I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Peccatore

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Il peccatore non ha comunicazione con Dio.
 2. Il peccatore disobbedisce e disprezza Dio.
 3. Il peccatore è un ingrato.
 4. Miseria del peccatore.
 5. Debolezza del peccatore.
 6. Il peccatore odia la sua anima.
 7. Il peccatore è cibo del demonio.
 8. La vita del peccatore è abominevole; la sua memoria è in esecrazione.
 9. Il peccatore è strumento di condanna a se stesso.
 10. Quanto è infelice il peccatore.
 11. Castighi del peccato.
 12. Il luogo del peccatore è l\’inferno.

1. IL PECCATORE NON HA COMUNICAZIONE CON DIO. – È chiara e formale la sentenza di Gesù Cristo: «Nessuno può servire a due padroni» (MATTH. VI, 24); s. Paolo domanda: «Che alleanza può esservi tra Cristo e Belial?» (II Cor VI, 15). Bisogna dire con S. Cipriano, che tanto possono stare insieme il peccatore e Dio e la sua grazia, quanto l\’amaro col dolce; le tenebre con la luce; la pioggia col sereno; la guerra con la pace; la sterilità con la fecondità; la siccità con l\’umido; la tempesta con la bonaccia (Lib. I, Epist. VIII).
Il peccatore tronca egli per il primo ogni comunicazione con Dio; soltanto dopo questo abbandono, Dio si allontana dall\’uomo: «Il peccatore dice a Dio: – Allontanati da me perché non voglio sapere le tue vie» (IOB. XXI, 14). Egli grida forsennato coi Giudei: «Non vogliamo che costui regni sopra di noi: Non Gesù, ma Satana vogliamo; (LUC. XIX, 14), (IOANN. XVIII, 40). «Dio non abbandona nessuno, dice S. Agostino, se non si vede egli abbandonato per il primo; e a sé riconduce molti fuggitivi» (In Psalm.). «Chi abbandona Dio, dice S. Fulgenzio, viene giustamente da lui abbandonato» (Epl. VI).
Avendo Osea preso, dietro espresso comando di Dio, una sposa, gli fu ordinato che imponesse nomi profetici a ciascuno dei suoi nati; ed il terzo fu chiamato: «Non mio popolo», perché dice Dio: «Voi non sarete più mio popolo, ed io non sarò più vostro Dio» (OSEAE I, 9). Quello che dice Iddio del popolo d\’Israele, si deve dire del numeroso ed infelice popolo dei peccatori.

2. IL PECCATORE DISOBBEDISCE E DISPREZZA DIO. – Nel cielo, gli angeli e i santi; quaggiù, il sole, la luna, le stelle, la terra, i mari e tutte le creature; nell\’inferno, i reprobi e i demoni medesimi obbediscono e obbediranno eternamente a Dio; solo il peccatore gli resiste. Le creature irragionevoli obbediscono, e il peccatore, fornito di ragione, nega obbedienza; o detestabile ribellione!… S. Agostino dice: «Tu, o uomo, che comandi alla creatura, ti rifiuti di servire il Creatore! Tu che eserciti signoria, non vuoi conoscere il Signore di tutte le cose! Temi la pazienza del Signore, se non vuoi provarne la severità dei giudizi (Sentent.)».
Ai peccatori si possono riferire le parole di Dio al popolo ebreo: «Voi avete spezzato il mio giogo, avete rotto le mie catene e avete detto: Non servirò» (IEREM, II, 20). «Non vollero udire le mie parole, andarono dietro a dèi stranieri per seguirli» (IEREM. XI, 10).
S. Giovanni Crisostomo, commentando il fatto di Giona che cercò di fuggire dalla presenza del Signore: (ION. I, 3), vede in Giona la figura dei peccatori che, somiglianti a ubriachi, non badano dove vanno; ma seguendo le loro passioni, si perdono per loro propria follia e disobbedienza (Homil. ad pop.).
«Io ho nutrito dei figli, dice il Signore, e li ho fatti grandi; ed essi mi voltarono le spalle» (ISAI. I, 2). Peccatori! voi preferite la creatura al Creatore, il niente a Dio, il vizio alla virtù, l\’inferno al cielo; potreste voi mostrare più profondo disprezzo al Signore! Egli è vostro re, vostro padrone, vostro padre, e voi disprezzarlo! Ah! non lo disprezzerete più come giudice!…

