I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Perseveranza

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Necessità della perseveranza.
 2. Per perseverare ci vuole coraggio.
 3. Motivi di attendere alla perseveranza.
 4. Esempi di perseveranza.
 5. Eccellenza e vantaggi della perseveranza.
 6. Facilità della perseveranza.
 7. Disgraziati quelli che non perseverano!
 8. Mezzi di perseverare.

1. NECESSITÀ DELLA PERSEVERANZA. – Dopo che Gesù Cristo aveva già detto in particolare della preghiera che «è necessario pregare sempre, cioè perseverare nella preghiera, e non stancarsi mai di pregare» (Luc. XVIII, 1); venne ad una sentenza più generale e disse perentoriamente che «quegli solo andrà salvo, il quale persevererà fino in fin di vita, nella fede, nella pietà, nella religione, nell\’adempimento insomma di tutto ciò che costituisce la vita del cristiano» (MATTH. XXIV, 13). Perché «chi mette mano all\’aratro e si rivolge indietro, non è fatto per il regno dei cieli (Luc, IX, 62). E con ragione: infatti non è forse l\’uomo tenuto a progredire sempre in perfezione? Sì certo (Vedi Perfezione): e come potrà egli pervenirvi senza perseveranza? Ricordatevi, dice S. Bernardo, che il cristiano non si obbliga a servire Dio per un anno o per un determinato tempo, come un mercenario; ma per tutta la vita come un figlio; e quindi per quanto corra, non avrà mai il premio, se non corre fino alla morte: e ne ha esempio in Gesù Cristo che fu obbediente fino alla morte (Epist. CCLIV, ad Garin.).
Ascoltiamo i salutari ammaestramenti che ci forniscono su questo punto gli Apostoli. S. Paolo, per animare i Romani a non più ricadere nel peccato dopo esserne stati mondati col battesimo e con la penitenza, ma a perseverare nel bene, propone loro l\’esempio di Gesù Cristo il quale risuscitato una volta da morte, più non muore (Rom. VI, 9); e incoraggiava i Corinzi a mantenersi fermi e saldi, a proseguire anzi più alacri nelle opere del Signore, col ricordare loro che di quanto facessero, Dio nulla avrebbe lasciato senza mercede (I Cor XV, 58). I Galati ammoniva che stessero nella libertà ricevuta da Cristo, e non si lasciassero più piegare al giogo della servitù del demonio; che non facessero solamente il bene in sua presenza, né si stancassero qualche volta di farlo, ma fossero sempre zelanti per tutto ciò che vi è di buono (Gal V, 1), (Gal VI, 9), (Id. IV, 18).
Scongiurava gli Efesini, per le sue catene, che si regolassero in maniera degna della loro vocazione, cioè come figli di luce, perché se altre volte erano stati tenebre, fatti. cristiani erano divenuti luce del Signore (Eph. IV, 1), (Id. V, 8). Sì, la vocazione del cristiano è la perseveranza nel bene che egli cominciò a praticare dal punto in cui pose piede nelle vie spirituali. Ma chi cammina, moltiplica i suoi passi, avanza per arrivare alla mèta; voi dunque che avete ricevuto Gesù Cristo, vi dirò col medesimo Apostolo, camminate sui suoi passi, stretti a lui, edificati sopra di lui, e fermi nella fede che vi fu insegnata, ma fermi così ch\’ella cresca ogni giorno nella vostra gratitudine (Coloss. II, 6-7). Guardate che nessuno di voi manchi alla grazia di Dio; non lasciate che la stanchezza vi accasci, o la tristezza vi abbatta (Hebr. XII, 15-3).
Crediamo rivolto ad ognuno di noi in particolare quel comando di San Paolo a Timoteo: «Ti ordino innanzi a Dio che tutto vivifica, e innanzi a Gesù Cristo, di osservare questo precetto immacolato e irreprensibile, fino alla venuta del Signore; perché chi combatte nell\’arringa, non è coronato se non ha combattuto come deve» (I Tim. VI, 13-14), (II Tim. II, 5).
«Voi dunque, o fratelli miei, vi dirò con S. Pietro, che avete conosciuto il bene, custoditelo gelosamente, perché non vi accada di scadere dalla vostra fermezza; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo» (II PETR. III, 17-18). «Conservatevi nell\’amor di Dio», vi dirò con S. Giuda (21). «Mantenetevi fedeli fino alla morte», vi ripeterò con S. Giovanni (Apoc. II, 10). «Ricordatevi di quello che avete udito e ricevuto, e osservatelo per modo che chi è giusto lo divenga di più; chi è santo, diventi più santo» (Id. III, 3), (Id. XXII, 11).
