L’autunno del medioevo

Storia della Chiesa


Prof. A. Torresani. 3. 1 La Francia al termine della guerra dei Cento anni. 3. 2 L’Inghilterra durante la guerra delle Due rose. 3. 3 Gli Stati della penisola iberica. 3. 4 La crescita del Portogallo. 3. 5 L’Impero tedesco. 3. 6 Cronologia essenziale. 3. 7 Il documento storico. 3. 8 In biblioteca


Cap. 3 L’autunno del medioevo



Mentre in Italia la cultura umanistica celebrava il suo trionfo, nel resto d’Europa prevaleva la luce dorata della stagione dei frutti, dell’autunno per usare la fortunata metafora di Johann Huizinga che ha indicato nella corte di Borgogna al tempo di Carlo il Temerario l’apogeo e l’inizio del tramonto della società cavalleresca medievale.


La guerra dei Cento anni durò fino al 1453: all’Inghilterra, di tutti i territori rivendicati sul continente rimase solo la città di Calais; in seguito l’isola fu travagliata per circa vent’anni dalla guerra civile combattuta da fazioni schierate dietro i duchi di York e di Lancaster.


La Francia, invece, nel giro di qualche anno completò la riunificazione interna sotto la dinastia dei Valois tornando a essere la maggiore potenza.


Anche gli Stati della penisola iberica si rafforzarono completando la loro riunificazione interna. Poiché la strumentazione nautica lo permetteva e le prospettive economiche apparivano allettanti, sembrò opportuno completare l’esplorazione del mondo.


Dopo Francia, Inghilterra e Stati iberici veniva il problema politico della Germania, la cui situazione per alcuni aspetti era simile a quella italiana. Gli Absburgo avevano ripreso il titolo imperiale con l’elezione di Federico III, ma appariva difficile rendere efficiente il sistema politico del Sacro Romano Impero se l’imperatore non trovava fuori della Germania i mezzi finanziari necessari per impostare scelte politiche più dinamiche.



3. 1 La Francia al termine della guerra dei Cento anni



Nel 1380 cominciò il lungo e tragico regno di Carlo VI di Francia: aveva solo dodici anni e appariva emotivamente instabile. Intorno gli si strinsero gli zii, duchi di Angiò, di Berry, di Borgogna fratelli del padre, e il duca di Borbone, fratello della madre per dirigere il consiglio di reggenza.


Tensioni sociali Le tensioni sociali in Francia avevano raggiunto un livello critico a causa della tassazione ritenuta intollerabile. Fin dall’autunno del 1380 c’erano stati torbidi ed esplosioni di violenza che obbligarono Carlo VI ad abolire numerose imposte.


Rivolte in Inghilterra e Paesi Bassi Agitazioni simili accadevano nelle Fiandre a Gand, e in Inghilterra, nel Kent e nell’Essex. Ma senza tasse il governo francese non poteva far nulla e perciò furono escogitati altri modi per estorcere denaro ai cittadini.


Repressione a Gand e Parigi Il modo per reprimere le rivolte cittadine fu sperimentato nelle Fiandre. Qui Gand opponeva una strenua resistenza al conte delle Fiandre. Costui si rivolse al proprio signore, Filippo l’Ardito duca di Borgogna, che a sua volta convinse il nipote Carlo VI di Francia a intervenire nelle Fiandre. Carlo VI vide nella spedizione la possibilità di acquistare gloria e di battere i Fiamminghi che obbedivano al papa di Roma, invece che al papa di Avignone. Nell’autunno nel 1382 i Fiamminghi furono sconfitti in modo rovinoso, tuttavia Carlo VI non entrò in Gand, bensì dovette tornare in Francia per parare il pericolo di una nuova ribellione di Parigi: i tributi furono ripristinati, la carica di prevosto dei mercanti fu abolita, le corporazioni di arti e mestieri non ebbero più organi elettivi, l’Università perdette molti privilegi e la Linguadoca fu condannata a pagare l’ammenda di 800.000 franchi. Anche in Inghilterra la rivolta dei contadini ebbe risultati analoghi, ossia il trionfo della monarchia su ciò che rimaneva del regime feudale.


Tregua tra Francia e Inghilterra Tra Francia e Inghilterra fu stipulata una tregua anche perché il duca di Borgogna era impegnato in un’operazione di estrema importanza. Nel 1384 era morto il conte delle Fiandre e Filippo l’Ardito, attraverso la moglie, n’era l’erede: attaccando una città dopo l’altra egli estese la sua giurisdizione su tutta la contea, meno le città di Lilla, Douai, Orchies e Gand. Quest’ultima, infatti, aveva ricevuto l’aiuto di un reparto inglese e il fatto condusse alla ripresa della guerra terminata solo nel 1385 con la pace di Tournai.


Debolezza del governo di Carlo VI Per i vent’anni successivi la Francia non ebbe più un governo unitario e una politica coerente. Fino al 1388 Filippo l’Ardito guidò la politica di Carlo VI, ma lo fece perseguendo l’interesse della Borgogna. In quell’anno Carlo VI, influenzato dal fratello minore Luigi d’Orléans, annunciò di assumere direttamente il potere. Fu attuata una riforma completa dell’amministrazione, e la Linguadoca fu liberata dal tirannico regime del duca di Berry. Questo ritorno a sistemi amministrativi più corretti terminò nel 1392, allorché il re che conduceva una vita disordinata, fu vittima di un accesso di pazzia. La malattia del re Carlo VI riportò in primo piano i duchi di Berry e di Borgogna, fautori di una politica favorevole ai prìncipi, mentre gli interessi della monarchia erano tutelati dal fratello del re folle, Luigi duca d’Orléans.


Tregua Nel 1395 avvennero colloqui tra Riccardo II d’Inghilterra e Carlo VI, seguiti nel 1396 dal matrimonio tra Isabella di Francia e Riccardo II che favorì una tregua di ventotto anni tra i due paesi.


