I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Voti

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Che cosa è e quando obbliga il voto.
 2. Dell\’adempimento dei voti.
 3. Vantaggi dei voti. 

1. CHE COSA È E QUANDO OBBLIGA IL VOTO. – Il voto è una promessa che si fa a Dio, di una cosa che crediamo tornargli gradita ed alla quale non siamo tenuti per nessun titolo. Questo intendono di dire i teologi allorché definiscono il voto una promessa di un maggior bene. Promettere a Dio di adempire un comando fattoci da lui, o di evitare una cosa da lui proibitaci, non è fare un voto, perché vi siamo già obbligati in forza della legge divina e delle promesse battesimali. Affinché un voto fatto a Dio abbia forza di obbligazione, si richiedono cinque condi­zioni: l° che la promessa sia fatta con animo deliberato; 2° con in­tenzione di obbligarsi; 3° che sia libera; 4° che abbia per oggetto una cosa accetta a Dio; 5° bisogna che chi fa il voto, possa obbligarsi.
I tre voti dei religiosi sono chiamati da S. Alfonso tre chiodi di amore che li configgono alla croce; e chi si consacra a Dio coi voti, fa un vero sacrifizio di se stesso, poiché muore al mondo per vivere a Dio (De Coelest. Vita). La spada che lo immola come vittima è l\’abnegazione di se stesso; la morte è la rinunzia alla vita secolare per abbracciare la vita religiosa; il fuoco del sacrifizio è l\’amore di Dio; le legna sono le preghiere e gli esercizi di pietà; il sacrifizio è l\’obla­zione e la consecrazione di se stesso per mezzo dei tre voti…
Nell\’antica legge si offriva: 1° l\’ostia del peccato, che significava la piena remissione dei peccati. Il medesimo fanno. i religiosi entrando in religione; perciò i santi Padri dànno all\’ingresso in religione il nome di secondo battesimo. 2° Si offriva l\’ostia pacifica, il che indica che Dio si lascia facilmente placare dalle preghiere dei religiosi, e s\’inchina a esaudire le domande. 3° Si offriva l’olocausto; la qual cosa figurava che la vita religiosa non è che un continuo olocausto, secondo l\’insegnamento di S. Tommaso. Infatti, come nell\’olocausto si bruciava e consumava tutta la vittima, così il religioso non ha nulla che non consacri e sacrifichi a Dio; gli sacrifica le ricchezze esteriori col voto. di povertà; il corpo, col voto di castità; lo spirito, la volontà, col voto di obbedienza. Finalmente, affinché nessun genere di sacrifizio manchi allo stato religioso, l\’abbracciare questa vita sublime di consecrazione a Dio vale quanto eleggere un illustre e meritorio martirio, secondo quel detto di S. Gerolamo: «La schiavitù volontaria di un\’anima pia, è un continuo martirio (In Epi­taph. Paulae)», e quest\’altro di S. Bernardo: «Vero martirio è la povertà volontaria (Serm. I, in Fest. Omn. Sanct.)».

2. DELL\’ADEMPIMENTO DEI VOTI. – Il voto è un\’oblazione volontaria; ma designata che sia una cosa da farsi per voto, ne è obbligatorio l\’adempimento. Udite come parla Dio medesimo su questo punto: «Se qualcheduno ha fatto un voto al Signore, leggiamo nei Numeri, o si è legato con giuramento, non mancherà alla sua parola, ma adempirà tutto ciò che ha promesso» (XXX, 3). E nel Deuterono­mio: «Quando vi sarete votati a Dio di qualche cosa, non indugiate a compirla, perché il Signore Dio vostro ve ne domanderà conto, e se differite vi sarà imputato a colpa» (Deut. XXXII, 21). All\’obbligazione che risulta dal voto si riferiscono ancora questi detti del medesimo Deuteronomio (XXIII, 23): Uscita che sarà di vostra bocca la parola, voi l’osserverete, e farete secondo che avete promesso al Signore; poiché avete parlato di vostra volontà e di pro­pria bocca.
«Se qualche cosa hai promesso a Dio con voto, dice l\’Ecclesiaste, non tardare a sciogliere il voto; perché la promessa infedele e teme­raria gli dispiace… E molto meglio non fare voto, che dopo di averlo fatto, non adempirlo» (Eccle. V, 3-4). Nel Levitico Iddio ordina che la casa la quale fu votata al Signore, e santificata, sia venduta (XXVII, 14); e che nessuno possa riscattare quello che spontaneamente ha votato (Ibid. 20). E colui che ritratta una promessa fatta con voto, si procura la sua rovina, dice il Savio (Prov. XX, 25). Quindi il re Profeta diceva: «Io adem­pirò i miei voti in presenza di coloro che temono il Signore» (Psalm. XXI, 26). «Compirò i miei voti al Signore al cospetto di tutto il suo popolo, negli atrii della casa del Signore, nel recinto delle tue mura, o Gerusalemme» (Psalm. CXV, 18-19).
Non basta però che si adempia il voto; l\’adempimento si deve fare nel più perfetto modo: «Maledetto sia il frodolento, dice Malachia, che avendo nel suo bestiame un animale robusto e bello, immola a Dio, in adempimento d\’un suo voto, quello brutto e difettoso» (MALACH. 1, 14). Il che vuol dire che la cosa offerta a Dio per voto, dev\’essere eccellente e perfetta. Da ciò impa­rino i religiosi, e quanti fanno voti, che i loro voti devono essere fermi e generosi; adempiti interamente, con zelo, esattezza, coraggio, scrupolosa attenzione e perfezione. Perciò la loro castità dev\’essere sotto ogni rispetto integra e senza macchia; la loro povertà assoluta; la loro obbedienza intera, pronta, allegra, costante: ciò esige il rispetto dovuto alla suprema divina maestà, alla quale il religioso si consacra per voto; e la coscienza gliene fa un sacro dovere. L\’offerta che si fa a Dio, sia di ciò che abbiamo di più grande, di migliore, di più perfetto; e questa si faccia dl pieno volere. Porgiamo a Dio un olocausto perfetto, offerendogli tutte le nostre sostanze, per mezzo del voto di povertà; il corpo con tutte le sue membra e i suoi sensi, col voto di castità; l\’anima con tutte le sue facoltà, per il voto di obbedienza.
E dopo di esservi così offerti, consacrati, immolati a Dio, «non vi rincresca mai, dirò con S. Agostino (Epist. XL V, ad Armentar.), di esservi votati a lui; ma piuttosto rallegratevi e compite con le opere le vostre promesse; co­lui che esige l\’adempimento dei vostri voti, vi darà aiuto. Felice ne­cessità è quella che si spinge a maggior bene! Chi vi esorta alare voto, vi dà i mezzi di adempirlo!». S. Basilio ci assicura che chi rinunzia pienamente al secolo, diventa un vaso divino, e che pertanto ha il dovere di vegliare attentamente affinché questo vaso non resti mai né insozzato, né profanato da cattivo uso; che deve conservarsi come cosa sacra a Dio, per non macchiarsi del delitto di sacrilegio (Constit. Monast., c. III).