«Tenetevi fermi dinanzi al Signore», inculcava Samuele al popolo ebreo (l Reg. X, 19). « Sta saldo a tuo luogo, dice a ciascun uomo il Savio, e persevera nell\’invocazione dell\’altissimo Iddio» (Eccli. XVII, 24). Ben comprendeva questa necessità della perseveranza il Salmista il quale diceva a Dio: «Assodate i miei passi per la strada che conduce a voi, affinché non mi avvenga di barcollare» (Psalm. XVI, 5).

2. PER PERSEVERARE CI VUOLE CORAGGIO. – Tutte le frasi che adopera nella Santa Scrittura lo Spirito Santo, quando parla di perseveranza nel bene, accennano a fortezza, a coraggio, a lotta, a combattimento, a sforzi, a fatiche: «Noi ci sforziamo di piacere a Cristo», confessava di sé l\’Apostolo delle genti (II Cor V, 9); e scrivendo a Timoteo lo confortava che combattesse il buon combattimento della fede, e s\’impadronisse della vita eterna alla quale era chiamato (I, VI, 12); altra volta lo esortava a fortificarsi nella grazia della perseveranza che è in Cristo Gesù (II, II, 1).
«Una pietra quadrata, scrive S. Agostino, da qualunque parte si volti, si ferma e sta; così dev\’essere del cristiano; egli deve temprarsi ed acconciarsi ad ogni tentazione in modo che per nessun urto cada, per nessun assalto crolli, ma si trovi saldo in ogni circostanza (De Morib. Eccl.)». Il levriere che scorge la lepre, la insegue ha selve e spine e burroni, né cessa di correre finche non l\’abbia presa. Ecco l\’immagine del cristiano che aspira alla vita eterna…
Fratelli miei, scriveva S. Paolo ai Filippesi, io cammino verso la mèta che mi fu assegnata dal Signore Gesù Cristo. Non penso affatto di averla raggiunta, ma solamente, obliando quello che mi sta dietro e spingendomi a quello che mi sta dinanzi, tendo al termine, alla ricompensa celeste che Dio mi destina in Cristo Gesù. Noi tutti dunque che vogliamo essere perfetti, siamo di questo sentimento (Philipp. III, 12-15). L\’Apostolo esamina, non dove è giunto, ma quello che gli resta di via da percorrere, per giungere al cielo. E si sforza e suda per tendere alla vita eterna, dimenticando tutto il resto… «Beati quelli, dice a questo proposito S. Gerolamo, i quali non riposando su le opere di giustizia per lo innanzi fatte, ogni giorno, a imitazione dell\’Apostolo, si rinnovano e progrediscono in virtù: poiché la giustizia non giova al giusto dal giorno in cui egli cessa di essere tale Santità è, non cominciare ma finire (In haec verba Apost.)». Quindi S. Cipriano, scrivendo ai martiri, cosi li esortava: «Se il combattimento vi chiama, se il giorno della battaglia è giunto, combattete da valorosi, lottate con perseveranza: ben sapendo che vi battete sotto gli occhi del Signore, che i generosi vostri sforzi sta considerando (Ad Martyr.)».
La moglie di Lot fu cambiata in una statua di sale, non appena fermò il piede e si voltò indietro: per significarvi che vera sapienza è progredire, dannosa follia è arrestarsi o indietreggiare… Serva questo esempio a incuterci un salutare spavento, mentre ci dà un utile ammaestramento. Il cristiano è raffigurato in quel cavaliere che fu veduto da S. Giovanni nell\’Apocalisse, montare un bianco cavallo e partire vincitore con nella destra un arco e in capo una corona, per vincere ancora (Apoc. VI, 1-2). Egli deve, come la Sposa dei Cantici, levarsi la notte, percorrere la città, cercare colui che è l\’amore dell\’anima sua; cercarlo per le contrade e per le piazze; e trovatolo afferrarlo, stringerlo, abbracciarlo cosi stretto che non l\’abbandoni mai più (Cant. III, 2-4).