3. IL PECCATORE È UN INGRATO. – Considerate, o peccatori, e applicate a voi medesimi le parole di Gesù a Saulo, persecutore del Cristo e della sua Chiesa: «O Saulo, perché mi perseguiti?» (Act. IX, 4). Perché mi perseguitate voi, e cercate a morte me che vo dietro a voi per darvi la vita? Io sono dolce, buono, misericordioso; io non vi ho fatto male nessuno; non vi ho mai offesi; perché mi trattate da nemico? Io, il vostro padre…, il vostro amico…, il vostro benefattore…, io vi porto scolpiti sulle mie mani e nel mio cuore…; perché perseguitarmi? – Per voi discesi dal cielo e mi feci uomo; per voi nacqui in una stalla; per voi soffersi e lavorai trentatré anni, per voi agonizzai nel giardino degli olivi, tollerai strapazzi ed oltraggi in Gerusalemme, ascesi il Calvario e spirai su una croce… Perché mi perseguitate? – Non vi ho io forse colmati di benefizi temporali e spirituali?… Non vi ho io promesso il mio regno eterno e la mia gloria? Perché mi perseguitate?
Il prodigo del Vangelo partì per lontana terra ed ivi dissipò ogni suo avere in gozzoviglie (LUC. XV, 13). Ecco la condotta del peccatore! Sciupa tutti i doni di
natura e di grazia che gli furono commessi… ; perde la grazia di Dio, la carità, e ogni altra virtù…; la sua anima e le nobili facoltà della medesima… Il suo intelletto diventa così ottuso, che più nulla intende, né Dio, né la bellezza e la preziosità della virtù, né la bruttezza e l\’infamia del vizio. La sua memoria s\’indebolisce; non ricorda più né la legge divina, né i benefizi ricevuti dal Creatore, nèi suoi propri doveri… La sua volontà si deprava a tal punto, che prepone il male al bene, la creatura al Creatore, il demonio a Dio, l\’inferno al cielo. Invece ai vestire Gesù Cristo, veste Satana; di qui un\’incredibile povertà di buon senso, di ragione, di coraggio, di buone opere, ecc… Egli si avvilisce al servizio della creatura, delle passioni, tutte le forze dell\’anima e del corpo che dovrebbe consacrare al servizio, del Creatore… Egli abusa ogni giorno dei preziosi doni ricevuti nel santo battesimo; profana la nobiltà dell\’anima; rovina la sua attitudine alla virtù…

4. MISERIA DEL PECCATORE. – Dopo che il prodigo ebbe dissipato i suoi averi, avvenne una grande fame in quel paese ed egli si trovò nella miseria. Per uscirne si mise al servizio di un padrone che lo mandò in campagna custodire i porci. Egli avrebbe voluto mangiare delle ghiande che mangiavano i maiali, ma nessuno gliene dava (Luc. XV, 14-16). Giusto castigo del prodigo e del peccatore! Egli ha pazzamente sciupato i suoi beni con compagni dissoluti quanto lui; ed in punizione, quando sta languendo di fame, non trova chi voglia dividere con lui le provvigioni fatte per vili animali… Dice S. Giovanni Crisostomo: «Il fasto scialacquatore del figliuol prodigo ebbe per castigo la fame, di maniera che la pena vendicatrice si fece sentire dove era stata commessa la colpa. Ma quanto non è crudele il servizio cui viene ridotto! quegli che guarda un gregge di porci non può mangiare del vitto dei porci! (In Luc. c. XV)». Quel che accade al figliuol prodigo è la figura del tristo stato a cui si riducono tutti i peccatori e specialmente gli impudichi… Sono spogliati del manto delle virtù e della grazia; perdono la gloria e l\’eredità del cielo, che da quelle, dovevano ritrarre.
Inoltre, il figliuol prodigo da libero divenne servo nobile di nascita, divenne infame per propria colpa: non altrimenti avviene del peccatore, essendosi Dio protestato che avrebbe abbassato i peccatori fin nella polvere (Psalm. CXL VI, 6); a lui precisamente si adattano quelle parole del Salmista: «Mi sono tuffato in profondissima melma che non ha consistenza; ho navigato nel mare avvelenato del male, e la burrasca delle passioni mi ha inghiottito» (Psalm. LXVIII 2-3).
«Considerate, scriveva S. Paolino da Nola a Severo, l\’esistenza dei peccatori, e li vedrete simili al giumento accecato che gira la macina di un molino. Accecati costoro dall\’impurità della loro vita e dai disordini dei loro sensi, non vedono più nulla e girano senza posa, orribilmente angosciati, nel circolo dei loro vizi, trascinando la macina del peccato, senza mai spezzare la catena che li attacca a questa ruota, con la quale pestano l\’innocenza, l\’anima, il cuore; e le virtù loro e la corona che loro era promessa nell\’eternità. Di un peso enorme, incalcolabile è questa macina, perché formata delle loro scelleratezze… Possono anche i peccatori venire paragonati a cavalli dai quali Satana, e tutto l\’inferno con lui, si fanno trascinare» (Epist.). S. Girolamo poi chiama i peccatori, cadaveri animati dai demoni (Epl.).
La Sacra Scrittura parla spesso dell\’orrenda schiavitù dei peccatori: «L\’empio, leggiamo nei Proverbi, è avviluppato nelle sue iniquità come in una rete, è legato dai suoi peccati come da funi» (Prov. V, 22). «Chi si abbandona al piacere, ignora che è condotto in servitù» (Prov. VII, 22). «Tutti i peccatori, dice il Savio, erano legati con una catena di tenebre» (Sap. VII, 17).
I peccatori sono schiavi del demonio…, schiavi delle loro passioni…, schiavi dei loro abiti cattivi, schiavi della morte… Peccando, l\’uomo che poco prima esercitava su Dio medesimo un certo impero, diventa lo schiavo dell\’inferno e di tutte le più deboli e le più vili creature…

