Il grande messaggio di Padre Tansi, primo Beato nigeriano.

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Il Cardinale nigeriano Francis Arinze, dal 1985 Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso, è nato a Eziowelle, nel territorio dell’Arcidiocesi di Onitsha. Ha ricevuto i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana da Padre Cyprian Michael Iwene Tansi. Nel 1967 è stato nominato Arcivescovo di Onitsha. In occasione della precedente visita pastorale di Giovanni Paolo II in Nigeria, nel 1982, era Presidente della Conferenza Episcopale Nigeriana ed accolse il Papa proprio nell’Arcidiocesi di Onitsha.

Card. FRANCIS ARINZE

Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso


Il 22 marzo 1998 ad Onitsha, in Nigeria, il Santo Padre beatificherà il Venerabile Padre Cyprian Michael Iwene Tansi, O.C.S.O. Il sacerdote Tansi ha un messaggio per la nostra epoca. Nato ad Aguleri, nell’Arcidiocesi di Onitsha, nel 1903, Cyprian Michael Iwene Tansi è stato ordinato sacerdote diocesano nella Cattedrale di Onitsha nel 1937. Ha servito come sacerdote assistente presso Nnewi per due anni e, in seguito, come parroco a Dunokofia (1939-1945), ad Akpu (1945-1949) e ad Aguleri (1949-1950). Nel 1950 è entrato nel Monastero Cistercense di Monte san Bernardo vicino a Caolville, Leicester, in Inghilterra dove è morto il 20 giugno 1964. Possiamo comprendere l’attualità del Venerabile Padre Tansi per i nostri tempi mediante le seguenti considerazioni.

Pastore


Come sacerdote, Padre Tansi si è dedicato al suo popolo. Si è reso disponibile. Ha ispirato i catechisti e ha gestito gli esami finali per coloro che dovevano ricevere i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana. Ha pronunciato omelie chiare ed incisive che la gente ricorda ancora oggi, dopo 50 anni. È stato coraggioso nel predicare il Vangelo e tutti i comandamenti senza equivoci e senza tacere nulla. Ha ascoltato le confessioni con impegno. La parrocchia alla quale ha dato vita e che ha animato, utilizzando come mezzo di trasporto una bicicletta ed una vecchia motocicletta che spesso si rompeva, è attualmente divisa in almeno 14 parrocchie.


La promozione della donna e della famiglia


Padre Tansi ha promosso la condizione della donna. Ha insistito affinché le ragazze fidanzate frequentassero un corso prematrimoniale di sei mesi per apprendere la dottrina cattolica, la gestione della casa, le tradizioni familiari cristiane, il cucito, il lavoro a maglia, ecc. Ha quindi dato solide fondamenta alle famiglie cristiane. Si è opposto alla pratica Igbo secondo la quale gli uomini chiamano le mogli «onye be m» (la persona della mia casa) perché un appellativo del genere suggerisce l’ineguaglianza fra i coniugi.

 

Educatore


Padre Tansi ha promosso l’educazione in molti sensi. Ha gestito le scuole elementari ed è riuscito a ispirare insegnanti, come il preside Patrick N. Okeke, che in tal modo hanno compreso che il loro ruolo non era solo quello di insegnare, ma anche di formare i giovani. A Dunukofia, Padre Tansi ha costruito case per i bambini delle classi V e VI (ragazzi di circa 11-12 anni). Questi ragazzi risiedevano lì dalla domenica sera al venerdì pomeriggio. Avevano tempi da dedicare alla preghiera del mattino e della sera. Facevano turni per servire la Messa alla quale partecipavano ogni mattina se Padre Tansi non faceva visita ad altre zone della parrocchia. Egli stesso compiva la «lettura spirituale» per i ragazzi per 15 minuti al giorno.

Padre Tansi, giocatore di calcio da giovane, desiderava che l’attività sportiva facesse parte dell’educazione dei giovani.

 

Promotore di vocazioni


Padre Tansi si adoperò molto per promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose. La sua personale testimonianza di vita è stata comunque il miglior argomento di persuasione. Era un uomo interamente dedito a Dio, sereno e completamente assorbito dalla sua risposta alla chiamata divina. Degno di nota è che nelle zone in cui ha operato si verificava e si verifica ancora una grande fioritura di vocazioni sacerdotali e religiose.