Filippo l’Ardito duca di Borgogna Filippo l’Ardito duca di Borgogna continuò una fortunata politica matrimoniale per allargare il suo dominio: poiché i suoi territori di Alsazia confinavano con quelli del duca d’Austria, e i suoi domini dei Paesi Bassi confinavano con quelli sottoposti al duca di Baviera, fece sposare le sue figlie con i due prìncipi, anche se, proprio a causa di quest’aumento di potenza la rivalità tra Filippo l’Ardito e il duca d’Orléans crebbe a dismisura.


Deposizione di Venceslao In Germania l’imperatore Venceslao si mostrava sempre più incurante delle vicende tedesche: la dieta dei principi, nel 1400, lo dichiarò deposto eleggendo al suo posto il conte Palatino Roberto. In Germania ci furono perciò due imperatori, entrambi alleati con una delle due fazioni francesi. Luigi d’Orléans rivolse la sua attenzione alla Germania acquistando alcuni territori tedeschi che s’inserivano a cuneo tra le due parti del ducato di Borgogna, ossia il Lussemburgo e la Gheldria: correva voce, inoltre, che mirasse al titolo imperiale. La tensione tra i due maggiori esponenti della nobiltà francese si attenuò solo nel 1404 quando Filippo l’Ardito morì.


Giovanni Senzapaura Successore di Filippo l’Ardito fu Giovanni Senzapaura che sfruttò la profonda ostilità suscitata dalla politica fiscale di Luigi d’Orléans, costretto alla fuga da Parigi, mentre vi entrava Giovanni Senzapaura. Nei fatti i due avversari si riconciliarono perché i rapporti con l’Inghilterra volgevano al peggio: ciascuno di loro faceva guerra agli Inglesi tenendo d’occhio l’avversario.


Morte di Luigi d’Orléans Nel 1407 il duca d’Orléans fu assassinato e il mandante fu individuato in Giovanni Senzapaura: da quel momento iniziò una faida trentennale che indebolì la Francia proprio nel momento del suo massimo pericolo.


Gli armagnacchi Carlo nuovo duca d’Orléans chiese la punizione dell’assassino, ma il duca di Borgogna era troppo potente. I due partiti presero ora il nome di borgognoni e di armagnacchi (il nome di quest’ultima fazione deriva dal fatto che Carlo aveva sposato la figlia di Bernardo VII conte di Armagnac). Il partito dei borgognoni godeva la simpatia popolare anche se non era più democratico degli armagnacchi, notoriamente sostenitori della nobiltà.


Enrico V d’Inghilterra Nel 1413 Enrico IV d’Inghilterra morì. Il successore Enrico V rinnovò le pretese inglesi al trono di Francia alleandosi con Giovanni Senzapaura. Nell’agosto di quell’anno la flotta inglese sbarcò un esercito alla foce della Senna. L’esercito francese composto di cavalieri del partito degli armagnacchi, affrontò gli inglesi nei pressi di Agincourt: fu una battaglia paurosa, combattuta dai francesi che erano rimasti a cavallo in mezzo al fango tutta la notte precedente lo scontro. Ancora una volta gli arcieri distrussero superiori forze di cavalleria francese. Il duca Carlo d’Orléans fu fatto prigioniero mentre settemila cavalieri francesi rimasero uccisi.


Pericolo della Francia Le sciagure per la Francia non erano terminate: il re Carlo VI era sempre più spesso preda della follia; due Delfini morirono a poca distanza uno dall’altro, il futuro Carlo VII aveva solo tredici anni. Il vero padrone del regno divenne il suocero di Carlo d’Orléans, Bernardo d’Armagnac, che con le bande di guasconi al suo soldo saccheggiava i dintorni di Parigi. Per finire, nel 1416 Enrico V d’Inghilterra e Giovanni Senzapaura si accordarono tra loro ai danni della Francia. Nel 1417 Enrico V sbarcò in Francia deciso a conquistare sistematicamente i territori ritenuti di sua spettanza.


Parigi occupata dai borgognoni Il duca di Borgogna a capo del suo esercito avanzava in direzione di Parigi ormai stanca della dittatura degli armagnacchi, impoverita dai prelievi fiscali, affamata. Nel 1418 i Parigini aprirono le porte ai borgognoni, mentre si scatenava la rappresaglia contro gli armagnacchi. Giovanni Senzapaura non fu all’altezza della situazione, perché non seppe imporre il suo governo alla capitale francese.


Enrico V bloccato a Rouen Mentre Parigi cadeva in mano ai borgognoni, Enrico V segnava il passo davanti alle mura di Rouen: l’assedio durò dall’agosto al dicembre 1418 senza che il duca di Borgogna facesse alcun serio tentativo per aiutare Enrico V.


Carlo VII reggente di Francia A Parigi il partito degli armagnacchi riuscì convincere il Delfino Carlo a proclamarsi reggente con un governo in quella parte della Francia libera da inglesi e da borgognoni. Nel 1418 Carlo e il duca di Borgogna s’incontrarono per far la pace, ma nel corso delle trattative Giovanni Senzapaura fu ucciso.


Pace di Troyes Il nuovo duca di Borgogna Filippo stipulò un’alleanza con l’Inghilterra contro il Delfino Carlo. A Troyes, nel 1420, si arrivò alla pace tra Carlo VI ancora in vita ed Enrico V d’Inghilterra: questi sposò Caterina di Francia, divenendo così erede di Francia perché il Delfino Carlo fu deposto. Il trattato di Troyes significava l’unione della Francia con l’Inghilterra, ma il Delfino Carlo era ancora abbastanza forte e si stava riorganizzando in Linguadoca.


Morte di Enrico V e Carlo VI Nel 1422 Enrico V si ammalò gravemente ed ebbe appena il tempo di organizzare la reggenza per il figlio di appena dieci mesi, raccomandando l’alleanza col duca di Borgogna e lo stabile possesso della Normandia. Poco dopo morì anche il re Carlo VI senza lasciare alcun rimpianto.


Crisi della Francia L’anno 1422 è certamente tra i più infausti della storia francese: c’era una Francia amministrata da Parigi, filoinglese; e una amministrata da Bourges, legittimista. Ma uguale era l’anarchia: chiese distrutte, campagne devastate, città impoverite, violenze di mercenari sfrenati. Carlo VII appariva inerte e privo di capacità militari, e per di più si sussurrava che fosse illegittimo. Reggente per Enrico VI, un bambino malaticcio, divenne lo zio il duca di Bedford.