5. DEBOLEZZA DEL PECCATORE. – Non vi è nulla di più debole che il peccatore, niente dì più forte che il giusto. Ed eccone le ragioni: 1° La concupiscenza e le passioni che conducono al peccato, snervano lo spirito rendono effeminato il cuore; ma trionfandone, la virtù rinvigorisce gli animi, fa energici i cuori. 2° I rimorsi rodono il peccatore e lo abbattono; la tranquillità di coscienza del giusto lo sostiene e lo rinsalda. 3° Il peccatore non ha la grazia di Dio, mentre il giusto la possiede; ora la grazia è onnipotente; per mezzo suo si possono compiere le più difficili imprese: ne sono prova gli apostoli, i martiri, i missionari, le vergini. Senza la grazia, al contrario, non si può fare nulla di bene. Il giusto è magnanimo e pieno di fiducia; il peccatore è timido, tentennante, pusillanime. Temendo di mettere a repentaglio la fortuna, la fama e la vita, il peccatore si rende infedele alla sua credenza e commette peccati che gli fanno perdere il cielo e la felicità eterna; il giusto non teme se non quello che è veramente da temersi, e di tutto il resto si ride.
A tutti è nota la debolezza dei Giudei; non appena Dio li provava con qualche avversità, subito essi ne mormoravano e lo bestemmiavano… Così è di tutti i peccatori… Dove infatti attingeranno essi la forza necessaria per compiere grandi e sante opere?
In costoro, dice Ugo da S. Vittore, non si trova né mortificazione della carne, né lacrime di compunzione, né serenità di coscienza. Invano cercate in essi la conoscenza di se medesimi, lo zelo della giustizia, il fervore della sapienza, il buon odore della misericordia, la dolcezza della contemplazione, la soavità dei beni eterni, la pratica della penitenza, il disprezzo delle cose terrene, la consolazione della carità fraterna, la sete delle ricompense celesti, l\’amore al bene (De Anim.). Lasciati alle loro proprie forze le quali non sono che debolezza, si mostrano incapaci di ogni azione soprannaturale. Somigliano alle foglie di autunno, che il succo più non alimenta e che il vento facilmente stacca dai rami e sparpaglia qua e là.

6. IL PECCATORE OIJ1A LA SUA ANIMA. – Disse una grande verità il Profeta affermando che odia l\’anima sua colui che ama l\’iniquità (Psalm. X, 5); infatti come si può dire che la ami, o almeno la sopporti, mentre non vi pensa mai né la nutrisce, non la veste, non la visita, non le parla, non adopera mai né medico né medicina per guarirla, ancorché sia malata ed agonizzante?… Bisogna ben dire che la detesti, poiché la vende per nulla, per un vile piacere, per una cosa vergognosa… Bisogna ben dire ch’egli l\’aborrisca, se la priva di ogni libertà, di ogni consolazione, di ogni lustro, l\’abbandona ai suoi nemici e le dà la morte…

7. IL PECCATORE È CIBO DEL DEMONIO. – S. Agostino scrive: «Quando fu detto al serpente: Tu mangerai la terra, fu anche detto al peccatore: Tu sei terra e in terra devi ritornare». Non siamo dunque terra, se non vogliamo essere divorati dal serpente che sedusse Eva (De Agone christiano, lib. I, c. 2)». Il demonio si ciba dei peccatori, come di squisita vivanda… L\’uomo che per accecamento, imprudenza o furore, desidera, cerca, abbraccia le cose da nulla invece delle grandi ed essenziali: chi preferisce i beni futili ai solidi, quello che passa a ciò che dura eterno, la voluttà alla purità, la terra al cielo, la carne allo spirito, ecc…, questi non ha più cuore. Venere, Pluto, Bacca e simili, cioè il demonio della lussuria o dell\’avarizia o della gola, gliela hanno divorato…
Ma se ha il cuore divorato dal demonio, che altro diventa il peccatore se non un demonio? Questo vuole indicare S. Giovanni dove, parlando dei peccatori, li chiama Anticristi (I IOANN. II, 18). Infatti, che cosa fa il peccatore? Il Salmista lo dice in due parole: «Irrita Iddio» (Psalm. IX, 24). E contrastare, combattere contro il Signore non è forse questa l\’impresa dell\’Anticristo?.. Ecco perché S. Agostino vede nell\’Anticristo, non solamente il grande avversario che lotterà contro Dio alla fine del mondo, ma ancora tutta la moltitudine degli empi opposta a Gesù Cristo (In Epl. S. Ioann.).

