L’ascesa di Olanda e Inghilterra

Storia della Chiesa


Prof. A. Torresani. 12. 1 Il crocevia d’Europa. 12. 2 La Riforma nei Paesi Bassi. 12. 3 I pirati della regina. 12. 4 La vicenda di Maria Stuart. 12. 5 Il disastro dell’Armada. 12. 6 Cronologia essenziale. 12. 7 Il documento storico. 12. 8 Il documento storico


Cap. 12 L’ascesa d’Olanda e Inghilterra



L’azione prudente e politicamente efficace di Guglielmo d’Orange; il fallimento del ricorso al terrore al tempo del duca d’Alba, governatore dei Paesi Bassi dal 1567 al 1573; gli aiuti francesi e poi britannici permisero ai Fiamminghi di sfidare vittoriosamente la maggiore potenza militare d’Europa. Alla fine della guerra l’Olanda non era un paese distrutto, bensì un paese che poteva vantare la più gran flotta, l’agricoltura più redditizia, l’artigianato più laborioso e l’industria più avanzata d’Europa. La diffusione del calvinismo favorì la formazione di una potente borghesia e del regime repubblicano, che miravano a mantenere la prosperità in luogo di affermare una confessione religiosa ai danni di un’altra. Il cattolicesimo fu respinto dagli Olandesi soprattutto perché era sostenuto dagli Spagnoli e perché minacciava il particolarismo fiammingo. Certamente Filippo II commise l’errore di non comprendere la peculiarità della situazione dei Paesi Bassi la cui florida, ma anche fragile struttura economica temeva la subordinazione alla più rozza e statica struttura economica spagnola.


L’opera d’Elisabetta d’Inghilterra, pur con incertezze e passi falsi, fu volta a realizzare la grande intuizione di Thomas More, ossia controllare le spinte egemoniche delle potenze continentali e favorire una vera e propria egemonia britannica sui mari del mondo per attingere materie prime ed esportarvi i manufatti dell’isola. Questo risultato si poteva ottenere con una politica che assicurasse l’indipendenza dell’Inghilterra, sollecitando l’alleanza con la seconda potenza d’Europa: la superiorità britannica sul mare e gli aiuti finanziari avrebbero bloccato l’espansione della prima potenza militare. Così avvenne nei confronti della Spagna, così avverrà nei confronti degli Absburgo d’Austria, quando tenteranno ciò che non era riuscito alla Spagna, e così avverrà nei confronti della Francia di Luigi XIV, quando a sua volta vorrà realizzare il proprio progetto egemonico. La difesa della peculiare forma assunta in Inghilterra dal protestantesimo ebbe come risultato di isolarla dalle vicende religiose che ancora per mezzo secolo ebbero il potere di contrapporre tra loro gli Stati del continente.



12. 1 Il crocevia d’Europa



Il bassopiano formato dalle foci del Reno, della Schelda e dell’Ems cominciò ad acquistare importanza solo intorno al VII secolo quando avvenne la conversione dei Frisoni.


I precedenti storici dei Paesi Bassi Il vescovado d’Utrecht era sede di un potere politico che estendeva la sua autorità anche sulle province d’Overijssel e Groninga. Accanto al vescovo d’Utrecht c’erano il duca di Gheldria e il conte d’Olanda. Le scorrerie vichinghe resero a lungo difficile la vita in quei luoghi che, solo a partire dal XII secolo iniziarono una lenta ascesa. Era un territorio di frontiera, e fin dal tempo di Carlo Magno funzionò da Stato cuscinetto tra Francia e Germania. Nel 1433 la contea d’Olanda entrò a far parte del dominio dei duchi di Borgogna che si estendeva anche sulle Fiandre e sul Brabante. Il sogno dei duchi di Borgogna di trasformare i loro territori, vari per lingua e costumi, in un compatto regno indipendente, fallirono. La figlia di Carlo il Temerario, Maria di Borgogna, portò in dote all’impero degli Absburgo quel che rimaneva dell’antica Lotaringia. Nel 1528 il vescovo di Utrecht cedette a Carlo V il suo dominio temporale; nel 1543 l’imperatore, molto amato dai Fiamminghi dei Paesi Bassi perché era nato a Gand, acquistò anche il ducato di Gheldria, completando il dominio su tutte le province dei Paesi Bassi.


Prosperità dei Paesi Bassi Quasi la metà di quel territorio si trova sotto il livello del mare: da secoli, perciò, una delle principali occupazioni degli abitanti era la costruzione di dighe. Il terreno così sottratto al mare doveva essere drenato mediante pompe azionate dai famosi mulini a vento. Il clima, mite e piovoso, favorisce la crescita di ortaggi, piante da bulbo, foraggio che hanno fatto dell’Olanda il paese dell’agricoltura più avanzata, con le industrie di trasformazione del latte in burro e formaggi largamente esportati.


I Paesi Bassi centro di scambi L’altra gran risorsa erano le aringhe del Mare del Nord. Sembra che un raffreddamento della temperatura media annuale del Nord d’Europa iniziato verso la metà del XIV secolo abbia prodotto una migrazione dei grandi banchi d’aringhe dal Baltico al mare del Nord, favorendo i Paesi Bassi e l’Inghilterra. Le aringhe erano affumicate o messe sotto sale. Era un cibo ideale perché nutriente e di basso costo. Poiché è conveniente che le navi navighino sempre cariche, la sosta in porti che fornissero in abbondanza formaggio e aringhe era gradita ai capitani delle navi mediterranee in arrivo nei porti dell’Europa settentrionale, navi che poi ritornavano cariche di un prodotto divenuto comune anche nel Mediterraneo, dove le aringhe non ci sono.


Decadenza della Hansa Nel XVI secolo, la decadenza del Baltico e delle città della Hansa era un fatto irreversibile, a tutto vantaggio dei porti dei Paesi Bassi e dell’Inghilterra. Infine, la scoperta dell’America ebbe come effetto uno spostamento dell’asse politico ed economico a vantaggio delle coste atlantiche. Le operazioni commerciali e finanziarie più cospicue avvenivano nei Paesi Bassi; le principali banche furono attirate ad Anversa, dove nel 1530 fu aperta la prima borsa valori d’Europa. Entrarono in esercizio nuovi cantieri navali, furono fondate compagnie d’assicurazione e società per azioni necessarie per suddividere il rischio delle operazioni commerciali, e per radunare gli enormi capitali necessari. I Paesi Bassi furono definiti “paese di città” per indicare l’anomala abbondanza di centri abitati rispetto al territorio da destinare all’agricoltura, all’allevamento del bestiame. L’abbondanza di cibo, l’ottima rete di comunicazioni, la vicinanza dell’Atlantico, l’indole laboriosa della popolazione svilupparono in modo inusitato l’industria tessile che produceva panni e tele di qualità superiore.


