolo



Nel secolo XIV Francia e Inghilterra avevano sviluppato un vivace nazionalismo che affrettò la loro riunificazione interna. In Germania, al contrario, perdurava il fascino del Sacro Romano Impero che permise solo un nazionalismo imperfetto: nel Sud, in Baviera e in Austria, le case regnanti promossero una politica dinastica ossia volta a rafforzare il potere locale; nel Nord, le città del Baltico formarono la Hansa, una federazione di città marinare; nell’Est, l’Ordine Teutonico proseguì l’espansione verso i popoli slavi in gran parte ancora pagani, guidando una crociata sempre meno spirituale.


Lodovico il Bavaro Dopo la morte dell’imperatore Enrico VII, nel 1314 i prìncipi elettori scelsero Lodovico duca di Baviera con cinque voti, mentre l’avversario Federico d’Absburgo ne ebbe quattro, ma con sospetto di brogli da parte del competitore che lo indusse a farsi incoronare ugualmente. La guerra civile durò fino al 1322 quando Federico d’Absburgo fu sconfitto e fatto prigioniero.


Conflitto col papato Più grave il conflitto nei confronti del papato. Nel 1316 ad Avignone era stato nominato papa Giovanni XXII che volle tenersi neutrale durante il conflitto dei due sovrani tedeschi. Dopo il 1322 l’atteggiamento del papa non era più giustificabile e perciò Lodovico il Bavaro inviò in Italia un suo vicario che salvò Cangrande della Scala e liberò Milano dai guelfi. Il Papa pubblicò una bolla molto dura accusando il Bavaro di intromissione indebita nelle faccende italiane a vantaggio di eretici.


Scomunica di Lodovico il Bavaro Nel 1324 Lodovico il Bavaro ribadì a Francoforte la legittimità della sua elezione e delle decisioni successive. Il Papa gli inflisse la scomunica con l’ordine di comparire davanti al suo tribunale, ma senza riconoscere come imperatore Federico d’Absburgo. L’imperatore si appellò al concilio e perciò si giunse a una situazione di stallo perché il Papa era difeso dalla Francia.


Lodovico il Bavaro re d’Italia In Germania la contesa non suscitò conflitti aperti: anzi, alcuni ordini religiosi come i Francescani e i Cavalieri Teutonici si schierarono dalla parte dell’imperatore. Nel 1327 l’imperatore scese in Italia accolto dai ghibellini che a Milano lo incoronarono re d’Italia; poi proseguì verso Roma dove avvenne l’incoronazione imperiale per mano di un antipapa che non fu riconosciuto da nessuno Stato e che poco dopo chiese il perdono di Giovanni XXII. Lo scontro tra papato e impero appariva anacronistico perché in Germania i sudditi riconoscevano sia l’imperatore Lodovico sia il papa Giovanni XXII.


Dieta di Francoforte Nel 1334 Giovanni XXII morì e il successore, Benedetto XII, appariva incline a cercare l’accordo con l’imperatore che, tuttavia, pretese la sconfessione degli atti papali che lo riguardavano. Quando scoppiò la guerra dei Cento anni l’imperatore si alleò con Edoardo III d’Inghilterra. A Rense, nel corso di una dieta, i principi elettori tedeschi decretarono che l’imperatore eletto non aveva bisogno dell’approvazione del Papa per assumere la carica, pur riconoscendo che l’incoronazione imperiale era un privilegio del Papa, ma ridotta a semplice cerimonia. La successiva dieta di Francoforte stabilì che solo la dieta stessa poteva accogliere scomuniche o interdetti del papa e che il potere dell’imperatore discendeva direttamente da Dio, senza aver bisogno della mediazione del Papa.


Politica dinastica di Lodovico il Bavaro In seguito Lodovico il Bavaro non seppe sfruttare questo momento felice per tentare di instaurare un suo potere effettivo sulla Germania perché preferì occuparsi della potenza della sua famiglia mediante l’acquisizione del Brandeburgo e del Tirolo. Perciò favorì la pace tra Francia e Inghilterra.