8. LA VITA DEL PECCATORE È ABBOMINEVOLE; LA SUA MEMORIA È IN ESECRAZIONE. – Vi sono dei peccatori così corrotti e colpevoli, che sembrano non esser altro che uno strumento di peccato; non vi è quasi iniquità che non abbiano commesso; sono sepolti nelle scelleratezze come il ricco nell\’inferno, e di loro si può dire quella frase di S. Paolo: «Venduti sotto il peccato» (Rom. VII, 14). L\’Apostolo così li dipinge: «Vi saranno uomini pieni di se stessi, avidi arroganti, alteri, bestemmiatori, ribelli ai loro parenti, ingrati, scellerati, insensibili, implacabili, detrattori, dissoluti, crudeli nemici dei buoni, traditori, insolenti, amanti del piacere e schivi della virtù» (II Timoth. III, 2-5).
S. Pietro dà ai peccatori il nome di porci che si voltolano nel brago (II PETR. II, 22). E con ragione così li chiama, perché 1° come i maiali cercano e amano le cose sudice e ributtanti, così il peccatore cerca e ama le passioni che riducono l\’uomo allo stato di bruto… 2° Il peccato è un non so che di lurido, di schifoso, di infetto, come i luoghi in cui i porci amano stare… 3° Il cibo del peccatore è simile a quello di questi animali… 4° Il maiale non si occupa d\’altro che del suo ventre, non guarda che la terra e si corica nella mota; esso non è in sostanza che una massa di carne; in che cosa differisce da lui n peccatore? 5° Il porco non ha sentimento veruno, non conosce il suo padrone, e qualche volta lo morde; così fa il peccatore ostinato; non conosce Dio, crocifigge Gesù Cristo… 6° Il maiale s\’ingrassa per ammazzarlo e mangiar lo; il peccatore s\’immola egli medesimo, e serve di cibo a Satana.
I peccatori, dicono i Proverbi, deviano dal retto cammino e si avvolgono per sentieri tenebrosi. Godono di aver fatto male e gioiscono in mezzo alle scelleratezze. Perversa è la loro condotta, infame il loro portamento (Prov. II, 14-15). Non fa meraviglia, perché che altro può volere un cuore corrotto, depravato, abitato dai demoni, se non n male e l\’infamia? Un fonte la cui acqua sia amara, dà forse altro che amarezza?
La via perversa del peccatore e chiamata dal Savio via straniera: – Perversa via viri aliena est (Prov. XXI, 8); e il profeta Baruch dice: «Peccatore, tu abiti in terra nemica e straniera; tu ti sei macchiato coi morti; sei divenuto simile a coloro che discendono nell\’abisso. Hai abbandonato n fonte della sapienza » (BAR. III, 10-12). La via dei peccatori è straniera: 1° alla giustizia, cioè a quello che la sana ragione suggerisce essere retto, probo, onesto. 2° È straniera per conseguenza alla dignità dell\’uomo, che consiste nella rettitudine della ragione e nella purità della coscienza. L\’uomo veramente degno di questo nome consulta queste due guide; si guarda dal vivere e dall\’operare del bruto; fugge il male n quale altro non è se non una dissonanza tra l\’opera e il dettame della natura ragionevole. Il fare male è proprio del giumento, della bestia, la quale non è diretta dalla ragione, ma dalla fantasia e dall\’appetito. 3° È straniera a Dio; perché Dio ha stabilito nell\’uomo il giudizio e la retta ragione, affinché questi segua in tutto il loro impulso. 4° È straniera alla società ed al modo di vivere delle persone ragionevoli che obbediscono alla rettitudine e all\’equità: 5° È straniera a lui medesimo; perché l\’uomo che pecca si allontana da se medesimo e si mette in lotta con le leggi della sua esistenza. Infatti, vivere secondo Dio e la ragione, è proprio dell\’uomo; e chi vive secondo Dio, vive sempre secondo la ragione e la coscienza. Al contrario, chi vive contrastando alla ragione illuminata da Dio, prende una via straniera alla natura umana.
«Vi sono tre cose pessime, scrive S. Agostino: l\’anima del peccatore che si ostina nel peccato, gli angeli decaduti che ve la spingono, l\’inferno dove essa va. Non vi è nulla che uguagli questi mali. Ma vi sono tre cose incomparabilmente buone: l\’anima fedele che persevera nel bene, i santi angeli che ve la indirizzano, il cielo al quale essa tende» (De Salut. docum., c. XLIX).
Dopo una vita abominevole, il peccatore morrà lasciando di sé una memoria infame ed esecrata; perché infallibile è la parola del Signore: «Quelli che mi disprezzano, cadranno nell\’abiezione e nell\’infamia» (I Reg. II, 30). Perciò il Salmista dice che la memoria dei peccatori perirà con fracasso (Psalm. IX, 7).

9. IL PECCATORE È STRUMENTO DI CONDANNA A SE STESSO. – S. Giovanni Crisostomo, commentando quel passo della parabola del figliuol prodigo, che narra come il padrone lo mandò alla campagna a governare i porci, esclama: «Ecco qui la spaventosa metamorfosi che tocca al peccatore, e la giusta pena della pazza libertà che si è presa! Colui che rifiutò obbedienza al migliore dei padri è costretto a farsi schiavo di uno straniero; chi non ha voluto servire Dio è obbligato a servire al demonio; colui che non volle dimorare nella casa paterna si vede relegato in paese straniero, per esservi tormentato dalla fame: colui che sdegnò di rimanersi nella società dei suoi fratelli e dei principi suoi uguali è ridotto a fare da socio e da servo ai porci; colui che ebbe a schifo nutrirsi del pane degli angeli chiede, spintovi dalla fame, che lo si lasci sfamare con gli avanzi di quei vili animali» (In Luc. C. XV).
Il grande Apostolo dice che Gesù Cristo ha cancellato il decreto di condanna contro di noi (Coloss. II, 14). Questo segno di condanna, dice Origene, è la firma che il peccatore appone alla scritta dei suoi misfatti e che li constata; perché colui che pecca scrive egli medesimo il suo peccato e ne fa garanzia (Homil. XIll, in Gen.). Quanti peccati commettiamo, tante lettere indirizziamo alla giustizia di Dio, munite della nostra firma e segnate col nostro suggello, affinché essa ne tenga conto ed il nostro castigo sia certo…