Qualità insuperata delle merci olandesi Osservando i dipinti del tempo si rimane stupiti dalla ricchezza e bellezza dei velluti operati, dei merletti, dei ricami che dall’Olanda erano esportati ovunque. Ma, dato il clima, era soprattutto la lana la materia prima occorrente all’industria fiamminga. Poiché c’era poco spazio per l’allevamento degli ovini, non si poteva produrre la materia prima. Per secoli l’Inghilterra portò la sua lana, abbondante e di buona qualità, nei porti fiamminghi. Qui convenivano i mercanti-imprenditori europei, qui operavano banchieri e cambiavalute impegnando enormi somme di denaro. Dopo il 1516 l’Inghilterra manifestò la tendenza a trattenere la sua lana grezza per esportare i tessuti finiti, ma ancora per parecchio tempo i fabbricanti inglesi non riuscirono a superare la qualità dei tessuti dei Paesi Bassi.


Attività finanziaria Accanto all’agricoltura più fiorente e all’artigianato più avanzato, si fecero strada le imprese bancarie che nell’età di Carlo V ebbero il compito di prestare le enormi somme di denaro necessarie alla politica dell’imperatore. Carlo V favorì in ogni modo la nobiltà e l’alta borghesia fiamminga perché continuassero a fare buoni affari e perciò pagare tasse in misura adeguata, ma col passare del tempo si fecero evidenti per gli abitanti dei Paesi Bassi gli svantaggi dell’unione con l’impero. Carlo V tenne molto spesso la sua corte a Bruxelles ed ebbe l’avvertenza di nominare alla carica di governatore generale parenti stretti, come la zia Margherita d’Austria o la sorella Maria d’Ungheria che usarono molto tatto e rispetto dei privilegi e delle autonomie locali. Filippo II, al contrario, non aveva ereditato nulla dai suoi antenati fiamminghi. Rimase per circa dieci anni nei Paesi Bassi, ma sempre circondato da consiglieri spagnoli che esclusero i fiamminghi dalle più importanti cariche. L’aristocrazia dei Paesi Bassi era composta di circa 2500 nobili che potevano esser mantenuti fedeli con la prospettiva di importanti incarichi nell’immenso impero di Filippo II, ma un’invincibile diffidenza separò il re dai suoi sudditi.


Effetti della crisi del 1557 La bancarotta del 1557 determinò un effetto disastroso soprattutto su Anversa, le cui attività finanziarie decaddero con effetti su tutte le attività produttive: il mirabile congegno economico dei Paesi Bassi cominciò a scricchiolare producendo disoccupazione, fame, tumulti. Filippo II aveva crescente bisogno di denaro e si rivolse agli Stati Generali, una sorta di parlamento di origine medievale, per avere le somme di denaro necessarie per proseguire la guerra contro la Francia. Gli Stati Generali promisero la concessione annua di 800.000 fiorini per nove anni, ma a patto di creare una commissione che controllasse l’impiego di questo denaro.


Filippo II torna in Spagna Nel 1559 Filippo II partì per la Spagna: sembrava dovesse trattarsi di un viaggio con ritorno, come era avvenuto per Carlo V, ma non fu così. Gli Stati Generali chiesero il ritiro della guarnigione di circa 3000 soldati spagnoli che Carlo V aveva posto a protezione del paese contro un possibile attacco francese, ma più probabilmente per evitare una ribellione interna. Filippo II cedette, ma la diffidenza verso i nobili che formavano la parte più importante di quell’assemblea, aumentò. Il re nominò reggente la sorellastra Margherita, moglie di Ottavio Farnese, continuando così una tradizione di suo padre. Il conte Egmont, il principe d’Orange e il conte Horn, divenuti in seguito gli eroi dell’indipendenza, entrarono nel Consiglio di Stato, ma Filippo II aveva raccomandato alla sorella di affidarsi per le cose più importanti al consiglio del cardinale di Granvelle, ritenuto più fidato.



12. 2 La riforma nei Paesi Bassi



Margherita, rimasta sola dopo la partenza del re, dovette affrontare subito l’emergenza più grave: la dissidenza religiosa e la crisi finanziaria.


Diffusione del calvinismo Il calvinismo si stava diffondendo rapidamente nei Paesi Bassi come in Francia. Erano avvenute infiltrazioni di luterani e anabattisti, ma quelle sette non si erano diffuse tra gli strati alti della popolazione. Dopo il 1560 cominciarono a comparire numerosi predicatori che diffusero gli scritti di Calvino. La pace con la Francia favorì i contatti con i calvinisti francesi, i quali seppero attirare nelle loro file molti nobili. I calvinisti usavano tecniche raffinate di manipolazione dell’opinione pubblica: furono essi a far credere alla gente che il re aveva l’intenzione di introdurre l’Inquisizione spagnola nei Paesi Bassi in luogo di quella locale.


Tentativi di riforma della Chiesa cattolica È vero che Filippo II aveva deciso di rafforzare la Chiesa dei Paesi Bassi, riformando alla radice tutta la sua organizzazione. Nel 1561 un decreto del papa istituiva dieci nuovi vescovati. Al re fu assegnato il diritto di nomina dei vescovi, togliendolo ai capitoli delle cattedrali. Si fecero molte discussioni sui motivi che avevano condotto alla ristrutturazione dell’assetto episcopale della Chiesa cattolica dei Paesi Bassi: da una parte si comprendeva il vantaggio di esser stati resi indipendenti dalle sedi di Colonia e di Reims, ma dall’altra molti nobili si videro tolta la possibilità di collocare i figli cadetti a capo delle rendite dei monasteri e perciò protestarono. Quando poi si seppe che l’arcivescovo di Malines sarebbe stato il nuovo primate e che costui era il cardinale Granvelle, consigliere ascoltato da Filippo II, i nobili dei Paesi Bassi temettero che si attentasse alla loro autonomia.