Padre Tansi ha educato in particolare i giovani alla virtù della castità e quindi li ha resi pronti al matrimonio o al sacerdozio o alla vita religiosa.

 

La fede eucaristica


Padre Tansi credeva molto nel valore della Santa Eucaristia. Celebrava la Messa in un modo che ispirava fede. Le sue celebrazioni della Benedizione Eucaristica alimentavano la fede. Anche il modo in cui si genufletteva era una dimostrazione della sua fede eucaristica. Pregava nella Cappella giorno e notte, per molte ore.

 

Il senso della Chiesa


Padre Tansi amava la Chiesa. Non criticava mai il Vescovo o il Papa. Gestiva la parrocchia in maniera tanto esemplare che una volta il Vicario Apostolico, il Vescovo Charles Heerey, C.S.S.P., disse ai suoi sacerdoti: «Andate a Dunukofia e guardate le cose meravigliose che Padre Michael sta facendo». A quel tempo i sacerdoti erano per il 95 per cento Padri dello Spirito Santo irlandesi.

 

L’ascetismo


Padre Tansi era noto per essere un sacerdote molto ascetico. Mangiava poco. La sua cucina non richiedeva molto tempo, a meno che non avesse visitatori, perché in quel caso era molto generoso.

Una volta disse a un seminarista in visita (che più tardi sarebbe diventato il Vescovo Godfrey Okoye): «Mi prometta che farà qualunque cosa le chiederò». L’«ingenuo» seminarista promise. Al momento di andare a dormire, indicò all’imbarazzato seminarista il suo letto portatile mentre lui dormì per tutta la notte su una sedia. Padre Tansi indossava o la tonaca o pantaloni lunghi color khaki ed una camicia a maniche lunghe anch’essa color khaki. Insisteva con se stesso e con gli altri per fare sempre le stesse cose indipendentemente dalla pioggia o dal bel tempo.

 

L’inculturazione


Padre Tansi non era un campione di inculturazione intesa come incorporazione di culture locali nella vita cristiana. Bisogna ricordare che sessant’anni fa non veniva posta sull’inculturazione nella Chiesa tutta l’attenzione alla quale siamo abituati oggi. Inoltre, la cultura locale nigeriana non era ancora conosciuta fra i missionari. In Nigeria non c’erano università (oggi ce ne sono quasi 40) e non c’era alcun Istituto di religione tradizionale africana. Tuttavia Padre Tansi visse e spiegò il Vangelo di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo in modo autentico, convincente, chiaro e allettante. Non credeva nel compromesso con i costumi locali come ad esempio le cerimonie per assumere titoli e i travestimenti che a quel tempo erano permeati da pratiche superstiziose. Oggi questi costumi hanno subito alcune trasformazioni e ora, a certe condizioni, sono accettabili per i cristiani in molti luoghi, sebbene non in tutti. La posizione ferma di Padre Tansi ci ricorda che nei nostri sforzi volti alla promozione dell’inculturazione non dovremmo compromettere i punti fermi della fede e della morale cristiane.

 

L’attualità


I messaggi che Padre Tansi invia alla Chiesa e alla società di oggi sono i seguenti.

Egli dice a tutti noi, laici, ecclesiastici o religiosi, che dovremmo vivere dedicandoci completamente a Dio e che non dovremmo scendere a compromessi a proposito della Buona Novella di Gesù Cristo.

Padre Tansi offre ai sacerdoti e ai consacrati un modello di totale consacrazione al messaggio evangelico, alla fede e all’amore senza rimpianti, alla castità consacrata vissuta con generosità e producendo abbondanti frutti con paternità spirituale, semplicità evangelica di stile di vita, distacco radicale dai beni terreni e pronta obbedienza alla volontà di Dio che si manifesta attraverso il Vescovo e i Superiori religiosi. Padre Tansi dice ai nigeriani, agli altri africani e, di fatto, anche al mondo intero di rispettare le donne, di condurre una vita pura e di formare famiglie sane.