10. QUANTO È INFELICE IL PECCATORE. – «Non vi è stato più infelice, diceva già S. Agostino, della felicità dei peccatori, la quale nutrisce la loro empietà, principio di castigo, e rinforza l\’interno loro nemico che è la mala volontà (Sentent. XLII)». Quindi nella sua carità illimitata, S. Paolo non cessava di deplorare questa funesta condizione dei peccatori: « Già parecchie volte ve l\’ho detto, scriveva ai Filippesi, ed al presente ve lo ripeto con le lacrime agli occhi: molti vi sono i quali vivono da nemici della croce di Cristo, il cui fine è la perdizione, il cui Dio è il ventre, e la cui gloria sta nella propria ignominia, i quali non gustano se non le cose terrene» (Philipp. III, 18-19).
È vero che tutti gli uomini nascono nell\’infelicità; ma solo i peccatori vivono e muoiono infelici. Dice lo Spirito Santo: « Misero è colui che disprezza la regola e la sapienza; vana è la sua speranza, infruttuosi i suoi lavori, inutili le sue opere» (Sap. III, 11). La prosperità medesima, dice il Savio, si volge in loro danno e miseria, perché li acceca e perde (Prov. I, 32).
Quanto è infelice, scrive S. Bernardo, quanto è infelice il peccatore quando guarda al cielo, a quel soggiorno della luce increata, delle lodi divine, delle sublimi glorie e delle grazie infinite! Quanto è più misero allorché ferma l\’occhio su la terra e vi scorge le anime ferventi, salde nella fede, grandi nella speranza, belle di carità, feconde in virtù ed in opere buone, nelle quali piovono la rugiada del cielo e la benedizione del Signore! Con quale amarezza, e dolore, e rimorso egli, così avido di gloria e di vanità, vede quelle anime così pure, così onorate, così ricche, così felici! mentre gementi nella povertà, nella sterilità, nelle tenebre, egli e coloro che lo imitano, sanno che sono l\’obbrobrio degli uomini, degli angeli, di Dio! (Serm. in Cant.).
«Il peccato, dice S. Tommaso, è allontanamento dal bene sommo ed increato, e attaccamento al bene caduco e creato. Certamente colui che si allontana da Dio, e che tuttavia prospera, è tanto più sull\’orlo della sua rovina, quanto più si è allontanato dall\’amore della disciplina» (De Peccat.). Sì, i peccatori si perdono per la tranquillità; perché come godono di una certa quale pace, più si tuffano con furore e perseveranza negli eccessi. La pace e la prosperità dei peccatori mette capo ad una felicità spaventosa e irrimediabile. Il peccatore, come osserva Salviano, si affonda in una tanto più incredibile corruzione di costumi, quanto più è lusingato dalla prosperità; egli dimentica Dio e dimentica se stesso interamente. Se esce da tale riposo, lo fa per abbandonarsi con maggiore furia agli eccessi della crapula e dèlla dissolutezza, e di altro più non vive che di rapine, di delitti, d\’infamie. Egli si serve della tranquillità e della prosperità di cui gode, per coprirsi d\’ignominia e abbandonarsi al male con maggiore sfrenatezza e sicurezza: così facendo, si rende indegno di tutti i doni celesti (Lib. II, ad Eccli.).
Quando il peccatore è fu pace, nota anche S. Paolino da Nola, e si spinge a fare di ogni erba fascio, Dio non tarda a colpirlo. La prosperità travolge il senno e fa dimenticare la fragilità umana. L\’avversità reprime ed umilia, la prosperità gonfia ed inorgoglisce. O come è raro che in questo stato si mostri la prudenza! quanto è facile invece che si abbandoni la via diritta e si seguano vie tenebrose. I peccatori trionfano specialmente quando corrono per la via del male, dicono i Proverbi (Lib. II, c. XIV, Ep. V).
Dice S. Agostino: «Anche allora che ridono, i peccatori sono tormentati dalla coscienza del male da loro commesso; ridendo, muoiono». «Ridendo e giubilando, dice S. Gregorio, i peccatori somigliano a buoi che vanno al macello, a ubriachi che corrono al precipizio, a frenetici che dànno del capo nel muro. Isaia dice, parlando di loro: L\’impudenza del loro viso li maschera; essi hanno palesato i loro delitti come Sodoma, e non studiarono nemmeno di nasconderli. Guai a loro! i mali che soffrono, sono loro dovuti» (Com. in Isai. lib. II, c. IX).