«Sta nel luogo, nell\’uffizio che ti è toccato e continua nella preghiera», ci dice lo Spirito Santo (Eccli. XVII, 24). Questa parola sta, dimora, sii fermo, significa: 1° la lotta che si deve sostenere contro i nemici per perseverare…; 2° il coraggio, l\’energia con cui si deve combattere per ottenere la perseveranza… Sta, tienti saldo; resisti generosamente; non cedere, non indietreggiare; solo in questo modo tu persevererai… I soldati, sul campo di battaglia, resistono, combattono con eroico valore; tuttavia qualche volta sono vinti dai nemici. Ma i soldati di Gesù Cristo, se si tengono fermi, sono sempre vittoriosi; poiché nessuno può rapire loro la virtù e la perseveranza nella virtù; nessuno, eccetto la loro propria volontà… Essi si mostrano quali li dipinge S. Cipriano, irremovibili in mezzo alle torture, più forti dei carnefici; e le loro membra scerpate, slogate, peste, resistono alle verghe, ai graffi, alle lame ardenti. Il più lungo e atroce supplizio non può vincere la loro fede; e quando non possono più servire Dio con i loro corpi, perché esanimi, non cessano di servirlo con le loro ferite (De Martyr.)… Sta, invincibile e perseverante contro il demonio, le tentazioni, il mondo, la carne.
Entrate a parte del1a felicità dei Santi, vi dirò con l\’Ecclesiastico, per mezzo delle buone opere; studiatevi di progredire ogni giorno in virtù, perché entriate nel numero di quelli che vivono e dànno gloria a Dio; andate al cielo, vivete per l\’eternità (Eccl. XVII, 25). Fruttificate come rosai piantati presso un ruscello (Eccl. XXXIX, 17). Crescete, moltiplicate le vostre virtù, spiegatele; siate fecondi in foglie, in fiori, in frutti di carità, di pazienza, di umiltà, di soggezione, di modestia, di purità, e di ogni virtù… «Studiate a divenire migliori di giorno in giorno, dice S. Basilio; progredite nelle virtù, affinché vi accostiate sempre più agli angeli e diveniate simili a loro (In Epist.)».

3. MOTIVI DI ATTENDERE ALLA PERSEVERANZA. – «Io proseguo, dice l\’Apostolo, per arrivare allo scopo» (Philipp. III, 12). Queste parole così spiega il Crisostomo: Io ho tuttavia una vita piena di combattimenti; mi trovo ancora lontano dalla mèta, sono poco avanzato nella corsa. Il grande Apostolo usa il verbo perseguito anziché corro; perché colui il quale anela dietro un oggetto, se lo fa con ardore, non bada a persona, supera coraggioso ogni ostacolo, v\’intende gli occhi, il cuore, il corpo, le forze, l\’anima tutta; non pensa ad altro, ma tutto si volge ad ottenere il suo fine (In Verbo Apost.).
«Ecco che io vengo presto, dice il Signore nell\’Apocalisse; e porto con me la mercede, per ricompensare ciascuno a ragione delle opere sue» (Apoc. XXII, 12). «Mantenetevi dunque fedeli fino alla morte, ed io vi cingerò la corona di vita» (Apoc. II, 10). «Badate a tenervi ben custodito ciò che avete, affinché non sia data ad altri la vostra corona» (Id. III, 11).
Regoliamoci in modo, secondo l\’avviso di S. Paolo, che guadagniamo sempre meglio (I Thess. IV, 1). Perché parola certa e degna di fede è questa, che se noi moriamo con Gesù Cristo, vivremo con lui; se con lui duriamo nei patimenti, con lui regneremo (II Tim. II, 11-12). Noi conserveremo mirabilmente l\’acquisto fatto, se studieremo del continuo ad acquistare; invece vedremo diminuire e andare in fumo quello che possediamo, se cessiamo dall\’aggiungervene. Come stanno bene sulle labbra del cristiano quei detti della Sposa dei Cantici: «Mi sono spogliata della tunica, forse che la vestirò di nuovo? Ho lavato i miei piedi, come mai li imbratterò ancora?» (Cant. V, 3).
«Perseveriamo adunque, se vogliamo essere coronati, conchiuderò col Crisostomo; perché nobile ricompensa non può mancare a chi segue il Signore» (In Verb. Apost.), (Homil. VIII); e con Fausto, vescovo di Reims: siamo perseveranti nel servizio di Dio, avendo di mira l\’eterna mercede e adoperiamoci a sempre fare meglio ogni giorno. Il desiderio di raggiungere la corona e l\’abitudine del bene ci portino a sempre crescere in meriti (In Viva).

