I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: La prudenza

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Che cosa è la prudenza, e sua necessità.
 2, Che cosa esige dall\’uomo la prudenza.
 3. Ammirabili effetti della prudenza.
 4. Felicità che procura la prudenza
 5. Che cosa si deve evitare per essere prudente.
 6. Quanto sia infelice l\’imprudente.

1. CHE COSA È LA PRUDENZA, E SUA NECESSITÀ. – «La prudenza è, secondo S. Tommaso, l\’occhio ed il pilota dell\’anima, non meno che di tutti i suoi movimenti e di tutte le sue azioni». Il vocabolo prudens, prudente, deriva da porro o procul videns, per significare colui che vede da lontano; e prudentia viene da procul videntia, cioè facoltà di vedere le cose da lontano (2.a 2.ae q. art. 5)».
Per conoscere quanto sia necessaria all\’uomo la virtù della prudenza, basta aprire la Sacra Scrittura, dove il vederla quasi ad ogni pagina raccomandata e ordinata, se giova a darcene un\’idea altissima, ce ne insinua anche l\’assoluto bisogno. «Figliuol mio, diceva l\’Ecclesiastico, non imprendere mai nulla senza prima dimandare consiglio, e così non ti accadrà mai di doverti pentire» (Eccli. XXXII, 24). «Figlio mio, ripete il Savio nei Proverbi, provvediti alla mia sapienza, e presta l\’orecchio alla mia prudenza, se vuoi vigilare sui tuoi pensieri e custodire la scienza. Poiché, dove manca la prudenza, ogni disegno fallisce, mentre si rassoda e riesce dov\’è aiutato da consigli di molti. L\’anima che non è prudente, non ne indovina mai una» (Prov. V, 1-2), (Ib. XV, 22), (Ib. XIX, 2). Imparate, dice il Signore, dov\’è la prudenza, dove la forza, dove l\’intelligenza; affinché sappiate nel medesimo tempo dov\’è la lunghezza della vita, il vero cibo, la luce degli occhi e la pace» (BARUCH III, 14).
Volendo Iddio creare l\’uomo, la Santissima Trinità si raccoglie in consiglio, come paiono insinuarcelo quelle parole: «Facciamo l\’uomo a nostra immagine e somiglianza» (Gen. I, 26). Facciamo con consiglio l\’uomo capace di consiglio, affinché egli impari da noi, dal suo Creatore, a fare ogni cosa con prudenza e consiglio. Perciò S. Paolo esortava gli Efesini, che guardassero bene come dovessero regolarsi, operando da saggi, non da sconsigliati; riscattando il tempo perché corrono giorni cattivi. «Non siate dunque, conchiude l\’Apostolo, senza discernimento, ma fate di comprendere quale è la volontà di Dio, e riempitevi dello spirito del Signore» (Eph. V, 15-18). Ai Romani insegnava che vera prudenza è non voler essere più saggi, più accorti di quello che si conviene, ma essere saggi con sobrietà, e con ciò voleva dire: non gettatevi ad alcun eccesso, nemmeno per zelo di bene, senza prima aver chiesto consiglio e ponderato la cosa con ogni prudenza (Rom. XII, 3). Poiché, come osserva S. Bernardo, «se togli la prudenza, anche la virtù diventa vizio» (Serm. L, in Cantic.). Ecco perché il medesimo Apostolo scriveva ai Corinzi, che molte cose gli era permesso di fare, che però non faceva, perché sconsigliate, come non convenienti, dalla prudenza (I Cor., VI, 12).
Ci ricorda la necessità della prudenza il Venerabile Beda, allorché ci dà per regola fondamentale della vita lo studiare attentamente la strada della giustizia in cui dobbiamo entrare; e prima di sobbarcarsi ad un\’impresa qualunque, spingere lo sguardo a prevederne il fine (In Collect.); questa medesima cosa c\’inculca S. Bernardo con quel suo detto: «Fa\’ che le tue parole siano limate due volte prima che proferite una sola» (Tract. de Perfect.). Finalmente, la speciale necessità della prudenza per un cristiano risulta da quell\’ammaestramento di Gesù Cristo agli Apostoli: «Ecco che io vi mando come pecore tra lupi; siate dunque prudenti come serpenti» (MATTH. X, 16).