«Chi pecca uccide l\’anima sua» – leggiamo nei Proverbi (VIII, 36). Il peccatore insulta l\’anima sua, la malmena, la tiranneggia, la ruba alla sapienza, a se stessa, a Dio; la consegna al demonio e all\’inferno. Egli diventa carnefice di se stesso, si spoglia della pace, della grazia, della gloria e di ogni bene, si copre dell\’infamia del vizio, si attira i rimorsi, la collera di Dio, le fiamme dell\’inferno e tutti i mali per l\’eternità. «L\’errore e le tenebre sono create per i peccatori», dice la Sacra Scrittura (Eccli. XI, 16); e ancora: «La via dei peccatori pare lastricata e piana; ma conduce all\’inferno, alle tenebre, al castigo» (Ib. XXI, 11). Ah sì! il cammino della concupiscenza, per cui vanno i peccatori, all\’entrata si presenta facile, piano, gradevole, delizioso; ma diventa poco alla volta, ineguale, tortuoso, scosceso, spinoso e malinconico; stanca e sbocca nell\’inferno eterno. Tutto diverso è il cammino della virtù.
Chi parla a un peccatore indurito, fa come colui che parla ad un uomo profondamente addormentato, oppure, come dice la sacra Bibbia, somiglia a una persona che spieghi a un insensato le regole della sapienza; e che al fine del suo discorso dice: Chi è colui? Piangete il morto, perché ha smarrito la luce; piangete l\’insensato, perché ha perduto la ragione. Il lutto della morte dura qualche giorno; ma su l\’insensato e sul peccatore bisogna gemere tutti i giorni (Eccli. XXII, 8-13). Lo Spirito Santo paragona il peccatore all\’uomo che dorme; perché, 1° l\’uomo è in braccio al sonno ordinario, l\’altro al sonno del delitto. 2° Siccome l\’intelligenza è impedita dal sonno, così la ragione e la prudenza del peccatore sono impedite dalla concupiscenza. 3° Chi dorme, vive della vita animalesca, non della ragionevole; lo stesso è del peccatore. 4° Chi dorme è zimbello ai sogni ed ai fantasmi; ora non è forse il peccatore, il ludibrio delle vane sembianze che gli offrono le creature, i beni della terra e le passioni? Platone medesimo diceva: «Che cosa sono tutte le attrattive di questa vita? che cosa sono tutti i beni e le speranze dei mortali? non altro che sogni di persone svegliate (Dialog. V)».
«Peccatori, dice il Savio, non date il vostro onore a stranieri, e i vostri anni a un padrone crudele» (Prov. V, 9). Chiunque commette un peccato mortale, abbandona il suo onore, la nobiltà, la grazia, il titolo di figlio e di erede di Dio a stranieri, cioè ai demoni; e gli anni della sua vita ad un crudele, che è Satana. «Chi sono quelli, commenta S. Gregario, che a noi sono stranieri? Non altri se non gli spiriti maligni, che sono allontanati per sempre dalla patria celeste. E chi è il crudele, se non l\’apostata il quale per il suo orgoglio si è colpito di morte eterna, e che, perduto, fa ogni sforzo per trascinare nella sua rovina il genere umano? Il peccatore, creato ad immagine e somiglianza di Dio, abbandona dunque il suo onore ad estranei; consacra la sua vita a fare la volontà di spiriti maligni e crudeli» (In haec verba Prov.). Il peccato e il demonio sono i nemici implacabili del peccatore, i suoi tiranni, i suoi carnefici.
«Ecco, dice il Salmista, che il malvagio ha commesso l\’ingiustizia, concepito il dolore, partorito l\’iniquità» (Psalm. VII, 15). Sopra queste parole così parla il Crisostomo: il peccatore concepisce il dolore del peccato, non il pentimento, e quindi genera la morte. Il bambino, prima di uscire dal seno della madre, la fa soffrire; ma quando ne è uscito, forma la sua gioia. Invece il peccato concepito è un serpente nelle viscere dell\’uomo, e gli dà la morte se il peccatore non se ne sbarazza col pentimento e con la penitenza. Il concepimento del peccato importa la nascita del serpente nel cuore; quando il peccato è consumato, questo serpente sparge il suo veleno e produce una malattia mortale. Chi partorisce il peccato, cade sotto la sferza del giudizio e della condanna; e se si ostina sarà eternamente riprovato. La mamma allatta volentieri il figliuolo, ma il peccato uccide chi lo ha generato; peggiore del demonio è il peccato (Homil. ad pop.). In altro luogo il medesimo santo chiama il peccato, belva feroce, solo esso danneggia l\’uomo; quando è distrutto, tutto è facile e tranquillo; finché dimora in un\’anima, tutto è patimento, agitazione, perdita.