Carlo IV di Boemia Quella pericolosa politica dinastica esasperò i prìncipi elettori. Il papa Clemente VI individuò in Carlo di Boemia, figlio di Giovanni di Boemia, un candidato che poteva ricevere il voto della maggioranza degli elettori. Carlo di Boemia promise al Papa di chiedere il suo beneplacito prima di esercitare le sue funzioni in Italia. A Rense, nel 1346, Carlo di Boemia fu eletto imperatore in luogo di Lodovico che fu deposto perché accusato di eresia e scisma. Subito dopo Carlo IV col padre Giovanni raggiunse il re di Francia Filippo VI a Crécy dove Giovanni rimase ucciso.


Morte di Lodovico il Bavaro Lodovico il Bavaro tentò di passare al contrattacco ma nel 1347 il vecchio imperatore morì e la casa di Wittelsbach perse importanza. Il nuovo imperatore era un amministratore oculato e sotto di lui la Boemia perdette l’aspetto semiselvaggio: a Praga, nel 1347, fu fondata l’Università.


La peste nera Come nel resto d’Europa, tra il 1348 e il 1350 anche in Germania infierì la peste nera. Nel 1354 Carlo IV tolse il diritto elettorale ai duchi di Baviera assegnandolo al conte del Palatinato e poi raggiunse l’Italia. Nella Pasqua del 1355 ricevette a Roma l’incoronazione imperiale: saggiamente, dalle città italiane attraversate pretese solo contributi in denaro senza interferire nelle questioni politiche locali.


Bolla d’oro Tornato in Germania, Carlo IV ritenne opportuno fissare per sempre la situazione fluida dell’impero tedesco, rinunciando a operare nel senso assolutista della monarchia di Francia. Nel 1356 a Norimberga fu convocata la dieta imperiale che promulgò la Bolla d’oro, la costituzione che fissava a sette i prìncipi elettori, ossia i tre arcivescovi renani di Magonza, Colonia, Treviri, il conte del Palatinato, il marchese di Brandeburgo, il duca di Sassonia e il re di Boemia. Nella Bolla d’oro era prescritta la procedura per l’elezione imperiale da celebrare a Francoforte sul Meno entro tre mesi dal decesso dell’imperatore. Un poco alla volta la Bolla d’oro assunse il carattere di legge fondamentale dell’impero. L’imperatore era il presidente di una confederazione di Stati sovrani tra i quali doveva sforzarsi di conservare la pace.


Il Delfinato alla Francia Nel 1356 avvenne la battaglia di Poitiers cui seguì la prigionia di Giovanni il Buono in Inghilterra. Il Delfino chiese aiuto all’imperatore Carlo IV, rendendogli omaggio per i territori imperiali posseduti dalla Francia. L’imperatore confermò l’investitura del feudo del Delfinato a Carlo di Francia ricevendo una notevole somma di denaro, ma rispose solo con vaghe promesse alla richiesta di aiuti militari.


Nascita di Venceslao Nel 1361 la terza moglie di Carlo IV gli dette un erede, Venceslao, ma Rodolfo d’Absburgo, genero dell’imperatore, vedendo allontanarsi il trono, cominciò a brigare contro il suocero. Nel 1364 le case di Lussemburgo e d’Absburgo stilarono un accordo: nel caso di estinzione di una delle due famiglie tutti i possedimenti sarebbero stati trasmessi alla superstite. Il Tirolo fu assegnato definitivamente agli Absburgo.


Politica orientale di Carlo IV Nei suoi ultimi anni di regno Carlo IV dovette occuparsi dei confini orientali: mediante matrimonio del proprio figlio Sigismondo con Maria figlia di Luigi re d’Ungheria, riuscì a sottrarre quel regno alla coalizione ostile ai suoi interessi. Nel 1373 anche il Brandeburgo fu tolto ai Wittelsbach.


Elezione imperiale di Venceslao L’ultima operazione politica di Carlo IV mirò a garantire la successione del figlio Venceslao sul trono tedesco: i voti necessari furono acquistati mediante denaro e concessioni politiche. Il papa Gregorio XI avversò quel progetto che avrebbe sottratto la Germania all’influenza del Papa, ma nel 1376 Venceslao fu nominato imperatore. La politica di Carlo IV aveva favorito i grandi prìncipi, mentre le città imperiali furono pesantemente tassate. Alla richiesta di garanzie avanzata dalle città del sud, Carlo IV rispose con la guerra, ma la lega guidata dalla città di Ulm riuscì vittoriosa (1377). L’anno seguente il vecchio imperatore morì a Praga dopo aver dato alla Germania un assetto durato alcuni secoli.