Per i nigeriani e per gli africani, Padre Tansi è un modello di cittadino che ama il prossimo, al di là delle differenze religiose, etniche e culturali. Alle autorità civili e religiose, Padre Tansi mostra come vivere l’autorità come servizio e sacrificio di sé a beneficio degli altri.

Agli europei e agli africani, Padre Tansi mostra in che modo razze diverse possano vivere in armonia e solidarietà riconoscendo Dio come loro Padre comune. Padre Tansi dice agli africani che tutti sono chiamati alla santità che è la perfezione della carità. La Beatificazione del Venerabile Padre Cyprian Michael Iwene Tansi è dunque di grande attualità per i nostri tempi.



La vita di Padre Cyprian Michael Iwene Tansi


PAOLINO BELTRAME QUATTROCCHI

Postulatore

Il Padre Cyprian Michael Iwene Tansi si affaccia nella storia cristiana del Continente africano agli inizi del secolo XX, all’interno di una delle più note e gloriose tribù, quella degli Igbo, che negli anni 1967- 1970 fu protagonista della tristemente famosa e sanguinosa guerra civile del Biafra. Nacque nel 1903 ad Igboezunu ai margini della foresta, nei pressi della antichissima città di Aguleri, nella Nigeria meridionale, nello Stato dell’Anambra, sulle rive del fiume omonimo, a poche miglia dal luogo dove questo si getta nel Niger.

Sotto il profilo ecclesiale la zona apparteneva alla Diocesi di Onitsha, nel territorio ecclesiastico della Prefettura Apostolica del Niger Inferiore (in seguito eretta a Prefettura Apostolica della Nigeria Orientale) dove solo pochi anni prima, nel 1890, i primi missionari cattolici alsaziani, ai quali presto erano subentrati quelli irlandesi della Congregazione dello Spirito Santo, avevano portato il primo annunzio della fede.

I suoi genitori, Tabansi il padre e Ejikwevi la madre, contadini, erano pagani praticanti nella «religione tradizionale» degli Igbo, e avevano dato al bambino il nome di Iwene, mettendolo, secondo il costume, sotto la protezione personale della divinità Ikenga. Della sua prima infanzia si conosce poco o nulla.

Essendo molto accentuato nella popolazione il desiderio di provvedere alla istruzione dei figli, soprattutto per emanciparli dall’opprimente e prepotente dominio dei colonizzatori europei, ed essendo l’istruzione scolastica legata di fatto alla presenza e all’iniziativa dei missionari, nel 1909 il piccolo Iwene, a soli sei anni, venne mandato dai genitori nel capoluogo di Aguleri, dove nel villaggio cristiano, denominato Nduka, vivrà in casa di una zia materna il cui figlio, Robert Orekie, cristiano, era insegnante nella scuola della missione. All’età di nove anni, nel 1912, fu battezzato e gli fu imposto il nome di Michael, e a partire da quel momento si cominciano ad avere le prime testimonianze a suo riguardo. I suoi coetanei lo descrivono come un ragazzo studioso e molto esigente con se stesso, che aveva un forte ascendente sui compagni che restavano affascinati dalla sua forte e precoce personalità tanto a livello umano che religioso e dalla sua pietà profonda.

Come ogni ragazzo amava giocare, specialmente al pallone, in cui si affermò per la sua bravura. Ma con non minore bravura si affermò per la sua riservatezza nei confronti delle usanze, spesso libertine e sfrenate dei suoi giovani amici ancora legati alle tradizioni pagane dei loro trattenimenti. Atteggiamento, questo, che in seguito, da sacerdote, caratterizzerà uno degli aspetti più apprezzati e impegnativi del suo ministero pastorale.

 

La maturazione della vocazione


Nel 1913 insieme con il cugino Robert si trasferì ad Onitsha, dove si iscrisse alla Primary School Holy Trinity e per sei anni si applicò con serietà ed impegno agli studi fino a conseguire brillantemente nel 1919 il diploma First school leaving certificate che lo abilitava all’insegnamento.