11. CASTIGHI DEL PECCATO. – «A coloro che amano combattere e non vogliono acquietarsi alla verità, ma si addormentano nell\’ingiustizia, sta riservata la collera e lo sdegno, scrive il grande Apostolo. Tribolazione e affanno è la sorte dell\’anima che fa il male; gloria, onore e pace avrà quella che fa il bene» (Rom. II, 8-10).
«La salute è lontana dai peccatori» (Psalm. CXVIII, 154), dice il Salmista, anzi sono battuti da molti flagelli (XXXI, 10). «Il Signore pioverà su di loro insidie e lacci; darà per loro porzione fuoco, zolfo e turbine di tempesta» (X, 6). «Nelle mani di Dio è una coppa di vino torbido; egli la va versando or qua or là, ma la feccia che vi è dentro non si consuma; ne berranno tutti i peccatori della terra» (LXXIV, 7-8); essi periranno; «ed i nemici di Dio svaniranno, dissipati come fumo da una folata di vento» (XXXVIII, 20). Quindi, volto al Signore, diceva in persona di tutti i peccatori: «Il vostro sdegno non ha lasciato niente di sano nel mio corpo, e i miei peccati portarono lo scompiglio fin dentro le mie ossa. Le mie iniquità mi si alzarono fin sopra il capo, e divennero un peso insopportabile. Dalle mie piaghe scaturì tabe e putridume, a cagione dei traviamenti. Misero, io cammino curvo a terra nell\’angoscia tutto il giorno. Il mio cuore è in tempesta; la mia forza mi ha abbandonato, la luce degli occhi miei si è spenta; io sono cieco» (XXXVII, 6-10).
«Se ti diporti bene, disse Iddio a Caino, non ne avrai tu mercede? Ma se operi male, il tuo peccato non tarderà a mostrarsi su la soglia della tua casa» (Gen. IV, 7). Stando su la porta del peccatore, come un vigile dragone, il peccato, o a meglio dire la pena del peccato, lo assale e ne fa vendetta; appena commessa la colpa, questa si scaglia su di lui, lo strazia, lo sbrana. Questo dragone è il rimorso della coscienza, il turbamento dello spirito, la rivolta della ragione; è la collera di Dio sospesa sul capo del peccatore; è l\’angoscia e tutte le calamità presenti e future con le quali l\’eterna giustizia lo punisce. La coscienza è ad un tempo stesso il vendicatore della divinità, il giudice ed il carnefice del reo; come già osservava Orazio: «Raramente la pena non raggiunse il malvagio al quale tiene dietro con piede zoppo, e la cui sorte è di portarsi notte e giorno in petto un invisibile testimonio, e di sopportare i colpi di verga che gli applica la coscienza, infaticabile manigoldo (Confess.)».
«Non vi sono torture più orrende di quelle che fa patire la coscienza di aver commesso il male, scrive S. Agostino: non avendo più il peccatore dentro di sé Iddio, non trova più conforto né consolazione (Confess.)». E si può dire in certo modo che il peccatore è percosso dalle dieci piaghe d\’Egitto, e corre la sorte dei soldati di Faraone, annegati nelle onde del Mar Rosso. Notate a questo proposito: 1° che gli Egiziani furono castigati per mezzo di quasi tutte le creature: la terra, l\’aria, l\’acqua, il fuoco; le nuvole, la grandine, la folgore; per mezzo degli animali, rane, mosche, cavallette; per il sole e gli astri; per gli uomini, Mosè ed Aronne; per gli angeli e per Iddio medesimo. 2° Furono percossi in tutte le loro ricchezze; nei frutti che raccoglievano dal suolo, nei loro bestiami, nell\’oro e nell\’argento; nel loro corpo, con ulceri; nella loro famiglia, con la morte dei primogeniti. 3° Furono anche percossi in tutti i loro sensi: nella vista con le tenebre e con gli spettri; nell\’udito, coi muggiti del tuono; nel gusto, con una sete divorante la quale non potevano spegnere che con sangue; nell\’odorato, con la putrefazione di insetti morti e con l\’infezione che se ne originava e spandevasi anche lontano; nel tatto, col dolore prodotto dalle ulceri e dalle morsicature delle zanzare; finalmente nell\’intelligenza e nell\’immaginazione, con continue afflizioni e terrori di ogni maniera. Ecco la sorte dei peccatori ed un abbozzo dell\’inferno.
«Come tutto si volge a bene per i santi; così, dice il Savio, tutto si converte a danno dei cattivi e dei peccatori» (Eccli. XXXIX, 32). «Guai, dice Isaia, guai alla nazione colpevole, al popolo macchiato di misfatti, alla schiatta perversa, ai figli sacrileghi!» (ISAI. I, 4). «I rivoltosi e i peccatori saranno stritolati gli uni con gli altri; quelli che hanno abbandonato il Signore saranno consumati» (Id. 28). «Peccatore, su di te scoppieranno tutti i flagelli, la devastazione, la rovina, la fame e la spada; chi ti consolerà?» (Id. LI, 19).
«Io farò di Gerusalemme, minaccia Iddio, un mucchio di sabbia, la convertirò in covili di dragoni; abbandonerò le città di Giuda alla desolazione, e non vi abiterà più persona» (IEREM. IX, 11). Perché, chiede il Signore, perché la vostra terra divenne squallida, arida e solitaria come un deserto? e risponde: perché trasgredirono la legge che io aveva loro dato, non hanno ascoltato la mia voce, e non camminarono a norma dei miei precetti; perché seguirono la perversità dei loro cuori e Baal. Perciò io nutrirò questo popolo di assenzio e lo abbevererò di fiele. La spada li mieterà finché siano tutti sterminati. La morte entrerà nelle loro case per le finestre, e farà scempio dei loro giovani e dei loro bambini (Id. 13, 16, 21). Insomma li annegherò in un mare di tanti mali da cui non potranno più uscire. – E quello che è peggio, non permette nemmeno più che il profeta preghi per essi (Id. XI, 11-14). Tali sono i castighi che Dio manda ai peccatori: «Essi seminano vento, e raccolgono tempesta» (OSEAE. VIII, 7); «hanno coltivato l\’empietà e mietuto il delitto, mangiarono il frutto della menzogna» (Id. X, 13).
Sappiano gli orgogliosi, i ladri, gli ubriaconi, gli impudichi, gli avari, i peccatori tutti, che peccando non fanno altro se non prepararsi delle verghe che li battano in questa e nell\’altra vita: «Chi semina l\’Iniquità, leggiamo nei Proverbi, mieterà dei mali, e fa maturare la verga che deve flagellarlo» (Prov. XXII, 8). «Non credete, dice l\’Apostolo, che con Dio si burli. L\’uomo raccoglierà di quello che ha seminato. Chi semina nella carne, raccoglierà dalla carne corruzione» (Gal. VI, 7-8). «Io ho veduto, diceva Giobbe, il soffio di Dio spazzar via gli operai dell\’iniquità, quelli che seminano i dolori e li raccolgono; il vento infuocato della sua collera li ha consunti» (IOB. IV, 8-9). «Anch\’io, dice il Salmista, ho veduto l\’empio esaltato nel suo orgoglio, e grandeggiante come il cedro del Libano; sono passato e non era; l\’ho cercato e non ho più trovato il suo luogo» (Psalm. XXXVI, 35-36)
Diciamo dunque con Geremia: «Sappi e vedi, o peccatore, quanto per te funesta ed amara cosa sia l\’aver abbandonato il tuo Signore Iddio, e non nutrir più timore di lui nel tuo cuore» (IEREM. II, 19).