Sconfitta di Verneuil La guerra continuava: nel 1424 Carlo VII fu sconfitto a Verneuil dal duca di Bedford in quella che può essere considerata la quarta grande sconfitta francese dopo Crécy, Poitiers e Agincourt. Ma dopo quell’anno la sorte migliorò per Carlo VII perché il duca di Borgogna Filippo il Buono e il duca di Bretagna allentarono la loro alleanza con gli Inglesi, che a loro volta compirono l’errore di assediare, nel 1427, la città di Orléans la cui resistenza eccitò il patriottismo francese. Il governo di Bourges decise di recare aiuto agli assediati di Orléans: la città fu salvata dalla stupefacente impresa di una giovane contadina, Giovanna d’Arco.


Giovanna d’Arco Costei, nata nel 1412, pur essendo analfabeta era profondamente religiosa: dall’età di tredici anni aveva visioni che la incitavano a mettersi al servizio della Francia. Giovanna d’Arco resistette per qualche anno, poi fu presentata al duca di Lorena che la condusse a corte (1429). Intanto a Orléans si era diffusa la voce di una giovane pastorella che andava dal re per ricevere il mandato di liberare la città dall’assedio inglese. Giovanna d’Arco comunicò al re, per ordine del cielo, di recarsi a Reims per l’incoronazione perché la sua nascita era legittima. Poi Giovanna d’Arco fece redigere una lettera per ordinare agli inglesi di abbandonare il regno appartenente alla dinastia dei Valois. Una commissione di ecclesiastici esaminò Giovanna, concludendo che non era una visionaria e che la sua missione era autentica. A capo di un esercito di circa 7000 uomini, essa partì per Orléans con un convoglio di rifornimenti che penetrò nella città assediata. Nel maggio 1429 Orléans fu liberata dall’assedio.


Incoronazione di Carlo VII Da Orléans a Reims la distanza è grande, eppure Giovanna d’Arco si accinse subito a compiere la seconda parte della sua missione, più difficile della precedente perché la strada passava attraverso il territorio controllato dal nemico. A luglio Carlo VII fu incoronato re di Francia nella cattedrale di Reims. Parigi, tuttavia, non si ribellò agli Inglesi e il duca di Borgogna si riservò di esaminare le proposte più vantaggiose prima di decidere da che parte schierarsi.


Processo di Giovanna d’Arco Nel corso di uno scontro avvenuto nei pressi di Parigi, Giovanna d’Arco fu ferita: Carlo VII si spaventò e rinunciò all’attacco, ritirandosi verso Compiègne. Sotto le mura di questa città Giovanna fu fatta prigioniera dai borgognoni e venduta agli Inglesi. La prigioniera fu condotta a Rouen, processata e condannata al rogo sotto accusa di apostasia e idolatria: le sue ceneri furono gettate nella Senna (1431). L’azione militare di Carlo VII subì ritardi dopo la morte di Giovanna d’Arco. Il duca di Borgogna si riavvicinò a Carlo VII proponendo un arbitrato del papa: di fronte al rifiuto inglese si ritenne sciolto dall’alleanza con Enrico VI.


Declino della potenza inglese Dopo il 1435 le fortune militari inglesi declinarono: nel 1436 Parigi scacciò gli Inglesi e nel 1444 essi furono costretti a firmare la tregua di Tours. Per affrettare la fine del conflitto fu deciso che Enrico VI sposasse Margherita d’Angiò. Il conflitto riprese nel 1449 quando la Normandia si ribellò chiedendo aiuto alla Francia: in meno di un anno essa fu conquistata. Infine fu la volta della Guienna, l’ultima regione rimasta agli Inglesi.


Le ragioni del successo francese I motivi del successo francese nell’ultima parte del conflitto vanno cercati nel patriottismo che Giovanna d’Arco seppe suscitare: da quel momento ogni sacrificio fu affrontato con la sicurezza di vincere e la Francia s’identificò con la dinastia dei Valois divenuta simbolo della Francia. Carlo VII poté riorganizzare il suo regno con una serie di famose Ordinanze che risolsero i suoi problemi finanziari dando alla Francia un apparato di governo accentrato ed efficiente.


Divieto di eserciti privati In primo luogo fu possibile reprimere gli abusi militari vietando la costituzione di eserciti privati: solo il re poteva emanare bandi di arruolamento. La flotta francese nacque come iniziativa privata di Jacques Coeur, un ricco capitalista: costui ottenne il privilegio di arruolare nella sua flotta gli individui pericolosi per l’ordine pubblico e i condannati al carcere, offrendo in cambio la flotta al re quando gli occorreva.


Le finanze francesi Le finanze francesi furono distinte in finanza ordinaria costituita dai proventi del demanio regio; e in finanza straordinaria formata da tasse, imposte, gabelle ecc. La lunga guerra aveva quasi esaurito le risorse della finanza ordinaria e perciò la parte più importante delle entrate della corona proveniva dalle finanze straordinarie. Il bisogno di denaro del re era tanto cresciuto che la corona decise di mettere le mani anche sulla proprietà ecclesiastica. Nel 1438 Carlo VII pubblicò l’importante Prammatica Sanzione di Bourges che si può considerare l’atto di nascita del gallicanismo: solo dopo la morte di Carlo VII il papa riuscì a ottenere la sospensione della Prammatica Sanzione che appariva troppo favorevole alla monarchia di Francia.



3. 2 L’Inghilterra durante la guerra delle Due rose



Sotto i tre re della casa di Lancaster, Enrico IV, V, VI, l’Inghilterra lentamente trovò la strada che la condusse all’ammodernamento delle sue strutture amministrative.