Guglielmo d’Orange scatena la ribellione dei nobili Guglielmo di Nassau, principe d’Orange, era il più ricco tra i nobili dei Paesi Bassi. I suoi antenati erano stati da molte generazioni al servizio degli Absburgo. Anch’egli, all’inizio, spese la sua autorità per sostenere i diritti di Filippo II contro i privilegi delle province più influenti di Olanda e Zelanda. Sembra che l’origine del suo dissidio con la corona spagnola vada cercato nel proposito di Filippo II di unire le sue forze con quelle di Enrico II per sradicare l’eresia protestante dall’Europa: il progetto era poco gradito all’aristocrazia dei Paesi Bassi. Egli comprese il significato della riforma ecclesiastica dei Paesi Bassi voluta dal re di Spagna, ossia un aumento della potenza della monarchia che rendeva meno essenziale la collaborazione della nobiltà e degli Stati Generali nell’azione di governo del paese.


Guglielmo d’Orange contro il cardinale di Granvelle Guglielmo d’Orange, peraltro, non amava i calvinisti, anzi aborriva la loro intolleranza e la loro aggressività. Le sue simpatie religiose andavano in direzione del luteranesimo. Come rappresentante delle grandi famiglie principesche, aborriva il potere assoluto del sovrano che egli vedeva impersonato nel cardinale Granvelle, contro il quale oppose una resistenza ostinata.


Debolezza politica di Margherita Farnese Margherita Farnese era molto debole perché non aveva né denaro né soldati: gli Stati Generali si opposero a ogni richiesta di denaro di cui non potessero controllare l’impiego. Nel 1564 Guglielmo d’Orange ottenne la vittoria: il cardinale Granvelle fu esonerato da ogni incarico e si ritirò nella Franca Contea. La vittoria della grande nobiltà, tuttavia, fu effimera perché i rappresentanti delle province in seno agli Stati Generali si opponevano anche alla grande nobiltà, chiedendo maggiore potere politico e tolleranza religiosa per i calvinisti.


A Madrid si decide l’impiego della forza Alla corte di Filippo II giungevano le lagnanze da tutte le parti e ciò faceva emergere il partito che sosteneva la necessità di impiegare la forza, partito che, alla corte di Spagna, era impersonato dal duca d’Alba. Filippo II in quel momento non poteva impiegare la forza anche se lo avesse voluto e perciò fu costretto ad accogliere alcune proposte della nobiltà fiamminga. Nel 1565 Egmont si recò a Madrid, ma non ottenne nulla. Anzi, Filippo II scrisse a Margherita che non si doveva cedere alla nobiltà alcuna funzione di governo o fare alcuna concessione religiosa; gli Stati Generali non si dovevano convocare prima che la situazione religiosa fosse tornata tranquilla.


I calvinisti accentuano l’impegno politico I calvinisti accrebbero il loro sforzo proselitista, dando alle loro riunioni carattere militare: si tenevano riunioni anche all’aperto con le donne al centro e gli uomini ai lati per difendersi con le armi in caso di molestia. Nel novembre 1565 fu fondata la lega denominata del “compromesso” aperta, oltre che ai calvinisti, a quei cattolici che si opponevano all’Inquisizione e alle persecuzioni contro i calvinisti.


Perdura la depressione economica Perdurava la depressione economica, con bassi salari e carestia di grano dovuta alle difficili relazioni internazionali. Il 10 agosto la rivolta esplose ad Anversa: i calvinisti assalirono chiese e conventi, distrussero statue, dipinti e altari. In alcune città come Amsterdam, le autorità mantennero l’ordine; in altre come Gand, si permise il saccheggio delle chiese per difendere le case dei ricchi.


Intervento del duca d’Alba A Bruxelles, Margherita Farnese non sapeva che cosa fare, perché non aveva soldati. Ottenne solo che la lega calvinista si sciogliesse in cambio dell’assicurazione che l’Inquisizione sarebbe stata abolita. Nel 1566 maturò la decisione di Filippo II di inviare nei Paesi Bassi il suo migliore generale, il duca d’Alba, col compito di reprimere la rivolta punendo i colpevoli. Fu istituito il “consiglio dei torbidi”, dagli olandesi chiamato “consiglio del sangue”, che condannò a varie pene almeno dodicimila persone. Nel 1568 Guglielmo d’Orange tentò di invadere con truppe protestanti i Paesi Bassi, ma senza successo: il duca d’Alba in rappresaglia fece giustiziare Egmont, Horn e altri nobili sulla piazza del mercato di Bruxelles. Il compito di riportare l’ordine pubblico nel paese ebbe successo. Fallì, invece, il tentativo di riportare città e province sotto un unico governo centralizzato che abolisse gli antichi privilegi locali, perché i nobili rimasti cattolici fecero sorgere un partito simile a quello dei politiques francesi, formato da coloro che anteponevano alle questioni religiose l’autonomia del loro paese.


Mancato risanamento finanziario Quando il duca d’Alba pose mano alla questione finanziaria, l’insuccesso apparve ancora più grave. Impose il pagamento di un’imposta dell’1% su tutti i beni immobili e poi volle introdurre una tassa fissa del 10% su tutti i contratti di compravendita, sulle importazioni e sulle esportazioni. Se questa tassa fosse stata pagata regolarmente, il governo si sarebbe messo al riparo da mercanteggiamenti con gli Stati generali perché in possesso di finanze ordinarie per pagare i soldati e le altre spese di amministrazione. Le nuove tasse inasprirono gli animi e rischiarono di far cadere le esportazioni, per cui lo stesso duca d’Alba accettò la riduzione del carico fiscale.


Trionfo dei calvinisti Nel 1572 Olanda e Zelanda caddero sotto il controllo dei calvinisti: il duca d’Alba, perduto l’appoggio del re, dovette ritirare la tassa del 10% addebitando le spese di mantenimento dell’esercito dei Paesi Bassi alla Spagna, proprio nel momento in cui Filippo II era impegnato dai Turchi nel Mediterraneo.


Conflitto tra Filippo II e Guglielmo d’Orange Guglielmo d’Orange comprese che un compromesso con la Spagna non era possibile e che quel governo doveva esser rovesciato con la forza. Filippo II riteneva suo dovere mantenere il cattolicesimo nei Paesi Bassi ricorrendo anche alla forza: queste due concezioni antitetiche non potevano trovare alcun punto d’accordo. Fu rafforzata la flotta che attaccava le navi spagnole in navigazione verso i Paesi Bassi. Nel 1572 fu occupato il porto di Brielle alla foce della Mosa che controllava le coste della Zelanda: partendo da quella base furono conquistate le città dell’Olanda.