4. ESEMPI DI PERSEVERANZA. – Gesù Cristo durava le notti intiere nella preghiera (Luc. VI, 12). S. Paolo non cessava notte e giorno dall\’ammonire con lagrime ciascuno in particolare dei fedeli (Act. XX, 31); e già allora vedeva tanti esempi di Cristiani fermi e costanti nella pratica del bene, che poteva dire agli Ebrei: «Accerchiati da un nuvolo tale di testimoni, deponiamo ogni peso ed ogni peccato, e corriamo con pazienza di carriera per l\’arena che ci è aperta» (Hebr. XII, 1). Di S. Barnaba nota il sacro testo, che «esortava tutti i fedeli a perseverare con animo saldo nel Signore» (Act. XI, 23). E tanto valevano presso quei fervidi cristiani le apostoliche esortazioni, che di loro in generale può attestare S. Luca, che «erano perseveranti nella dottrina degli Apostoli, nella partecipazione del pane che loro veniva distribuito, e nella preghiera» (Act. II, 42).
Bisogna fare per la conservazione e l\’acquisto della grazia e della virtù, quello che fa l\’avaro per l\’oro, e imitarne la perseveranza. Oh felici noi! felice il mondo! se si potesse rendere di ogni cristiano quella testimonianza che di S. Agata rendeva Afrodisio, al tiranno Quinziano: «Sarebbe più facile ammollire i macigni e il di aspro, cambiare il ferro in piombo, anziché cambiare l\’animo di Agata, e sviarla dall\’amore di Gesù Cristo e dal proposito della castità» (In Vita); se su la tomba di ciascun fedele si potesse incidere l\’elogio che fece di Tobia lo Spirito Santo: «Stette immobile nel timor di Dio, rendendogli grazie tutti i giorni del viver suo» (TOB. II, 14).
Così era Davide il quale poteva dire: «Signore, io non ho abbandonato la vostra legge; ma perseverava tra i miei nella innocenza del mio cuore » (Psalm. CXIII, 87); (c. 2). Tale era Giobbe che esclamava: Finché avrò un filo di vita, le mie labbra non proferiranno parola men che retta, la mia lingua non pronunzierà menzogna, praticherò l\’innocenza, non devierò mai di un passo dalla giustizia (IOB. XXVII, 3-6).

5. ECCELLENZA E VANTAGGI DELLA PERSEVERANZA. – S. Bernardo fa questo elogio della perseveranza: «La perseveranza è il vigore delle forze, la consumazione della virtù, la nutrice dei meriti, la mediatrice delle ricompense, la sorella della pazienza, la figlia della costanza, l\’amica della pace, il nodo della carità, il legame dell\’unanimità, la cittadella della santità. Togliete la perseveranza, e l\’obbedienza non ritrae più premio, il benefizio perde la sua grazia, il coraggio non merita più lode. Solo alla perseveranza si concede l\’eternità, meglio, è essa che restituisce l\’uomo all\’eternità, dicendo il Signore: Chi persevera fino alla fine, sarà salvo (Epist. CXXIX)». «La perseveranza, scrive il medesimo Dottore, è la figlia prediletta del gran re, il frutto e il compimento delle virtù, l\’arca che contiene ogni bene. E tale virtù, senza la quale nessuno vedrà Dio, né sarà veduto da Dio, è il termine della giustizia per ogni credente: infatti che cosa giova il correre, e poi stancarsi ed arrestarsi prima di toccare la mèta? Corriamo in modo che arriviamo al premio! (Serm. de Obedient. eiusq. Grad.)».
Le più munite fortezze cedono. agli sforzi di un assedio perseverante… La perseveranza è più potente che la forza; anzi è essa una forza ed una potenza irresistibile… Senza la perseveranza, dice S. Lorenzo Giustiniani, né chi combatte, vince; né chi vince, ottiene la palma. Solo la perseveranza merita la corona della felicità eterna; che più? questa corona le appartiene…
Basti ricordare a questo proposito il fatto della donna cananea e la parabola di colui che va la notte a chiedere tre pani ad un amico. Quella supplica a calde lagrime il Redentore che abbia pietà di lei, e Gesù non la degna di una parola: si prostra per terra e grida: Signore, soccorrete mi, e Gesù la rimprovera dicendole che non bisogna gettare ai cani il pane dei figli. La danna non si perde di coraggio, ma con perseveranza nella preghiera volge a suo vantaggio il paragone, facendo osservare al Redentore che se ai cani non si dà il pane, ben si gettano le briciole e gli avanzi della mensa. E questa perseveranza le vale, oltre una perfetta guarigione, un magnifico elogio dalla bocca del divin Maestro: Grande è la tua fede, o donna! (MATTH. XV, 22-28). E colui che si vede arrivare nel cuore della notte, mentr\’egli è in letto coi chiavistelli alle porte, un amico che gli chiede del pane, non è vero che se, dopo di averlo mandato due o tre volte con Dio, l\’altro non si parte, ma continua a chiedere e bussare, egli finisce col levarsi su e, se non in riguardo dell\’amicizia, per togliersi almeno la seccatura, dà all\’importuno quello che gli bisogna? (Luc. XI, 5-8). Poteva la Sapienza incarnata metterei più vivamente sott\’occhio l\’eccellenza e l\’umiltà della perseveranza?