Enrico IV d’Inghilterra Il regno di Enrico IV durò dal 1399 al 1413. Essendo un usurpatore egli avrebbe dovuto risolvere i problemi finanziari del paese dandogli stabilità mediante buone leggi per riportare la giustizia tra le classi sociali sconvolte dalla guerra civile. Il Parlamento proseguì una tenace lotta contro l’eccessiva indipendenza del re, lesinandogli i finanziamenti che Enrico IV dovette procurarsi con vari espedienti. Verso la fine del suo regno la cattiva salute e l’impazienza del principe di Galles di succedere al trono resero ancora più incerta la sua azione di governo.


Enrico V Gli successe il figlio Enrico V e con lui la politica inglese trovò un capo impetuoso, risoluto, deciso a dare al paese un gran lustro.


Il problema del commercio inglese Il commercio inglese continuava ad arricchirsi soprattutto per mezzo di lana e tessuti esportati sul continente. Le ricchezze accumulate nel commercio furono investite in agricoltura estendendo l’allevamento delle pecore. I numerosi eserciti mercenari reclutati per la guerra dei Cento anni stavano divenendo pericolosi perché spesso erano al soldo dei grandi del regno e non solo del re. I mercanti cominciavano a rendersi conto che la lunga guerra sul continente costava più di quel che rendesse sotto forma di bottino, e che lo sviluppo della flotta sarebbe stato molto più conveniente: i Francesi erano i nemici tradizionali, ma i mercanti italiani, fiamminghi e tedeschi non erano da meno.


I fiamminghi in Inghilterra Nel 1415 Enrico V colse un successo clamoroso con la vittoria di Agincourt, ma i borgognoni aderirono all’alleanza inglese solo nel 1419, dopo l’uccisione di Giovanni Senzapaura, alleanza che aveva una dura contropartita, ossia il diritto di libero commercio dei fiamminghi in Inghilterra.


Contrasti sociali in Inghilterra Enrico V morì ancor giovane e perciò non ebbe il tempo di affrontare i problemi rimasti aperti. Il malcontento popolare cominciò a manifestarsi fin dal 1420 soprattutto a causa dei discepoli di John Wyclif, i lollardi, numerosi tra i ceti medi e gli artigiani i quali addossavano al clero e alle sue ricchezze la responsabilità del malessere diffuso: essi proponevano la confisca del patrimonio ecclesiastico da assegnare ai contadini poveri. I lollardi furono perseguitati, ma la setta continuò a espandersi nella clandestinità. Anche Enrico V ebbe notevoli scontri col Parlamento che gli lesinava i finanziamenti. Infine sopravvenne la morte del re nel 1422 all’età di appena trentasei anni. Lasciava un figlio di pochi mesi, il futuro Enrico VI, e una serie di gravi problemi. I baroni approfittarono della crisi della monarchia per riprendersi il potere perduto.


Fine dell’alleanza tra Borgogna e Inghilterra La rinascita impetuosa del nazionalismo francese mise in luce la debolezza del governo del duca di Bedford in Francia: fu necessario far venire in Francia il giovane Enrico VI per bilanciare l’entusiasmo suscitato da Carlo VII tra i Francesi. Anche il consiglio di reggenza e il Parlamento compresero l’eccezionale gravità della situazione in Francia votando un doppio sussidio finanziario. Enrico VI fu incoronato re d’Inghilterra nel 1429. Nel 1433 il duca di Bedford tornò in Inghilterra per cercare i fondi necessari se si voleva evitare il disastro in Francia. Il nuovo lord dello Scacchiere fece un’accurata rassegna delle finanze inglesi scoprendo che erano molto indebitate e che i comuni rifiutavano nuove tasse. Poco dopo, ad Arras, avvenne la riconciliazione tra il duca di Borgogna Filippo il Buono e Carlo VII di Francia che determinò la rottura dell’alleanza tra Borgogna e Inghilterra.


Conflitto tra Inglesi e Fiamminghi La crescente ostilità contro i Fiamminghi esplose a Londra con una guerra contro gli ex alleati, ma senza aver chiuso la guerra contro Carlo VII. A tutti appariva chiaro che l’ordine interno si poteva ripristinare solamente liquidando la guerra in Francia, ma a questo punto Carlo VII aveva tutto l’interesse ad alzare il prezzo della pace. Nel 1444 il conte Suffolk guidò un’ambasceria alla corte di Francia: ottenne la mano di Margherita d’Angiò per il re Enrico VI e la tregua di due anni, prorogata in seguito fino al 1449. Poi la guerra divampò di nuovo.


Crisi dinastica in Inghilterra Nel 1447 era morto lo zio del re, Humfrey duca di Gloucester, e il suo erede, Riccardo duca di York, divenne erede presunto anche del regno d’Inghilterra perché Enrico VI non aveva ancora figli. Il potere di Enrico VI appariva sempre più debole: l’occupazione della Normandia da parte delle truppe di Carlo VII dette il colpo di grazia alla dinastia dei Lancaster. Il debito pubblico inglese aveva raggiunto cifre da capogiro e il re appariva insolvente nei confronti dei creditori. Il cancelliere Suffolk, ritenuto responsabile del dissesto, fu bandito dall’Inghilterra per la durata di cinque anni, ma mentre navigava sulla Manica la sua nave fu intercettata: il Suffolk fu decapitato e la sua morte dette inizio alla guerra civile, passata alla storia col nome di Guerra delle due rose.


Guerra civile in Inghilterra Riccardo di York si affrettò a tornare dall’Irlanda in Inghilterra mentre Enrico VI chiamava al suo fianco il duca di Somerset: questi era imparentato con la casa di Lancaster e se il re continuava a non avere figli, poteva succedergli al trono. Nel 1452 il re cadde in uno stato di prostrazione fisica e intellettuale che gli impediva di governare. Riccardo di York fu nominato luogotenente del regno mentre il suo avversario Somerset fu imprigionato nella Torre. Ma in seguito accadde un fatto ritenuto miracoloso. La regina Margherita d’Angiò dette alla luce un figlio e la maternità trasformò la donna, che fino a quel momento aveva svolto un’azione marginale, in una strenua combattente per i diritti del figlio: la dinastia dei Lancaster aveva trovato la sua guida. Verso la fine del 1454 il re Enrico VI recuperò la salute e l’anno dopo cercò di disfarsi di Riccardo di York, richiamando al potere il Somerset. Riccardo di York si ritirò nel Nord dell’Inghilterra per raccogliere un esercito che ben presto sconfisse e fece prigioniero il re, mentre il Somerset rimase morto sul campo di battaglia (1455). In autunno il re ebbe un altro cedimento di salute e il duca di York fu nominato per la seconda volta lord Protettore. La regina Margherita d’Angiò fece fuggire il marito da Londra e poi si ritirò nelle terre dei Lancaster per riprendere il conflitto.