Già nell’anno successivo fu chiamato ad insegnare nella stessa School Holy Trinity di Onitsha dove aveva studiato, e nel 1924, rientrato ad Aguleri, assunse l’incarico di direttore della School St. Joseph. Intanto sta maturando i lui la vocazione al sacerdozio. Nel 1925, a 22 anni, vincendo risolutamente l’opposizione dei familiari entra nel seminario di St. Paul, di nuova fondazione, ad Igbariam, prima vocazione indigena della zona. E nel 1932 è tanta la fiducia che ha ispirato nei suoi superiori che gli viene affidato l’incarico di economo del Training College. Negli anni 1933/34, terminati gli studi di filosofia, compie un periodo di prova a Umulumgbe, e dopo aver proseguito in seminario con diligente profitto gli studi teologici, il 19 dicembre 1937 viene ordinato sacerdote dal Vescovo missionario Charles Heerey, nella Cattedrale di Onitsha.

Secondo sacerdote indigeno della diocesi di Onitsha, e primo in assoluto nella zona di Aguleri, già nel 1937 e nel successivo 1938 iniziò il suo intenso servizio pastorale come coadiutore di Padre John Cross Cyogu, parroco di Nnewi, Dopo due anni, nel 1939 viene nominato parroco di Dunukofia (Umudioka), una parrocchia di recentissima fondazione, nel cuore di una vastissima zona, in massima parte ancora legata al culto, alle credenze, alle superstizioni e alle magie della «religione tradizionale», dotata di una mentalità fondamentalmente religiosa, e quindi aperta al senso del sacro, ma invischiata nelle pastoie di una interpretazione pagana di tutto ciò che esorbita dai limiti dell’umano, e guidata da una sorta di morale maschilista e utilitarista, non molto propensa ad accogliere il messaggio evangelico del Regno dei cieli.

È questa la prima «porzione di vigna» che il nuovo pastore fu chiamato a dissodare e nella quale, con zelo instancabile, si prodigherà senza riserve e con apostolica fermezza a diffondere il vangelo della salvezza, tanto sul piano di una convincente e instancabile catechesi dottrinale, quanto su quello di una profonda conversione dei costumi in adesione sincera alla morale cristiana, quanto su quello di una autentica e assidua vita di preghiera e sacramentale. Riuscì coraggiosamente a sfatare e demolire il mito malefico di una «foresta maledetta» che incombeva sulla pace delle coscienze e delle famiglie, combatté vittoriosamente alcune usanze immorali tra cui primeggiavano per dissolutezza le «feste mascherate», affrontò con energia la piaga diffusa del concubinato prematrimoniale, istituendo nelle varie frazioni del vasto territorio affidatogli dei Centri di preparazione al matrimonio nei quali venivano ospitate le giovani e le donne che egli riusciva a sottrarre ad una convivenza immorale, per disporle, attraverso una catechesi e una educazione morale adeguata, a fondare sulla grazia sacramentale del matrimonio un nucleo familiare cristiano benedetto da Dio. Parallelamente per coltivare la prevenzione e la formazione morale della giovani istituì, con risultati sorprendenti, la Lega di Maria. A piedi o in bicicletta si spostava, infaticabile, da una frazione all’altra, catechizzando e dedicandosi per ore ed ore ad amministrare il sacramento della riconciliazione, fino a che, anche a notte alta, vi fosse stata una sola persona da confessare.

 

Un intenso metodo pastorale


Con questo ritmo e con questa intensità egli operò senza sosta per sei anni nella zona di Umudioka, facendovi sorgere diversi centri di preghiera e di catechesi che in seguito divennero altrettante parrocchie, trasformando radicalmente, con la grazia dello Spirito Santo, con il suo zelo, con la luminosità del suo esempio e con la sua assidua vita di preghiera e di penitenza una popolazione già pagana in autentica comunità cristiana, combattendo e abbattendo coraggiosamente le tante superstizioni paganeggianti, suscitando e coltivando vocazioni sia al sacerdozio che alla vita religiosa, Un’immagine di Padre Cyprian Michael Iwene Tansi appena nominato parroco a Dunokofia. Svolse il suo ministero sacerdotale in quella comunità dal 1939 al 1945 tanto da assicurare alla parrocchia di Dunukofia il primato diocesano sul piano vocazionale.