É scongiurato l’intervento degli ugonotti Il duca d’Alba mosse verso Sud e distrusse il piccolo esercito ugonotto. Il massacro della notte di san Bartolomeo, il 24 agosto, dissolse il pericolo dalla parte della frontiera francese. Anche la seconda offensiva del principe d’Orange fallì e quindi il duca d’Alba poté rivolgersi al Nord verso l’Olanda.


In Olanda fallisce l’azione del duca d’Alba Nel luglio 1572 i rappresentanti degli Stati Generali d’Olanda si riunirono a Dordrecht, riconoscendo come governatore il principe d’Orange. La controffensiva del duca d’Alba si sviluppò nell’inverno del 1573, accompagnata da numerosi successi, ma Zelanda e Olanda non poterono essere riconquistate perché furono rotte le dighe, trasformando il paese in un immenso acquitrino. Nel 1573 il duca d’Alba fu sostituito da Luis de Requesens che abolì il regime del terrore, accordò un’ampia amnistia e soppresse del tutto la tassa del 10% sulle operazioni commerciali. Tuttavia, non furono fatte concessioni sul piano religioso e perciò la guerra in Zelanda e Olanda continuò. L’esercito spagnolo ottenne successi per terra, ma non poté scoraggiare la pirateria lungo le coste. Ancora una volta i problemi più acuti divennero quelli finanziari, ossia il denaro per pagare le truppe: come si è detto, nel 1576 il governo spagnolo dovette dichiarare di nuovo bancarotta. Nel 1576 morì Luis de Requesens: il malumore dell’esercito non pagato e ridotto alla fame, esplose in un ammutinamento e nel saccheggio di Anversa. È vero che questa bancarotta era più congiunturale che strutturale, ma essa fece perdere tempo e fiducia nella capacità della Spagna di risolvere il conflitto riportando la pace e l’ordine nei Paesi Bassi.


Decadenza di Anversa Ormai si era fatta strada l’opinione che il calvinismo era invincibile in Zelanda e Olanda, mentre il cattolicesimo poteva sopravvivere nel resto del paese. La pacificazione di Gand del 1576 ordinava l’allontanamento di tutte le truppe straniere dal paese perché gli animi erano ancora sotto l’impressione del saccheggio e del massacro di Anversa, in cui circa 7000 persone erano state uccise dai soldati ribelli.


Don Giovanni d’Austria governatore generale Filippo II nominò governatore generale il fratello don Giovanni d’Austria, accompagnato dalla gloria di Lepanto, ma senza denaro e senza soldati. Nel 1577 don Giovanni d’Austria firmò l’Editto perpetuo che decretava l’allontanamento dei soldati spagnoli, ma anche il ritorno alla religione cattolica: Olanda e Zelanda rifiutarono l’accordo. Don Giovanni d’Austria si rese conto d’essere inadatto al compito, perché era un militare, non un politico.


Dualismo dei Paesi Bassi Nel frattempo, nei Paesi Bassi era emerso il fondamentale dualismo tra Nord e Sud: al Nord, in Olanda e Zelanda i nobili passati al calvinismo avevano mantenuto il loro potere nei consigli municipali e negli Stati Generali; al Sud, invece, nelle grandi città industriali delle Fiandre e del Brabante gli artigiani, mediante le loro corporazioni, avevano mantenuto intatto il loro potere di fronte agli aristocratici. Quando i calvinisti tentarono di prendere il potere nelle città del Sud come Gand, Bruxelles, Hertogenbosch, Anversa, istituendo consigli rivoluzionari che spingevano all’attacco di chiese e conventi, dopo aver estromesso i consiglieri cattolici, indussero la nobiltà vallona a costituire l’Unione di Arras pareggiando calvinisti e fiamminghi come nemici della propria identità nazionale: si ha qui in nuce la formazione del Belgio, prevalentemente francofono e cattolico.


Alessandro Farnese Don Giovanni d’Austria morì nel 1578. Fu sostituito da Alessandro Farnese, figlio di Margherita e quindi nipote di Filippo II. Alessandro Farnese fu costretto a congedare le truppe straniere e a governare col consenso degli Stati Generali: la condotta abile di Alessandro Farnese riuscì a rafforzare l’Unione di Arras che finì per comprendere tutte le province vallone. I calvinisti del Nord risposero con la creazione dell’Unione di Utrecht comprendente Olanda, Zelanda, Utrecht, Frisia, Gheldria, Overijssel e Groninga (Sette Province Unite): il potere politico fu conferito alla casa d’Orange.


Tentativo di creare un re dei Paesi Bassi Guglielmo d’Orange dovette lottare contro l’intransigenza dei calvinisti che stavano rovinando il suo progetto di riunire i Paesi Bassi sulla base della tolleranza religiosa. Si mise perciò a brigare con il re di Francia Enrico III, offrendo al fratello Francesco duca di Angiò la sovranità dei Paesi Bassi. Questa mossa fu giudicata negativamente a Parigi e Guglielmo d’Orange fu costretto a difendersi con un’Apologia che innescò una serie di libelli ingiuriosi. I calvinisti ebbero la meglio in questa guerra di propaganda politica per conquistare l’opinione pubblica.


Riprende il conflitto europeo Francesco duca di Angiò, il nuovo sovrano dei Paesi Bassi, conduceva una politica personale. Elisabetta d’Inghilterra ritenne opportuno iniziare trattative per combinare un matrimonio col duca. Tali trattative, invece, condussero alla guerra generale che vedeva schierati dalla parte degli Stati Generali i fiamminghi, i protestanti tedeschi, gli inglesi, gli scozzesi e i francesi; dalla parte di Filippo II i valloni, gli spagnoli, gli italiani, i tedeschi rimasti cattolici.


Successi di Alessandro Farnese Alessandro Farnese iniziò un’azione sistematica di riconquista senza ricorrere al terrore, promettendo autonomie e rispetto della proprietà alle città che tornassero al cattolicesimo e al re di Spagna: a queste condizioni molte città si arresero. Francesco d’Angiò, al contrario, non ottenne alcun successo e fallì il tentativo di occupare Anversa nel 1583. Anche in campo calvinista ci furono contrasti interni per cui tra il 1584 e il 1585 si arresero agli spagnoli le città di Gand, di Bruxelles e di Anversa.