York e Lancaster Il duca di York s’imparentò con la casa di Borgogna, un altro segnale che puntava al trono, ma il tentativo yorkista fallì e il Parlamento confermò la fedeltà alla casa di Lancaster. Nel 1460 gli yorkisti sbarcarono nel Sud dell’Inghilterra accolti con favore anche a Londra. Il Parlamento si oppose al cambio di dinastia concedendo a Riccardo solo il diritto di successione dopo la morte di Enrico VI.


Alla fine del 1460 Riccardo di York fu ucciso. Nel 1461 la regina Margherita si mise a capo di un esercito lancasteriano che fu sconfitto dagli yorkisti a Mortimer’s Cross: Edoardo IV, figlio di Riccardo di York, fu incoronato a Londra re d’Inghilterra.



3. 3 Gli Stati della penisola iberica



La situazione dei regni iberici rimase fluida per tutto il XIV secolo. Nel successivo anche quelle monarchie intrapresero il cammino del proprio rafforzamento ai danni delle autonomie cittadine e dei privilegi della nobiltà.


Giovanni II di Castiglia Nel 1406 Giovanni II salì sul trono di Castiglia succedendo al padre Enrico III. Sul trono d’Aragona e Catalogna salì un nipote del re Pietro IV d’Aragona, Fernando de Antequera (tale appellativo gli fu assegnato dopo la conquista di quella città tolta ai musulmani).


Fernando de Antequera Quando Giovanni II di Castiglia cominciò a regnare aveva solamente due anni e perciò chi effettivamente regnava in Castiglia era lo zio Fernando de Antequera che dimostrò grande senso politico e lealtà verso la dinastia. Quando Giovanni II fu dichiarato maggiorenne, nel 1419, apparve politicamente un inetto.


I re cattolici Il successore, Enrico IV, salito sul trono nel 1454, fu ancor più debole del padre e per di più fu coinvolto in situazioni infamanti. Una sorella di Enrico IV, Isabella, erede del trono di Castiglia, sposò nel 1469, Fernando erede del trono d’Aragona. Nel 1474, alla morte del re Enrico IV di Castiglia avvenne una sollevazione della nobiltà castigliana che rifuggiva dalla prospettiva di essere governata da un futuro re d’Aragona. La guerra civile fu vinta dai sostenitori di Isabella di Castiglia.


Alfonso V d’Aragona In Aragona, a Fernando de Antequera successe il figlio Alfonso V nel 1416, che ereditava così i regni di Aragona, Catalogna, Maiorca, Valencia e Sicilia. Quest’ultimo regno era governato da un fratello minore di Alfonso V, Giovanni, che i Siciliani avevano tentato di proclamare re. Per sventare tale pericolo Alfonso V richiamò in Spagna il fratello Giovanni, occupandosi direttamente dei problemi italiani, in particolare della Sardegna e della Corsica che gli erano contese da Pisa e da Genova. Mentre si trovava in Sardegna, Alfonso V ricevette una richiesta di aiuto da Giovanna II regina di Napoli, disposta a cedere ad Alfonso V il titolo di duca di Calabria. Alfonso V accettò la proposta e con la flotta catalana sconfisse Luigi III d’Angiò. Giovanna II, tuttavia, non mantenne i patti e diseredò Alfonso V che nel 1423 dette inizio a una nuova guerra tra l’Aragona e gli Angiò. Nel 1435, alla morte di Giovanna II, la guerra fu proseguita dal suo erede Renato d’Angiò. Da principio i combattimenti furono avversi ad Alfonso V, che fu fatto prigioniero e consegnato al duca di Milano Filippo Maria Visconti, il quale tuttavia ben presto lo rimise in libertà riconoscendolo re di Napoli. Infine, Alfonso V ricevette dal papa Eugenio IV l’investitura di Napoli nel 1443, coronando una lunga serie di sforzi iniziati dagli aragonesi fin dal 1282 con la guerra del Vespro.


Alfonso V a Napoli Dal 1443 Alfonso V, soprannominato il Magnanimo, divenne, di fatto, un sovrano italiano, ben consapevole che una partenza da Napoli sarebbe equivalsa alla perdita di quel regno. Alla sua morte, avvenuta nel 1458, Alfonso V divise i suoi territori lasciando Napoli al figlio naturale Ferrante e gli altri territori al fratello Giovanni. Seguì una rivolta della Catalogna contro Giovanni guidata dalla Generalitat di Barcellona, prontamente aiutata da Renato d’Angiò (1464). La guerra durò fino al 1472 quando Giovanni II d’Aragona decise di concedere quanto chiedevano i ribelli. Giovanni II morì nel 1479 lasciando i troni d’Aragona, Catalogna, Valencia, Maiorca al figlio Fernando II che, come già accennato, aveva sposato nel 1469 Isabella di Castiglia. Perciò in quell’anno i due più importanti regni iberici, usciti dalla lunga guerra per la riconquista della penisola ai danni dei musulmani, si trovarono riuniti sotto la coppia regale formata da Fernando e Isabella che iniziarono l’epoca d’oro della storia di Spagna, col titolo di re cattolici. I due coniugi avevano stipulato un ferreo contratto matrimoniale che prevedeva l’unione personale dei due regni: Isabella conservava l’amministrazione della Castiglia, mentre Fernando reggeva l’amministrazione dell’Aragona come se fossero entità autonome.


Problemi della Castiglia La Castiglia aveva due problemi peculiari: la guerra contro i musulmani dell’emirato di Granada, e la riottosità della nobiltà castigliana che aveva conservato una notevole indipendenza nei confronti della monarchia.