Lo stesso metodo e ritmo pastorale egli applicò per altri quattro anni nella parrocchia di Akpu dove il Vescovo lo trasferì nel 1945, e da dove nel 1949 lo passò alla sua Aguleri. Ma proprio nella sua Aguleri dove poteva presentarsi più efficace e più fruttuoso l’esercizio del suo ministero di fede e di grazia tra la sua stessa gente, quasi a restituire alla sua terra il dono della fede e quello della vocazione al sacerdozio con cui proprio lì si era sentito chiamato, proprio lì il Signore aveva riservato per il suo servo fedele una nuova ricchezza di grazia che con un imprevedibile colpo d’ala lo avrebbe innalzato alle vette più alte della vita d’intimità con Lui.

Già da tempo, in mezzo alle vorticose attività pastorali, egli aveva percepito nel silenzioso ascolto dell’anima l’invito a seguire più da vicino il Maestro nella misteriosa intimità della vita contemplativa.

Su questo terreno di fede pura, preparato nella totale dedizione a Lui alimentata dalla vita di grazia e di preghiera, il Signore si manifestò in maniera imprevedibile e inequivocabile come già ai discepoli sul Tabor. E questa volta fu il suo Vescovo a fargli da tramite per il messaggio di una nuova chiamata. In un giorno rimasto imprecisato, tra il 1949 e il 1950, in occasione di una giornata di ritiro al clero, mons. Heerey, ispirato dal Signore, espresse il desiderio che l’uno o l’altro dei suoi sacerdoti abbracciasse la esperienza monastica per potere in seguito portare in diocesi il seme della vita contemplativa. Padre Tansi recepì a volo il messaggio come una risposta dall’alto alle aspirazioni che già coltivava nell’animo, e senza indugiare si dichiarò pronto, anzi desideroso di tradurre in atto la proposta del suo Vescovo, affiancato in questo dal suo viceparroco, padre Mark Ulogu. Detto fatto, Mons. Heerey prese contatto con l’Abbazia Trappista di Mount St. Bernard nella Contea di Leicester in Inghilterra, e si pervenne alla decisione che padre Tansi sarebbe stato accolto in prova come «oblato».

Senza nulla far trapelare tra i suoi, padre Tansi, dopo uno scambio epistolare con il padre Maestro dei novizi del Monastero, il venerando padre Gregory Wareing (in seguito suo primo biografo), mettendo ancora una volta in atto la sua spiccata capacità di organizzatore, programmò silenziosamente il suo trasferimento, e si separò con docile e sofferta generosità dal suo gregge e dalla sua terra alla guida di un pellegrinaggio parrocchiale a Roma per l’Anno Santo del 1950, e di lì, anziché rientrare in Nigeria, proseguì per Mount St. Bernard per affrontare la sua nuova avventura trappista.

Ebbe inizio così, il 2 luglio del 1950, una svolta radicale nel suo cammino di ricerca dell’Assoluto che lo impegnerà eroicamente per oltre tredici anni fino al 20 gennaio 1964, quando il Padre celeste lo chiamerà quasi improvvisamente a ricevere il premio. A questo punto la sua storia già così movimentata nell’instancabile azione pastorale si fa improvvisamente povera di episodi di rilievo. Sotto l’azione dello Spirito colui che era stato un autentico pioniere e manager nella giovanissima chiesa missionaria della diocesi di Onitsha, si trasforma definitivamente in monaco umile e docile, impegnato con fedeltà di neofita, all’ultimo posto della comunità, a realizzare senza riserve il classico «ora et labora» nella austera e silenziosa quotidianità della vita trappista.

Ormai non rimangono da segnalare altro che delle date, corrispondenti al succedersi delle tappe del suo nascosto cammino monastico. Al termine di due anni e mezzo vissuti umilmente da semplice «oblato» in un lungo periodo di reciproca prova conchiuso con mutua soddisfazione da entrambe le parti, la vigilia dell’Immacolata del 1952 fu ammesso in noviziato assumendo il nuovo nome di fra Cyprian, segno anche quello, oggi caduto in disuso, di un taglio radicale con il passato. Un anno dopo, sempre per la festa dell’Immacolata, emise i voti semplici, e infine l’8 dicembre del 1956 pronunziò i voti solenni consegnandosi definitivamente a Dio sotto lo sguardo benedicente di Maria.

