I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Ricchezze vere

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

Quali sono le vere ricchezze e mezzi per acquistarle.
«Se desiderate ricchezze, o fratelli miei carissimi, dice S. Gregorio Magno, cercate quelle che sono vere; se ambite il colmo dei veri onori, tendete al regno celeste; se cercate la gloria delle dignità, affrettatevi a farvi inscrivere nella corte celeste

QUALI SONO LE VERE RICCHEZZE E MEZZI PER ACQUISTARLE. – «Se desiderate ricchezze, o fratelli miei carissimi, dice S, Gregorio Magno, cercate quelle che sono vere; se ambite il colmo dei veri onori, tendete al regno celeste; se cercate la gloria delle dignità, affrettatevi a farvi inscrivere nella corte celeste (Homil. XV, in Evang.)». Noi dobbiamo, dice S. Prospero, desiderare quelle ricchezze che possono ornarci e difenderci; quelle ricchezze che non possiamo né acquistare né perdere nostro malgrado; quelle ricchezze che ci armano contro i nostri nemici, che ci muniscono contro i loro assalti, che ci separano dal mondo, ci raccomandano a Dio, arricchiscono e nobilitano le anime nostre, Tali ricchezze sono con noi, anzi in noi medesimi, non esteriori né straniere (De Vita contempl. 1. II, c, XIII). Si deve stimare veramente ricco, dice S. Ambrogio, colui che tale comparisce agli occhi di Dio; ora Dio tiene per ricco solamente colui che è tale per l\’eternità, che accumula tesori non di ricchezze transitorie, ma di virtù imperiture… Non è ricco, colui che non può portare con sé ciò che possiede perché quello che morendo lasceremo quaggiù, non ci appartiene ed è cosa estranea a noi (Lib. V, epist. XXV). Perciò il Venerabile Beda dice: «Tutti i buoni cristiani sono ricchi; nessuno si disprezzi: il povero di denaro, ma ricco di coscienza, dorme su la nuda terra. molto più tranquillo, che non il ricco in letti di porpora (In Epist. ad Corinth.)».
«Le ricchezze sono buone per colui, che non ha peccato su la coscienza», leggiamo nell\’Ecclesiastico (Eccli. XIII, 30). Queste parole vogliono dire che le ricchezze vere, buone, utili, consistono in una coscienza retta e pura. Una tale coscienza è sempre ricca, sempre giuliva e contenta di tutto… Le vere ricchezze sono quelle che appagano lo spirito e il cuore: li rendono sereni e felici; ora solo la grazia e la virtù possono colmare di pace e di felicità l\’anima e il cuore; vere e proprie sono adunque solamente quelle ricchezze che ci fanno ricchi di virtù (S. GREGOR. hom. XV, in Evang.); e fecondi in quelle opere che procedono da virtù (CLEMENT. ALEX. Strom. l. VI). Anche S. Bernardo ci assicura che le vere ricchezze non consistono nell\’abbondanza dei tesori o delle terrene agiatezze, ma nelle virtù che la coscienza porta con sé, per essere ricca in eterno (Serm. IV, de Adv.).
Nessuno è ricco, eccetto chi va esente da peccato mortale, chi vive di Dio, per Iddio, in Dio, con Dio; perché «siccome Iddio possiede tutte le ricchezze, dice S. Cipriano, siccome tutto a lui appartiene, non può mancare nulla a colui che ha Dio, quando egli medesimo non manchi a Dio (Serm.)». Ma se la vera ricchezza sta nel possedere una buona coscienza, la più spaventosa povertà regna in una cattiva coscienza, in un\’anima corrotta dall\’orgoglio, dall\’impurità, dall\’avarizia, dalla collera, e via dicendo. Che ricchezze si possono trovare in un\’anima priva di virtù, spoglia della grazia santificante, divisa da Dio? In una tale anima risiedono le passioni, il demonio, i peccati, veri ladri che rubano tutti i tesori… Ricordiamoci della sentenza di S. Agostino, che le «vere ricchezze sono quelle che non possiamo perdere quando le abbiamo (De Civ. Dei)»; e di quelle egregie parole di S. Prospero: Le nostre vere, le nostre solide ricchezze sono: la purità che ci rende casti; la giustizia che ci fa santi; la pietà che ci adorna; l\’umiltà che spegne l\’orgoglio; la mansuetudine che frena la collera; l\’innocenza che ci stringe in amicizia con Dio; la prudenza che ci tiene vigilanti; la temperanza che allontana le malattie; la carità che ci guadagna le grazie di Dio e degli uomini. Vero ricco è colui che è potente in virtù, che disprezza il secolo, e si applica a fare il bene (De Vita cont. l. II, CXIII).
Il vero fedele ha per sé tutto un mondo di ricchezze infinitamente preziose e desiderabili. Infatti:
1° L\’universo è stato creato da Dio a uso dei fedeli, non degli infedeli…
2° Il fedele si serve di tutto ciò che vi è nel mondo, non per abusarne, ma per necessità, secondo la volontà di Dio e per suo servizio. Tutto serve dunque fedelmente il saggio; il contrario avviene per l\’insensato. Il sole, la luna, l\’acqua, l\’aria, ogni cosa insomma è al servizio del fedele il quale di tutto si serve in riguardo di Dio, ed è contento di tutto…
3° Il buon cristiano possiede tutto, perché disprezza tutto per Gesù Cristo; egli è più elevato del mondo, e tenendo lo spirito fisso al cielo, sdegna tutto ciò che è terreno…
4° Il vero fedele, in tutte le cose create riconosce, ama, loda e glorifica il Creatore per il quale esse esistono e al cui onore furono create. E questa conoscenza, questo amore, queste lodi, questo culto, sono le vere ricchezze del mondo…
5° Il vero cristiano si giova, in modo regolare e santo, di tutto ciò che è nel mondo, per la gloria di Dio e per la salute dell\’anima propria. Oh! come ricco è chi si diporta così! quanto è povero chi si. di porta altrimenti!…
6° Il fedele possiede Dio al quale appartiene ogni cosa; possedendo Dio, possiede tutto ciò che appartiene a Dio; possiede adunque tutto ciò che vi è nel mondo…
7° Dio prepara al fedele la beatitudine e la gloria celeste.
Di questa verità troviamo ch\’ebbero un barlume gli stessi saggi pagani. Volgiamo la nostra mente, diceva Seneca, verso le ricchezze che sono eterne, innalziamoci verso il cielo, meditando le opere di Dio, e Dio nelle opere sue (In Prov.). Cleante consultato sui mezzi da impiegare per diventare ricco, rispose: in poco tempo diventa ricco colui che cerca di fuggire !\’impero delle cupidigie, e se ne rende esente (STOBEUS, Serm. XCII). Epicuro medesimo disse a Pitocle: Se vuoi diventare ricco, non attaccarti al denaro, ma studia di comprimere le male tue cupidigie (Epist.).