Perché, osserva qui S. Agostino, colui che è coricato, si alza per dare a chi picchia alla sua porta? perché questi non cessa dal bussare, perché non ottenendo nulla in su le prime, persiste a domandare.. Colui che non voleva dare, vi si risolve alfine, perché il suo amico continua e non si offende del rifiuto. Ora come vorrete che Dio il quale è così buono, Dio che ci esorta a dimandare, e si offende se non domandiamo, come vorrete, dico, che non ci dia tutto e più ancora di quello che domandiamo, se perseveriamo! (In Verb. Domini). Questa violenza piace a Dio, ce ne assicura Tertulliano (De Orat.).
Gesù, salito su la nave di Pietro, gli ordina di spingersi in alto mare e di gettare le reti per la pesca. Simone gli fa osservare che già per tutta la notte si erano affaticati indarno, ma che tuttavia fidente nella sua parola non ricusava di rimettersi all\’ingrato lavoro: e gettate infatti le reti, le ritirarono tanto piene di pesci, che dovettero chiamare aiuto e poco mancò non si squarciassero (Luc. V, 3-6). Perché questa pesca miracolosa? Per due ragioni: l° perché avevano continuato tutta la notte a pescare, ancorché loro non venisse fatto di prendere nulla; 2° per la pronta obbedienza di Pietro a ripigliare il lavoro… Qui si adatta la sentenza di Seneca: «Non vi è cosa né così ardua, né così sublime che una perseveranza solerte, forte, irremovibile non giunga a conquistare. Molto in alto sta la vita beata, ma la perseveranza la raggiunge. E vergogna soccombere vilmente sotto il peso, e contrastare col proprio dovere. L\’uomo forte e animoso non scansa la fatica; la difficoltà dell\’impresa gli infonde coraggio anziché togliergliene (Epist. 1)».
L\’apostolo S. Giacomo ci assicura che colui il quale tiene fisso lo sguardo nella legge perfetta di libertà e vi persevererà, senza dimenticare quello che ha inteso, ma operando secondo la legge, questi sarà beato nei suoi fatti
(IACOB. I, 25). Anche Gesù aveva detto: «Se dimorate in me, e le mie parole dimorano in voi, voi domanderete tutto quello che vi gradirà, e l\’avrete» (IOANN. XV, 7). Chi poi dimora, cioè sta fermo, persevera in Gesù Cristo, costui non pecca, dice il medesimo Apostolo. Ora chi è che si tiene saldo in Gesù, e in cui Gesù dimora? è colui che ne osserva i comandamenti (I IOANN. III, 6, 24). Queste parole suggerirono al Venerabile Beda la seguente esortazione: «Sia Iddio la casa vostra, e siate voi la casa di Dio. Dimorate in Dio, e Dio dimori in voi. Dio abita in voi per contenervi nella perseveranza; voi abitate in Dio per non cadere (In Epist. Ioann.)».