12. IL LUOGO DEL PECCATORE È L\’INFERNO. – S. Pietro, parlando di Giuda; dice che questo traditore lasciò l\’apostolato per andarsene al luogo suo (Act. I, 25). Egli andò al capestro, e dal capestro all\’inferno; ecco il luogo suo. A cagione dei suoi vizi, egli non si trovava a suo luogo quando era apostolo. Non era a suo luogo su la terra, e l\’ha abbandonata; non era a suo luogo nell\’aria, e l\’aria gli è mancata; molto meno sarebbe stato a suo luogo nel cielo, e non vi è andato; il suo luogo era l\’inferno e nell\’inferno è piombato. Per l\’uomo degno dell\’inferno, ci vuole l\’inferno… « In quanto agli accidiosi, agli increduli, agli esecrabili, agli omicidi, ai fornicatori, agli avvelenatori, agli idolatri, ai mentitori, la loro porzione, dice il Signore nell\’Apocalisse, sarà nello stagno del fuoco ardente e dello zolfo, che è la seconda morte» (Apoc. XXI, 8).
«Le nazioni peccatrici, dice il Salmista, furono sepolte nella morte che esse medesime si prepararono» (Psalm. IX, 15). «E i peccatori ritornino nell\’inferno» (Id. 17). L\’inferno li ha vomitati, l\’inferno se li riprenda… Lo scrittore sacro dice che i peccatori devono ritornare nell\’inferno, perché come peccatori sono venuti dall\’inferno. Dio ha fatto l\’uomo retto ed innocente; l\’inferno, ossia Satana, lo ha fatto peccatore… La fiamma delle passioni e del peccato ha primieramente bruciato i peccatori; poi la fiamma dell\’Inferno li divora (Psalm. CV, 19). Sì, Iddio sprofonderà nel pozzo della morte i peccatori (Psalm. LIV, 23).
«Quantunque, come osserva S. Bernardo, il peccatore abbia mancato nel tempo, è tuttavia punito in un inferno eterno, a cagione della sua ostinazione nel male. Infatti, è certo che quello che fu breve, computato nel tempo e nell\’azione, è lungo nella volontà proterva, talmente che se il peccatore non morisse, non vorrebbe mai cessare dal peccato, o piuttosto vorrebbe vivere per sempre, per poter sempre peccare. A lui si possono applicare, ma in senso affatto diverso dal vero, quelle parole: Consumato in breve tempo, compì una lunga carriera. Poiché non volle cambiare d\’intenzione, giustissima cosa è che il peccatore veda messo a carico suo il corso, non dico di alcuni, ma di tutti i secoli (Serm. in Psalm.)».

I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Peccatore

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

   1. Il peccatore non ha comunicazione con Dio.
   2. Il peccatore disobbedisce e disprezza Dio.
   3. Il peccatore è un ingrato.
   4. Miseria del peccatore.
   5. Debolezza del peccatore.
   6. Il peccatore odia la sua anima.
   7. Il peccatore è cibo del demonio.
   8. La vita del peccatore è abominevole; la sua memoria è in esecrazione.
   9. Il peccatore è strumento di condanna a se stesso.
 10. Quanto è infelice il peccatore.
 11. Castighi del peccato.
 12. Il luogo del peccatore è l\’inferno.

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