La Hansa In questo periodo occupa un posto di grande importanza la Hansa, la confederazione delle città del Baltico. Il nome Hansa indica una corporazione o gilda di mercanti che trafficavano con l’estero utilizzando come vie di comunicazione i fiumi che si gettano nel mar Baltico: Lubecca e Amburgo godevano una posizione geografica perfetta e divennero città solide e ricche. L’espansione a Oriente dei coloni tedeschi accresceva la potenza economica della Hansa. Le compagnie di mercanti tedeschi ripresero l’antica via di penetrazione dei Vichinghi, giungendo fino in Russia. Anche in Inghilterra la Hansa ottenne privilegi che la posero in posizione dominante nel commercio britannico. Ma sia Londra sia Novgorod, quali basi mercantili della Hansa, furono superate da Bruges nei Paesi Bassi, dove i mercanti tedeschi ottennero il monopolio delle pellicce, della cera, delle aringhe e del rame. L’impero commerciale della Hansa ricevette impulso dalla costruzione del fondaco di Bergen in Norvegia che accentrò il commercio di quel paese arretrato, ma ricco di materie prime. Questi successi commerciali furono resi possibili dalla stretta cooperazione di quelle città che non si fecero la guerra, come avvenne tra Genova e Venezia: fin dal 1241 Lubecca e Amburgo strinsero un’alleanza che comportò l’uso di una moneta comune, la difesa delle rotte marittime, l’adozione di un unico codice di diritto commerciale. Verso la fine del XIII secolo ben diciannove città del Baltico avevano adottato il codice di Lubecca.


Declino della Danimarca La prima vittima della Hansa fu la Danimarca che non seppe contrastare la crescente potenza dei mercanti tedeschi. Poi fu la volta di Brema, espulsa dalla Hansa per aver cercato di sottrarsi alle regole comuni. Infine fu la volta di Bruges, punita per aver tentato di infrangere il monopolio della Hansa. La sede del commercio anseatico fu trasferita a Dordrecht e così il commercio con le Fiandre andò a vantaggio dell’Olanda. Nel 1360 Bruges cedette, ma la Hansa era in quel momento alle prese col re Valdemaro IV di Danimarca che aveva ripreso la guerra contro la Hansa.


Ripresa della Danimarca Valdemaro IV dapprima attaccò l’isola di Gotland e saccheggiò Visby, punta avanzata del commercio anseatico con la Russia. La Hansa fu costretta ad allearsi con Svezia, Norvegia e Ordine Teutonico. A Stralsunda fu firmata la pace che fece epoca nel Nord perché era riaffermata la libertà di navigazione di cui il commercio ha bisogno per prosperare. Valdemaro IV morì nel 1375: la reggenza passò all’energica figlia Margherita che assicurò al figlio Olaf il trono danese. Margherita ottenne di occupare i castelli della Scania e in questo modo entrambi i passaggi tra mare del Nord e mar Baltico furono riuniti in mani danesi obbligando le navi della Hansa a pagare il pedaggio. Alla morte di Olaf, Margherita divenne regina anche di Svezia e Norvegia e nel 1397 fu siglata l’Unione di Kalmar che riuniva i tre paesi scandinavi sotto un solo governo.


Declino della Hansa I bei giorni della Hansa volgevano al termine: già nel 1360 Edoardo III aveva chiesto per i mercanti inglesi gli stessi privilegi che i mercanti delle città anseatiche godevano a Londra: nel 1379 gli Inglesi chiesero di essere ammessi nella Hansa, ma la proposta non fu accettata e tra i due sistemi economici crebbero le tensioni. Con l’avvento al trono della casa di Lancaster il governo inglese adottò una politica più energica che ridusse i profitti della lega anseatica. Nel XV secolo all’interno delle città della Hansa esplosero movimenti democratici ostili all’oligarchia del patriziato mercantile: a Lubecca questi scontri durarono dal 1408 al 1418, mettendo in pericolo l’esistenza della lega.



1. 4 Il papato avignonese



Dal 1305 al 1378 i papi risiedettero ad Avignone in Provenza. Quella decisione fu dettata dalla necessità di utilizzare le rimesse di denaro francese perché il papato potesse opporsi alla creazione di Chiese nazionali dipendenti dai sovrani.