Molti altri preziosi e nobili vantaggi della perseveranza accenna Iddio nell\’Apocalisse: «Chi vincerà, mediante la perseveranza, non vedrà la seconda morte» (Apoc. Il, 11); cioè egli sarà esente dal peccato che separa l\’anima dalla sua vita, che è la grazia di Dio. La prima morte è quella che percuote il corpo nella vita presente; la seconda morte è quella che percuote l\’anima nel tempo, e quindi il corpo e l\’anima nell\’eternità. In altro luogo fa annunziare che al vincitore egli darà una manna sconosciuta ed una pietruzza candida nella quale sta scolpito un nome nuovo, che nessuno conosce, eccetto colui che lo riceve (Id. II, 17). Ora assicura che chi avrà vinto sarà vestito di bianchi lini, non vedrà mai il suo nome cancellato dal libro dei viventi, ed egli, Gesù, lo confesserà per suo innanzi al Padre ed agli Angeli suoi: anzi lo farà sedere accanto a sé sul suo medesimo trono; come egli stesso, avendo vinto, si è assiso sul trono con suo Padre (Id. III, 5-21). Altrove dice che del vincitore ne farà una colonna che starà in eterno nel tempio del suo Dio, che scriverà sopra di lui il nome del suo Dio e il nome della città di Dio, della nuova Gerusalemme che discese dal cielo da Dio e finalmente il nome suo (Id. III, 12). Quanti vantaggi, quante ricchezze, quanta felicità, quanta gloria per quelli che trionfano per mezzo della perseveranza! Essa racchiude adunque tesori infiniti…
Quando Dio vede una generosa perseveranza, immantinente colma l\’anima di favori celesti; e più vede fedeltà e fervore, più egli abbonda in grazia ed in gloria, secondo quelle sue parole: «Sarà dato a colui che già ha, ed abbonderà» (MATTH. XIII, 12). Poiché la grazia nasce dalla grazia, i progressi aiutano i progressi, i meriti fanno scala ai meriti, i trionfi procurano trionfi; di modo che più uno si adopera ad acquistare ed a perseverare, e più si arricchisce di virtù; più attinge di sapienza alla sorgente della sapienza, e più desidera attingerne. Affrettiamo il passo, cerchiamo, domandiamo, desideriamo, picchiamo fino alla fine, acciocché ci sia dato rallegrarci e godere senza misura e senza fine. Diciamo a Dio col Salmista: «Noi non ci allontaniamo più da te; tu ci renderai la vita e noi invocheremo il tuo nome: e l\’anima nostra vivrà sempre per te» (Psalm. LXXIX, 19), (Psalm. XXI, 30). «Felice l\’uomo che a te si appoggia, che da te aspetta il suo soccorso! Egli traversa le sabbiose valli della morte; vi trova sorgenti di acqua viva; le piogge le fecondano; accresce del continuo la sua forza, finché giunge in presenza del Signore su la montagna di Sionne» (Psalm. LXXXIII, 6-8). Diciamogli anche con Salomone: «O Signore, Dio d\’Israele, voi conservate l\’alleanza e la misericordia ai vostri servi che camminano con perseveranza e con amore innanzi a voi» (III Reg. VIII, 23).

6. FACILITÀ DELLA PERSEVERANZA. – Certamente, se soltanto dagli sforzi dell\’uomo dipendesse il perseverare nel bene, sarebbe cosa non solo difficile, ma superiore alle sue forze; ma quando al buon volere dell\’uomo si unisca l\’aiuto di Dio, diventa impresa facile e leggera. Ora non vi è pagina nella Scrittura santa che non ci prometta e ci assicuri questo soccorso: «Fedele è quel Dio che vi ha chiamati, scriveva S. Paolo ai Tessalonicesi, ed egli medesimo verrà in vostro aiuto, vi conforterà e stabilirà e custodirà dal male, purché voi non cessiate per parte vostra di esercitarvi nel bene. Ah sì! noi confidiamo nel Signore, che quanto vi comandiamo, voi lo adempite e l\’adempirete» (I Thess. V, 24), (II Thess. III, 2). – Vos autem, nolite deficere benefacientes (Id. 13). – Confidimus de vobis in Domino, quoniam quae praecipimus et facìtis et facietis (Id. 4).
Rammentiamo sempre che Dio è fedele e che non permette che siamo tentati oltre le nostre forze; ma quando la tentazione ci assale, egli la tiene in tali confini, che torna facile, a chi vuole, il superarla (I Cor. X, 13). Prendiamo dunque vigore nella grazia che è in Cristo Gesù; lavoriamo, sopportiamo le fatiche della perseveranza, come valorosi soldati di Gesù Cristo (II Tim. II, 1), (Id. 3).
Di coloro che perseverano, leggiamo nella Sapienza che riceveranno il regno di gloria e il diadema di onore dalla mano del Signore; il quale li coprirà con la sua destra e li difenderà col suo braccio onnipotente: li guarderà dai nemici, li difenderà dai seduttori; li prova con dure battaglie per renderli trionfanti, e loro mostra qual è il valore della sapienza: non li abbandona neppure tra le catene, finché loro non abbia rimesso lo scettro e la potenza reale; paga ad essi il prezzo dei loro lavori, li guida per una via meravigliosa; fa a loro ombra di giorno, e luce di notte (Sap. V, 17; X, 12, 14, 17).