3. VANTAGGI DEI VOTI. – S. Anselmo, per farci comprendere il van­taggio che ha presso Dio un\’opera buona fatta per voto su di un\’altra fatta senza voto, porta questa similitudine: Fa un dono più generoso chi regala l\’albero con i suoi frutti, che non chi dà frutti soli. Ora chi non si vota, dà solo i frutti delle virtù; chi si obbliga per voto, dà a Dio insieme con i frutti anche l\’albero, cioè la sua libertà e la sua volontà, affinché non possa volere né operare diversamente dal modo promesso (De Vita relig.). Consecrarsi a Dio per voto è uno sposare la divozione, la virtù, il fervore, la perfezione; è un incontrare il sommo gradimento di Dio. Questi voti contengono un atto di reli­gione e di culto a Dio: 1° per ciò che voi votate e consecrate a Dio quella cosa; 2° per ciò che gli offrite quella cosa consecrata.
S. Tommaso insegna che i religiosi sono olocausti infinitamente accetti a Dio, perché gli dànno col voto di povertà, tutto quello che sono, tutto quello che hanno al di fuori di sé; gli dànno, col voto di castità, il loro corpo senza riserva; gli dànno, col voto di obbedienza, la volontà, il giudizio, la libertà loro. Perciò queste persone seguono Gesù Cristo da vicino, sono martiri dello Sposo, sono templi e vittime di Dio (II art. 7). E vi fu mai sacrifizio più eroico, più meritorio, più prezioso, più caro a Dio? Perciò il Salmista dire: «Vi esaudisca il Signore nel giorno della tribolazione; vi protegga il nome del Dio di Giacobbe. Vi mandi soccorso dal seno del suo santuario, vegli su di voi dall\’alto di Sionne. Si ricordi dei vostri sacrifizi, e gli olocausti vostri gli tornino graditi. Adempia il Signore tutti i vostri voti, vi esaudisca in tutte le vostre dimande» (Psalm. XIX, 1-6).
Un\’azione fatta per voto è più perfetta di un\’altra non fatta per voto: 1° perché il voto è un atto di religione e di latria; 2° perché, come di sopra si è accennato, chi fa un\’opera non indotto da voto, da a Dio solamente l\’azione, ma chi vi aggiunge il voto, gli dà, insieme con l\’atto, la forza e la potenza sua, cioè la volontà e la libertà; 3° per­ché il voto fortifica e rinsalda la volontà che è di per se stessa insta­bile, debole, incostante oltre ogni dire, e la conferma nell\’atto della virtù a cui si è votata: per conseguenza l\’azione fatta per voto è più maturata, più forte, più costante, e per ciò stesso migliore e più perfetta.
Tutto ciò che è designato e consecrato a Dio per voto è santo… Quelli che con questo vincolo si legano a Dio, vedono adempirsi in loro quelle soavi parole del Signore: «Io stringerò con voi un\’al­leanza di misericordia, un\’alleanza eterna, un\’alleanza tutta latte e miele (ISAI. L V, 3), cioè tutta amore, carità, pace e misericordia… «I religiosi, osserva S. Agostino, sono chiamati con questo nome, perché di propria scelta si legano a Dio, fonte di ogni felicità e di ogni bene, da cui il peccato, per negligenza nostra, ci ha distolti. La religione ci lega nuovamente a Dio; per ciò i religiosi così sono chia­mati, quasi nuovamente legati a Dio (De Civit. Dei, L X, c. IV)».