Il concilio di Vienne Filippo IV approfittò della presenza del papa in Francia per esigere la soppressione dei Templari e incamerare le loro grandi proprietà. Dal 1311 al 1312 si celebrò a Vienne nel Delfinato l’unico concilio ecumenico del secolo XIV, voluto dal re di Francia per procedere contro i Templari.


Bertrando del Poggetto La guerra infuriò in Italia durante il lungo pontificato di Giovanni XXII (1316-1334): solo verso il 1332 le vittorie riportate sui ghibellini italiani dal legato pontificio Bertrando del Poggetto sembrarono rendere possibile il ritorno in Italia dei papi, ma il progetto fu impedito dal sorgere di altre difficoltà.


Benedetto XII All’inizio del pontificato di Benedetto XII (1334-1342) la questione fu riesaminata, ma i cardinali ritennero il progetto inattuabile perché la ribellione si era estesa anche a Roma, dove i tumulti durarono dal 1347 al 1356, animati da due tentativi condotti da Cola di Rienzo che progettò di stabilire un potere laico in Roma facendo risorgere il senato e i fasti repubblicani.


Egidio de Albornoz La guerra in Italia riprese durante il pontificato di Clemente VI (1352-1362): le operazioni militari contro i ghibellini italiani furono condotte dal legato pontificio Egidio de Albornoz.


Urbano V ritorna a Roma Urbano V (1362-1370) decise il ritorno in Italia, ma i Romani si ribellarono alleandosi con Perugia contro Viterbo, residenza provvisoria del papa, mentre le bande di Bernabò Visconti saccheggiavano la Toscana, minacciando da vicino lo Stato della Chiesa. Nel 1369 si riaccese la guerra tra Francia e Inghilterra e il Papa tornò ad Avignone per tentare la mediazione. La scarsa sicurezza che offriva l’Italia non fu la sola causa della lunga durata dell’esilio avignonese: ci fu anche la lunga lotta contro Lodovico il Bavaro, ma soprattutto la necessità di stabilire su basi più razionali l’organizzazione centralizzata della Chiesa (tributi, tribunali, nomine episcopali) per combattere le eresie e gli abusi.


Elezione di Urbano VI La situazione italiana divenne incandescente: Gregorio XI (1370-1378) la comprese, ma morì troppo presto, nel marzo 1378. Subito i Romani cominciarono a rumoreggiare gridando che volevano un papa romano o almeno italiano. Il 7 aprile cominciò la votazione e risultò eletto Bartolomeo Prignano, arcivescovo di Bari, Urbano VI, ma molti cardinali ebbero l’impressione che l’elezione non fosse stata libera. Il 20 settembre i cardinali stranieri si riunirono a Fondi dove elessero Roberto da Ginevra che assunse il nome di Clemente VII. Poco dopo l’antipapa Clemente VII ritornò ad Avignone. Carlo V di Francia, dopo aver esaminato gli atti e le testimonianze, accordò il suo riconoscimento all’antipapa. La Castiglia attese il 1380 per schierarsi dalla parte di Clemente VII, seguita dall’Aragona. L’Inghilterra, al contrario, scelse Urbano VI come papa legittimo, ma solo per considerazioni politiche, mentre la Scozia scelse l’antipapa.


Elezione di Clemente VII In Italia la situazione era complessa e instabile: in Sicilia i nobili parteggiavano per Clemente VII, la popolazione per il papa di Roma. A Napoli la regina Giovanna parteggiava per Clemente VII, ma il suo successore Carlo di Durazzo passò sotto l’obbedienza di Urbano VI. Gian Galeazzo Visconti aveva mandato ambasciatori presso le due corti papali. Nel 1389 morì Urbano VI e i cardinali elessero Bonifacio IX (1389-1404). Alla morte del papa avignonese Clemente VII, nel 1394, gli successe l’antipapa Benedetto XIII.


Si approfondisce lo scisma Nel 1395 il re di Francia convocò un’assemblea di prelati per sollecitare le dimissioni di entrambi e nominare un papa riconosciuto da tutti. Il tentativo fallì. Nel 1408 i cardinali di Roma si riunirono a Pisa con i colleghi avignonesi, ma la divisione durò ancora a lungo. Il 5 giugno 1409 furono dichiarati deposti sia il papa Gregorio XII sia l’antipapa e al loro posto fu nominato l’arcivescovo di Milano Pietro Filargo (Alessandro V) che però morì poco dopo. Il suo successore fu Giovanni XXIII, eletto nel 1410. I papi deposti non accettarono la sentenza e perciò lo scandalo aumentò perché ora c’erano tre papi.