Affinché perseverino nelle vie della giustizia, Dio veglia su quelli che lo amano, dicono i Proverbi (II, 8), e il Signore medesimo ci esorta per bocca del Savio, a combattere per la giustizia, a cagione dell\’anima nostra; ma combattere fino alla morte; e Dio sbaraglierà per noi i nostri nemici (Eccli. IV, 33). Alla perseveranza può applicarsi quello che di sé afferma la Sapienza: «Chi si ciba di me, avrà ancora fame; chi beve al mio fonte, avrà ancora sete» (Eccli. XXIV, 29); perché la pena che prova in sul principio chi si dà al bene, gli si cambia, se persevera, in facilità, gioia, felicità, allegrezza… Quando un cristiano comincia a vivere bene e a consecrarsi con fervore alle buone opere, a calpestare il secolo, i cristiani tiepidi e rilassati si burlano di lui, dice S. Agostino; ma se egli persevera, se si mostra superiore a loro con la pazienza, finisce col vedere coloro medesimi che lo canzonavano, mettersi a poco a poca dietro di lui e seguirlo (In Psalm).
Ben conosceva questa consolante verità il profeta Abacuc, il quale esclamava: «Dio è la mia forza; egli darà ai miei piedi la velocità del cervo; e mi condurrà, trionfando in vece mia, nelle altezze, mentre inneggerò alla sua gloria» (HABAC. III, 19). «Siano grazie a Dio, dice S. Paolo, il quale ci fa sempre trionfanti in Gesù Cristo» (II Cor II, 14).

7. DISGRAZIATI QUELLI CHE NON PERSEVERANO! – A quanti cristiani si può applicare la parola di Gesù: «Quest\’uomo ha cominciato a fabbricare, ma non ha potuto terminare» (Luc. XIV, 30). Chi comincia a servire Dio e non persevera, chi volge indietro lo sguardo, è come un edifizio cominciato e non terminato, sul quale non fu posto il tetto; si sfascia a poco a poco, si sgretola, e finisce per cadere affatto in rovina. Perciò quando Gesù guariva qualche malattia, o corporale, o spirituale, sempre diceva ai guariti: Andate, non peccate più, ma perseverate nella sanità dell\’anima, affinché non v\’incolga di peggio (IOANN. V, 14). Assolse la donna adultera quando seppe che nessuno dei suoi accusatori l\’aveva condannata, ma le raccomandò di non più peccare (IOANN. VIII, 10-11).
Quando uno spirito immondo esce cacciato via da un uomo, va errando per luoghi aridi in cerca di riposo, e non trovandone, dice tra sé: Ritornerò là di dove sono uscito e venendo trova la casa scopata, pulita, sgombra e ornata. Allora se ne va a prendere sette altri spiriti peggiori di lui e con questi entra nella casa; e l\’ultimo stato di quest\’uomo è molto peggiore del primo (MATIH. XII, 43-45).
Vi è forse disgrazia più terribile e più grave di quella di essere dichiarato inetto al regno dei cieli? Ora questo appunto affermò il Verbo divino in termini formali, di chi non persevera nel bene, non continua nella retta via: «Nessuno che mette mano all\’aratro, disse Gesù, e si volge a guardare indietro è fatto per il regno dei cieli» (Luc. IX, 62). Considerate quello che avvenne alla moglie di Lot, affinché non abbiate da provare l\’effetto di quella terribile sentenza del Signore: «Maledetto colui che non sta saldo nei precetti della mia legge e che non ne adempie le opere!» (Deuter. XXVI, 26).
Saullo aveva cominciato bene, ma non la durò e si perdette… Salomone aveva cominciata con ottimi principi, non si tenne fermo, e terribile dubbio lascia la Scrittura su la sua salvezza… Aveva cominciato bene Sansone, ma non perseverò, e i Filistei lo accecano, lo costringono a girare, come giumento, una macina; ne fanno il loro ludibrio, l\’oggetto dei loro scherni… La Scrittura dice che il giusto è immutabile come il sole, mentre l\’insensato è come la luna (Eccli. XXVII, 12).
S. Bernardo deplora la misera condizione di un giovane che aveva egregiamente cominciato, ma poi si era intiepidito, aveva guardato indietro ed era caduto in gravi eccessi (Epist. ad Gaufrid.). «Amaramente di te, mi dolgo, o figlio mio, indicibile è il dolore che per causa tua io provo, o Goffredo. E chi infatti non si rattristerà vedendo il fiore della tua giovinezza, già da te offerto a Dio in odore di soavità, alla presenza degli Angeli che tripudiarono di gioia, ora calpestato dai demoni, lordato delle immondezze del secolo corrotto? Come mai, tu che eri chiamato da Dio, ora segui il demonio che a sé ti richiama? Come mai hai potuto, dalla sequela di Cristo, al quale or ora ti eri dato, rivolgere il passo addietro, e ritrarre il tuo piede dalla soglia della vera gloria?».