La presa di Granada L’emiro di Granada si era riconosciuto tributario del re di Castiglia, ma il successore Alì abul-Hasan pose termine a questo stato di dipendenza e nel 1481 conquistò la fortezza di Zahara. Le truppe castigliane risposero con la conquista delle fortezze intorno a Granada (1482). La guerra durò undici anni, favorita dalle discordie tra i musulmani: nel 1491 resisteva solo Granada che cadde il 2 gennaio 1492. In quello stesso anno Cristoforo Colombo compì il suo primo viaggio di esplorazione in America, offrendo alla Spagna un continente.



3. 4 La crescita del Portogallo



Alla fine del XV secolo anche il Portogallo pose le basi di un’espansione coloniale estesa su tre continenti (Africa, Asia, America) pur rimanendo un paese piccolo e povero.


Nascita del Portogallo Il Portogallo nacque nel secolo XI intorno alla contea di Oporto che progressivamente si era sganciata dai regni spagnoli di León e Castiglia. Anche in seguito, il più importante obiettivo politico del piccolo Stato fu di conservare l’indipendenza dai più potenti vicini. Tale obiettivo fu conseguito verso il 1385 quando un’assemblea di nobili proclamò re di Portogallo Giovanni, gran maestro dell’Ordine di Aviz, usurpando i diritti che vantava il regno di Castiglia. Seguì una guerra tra Castiglia e Portogallo con l’intervento dell’Inghilterra a favore del secondo. Gli eserciti avversari si scontrarono ad Aljubarrota, nel 1385, dove gli arcieri portoghesi, pur essendo di numero nettamente inferiori ai cavalieri castigliani, riuscirono a batterli, proprio come avveniva in Francia nella guerra dei Cento anni. La pace definitiva con la Spagna fu siglata solo nel 1411 e da allora il Portogallo ha sempre conservato una tenace alleanza politica e commerciale con l’Inghilterra.


Giovanni I di Aviz Giovanni I di Aviz incanalò le forze esuberanti lusitane espandendosi in Africa: Ceuta fu conquistata nel 1415. Un figlio, Enrico il Navigatore finanziò esplorazioni geografiche lungo le coste occidentali dell’Africa. Nel 1418 i suoi piloti scoprirono l’isola di Madeira e a partire dal 1425 furono compiuti tentativi per conquistare le Canarie e nel 1436 fu raggiunto il Rio de Oro nel golfo di Guinea. In seguito, fino al 1441, le esplorazioni furono sospese dopo il grave rovescio subìto davanti a Tangeri nel 1437.


Esplorazioni in Africa Nel 1455, Antoniotto Usodimare e Alvise Ca’ da Mosto esplorarono le coste del Senegal e della Gambia, scoprendo le isole del Capo Verde. Quando nel 1460 Enrico il Navigatore morì, i Portoghesi erano giunti fino alla Sierra Leone e alle Azzorre avendo già iniziato lo sfruttamento commerciale dei nuovi territori. Ben presto si fece strada il progetto di giungere alle Indie dopo aver circumnavigato l’Africa. Verso il 1470 fu attraversato l’equatore.


Trattato di Toledo Nel 1475 Alfonso V del Portogallo si fece coinvolgere nella guerra di successione al trono di Castiglia contro Fernando e Isabella. Rimasto sconfitto, cercò aiuti in Francia e alla fine sottoscrisse il trattato di Toledo in base al quale il Portogallo riceveva garanzie sulle isole dei mari del Sud e sul Marocco, cedendo alla Castiglia ogni pretesa sulle Canarie.


Giovanni II di Aviz Sotto il regno del successore, Giovanni II (1481-1495), il problema principale fu il risanamento finanziario dello Stato, troppo indebitato a causa delle guerre e delle esplorazioni. La generale tendenza verso l’assolutismo monarchico fu imboccata anche da Giovanni II che prese di mira i duchi di Braganza e di Viseu accusati di complotto col nemico. Giovanni II non accettò di finanziare il progetto di Cristoforo Colombo, non perché ritenesse il progetto assurdo, bensì perché riteneva la rotta portoghese per le Indie più breve che quella proposta da Colombo. Quando fu divulgata la notizia della scoperta delle isole dei Caraibi, Giovanni II ritenne che una parte delle nuove terre ricadeva sotto la sua giurisdizione. Col trattato di Tordesillas del 1494, Giovanni II ottenne che la linea di demarcazione tra le sfere d’influenza spagnola e portoghese corresse a circa 600 leghe a Occidente delle isole del Capo Verde, assicurandosi così il possesso del Brasile, ossia del più grande territorio dell’America meridionale: non era poco per un piccolo paese che contava circa un milione e mezzo di abitanti e che fino a quel momento aveva dovuto lottare duramente per la propria sopravvivenza.



3. 5 L’impero tedesco



Morto l’imperatore Carlo IV nel 1378, gli successe il figlio Venceslao che dovette subito fronteggiare lo scisma provocato dal ritorno del papa a Roma. Ben presto si pose anche il problema dell’Ungheria, allora unita alla Polonia, quando nel 1382 morì il re Luigi I. Questi lasciava due figlie: Maria, promessa sposa a Sigismondo, fratello minore dell’imperatore, e Edvige promessa a Guglielmo d’Absburgo. In Polonia, tuttavia, i ceti dominanti rifuggivano dalla prospettiva di essere governati da uno straniero residente in Ungheria: essi accettarono la regina Edvige solo a patto che essa sposasse il duca di Lituania Jagellone, ancora pagano, che si convertì al cattolicesimo col nome di Ladislao. Sigismondo sposò Maria nel 1385 e in questo modo l’Ungheria entrò a far parte dei possedimenti ereditari della casa di Lussemburgo.


Leghe cittadine L’ordine pubblico in Germania appariva precario. Per difendersi dalla inquieta nobiltà rurale, le città della Svevia e della Renania si erano unite in leghe. Venceslao fece bandire alcune pacificazioni per rendere inutili quelle leghe, ma le città non si fidavano dell’imperatore.