Morte di Guglielmo d’Orange Il Farnese espulse dalle province del Sud i predicatori calvinisti: la popolazione tornò al cattolicesimo senza l’intervento dell’Inquisizione. Nel 1584 Guglielmo d’Orange era stato ucciso da un fanatico. Egli fu soprannominato “il Taciturno” perché non chiarì mai fino in fondo le idee guida della sua rivoluzione. Certamente si può asserire che combatteva contro l’intolleranza religiosa anche se nelle sue file ci furono molti intolleranti, e contro l’assolutismo monarchico che invece proprio allora si andava affermando; quando gli ideali di una persona non risultano comprensibili l’unica via da seguire è quella di tacere e lavorare per realizzarli.



12. 3 I pirati della regina



Nel novembre 1558 la morte di Maria Tudor era stata festeggiata a Londra col suono delle campane e con banchetti offerti in mezzo alle strade. Salì al trono Elisabetta, figlia di Anna Boleyn che ebbe la corona a patto di conservare indipendente la Chiesa anglicana dalla risorgente autorità del papa, e l’isola dall’egemonia delle grandi potenze continentali.


Inizio del regno di Elisabetta I Agli inizi del regno, Elisabetta non aveva motivi per stare tranquilla. Infatti, le casse dello Stato erano vuote e l’inflazione aveva impoverito molti sudditi. Inoltre incombeva lo spettro della guerra civile tra cattolici e protestanti, e durava la guerra contro la Francia e contro la Scozia, avanzando titoli legali alla successione in Inghilterra a favore degli Stuart. Infatti, il Delfino di Francia aveva sposato Maria Stuart, erede legittima del trono d’Inghilterra, se fosse prevalsa la tesi circa la nascita illegittima di Elisabetta.


Si allontana il pericolo francese Elisabetta fu maestra nell’arte di tenere la via di mezzo, nel rifuggire dalle questioni di principio e nel rimandare i chiarimenti opportuni finché gli avversari avessero compiuto qualche errore imperdonabile. Il pericolo di intervento francese sul suolo britannico, acuto dopo la pace di Cateau-Cambrésis, venne meno con la morte di Enrico II, seguita dalla morte dell’erede Francesco II e dall’inizio della guerra civile in Francia tra cattolici e ugonotti. I soldati francesi presenti in Scozia furono bloccati dalla flotta inglese e costretti ad arrendersi. Gli Scozzesi firmarono il Trattato di Edimburgo (1560) che regolò a lungo i rapporti tra i due regni.


Il problema religioso Il problema religioso trovava i cattolici in una posizione delicata. Il papa era considerato un principe straniero; l’esser cattolico appariva perciò, in Inghilterra, quasi una mancanza di lealtà verso la patria. La nobiltà e il Parlamento inglesi erano decisamente protestanti, perché il ritorno dei cattolici al potere avrebbe rimesso in discussione la secolarizzazione dei beni ecclesiastici. Elisabetta a causa della sua nascita non sarebbe mai divenuta cattolica e perciò fu sostenuta dalla nobiltà e dal Parlamento anche se, per altri versi, non si trattava della soluzione ideale.


Act of Supremacy Con l’Act of Supremacy del 1559, Elisabetta fu dichiarata capo supremo per le questioni temporali e spirituali: ordinò di adottare il Prayer Book del re Edoardo come unico rituale liturgico. I preti che si opposero furono deposti e imprigionati; i laici che non si recavano in chiesa erano multati; la lingua del culto doveva essere solo l’inglese. Elisabetta comprese che si doveva evitare di fare martiri e perciò fu accomodante coi cattolici rinunciando ai roghi che avevano caratterizzato il regno di Maria Tudor: l’arcivescovo di York fu costretto a ritirarsi e circa duecento sacerdoti perdettero i loro benefici. Anche le multe inflitte a coloro che non frequentavano il culto anglicano non furono sempre riscosse. I cattolici finirono per formare un gruppo di secondaria importanza: finanziavano le loro chiese, tollerati finché rimanevano lontani dalle leve del potere.


I puritani Tuttavia c’era anche un gruppo di protestanti radicali che non tolleravano la Chiesa anglicana, ossia la Chiesa di Stato che aveva come capo la regina, ma che conservava ai loro occhi troppi elementi cattolici: costoro volevano “purificare” la Chiesa anglicana da ogni residuo papista e perciò furono chiamati “puritani”, un termine che compendia anche un atteggiamento sociale ostile all’aristocrazia e alla monarchia. Cattolici e puritani tenteranno di affermarsi nel secolo successivo, ma finché rimase al potere Elisabetta non poterono scalzare l’anglicanesimo.


Aiuti inglesi ai calvinisti Era interesse britannico rimanere neutrali per non provocare un colosso militare come la Spagna, ma la situazione di fatto rovinava i rapporti commerciali britannici coi Paesi Bassi impegnati dalla guerra contro la Spagna: in caso di sconfitta dei calvinisti, il successivo obiettivo della Spagna sarebbe stato l’Inghilterra. Gli aiuti inglesi agli insorti furono offerti in modo coperto, ma tangibile, e ciò permise di accrescere la produzione industriale olandese, venduta anche ai nemici pur di avere il denaro necessario a continuare la produzione.


Espansione navale La crisi economica inglese al tempo di Edoardo VI aveva spinto l’Inghilterra a espandere il raggio d’azione sui mari del mondo. Il monopolio iberico dei traffici con l’America non aveva giustificazioni giuridiche di fronte all’opinione pubblica britannica e ben presto i suoi marinai cominciarono a inserirsi nel commercio con l’Africa e con l’America, continenti troppo vasti perché potessero essere controllati efficacemente.


William Hawkins Iniziò William Hawkins a dare l’esempio, trasportando schiavi negri da vendere nelle Antille con ottimi profitti. Un secondo viaggio, invece, andò male perché le navi inglesi furono intercettate dalla flotta spagnola nel Golfo del Messico. Solo una nave con William Hawkins e il cugino Francis Drake sfuggì all’agguato (1568). Non era ancora la rottura tra i due paesi perché Hawkins e Drake si potevano considerare semplici commercianti operanti in proprio. Un fatto più grave fu la cattura di una nave spagnola carica di denaro inseguita dai pirati ugonotti fin nel porto di Southampton. Filippo II chiese la restituzione del prezioso carico, ma il governo di Elisabetta affermò che quel denaro era destinato a finanziare un attacco all’Inghilterra e che perciò la mancata restituzione era un caso di legittima difesa. Filippo II reagì con la confisca del patrimonio britannico nei Paesi Bassi, ma per il momento rinunciò a dichiarare guerra all’Inghilterra nel timore che la flotta inglese potesse bloccare i trasporti di truppe e di materiali dalla penisola iberica ai Paesi Bassi.