Ma la professione solenne non fece altro che convalidare a livello canonico quella totale donazione di sé a Dio, alla Chiesa e alle anime che già sei anni prima, nella sua Aguleri, aveva motivato la sua scelta definitiva e irrevocabile di realizzare su più larga scala e verso ben più vasti orizzonti di apostolato la sua vita di preghiera, di silenzio e di distacco dal mondo. Per altri sette anni vive in piena umiltà, ubbidienza e nascondimento la più generosa e fedele osservanza trappista, fervente e assiduo nella vita di preghiera, nel silenzio, nella separazione dal mondo, disponibile ad ogni più modesta mansione e ai lavori più pesanti e umanamente meno gratificanti, nella serena austerità di una vita immersa nell’amore del Cristo crocifisso per la salvezza delle anime.

 

Un autentico contemplativo


Quello che di veramente rilevante si può registrare lungo questi anni di grazia è proprio la assoluta assenza di qualsiasi avvenimento di rilievo.

Ed ha veramente del miracoloso la metamorfosi radicale e subitanea, compiutasi sotto l’azione evidente dello Spirito Santo, del vulcanico pioniere e instancabile missionario ultracinquantenne, trasformatosi in un autentico contemplativo volutamente distaccato dal fascino apostolico della evangelizzazione e dalla gestione di qualsiasi responsabilità per dedicare tutte le sue ancor fiorenti energie ad un più efficiente apostolato proiettato «via satellite», nella trasparenza della fede, sulla globalità del mondo da salvare, nell’offerta silenziosa d’una fedeltà «sine glossa» all’austerità della Trappa. Unico evento destinato a trascendere l’apparente monotonia della quotidianità fu dato dall’emergere del problema di quella fondazione di vita contemplativa in Nigeria auspicata nell’ormai lontano 1950 dal Vescovo di Onitsha, alla quale fin dall’inizio era stata finalizzata l’intera vicenda monastica di Padre Tansi. Nel 1963, dopo oltre tredici anni di preziosa esperienza trappista, i tempi sembravano ormai maturi per mettere in atto la fondazione. Senonché le insicure vicende politiche della Nigeria, che quattro anni più tardi esploderanno nella violenta guerra del Biafra, indussero i superiori a dirottare l’obiettivo della fondazione nel confinante Camerun. Per Padre Tansi, ormai uscito dal lungo anonimato con la designazione ufficiale a Maestro dei novizi dalla imminente fondazione africana, fu un duro colpo a cui non era preparato. Il suo antico padre Maestro, prezioso testimone al futuro processo di beatificazione, ha affermato che quella fu l’unica volta (in tredici anni) in cui vide padre Cipriano perder le staffe, con una solenne arrabbiatura, salutarmente rivelatrice di quanto in tutti quegli anni di separazione sofferta e gioiosa dalla sua terra, il cuore mortificato del monaco aveva dominato ma non soffocato l’amore e lo zelo apostolico per la sua gente. Ma non fu che una fugace nuvola di passaggio alla quale con soprannaturale eroismo, subentrò rapidamente la pace del sapersi nella volontà di Dio.

E cominciò docilmente a prepararsi con lo studio oltre che con la preghiera alla nuova svolta a cui il Signore sembrava chiamarlo.

«Sembrava», perché il progetto di Dio ancora una volta era un altro, e si manifestò in tempi brevissimi, in tutt’altra direzione. E si presentò ancora una volta in modo del tutto imprevedibile, capovolgendo i piani di ogni progetto umano. Secondo quell’arcano progetto Padre Tansi non solo non avrebbe più visto la sua Aguleri e la sua Nigeria, ma nemmeno la sua Africa, così come egli stesso aveva quasi profeticamente predetto quando una volta affermò ad alcuni membri della comunità che sarebbe stato seppellito nel monastero di Mount St. Bernard.

L’inatteso finale si verificò in tempi brevissimi. Nel gennaio del 1964 Padre Cyprian fu colto da acutissimi dolori ad una gamba che si ingrossò enormemente. Il 18 gennaio a fatica si lasciò persuadere a farsi trasferire in una stanzetta dell’infermeria. Il medico diagnosticò una trombosi, e propose il ricovero in ospedale.