Il concilio di Costanza Nel 1414 fu riunito a Costanza il concilio: Giovanni XXIII fu deposto nel 1415, Gregorio XII abdicò poco dopo; Benedetto XIII fu deposto nel 1417: finalmente fu possibile eleggere Martino V (Ottone Colonna) nel novembre 1417, posto a capo di una cristianità profondamente divisa.



1. 5 Cronologia essenziale



1314 Muore Filippo IV il Bello. A Francoforte avviene la controversa elezione al trono imperiale di Lodovico il Bavaro.


1322 Muore Filippo V di Francia: gli succede il fratello Carlo IV.


1328 Muore Carlo IV: gli succede Filippo VI di Valois. Lodovico il Bavaro, scomunicato, si fa incoronare a Roma da un antipapa.


1338 Inizia la guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra. Nel corso della dieta di Rense è stabilito che l’imperatore eletto non ha bisogno di conferma del Papa.


1340 Vittoria navale inglese al largo di Sluys nei Paesi Bassi. Il Parlamento inglese obbliga il re Edoardo III a ritirare le ordinanze di Walton.


1346 Grave sconfitta francese a Crécy di fronte agli arcieri inglesi.


1347 Morte di Lodovico il Bavaro, già deposto l’anno precedente e sostituito da Carlo IV di Boemia.


1356 Sconfitta francese a Poitiers: il re Giovanni II di Francia è fatto prigioniero. A Norimberga è promulgata la Bolla d’oro.


1360 Pace di Brétigny tra Francia e Inghilterra.


1364 Carlo V re di Francia.


1377 Morte di Edoardo III: gli succede il nipote Riccardo II.


1380 Muore Carlo V di Francia: gli succede il figlio minorenne Carlo VI.


1399 Riccardo II è sconfitto e ucciso dal cugino Enrico IV della casa di Lancaster.



1. 6 Il documento storico



Per la peste nera esiste un eccezionale testimone, Giovanni Boccaccio, che all’inizio del Decameron ha descritto in modo mirabile la diffusione della peste in Firenze: vale la pena di rileggere quelle pagine perché hanno il potere di riportarci all’interno di un avvenimento di incalcolabile importanza.



“Dico adunque che già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale, per operazion de’ corpi superiori o per nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’inumerabile quantità de’ viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente mirabilmente s’era ampliata. E in quella non valendo alcuno senno né umano provvedimento, per lo quale fu da molte immondizie purgata la città da oficiali sopra ciò ordinati e vietato l’entrarvi dentro a ciascuno infermo e molti consigli dati a conservazion della sanità, né ancora umili supplicazioni non una volta ma molte e in processioni ordinate, in altre guise a Dio fatte dalle divote persone, quasi nel principio della primavera dell’anno predetto orribilmente cominciò i suoi dolorosi effetti, e in miracolosa (stupefacente) maniera, a dimostrare. E non come in Oriente aveva fatto, dove a chiunque usciva il sangue dal naso era manifesto segno di inevitabile morte: ma nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femmine parimente o nella anguinaia (inguine) o sotto le ditella (ascelle) certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e altre meno, le quali i volgari nominavan gavaccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavacciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere e livide, le quali nelle braccia e per le cosce e in ciascuna altra parte del corpo apparivano a molti, a cui grandi e rade e a cui minute e spesse. E come il gavacciolo primieramente era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui veniano”.



Fonte: G. BOCCACCIO, Decameron, a cura di Vittore Branca, Mondadori, Milano 1985, pp. 11-12.



1. 7 In biblioteca



Per gli aspetti sociali della guerra dei Cent’anni si consulti di R. PRESTON, Storia sociale della guerra, Mondadori, Milano 1973. Le conseguenze della peste possono essere meglio comprese consultando di W. McNEILL, La peste nella storia, Einaudi, Torino 1981. Per approfondire il problema del passaggio dal comune alla signoria si consulti di G. BRUCKER, Dal comune alla signoria, il Mulino, Bologna 1981. Per affrontare il complesso problema della demografia si esamini di J.C. RUSSEL, La popolazione europea dal 400 al 1500, in Storia economica d’Europa, a cura di C.M. CIPOLLA, vol. I: Il Medioevo, Utet, Torino 1979