12. 4 La vicenda di Maria Stuart



La vita e la morte della regina di Scozia contengono elementi degni di una tragedia di Shakespeare.


La vicenda di Maria Stuart Figlia di una principessa francese, era fuggita con la madre in Francia nell’autunno del 1547 in seguito all’invasione della Scozia da parte del Lord Protettore, il duca di Somerset. Rimasta a lungo in Francia, nel 1558 sposò il giovanissimo Delfino Francesco II che morì poco dopo. Vedova all’età di diciotto anni, dovette tornare in Scozia dove trovò una situazione diversa da quella lasciata tanti anni prima. Infatti, numerosi nobili scozzesi erano passati alla riforma calvinista, predicata con successo da John Knox. Costui stava organizzando la Chiesa scozzese secondo un ordinamento presbiteriano, ostile sia alla tradizione cattolica che alla Chiesa anglicana. Nel 1565 Maria sposò Enrico Darnley, nipote di una sorella di Enrico VIII, una decisione che rafforzava il suo diritto di successione al trono d’Inghilterra se Elisabetta non avesse avuto discendenti.


Enrico Darnley Il Darnley era giudicato bellissimo e divertente, ma aveva anche il difetto di essere bevitore. Maria aveva per segretario un italiano, Davide Riccio, al quale prestava molta attenzione. Forse si trattò di gelosia, ma è certo che nel 1566 nella stanza da letto della regina, incinta di Giacomo il futuro re d’Inghilterra e Scozia, irruppero Enrico Darnley, ubriaco, e Lord Ruthven armato: costoro afferrarono il Riccio, lo trascinarono al piano inferiore e l’uccisero. La regina, temendo una ribellione, fuggì, ma il marito, rinsavito dopo l’ubriacatura, la inseguì riuscendo a riconciliarsi. Per qualche mese le cose sembravano procedere bene, soprattutto dopo la nascita del figlio Giacomo, poi si seppe che la regina era innamorata del conte Bothwell.


Morte di Enrico Darnley Nel 1567 Enrico Darnley si ammalò di vaiolo e la sua famosa bellezza ne restò deturpata. Nel febbraio, durante un’assenza della moglie, la casa di Darnley fu minata e nel giardino furono trovati i corpi del principe consorte e di un servitore strangolati. L’opinione pubblica non esitò a indicare l’esecutore, il conte Bothwell. Il successivo processo fu pilotato e il Bothwell fu giudicato innocente. Quando la regina, dopo appena tre mesi dalla morte del Darnley, sposò il Bothwell accadde una sollevazione della nobiltà scozzese che costrinse Maria ad abdicare. La regina tentò di raccogliere i sostenitori, ma fu sconfitta e costretta a rifugiarsi in Inghilterra (1568).


Maria Stuart prigioniera di Elisabetta Elisabetta rifiutò di incontrarsi con la cugina prima che fosse scagionata. I nemici della regina di Scozia presentarono lettere e contratto di matrimonio che, se autentici, proverebbero la colpevolezza di Maria Stuart. Costei sostenne sempre la propria innocenza, ma il suo arrivo in Inghilterra innescò una reazione a catena. Il segretario di Stato di Elisabetta, Sir William Cecil era portavoce del ceto emergente degli armatori e finanzieri della City di Londra. Costoro, divenuti protestanti, sostenevano la necessità di espandere le attività navali ai danni della Spagna e l’opportunità di far ricadere il peso maggiore del prelievo fiscale sull’antica nobiltà dei proprietari terrieri. La nobiltà feudale si identificava in quel momento con la famiglia dei duchi di Norfolk, in lotta contro Sir William Cecil e la sua politica ostile ai proprietari terrieri e ai cattolici. I duchi di Norfolk chiesero ufficialmente a Elisabetta di riconoscere i diritti di Maria Stuart al trono inglese. In seguito al rifiuto di Elisabetta, il capo della famiglia Norfolk tentò di combinare il matrimonio tra il proprio erede e Maria Stuart. Elisabetta fece imprigionare il giovane Norfolk nella Torre perché tutti capissero chi regnava in Inghilterra. L’arresto del Norfolk fece esplodere la ribellione che covava nell’Inghilterra settentrionale stanca della politica dei Tudor. Avvennero disordini, incendi, distruzioni fomentati dai conti Northumberland e Westmorland. Elisabetta fece rapire Maria Stuart e poi fece schiacciare i ribelli. Il conte Northumberland fu catturato e decapitato, il conte Westmorland fuggì all’estero. La repressione fu atroce: tutti i sospettati di ribellione furono impiccati e lasciati appesi finché i corpi fossero stati consumati dalle intemperie. Aveva trionfato il partito dei pirati, della rottura radicale col passato.


La notte di san Bartolomeo La notizia della strage avvenuta a Parigi ai danni degli ugonotti (24 agosto 1572) infiammò gli animi dei protestanti. Se la guerra aperta contro la Spagna appariva ancora troppo pericolosa, ci si poteva rifare con la guerriglia sul mare.


Le imprese dei corsari Proseguendo i piani di Hawkins, Francis Drake ottenne nel 1572 il comando di alcune navi messe a sua disposizione da un gruppo di azionisti che al termine dell’anno avrebbero ricevuto i dividendi. Tra gli azionisti c’era anche Elisabetta. Oggetto sociale dichiarato era il commercio, quello non dichiarato l’attacco ai porti, ai depositi, alle navi spagnole che trasportavano i metalli preziosi. Le navi di Drake approdarono a Panama dove catturarono schiavi negri e una carovana di muli carichi di oro. I profitti per i finanziatori della spedizione inglese furono elevati.


Seconda circumnavigazione della terra Nel 1577 Francis Drake partì per un’altra spedizione diretta nel Pacifico. Mai quell’oceano era stato percorso da navi inglesi e gli spagnoli lo navigavano senza prendere alcuna precauzione, come invece avveniva nell’Atlantico. Drake rifece il viaggio di Magellano, doppiò il continente americano attraverso la rotta di Capo Horn e poi risalì lungo le coste del Cile e del Perù. Il suo passaggio lasciò segni tangibili: nel porto di Lima, el Callao, distrusse l’unica nave da guerra spagnola che avrebbe potuto impensierirlo. Poi si mise in caccia di un grande galeone carico di tesori atteso ad Acapulco. Il capitano della nave spagnola, ignaro della presenza di nemici nelle acque al largo della California, quando avvistò le navi del Drake virò di bordo e si accostò per avere notizie. A quel punto Drake fece sparare con tutte le artiglierie sugli attoniti spagnoli che non poterono opporre alcuna resistenza. Il tesoro catturato fu immenso e la parte spettante alla regina molto consistente: dopo simile impresa, Elisabetta ritenne che il Drake meritasse il titolo di baronetto (Sir, 1580).