Battaglia di Sempach La tregua fu rotta nella Germania meridionale quando nel 1385 i cantoni svizzeri si allearono con la Lega delle città sveve per difendersi dalle mire di Leopoldo d’Absburgo, alleato dei nobili svevi: costui attaccò gli Svizzeri a Sempach nel 1386, ma rimase sconfitto e ucciso. Per l’imperatore, la possibilità di imporre il suo governo dipendeva dall’entità del suo patrimonio privato, ma proprio nelle sue terre ereditarie, in Boemia, la pace fu turbata da gravi rivolgimenti che ne paralizzarono lo sviluppo economico e sociale, e perciò la Germania rimase senza guida politica. Un indizio dell’estremo bisogno di denaro da parte di Venceslao fu la decisione di vendere a Gian Galeazzo Visconti il titolo di duca di Milano, nel 1395, una decisione che i principi elettori giudicarono illegittima.


Deposizione di Venceslao Nel 1400 i principi elettori presero la grave decisione di deporre Venceslao, nominando suo successore il conte Palatino Roberto che condusse un debole tentativo in Italia contro i Visconti, fallito miseramente. Le sue richieste di denaro fecero risorgere le leghe cittadine. Nel 1410 Roberto morì.


Sigismondo Il successore fu Sigismondo, fratello di Venceslao, ben presto alle prese con problemi enormi. Sigismondo non comprese la necessità di rafforzare i possessi ereditari della sua famiglia: nel 1411 si lasciò sfuggire la possibilità di annettere la marca del Brandeburgo, affidandola a Federico di Hohenzollern che in breve riuscì a riportare l’ordine nella regione, rendendola una delle meglio governate della Germania del Nord. Sigismondo cercò anche di risollevare le sorti dell’Ordine Teutonico, sconfitto dai polacchi nella battaglia di Tannenberg nel 1410. La successiva pace di Thorn dette un poco di respiro ai Cavalieri Teutonici che però non si risollevarono più, perché i Lituani si erano convertiti al cristianesimo. La marca di Brandeburgo finì per assumere la funzione svolta fino a quel momento dall’Ordine Teutonico, ossia di spingere sempre più a Est la colonizzazione tedesca.


Concilio di Costanza Sigismondo si sforzò di chiudere il grande scisma d’Occidente. Nel 1414 fece convocare il concilio a Costanza e nel 1417 riuscì a far eleggere papa Martino V. Durante il concilio di Costanza l’eretico boemo Jan Hus era stato condannato al rogo, ma le sue idee si erano diffuse in Boemia assumendo una forte colorazione nazionalistica. Sigismondo dovette schierarsi ufficialmente contro gli hussiti se voleva trovare appoggi in Germania per le riforme progettate dal papa e dall’Ordine Teutonico, ma così facendo perdeva la fiducia degli Slavi. In effetti, la sua azione contro gli hussiti fu incerta e moderata, tanto da perdere sia il favore tedesco sia quello slavo. Nel 1431 Sigismondo fu sconfitto dagli hussiti e solo nel 1436 poté rientrare in Praga, ma l’influenza tedesca sulla Boemia era caduta per sempre. Sigismondo morì nel 1437 dopo aver guidato in Ungheria numerose spedizioni contro i Turchi che avevano invaso la regione balcanica.


Alberto d’Absburgo Il successore di Sigismondo fu il genero Alberto II d’Absburgo che così ereditò il patrimonio della casa di Lussemburgo. Da allora la dignità imperiale rimase per tre secoli nella casa d’Absburgo. Nel 1439 Alberto II morì e il potere fu assunto da Federico III d’Absburgo-Stiria, eletto imperatore nel 1440.


Federico III d’Absburgo Federico III perdette il controllo dell’Ungheria la cui reggenza fu assunta dall’eroe nazionale Giovanni Hunyadi, e della Boemia retta dal capo degli hussiti Giorgio Podebrad. Anche sulle sue terre ereditarie Federico III durò molta fatica prima di riuscire a imporsi. Nel 1448 a Vienna fu stipulato un concordato tra l’impero tedesco e il nuovo papa Nicolò V che pose fine allo scisma d’Occidente.


Caduta di Costantinopoli Nel 1453 l’Europa fu sconvolta dalla notizia della caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, ma nessuno seppe guidare una compatta reazione. Giovanni Hunyadi accorse dall’Ungheria in difesa di Belgrado assediata dai Turchi, ma rimase ucciso sul campo di battaglia.


Politica matrimoniale di Federico III L’unica risorsa di Federico III era il titolo imperiale e una certa abilità diplomatica. Quando la potenza di Carlo il Temerario sembrava in grado di preludere alla rinascita del regno di Borgogna, Federico III si mise all’opera per far sposare l’unica figlia del Temerario, Maria di Borgogna, col proprio figlio Massimiliano. I prìncipi elettori, tuttavia, rifuggivano dall’idea di permettere alcun ingrandimento dei territori del Temerario, e quando costui attaccò nel 1474 la fortezza di Neuss, con insolita celerità fu raccolto un esercito tedesco che liberò la fortezza. Un successivo attacco del Temerario contro gli Svizzeri ne causò la morte (1476). Pochi mesi dopo Maria di Borgogna sposò Massimiliano d’Absburgo, un matrimonio che ebbe conseguenze importanti per la Germania e per l’Europa. Infatti, grazie ad esso, gli Absburgo poterono utilizzare le ricchezze dei Paesi Bassi che li resero nettamente superiori a ogni altra famiglia principesca di Germania. Gli Absburgo ereditarono due compiti, legati alle terre di loro proprietà: la difesa della Germania a Occidente nei confronti della Francia; e la difesa delle frontiere verso Sud nei confronti dei Turchi.


Massimiliano d’Absburgo Federico III morì nel 1493 lasciando il figlio Massimiliano padrone indiscusso dei territori absburgici, anche se l’impero tedesco, tra tutti gli Stati europei, rimaneva il più problematico a causa del consolidato potere territoriale dei principi, perché costoro, più che funzionari del potere centrale erano divenuti sovrani effettivi dei loro sudditi che raramente potevano appellarsi a un imperatore lontano senza reale potere d’intervento nelle questioni locali.