Dal fonte battesimale parte la strada la quale mette capo al cielo; e per perseverare in questa via divina si rinunzia anticipatamente agli ostacoli che s\’incontrano nel viaggio; si rinunzia solennemente al demonio, al mondo, alle sue pompe e alle sue opere; là il cristiano si obbliga, in faccia al cielo e alla terra, a vivere e morire per Gesù Cristo; cioè prende formale impegno di perseverare nel bene e allontanarsi dal male. Perciò colui il quale ha la disgrazia di non continuare per il retto cammino, dimentica, trascura, calpesta tutte queste risoluzioni. Allora succede uno sconcerto generale, una deplorabile confusione. Ecco colui che aveva rinunziato al demonio e al mondo, al vizio, alle cattive inclinazioni, al peccato, colui che aveva fatto giuramento di non seguire mai altri, né di servire ad altri che a Gesù Cristo, divenirgli infedele, volgergli le spalle, disprezzarlo e aborrirlo. Rinnega Gesù, abbraccia Barabba. – E furfanti più insigni di Barabba, il demonio e il mondo, gli tolgono tutto ciò che ha di prezioso, grazia, virtù, merito e gloria. Allora si grida come gli Ebrei deicidi al tempo della passione: «Non vogliamo che Gesù regni sopra di noi» (Luc. XIX, 14). Allora si ripete l\’infame azione di Giuda che diceva ai principi dei sacerdoti: «Che prezzo mi offrite? ed io ve la darò nelle mani» (MATTH. XXVI, 15). Satana, mondo, passioni, concupiscenza, che volete voi darmi? ed io vi consegno l\’innocenza del mio battesimo, le mie promesse, i miei voti, la mia anima, la mia salute, la mia corona, la mia gloria, il mio Dio, la mia eternità!
Ah! grande pur troppo è il numero di coloro che non perseverano! e piccola è la squadra di coloro che hanno la fortuna di toccare al termine della perfezione! «È di molti l\’incamminarsi bene, ma di pochi l\’arrivare alla vetta» (Sup. Matth.). Questa sentenza di S. Gerolamo serve di commento. a quell\’altra del Vangelo: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti» (MATTH. XX, 16).

8. MEZZI DI PERSEVERARE. – 1° Chi vuol durarla fino al fine, bisogna che abbia sempre sotto gli occhi il fine. 2° Stare vigilante: – «Veglia su di te affinché non cada», dice il Savio (Eccli. XXIX, 27). «E chi si crede di stare saldo, badi di non cadere», dice S. Paolo (1 Cor X, 12). Chi si è già avanzato per la via del cielo, cammina carico d\’oro, deve perciò guardarsi attentamente dai ladri (HYERON. Epist.). 3° Applicarsi alle cose di Dio. Di Maria Vergine, nota il Vangelo, che raccoglieva attenta, conservava e meditava tutto ciò che sentiva dirsi dai pastori e dagli altri testimoni della nascita di Gesù Bambino (Luc. II, 19). 4° Vivere tutti i giorni come se ogni giorno cominciasse l\’opera della salute, o come se fosse l\’ultimo della vita, e come vorremmo essere vissuti al punto di morte. 5° Lavorare alla presenza di Gesù Cristo e in sua compagnia. 6° Osservare fedelmente la legge di Dio: «Se la vostra legge, o Signore, confessava il Salmista, non fosse stata la mia continua occupazione, io già sarei perito» (Psalm. CXVIII, 92). 7° Camminare alla presenza di Dio e dei suoi Angeli: «Sia felice il vostro viaggio, disse Tobia; Dio sia con voi nel cammino, e l\’angelo suo vi accompagni» (TOB. V, 31). 8° Rammentarsi che Dio non muta e imitarlo (MALACH. III, 6). 9° Tenersi strettamente aggrappati alla roccia incrollabile della Chiesa cattolica, apostolica, romana…
Chi vuole davvero perseverare, deve: 1° riposare l\’anima sua in Dio; 2° amare Dio con tutto l\’affetto; 3° bramare ardentemente di progredire nella virtù; 4° considerare quanto grandi opere si possono fare da chi ha la volontà ferma e perseverante; 5° non dimenticare mai che brevi sono tutte le pene ed eterna la ricompensa; 6° invocare l\’arcangelo Gabriele, che è l\’Angelo della costanza e che è chiamato: Fortezza di Dio.