Gli spagnoli costretti ai viaggi in convoglio Gli spagnoli appresero la lezione: la zona più pericolosa, il canale tra la Florida e Cuba, fu pattugliato da una flotta sufficiente per affrontare qualunque squadra di pirati, furono costruiti alcuni forti nei punti strategici come Portorico, ma soprattutto fu deciso che il trasferimento dei metalli preziosi doveva avvenire solo in potenti convogli. Come si vede, si tratta di provvedimenti costosi e tali da rallentare le rimesse d’oro in Spagna, nel momento in cui Filippo II ne aveva più bisogno.



12. 5 Il disastro dell’Armada



In seguito alle incursioni del Drake, le relazioni tra Spagna e Inghilterra rischiavano in ogni momento la rottura.


Conflitto aperto tra Spagna e Inghilterra Alessandro Farnese, comandante delle truppe spagnole nei Paesi Bassi, aveva ripreso Anversa nel 1585: anche senza essere strateghi, si comprende che cosa significasse per l’Inghilterra la presenza di una grande potenza navale e terrestre a poco più di venti miglia dalle proprie coste. Nel 1586 Elisabetta accettò di inviare aiuti militari agli Olandesi, e autorizzò un attacco del Drake a Cartagena sull’istmo di Panama. Le truppe inglesi in Olanda non poterono opporsi alle truppe spagnole.


La vicenda di Maria Stuart L’estrema tensione finì per scaricarsi sull’infelice regina di Scozia. Essa appariva il centro di tutti i complotti, veri o presunti, ai danni di Elisabetta. Abbiamo visto il tentativo del duca Norfolk del 1571 di sposare Maria Stuart e di eliminare Elisabetta mediante l’aiuto spagnolo. Nel 1576 l’ambasciatore spagnolo a Londra incoraggiò un attentato contro Elisabetta: anche quel piano fallì e i cospiratori furono condannati a morte. Durante l’inchiesta furono trovate lettere inviate a Maria Stuart che, se autentiche, proverebbero la sua colpevolezza. Sir William Cecil, il Parlamento e il Consiglio privato della corona chiesero la condanna a morte di Maria Stuart. Elisabetta rimase a lungo esitante, perché sapeva che quella condanna era voluta per motivi politici e che gli indizi erano quanto mai tenui. William Cecil e il consiglio privato, con l’assenso del Parlamento, decisero di procedere anche senza il consenso di Elisabetta. Nel 1587, Maria fu decapitata. Filippo II, ora, non aveva bisogno di altri pretesti per far muovere la flotta alla conquista d’Inghilterra.


Allestimento dell’Armada Il suo progetto era di porre un sovrano cattolico sul trono inglese, pensando che la situazione sull’isola fosse simile a quella sperimentata trent’anni prima, quando il paese aveva subito controvoglia innovazioni di culto decise dal sovrano per motivi politici. Né Filippo II, né i suoi collaboratori ignoravano le difficoltà dell’impresa.


I problemi posti dallo sbarco Per invadere l’Inghilterra erano possibili due soluzioni: o imbarcare l’esercito in Spagna, ma in questo caso sarebbero state necessarie almeno 500 navi per 100.000 soldati e una quantità impressionante di vettovaglie che difficilmente si potevano apprestare senza problemi per la loro conservazione; oppure far partire la flotta dalla Spagna e imbarcare nei Paesi Bassi le truppe di Alessandro Farnese per sbarcarle quanto prima in Inghilterra. Per aver successo, sarebbe stata necessaria la sorpresa, ma è evidente che preparativi di quelle dimensioni non si potevano tenere segreti.


Attacco di Drake al sistema logistico spagnolo Elisabetta temporeggiava, ma infine fu convinta da Francis Drake che la miglior difesa era l’attacco preventivo. Nell’aprile 1587 Drake si presentò inatteso nel porto di Cadice con 23 navi e incendiò una sessantina di navi da trasporto. La sorpresa era stata completa. Nel viaggio di ritorno fu catturato un galeone spagnolo col maggior tesoro fin allora visto. Il danno maggiore risultò la distruzione di alcune migliaia di barili di legno nel porto di Cadice, sostituiti con altri fatti di legno non stagionato determinando l’avaria dei cibi contenuti: quando l’Armada partì moltissimi marinai si ammalarono di disturbi intestinali.


Incertezze del comando supremo spagnolo All’inizio del 1588 morì anche il marchese di Santa Cruz, ammiraglio supremo di Filippo II, l’unico che avesse la capacità di guidare la flotta spagnola con mentalità da marinaio. Fu sostituito dal duca di Medina Sidonia che non era un marinaio e perciò finì per subordinare la flotta alle esigenze dell’esercito. Nel maggio 1588 la flotta spagnola, forte di 130 navi, salpò da Lisbona. La flotta inglese non era molto inferiore, perché contava almeno 100 navi. La tecnica di costruzione delle due flotte era diversa. I galeoni spagnoli erano più alti, forse meno manovrabili, costruiti per imbarcare molti soldati oltre ai marinai. Le navi britanniche, costruite in vista di compiti diversi, erano più basse, più manovrabili e soprattutto bisognose di meno uomini: non dovevano servire per il trasporto di truppe, bensì per la guerra di corsari. Avevano perciò artiglierie di calibro minore ma di lunga gittata per colpire quando erano fuori tiro delle navi avversarie, mirando a renderle ingovernabili piuttosto che affondarle.


Rotta dell’Armada La prima tappa della flotta spagnola fu la Coruña per imbarcare acqua e rifornimenti. Alla fine di luglio la flotta spagnola fu avvistata al largo della Cornovaglia. La flotta inglese, comandata da Lord Howard, scelto da Elisabetta per tenere a bada uomini come Hawkins, Drake, Raleigh, Frobisher, certamente dotati di grande esperienza ma anche di notevole indipendenza di giudizio. Il vento contrario non permise agli inglesi di ingaggiare il combattimento all’ingresso del Canale della Manica: si limitarono a controllare a distanza la flotta spagnola. Nei primi giorni d’agosto ci fu una scaramuccia nei pressi dell’isola di Wight, poi le due flotte si separarono perché erano a corto di munizioni. Il Medina Sidonia mise all’ancora la sua flotta a Calais, chiedendo ad Alessandro Farnese di indicargli dove poteva avvenire l’imbarco delle truppe. La risposta fu drammatica: tutte le coste tra Walcheren e Flessinga erano in mano agli inglesi e agli olandesi, e nessuna scialuppa carica di soldati poteva raggiungere la flotta. Al Medina Sidonia non rimase che riprendere il mare per infliggere danni alle coste britanniche e poi, dopo aver circumnavigato l’isola da Nord, tornare in Spagna.