3. 6 Cronologia essenziale



1380 Torbidi cittadini e rivolte contadine in Francia, nelle Fiandre, in Inghilterra e a Firenze.


1386 Con la vittoria di Sempach gli Svizzeri diventano del tutto indipendenti dall’impero tedesco.


1399 Riccardo II d’Inghilterra è deposto e ucciso dal cugino Enrico di Lancaster.


1400 L’imperatore Venceslao è deposto dalla dieta dei principi.


1404 Muore Filippo l’Ardito, duca di Borgogna; gli succede il figlio Giovanni Senzapaura.


1407 Luigi duca d’Orléans è assassinato da sicari al servizio di Giovanni Senzapaura.


1413 Muore Enrico IV d’Inghilterra: gli succede il figlio Enrico V che riprende la guerra contro la Francia.


1414-1418 Nel corso del concilio di Costanza si pone fine al grande scisma d’Occidente.


1415 Iniziano le esplorazioni geografiche per iniziativa di Enrico il Navigatore, figlio del re del Portogallo.


1422 Muoiono Enrico V e Carlo VI: situazione difficile in Francia.


1429 Giovanna d’Arco libera Orléans dall’assedio inglese e fa incoronare Carlo VII a Reims.


1443 Inizia il regno di Alfonso V il Magnanimo su Napoli, Sicilia e Sardegna.


1453 Termina la guerra dei Cent’anni con la vittoria francese. In seguito alla caduta di Costantinopoli scompare l’impero romano d’Oriente.



3. 7 Il documento storico



Le pagine che seguono non sono propriamente un documento storico, ma certamente sono fondate su un’ampia conoscenza di documenti di prima mano. Si tratta del notissimo capolavoro di Johan Huizinga, Autunno del medioevo, che rievoca la cultura e le consuetudini della corte dei duchi di Borgogna dove gli ideali cavallereschi furono condotti al massimo di raffinatezza tanto da apparire artificiosi.



“La gara di cortesie e di attenzioni, che oggi ha assunto un carattere piccolo-borghese, era in grand’uso nella vita di corte del ‘400. Ci si sentiva coperti di un’intollerabile vergogna, se non si lasciava ai superiori il posto che spettava loro. I duchi di Borgogna davano scrupolosamente la precedenza ai loro reali parenti di Francia. Giovanni Senzapaura tributò sempre alla sua giovane nuora un ossequio esagerato; la chiamava Madama, s’inginocchiava davanti a lei e voleva sempre servirla, ciò che essa non gli permetteva. Allorché Filippo il Buono apprende che suo cugino, il Delfino, si è rifugiato nel Brabante per aver litigato col padre, leva l’assedio di Deventer, che doveva essere il primo passo della sottomissione della Frisia, e corre in fretta a Bruxelles per dar il benvenuto all’illustre ospite. Più si avvicina l’incontro e più l’uno fa a gara a precedere l’altro negli atti di cortesia. Filippo ha una paura tremenda che il Delfino gli venga incontro; corre a spron battuto, mandando un messo dopo l’altro per ottenere dal Delfino che lo aspetti là dove si trova. Giura che se il figlio del re gli venisse incontro, egli volterebbe le spalle e andrebbe così lontano che l’altro non l’avrebbe più trovato; giacché altrimenti ne verrebbe a lui, duca, una vergogna che il mondo gli avrebbe eternamente imputata. Rinunziando umilmente al consueto fasto, Filippo entra a Bruxelles; smonta in fretta da cavallo, davanti al palazzo, entra e va oltre di corsa. Scorge allora il Delfino, che ha lasciato il suo appartamento con la duchessa e gli viene incontro nella corte colle braccia aperte. Senza indugiare il vecchio duca si scopre, s’inginocchia per un istante, poi si rimette a correre. La duchessa tien fermo il Delfino affinché non possa fare un passo, il Delfino tiene invano fermo il duca per impedirgli di mettersi in ginocchio e tenta invano di indurlo a rialzarsi. Ambedue piangono di commozione, dice Chastellain, e tutti gli spettatori con loro.


Durante tutto il soggiorno di quest’ospite, che fra poco sarebbe diventato il peggior nemico della sua Casa, il duca si dà ad atti di ossequio addirittura cinesi: chiama se stesso e suo figlio “de si meschans gens”, lascia che la pioggia bagni la sua testa di sessantenne, offre al Delfino tutti i suoi Stati. “Celuy qui se humilie devant son plus grand, celuy accroist et multiplie son honneur envers soymesme, et de quoy la bonté mesme luy resplend et redonde en face”. Con queste parole Chastellain conclude il suo racconto del conte di Charolais, che ostinatamente rifiuta di servirsi, prima del pranzo, della catinella contemporaneamente alla regina Margherita d’Inghilterra e al suo piccolo figlio. Tutto il giorno i nobili ne parlarono; il caso fu sottomesso al giudizio del vecchio duca, il quale fece difendere da due cortigiani il pro e il contro dell’atteggiamento di Carlo. Il sentimento d’onore feudale, si vede, era ancora abbastanza forte perché si trovassero importanti e belle e commoventi siffatte cose”.



Fonte: J. HUIZINGA, Autunno del medio evo, Sansoni, Firenze 1944, pp. 53-55.



3. 8 In biblioteca



Per la cultura borgognona rimane fondamentale di J. HUIZINGA, Autunno del medio evo, Sansoni, Firenze 1966. Suggestivo di J. HEERES, L’occidente nel XIV e XV secolo, Mursia, Milano 1978. Per la caduta di Costantinopoli si legga di A. PERTUSI (a cura di), La caduta di Costantinopoli, 2 voll., Fondazione Valla-Mondadori, Milano 1976. Un capolavoro è di J. BURCKHARDT, La civiltà del Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze 1968. Per i popoli slavi si consulti di F. DVORNIK, Gli Slavi nella storia e nella civiltà europea, 2 voll., Dedalo, Bari 1968. Per gli aspetti economici si legga di F. MAURO, L’Europa nel XV secolo. Aspetti economici, Mursia, Milano 1974.