La mattina di domenica 19 gennaio fu trovato a letto privo di sensi. Vista la gravità del suo stato venne ricoverato d’urgenza nella Royal Infirmary di Leicester dove ad un primo esame si parlò di aneurisma aortico. Il monaco che lo aveva accompagnato rientrò a sera in monastero, con il programma di tornare la mattina dopo. Ma durante la notte il male precipitò, e al mattino del 20 gennaio 1964, nella povertà e nel distacco più totale, nella solitudine di una anonima stanza di un ospedale straniero Padre Cyprian Michael Iwene Tansi varcò nel silenzio l’ultimo traguardo del suo lungo cammino di sacrificio e d’amore, e spiccò il volo verso la Patria celeste.

Riportata la salma a Mount St. Ber- nard, il 22 gennaio furono celebrate le esequie, con la partecipazione di alcuni sacerdoti nigeriani residenti a Londra, tra i quali il suo figlio spirituale don Francis Arinze, futuro Arcivescovo di Onitsha e futuro Cardinale. Così come egli aveva predetto, venne sepolto, in una rudimentale cassa di legno, nella nuda terra del cimitero del Monastero. Ma il seme di grano, una volta deposto e maceratosi sotto terra, non tardò a germogliare e a produrre le spighe promesse nel Vangelo.

La fondazione di Bamenda nel Cameroun, progettata come diretta e immediata conseguenza della iniziale risposta vocazionale di Padre Tansi, e della quale egli era stato designato come il primo Maestro dei novizi si aprì puntualmente anche senza di lui, ed è tuttora efficiente ai confini della Nigeria.

 

L’apertura del processo di canonizzazione


Non solo, ma quando il 22 gennaio 1986, a ventidue anni dalla sua morte, con grande solennità e concorso di fedeli accorsi da ogni parte della Nigeria, venne aperto nella Cattedrale di Onitsha

il Processo di Canonizzazione del Padre Cyprian Michael Iwene Tansi, la Chiesa che è in Nigeria aveva già visto fiorire tre comunità monastiche di vita contemplativa: 2 trappiste (awhum maschile, e abakaliki femminile, in diocesi di Enugu) e una di benedettine nei pressi di Onitsha, alle quali va aggiunta la recente pre-fondazione trappista maschile di Nsugbe in diocesi di Onitsha. Nel 1988 a Mount St. Bernard si procedette alla esumazione, alla ricognizione e al trattamento conservativo dei Resti, che subito dopo furono trasportati in aereo in Nigeria dove l’indomani, con un ingente concorso di fedeli, nella Cattedrale di Onitsha, dove il Servo di Dio era stato ordinato sacerdote nell’ormai lontano 1937, vennero celebrate le solenni esequie con la partecipazione di tutti i Vescovi della Nigeria, dopo di che vennero sepolti nel Cimitero del Clero, nel terreno adiacente alla Cattedrale in attesa della auspicata beatificazione, dopo la quale verranno definitivamente collocati nella chiesa parrocchiale della sua Aguleri. Ma proprio durante le esequie nella Cattedrale la amorevole Provvidenza divina operò la guarigione istantanea, totale e definitiva di una diciassettenne, Philomina Emeka affetta da un massiccio tumore retroperitoneale inoperabile, alla quale il Vescovo aveva concesso che potesse avvicinarsi a toccare il feretro di P. Tansi. Guarigione prodigiosa e scientificamente inspiegabile alla quale in seguito è stata attribuita la qualifica di «miracolo di 1a categoria» (itrestitutio in integrumlu), riconosciuto canonicamente valido ai fini della Beatificazione con Decreto promulgato dal Santo Padre il 25 giugno 1996.

Resta da ricordare, per finire, un ammirevole frutto di pietà popolare. Fin da prima della apertura del processo di beatificazione, dall’iniziativa e lo zelo di una antica figlia spirituale di Padre Tansi e di un gruppo di laici impegnati, è sorta in Nigeria la pia Associazione Fr. Tansi solidarity prayer movement, che si è estesa a macchia d’olio non solo in tutte le diocesi della Nigeria, ma anche in altre Chiese vicine dell’Africa.

PAOLINO BELTRAME QUATTROCCHI