La battaglia navale Ora l’iniziativa toccava agli inglesi. Il piano migliore sembrò quello di scagliare contro la flotta spagnola, col favore del vento, alcune navi cariche di esplosivo e di materiale incendiario: quando il calore dell’incendio faceva esplodere la nave e le sue artiglierie, l’effetto poteva essere disastroso. Il Medina Sidonia aveva previsto quella manovra e aveva fatto scendere in acqua alcune scialuppe con marinai che dovevano spingere al largo le navi incendiate con lunghi remi, ma gli inglesi avevano scelto navi di grande stazza e quindi inamovibili con quei mezzi. I capitani delle navi spagnole, temendo il propagarsi degli incendi, fecero tagliare le ancore e si allontanarono in mare in tutte le direzioni: proprio ciò che volevano gli inglesi.


Sconfitta spagnola All’altezza di Gravelines avvenne la battaglia combattuta fino alla distruzione. Ciò che rimase intatto della flotta spagnola fu spinto dal vento contro le coste olandesi, e poi verso Nord. La flotta inglese inseguì i resti dell’Armada fino in Scozia poi tornò indietro per proteggere il Canale della Manica. In mezzo a fiere burrasche le restanti navi spagnole riuscirono a raggiungere i propri porti: erano andate perdute 53 navi con circa un terzo degli uomini imbarcati. L’Inghilterra era salva.



12. 6 Cronologia essenziale



1557 La bancarotta spagnola influisce negativamente sull’assetto economico dei Paesi Bassi.


1560 Trattato di Edimburgo tra Inghilterra e Scozia.


1566 Il 10 agosto esplode la rivolta calvinista ad Anversa e in molte città delle Fiandre.


1567 Il duca d’Alba è nominato governatore generale dei Paesi Bassi.


1568 Guglielmo d’Orange fallisce il tentativo di invasione dei Paesi Bassi con un esercito mercenario tedesco.


1572 Olanda e Zelanda cadono sotto il controllo dei ribelli calvinisti.


1573 Luis de Requesens sostituisce il duca d’Alba che ha fallito la prova di forza.


1575 Nuova bancarotta spagnola.


1577 Francis Drake parte per il Pacifico dove cattura navi spagnole cariche d’oro. Compie la seconda circumnavigazione del globo.


1581 Gli Stati Generali delle Sette Province Unite rifiutano ogni obbedienza a Filippo II.


1585 Alessandro Farnese riconquista Anversa.


1586 Elisabetta invia aiuti militari in Olanda


1587 Maria Stuart è decapitata sotto accusa di tradimento e complotto con gli spagnoli. Francis Drake attacca il porto di Cadice dove incendia una sessantina di navi da carico.


1588 Disastro dell’Armada e fine del pericolo di invasione dell’Inghilterra.



12. 7 Il documento storico



La storia inglese dell’età Tudor possiede qualcosa di unico e inimitabile ed è rispecchiata da un poeta altrettanto unico e inimitabile, William Shakespeare. Il documento che segue è tratto dalla Tragedia di re Riccardo II e contiene l’elogio dell’Inghilterra “questa pietra preziosa incastonata in un mare d’argento”. Per trovare un esempio altrettanto commosso di ammirazione per la patria si deve risalire al coro dell’Edipo a Colono di Sofocle che descrive al vecchio infelice e cieco la bellezza dell’Attica.



“…Questo meraviglioso trono di re, quest’isola scettrata, questa maestosa terra, questo seggio di Marte, questo secondo Eden, quasi un nuovo paradiso terrestre, questa fortezza costruita dalla natura per difendere se stessa dall’infetta mano della guerra, questa felice stirpe d’uomini, questo piccolo mondo, questa pietra preziosa incastonata nel mare d’argento, che la protegge come una muraglia, o una fossa scavata a difesa d’un castello, dalla turpe invidia di altre terre meno felici di lei, questo luogo benedetto, quest’Inghilterra, questa nutrice, questo grembo fecondo di superbi re, temuti a causa della loro razza, famosi per la loro nascita, conosciuti ovunque per le loro gesta, per i servigi resi alla fede cristiana, e per la loro cavalleresca lealtà, fino nel luogo dov’è il Santo Sepolcro del riscatto del mondo, del figlio di Maria benedetta, nella pervicace Giudea… questa patria di tanto nobili spiriti, questo suolo sopra ogni altra cosa diletto per la sua reputazione in tutto il mondo… ora è messo in appalto – ed io muoio nell’atto di pronunziar queste parole – come una casa o un podere che non renda. L’Inghilterra cinta dal trionfante oceano, le cui rive rocciose respingono indietro l’invidioso assedio dell’acqueo Nettuno, è ora cinta di vergogna, di scarabocchi d’inchiostro di obbligazioni di pergamena marcita. Quest’Inghilterra, che un tempo era usa conquistare gli altri paesi, ha fatto ora una infamante conquista di se medesima.”



Fonte: W. SHAKESPEARE, La tragedia di re Riccardo II, trad. G. Baldini, Rizzoli, Milano 1953, pp. 34-35.



12. 8 In biblioteca



Per la storia olandese si consulti di C. WILSON, La repubblica olandese, il Saggiatore, Milano 1968. Stupendi i saggi di J. HUIZINGA, La civiltà olandese del Seicento, Einaudi, Torino 1967. Per la storia inglese si può consultare di C. HILL, La formazione della potenza inglese dal 1530 al 1780, Einaudi, Torino 1977. Notevole il libro di G. MATTINGLY, L’Invencible Armada, Einaudi, Torino 1967. Per la figura di Elisabetta I si consulti di J.E. NEALE, Elisabetta, Dall’Oglio, Milano 1952. Per la storia del pensiero politico nell’età degli Stuart si consulti di G. GIARRIZZO, Il pensiero inglese nell’età degli Stuart e della rivoluzione, in Storia delle idee politiche, economiche e sociali, a cura di L. FIRPO, vol. III, Utet, Torino 1972.