2. CHE COSA ESIGE DALL\’UOMO LA PRUDENZA. – La prudenza esige dall\’uomo che tutto ciò che egli fa 1° non sia infetto di falsità; 2° sia anzi schietto e sincero, senz\’ombra d\’infingimento e di ipocrisia; 3° sia grave e senza leggerezza; 4° sia giusto e netto di ogni ingiuria verso il prossimo; 5° sia utile e non riesca a danno di nessuno; 6° sia maturo, ben ponderato, opportuno, conveniente alle persone, ai luoghi, ai tempi; 7° finalmente che non dica né faccia nulla di cui debba pentirsi.
L\’uomo prudente pratica l\’avviso di S. Giacomo, di essere pronto ad ascoltare, lento a parlare, tardo all\’ira (IAC, I, 19); pratica la massima di S. Bernardo il quale dice che l\’uomo assennato non imprende nulla, se prima non ha preveduto ed esaminato tre punti, cioè: anzitutto se quella tale azione che ha in animo di fare è permessa; secondariamente, se è convenevole; in terzo luogo, se è vantaggiosa (De Consid. lib. I, c, III); non dimentica mai quelle parole di S. Ambrogio: «L\’uomo prudente misura i suoi discorsi e li pesa su le bilance della giustizia, affinché vi sia gravità nei suoi avvisi e ponderatezza nei suoi discorsi. Chi fa così, diventa mite, mansueto, modesto (Offic. 1. I, c. III)».
Nota il Vangelo, che quando l\’Angelo salutò Maria per annunziarle che Dio l\’aveva scelta a madre del Verbo incarnato, essa fu colta da turbamento, perché l\’Angelo aveva sembianza di uomo (Luc. I, 29). Questo fu atto di prudenza; ché, come osserva Sant\’Ambrogio, «è proprio di una vergine
sensata e prudente il temere e tremare alla vista di un uomo che venga a lei (De Virgin. 1. I)»; e il Savio ci assicura «che chi cammina cauto e circospetto in mezzo ai tranelli, ne esce illeso» (Prov. XI, 15).
L\’uomo prudente diffida di se stesso, si umilia e si preserva dai peccati…; per non deviare, si abbraccia alla legge del Signore; medita questa legge, ne pondera i premi ed i castighi, la confronta con quello che gli suggerisce la passione, il mondo, l\’interesse, e quindi, sceglie sempre il bene e schiva il male: prevede i giorni infausti (Eccle. VII, 15). Parla poco, non mai imprudentemente, né con troppa fretta (Ibid. V, 1); dice il Signore col Salmista: «Ponete una guardia alla mia bocca, ed un uscio alle mie labbra» (Psalm. CXL, 3); non devia mai, né a destra né a sinistra e allontana i suoi passi dal male (Prov. IV, 27). Si regola su la norma della sana ragione, della legge e della volontà divina. Non deviare alla diritta, vuol dire che anche nel fare il bene bisogna procedere con prudente riservatezza; non volgersi a sinistra, significa evitare il peccato. Volgersi a dritta, commenta S. Agostino, è ingannare se stesso credendosi senza colpa; volgersi a sinistra, è darsi al peccato con una sicurezza perversa e corrotta (De. Morib.). La destra e la sinistra segnano il vizio; la virtù sta nel mezzo, ed in questo si tiene l\’uomo prudente. Egli, se per ragione del suo uffizio comanda ad altri, ricordi sempre quella massima di S. Bernardo: «Chi comanda, osservi tutte le cose, su molte chiuda l\’occhio, poche ne punisca» (De Consider.).
L\’uomo prudente esamina tutto con saviezza, pesa ogni cosa alla bilancia delle ragioni divine ed eterne. L\’imprudente all\’opposto pesa le cose alla bilancia delle l\’agi ani umane, temporali e caduche, e le prepone, o somma follia! alle ragioni divine ed eterne. S. Luigi Gonzaga, modello di prudenza, viene rappresentato con una bilancia in mano, e in una dei suoi piatti sono poste le ragioni temporali, nell\’altro le eterne; e queste, soverchiando infinitamente quelle, lo inducono e spingono a fare sempre ogni cosa secondo le ragioni divine, non mai secondo le ragioni umane. Di questo appunto ci avvisa un savio: «Tutto ciò che fate, fatelo con prudenza e avendo l\’occhio al fine» – «O uomo, esclama S. Bernardo, rifletti donde vieni; vergognati dello stato in cui ti trovi; piangi e trema al pensare dove vai (Serm. in Cantic.)». Quello che pensiamo, diciamo, facciamo una volta, è eterno. Viviamo dunque, studiamo e lavoriamo per l\’eternità. Questa è la prudenza, questa è la sapienza dei Santi… Interrogato S. Tommaso di Aquino, come si possa passare questa vita senza errore e caduta grave, rispose: «Se uno in ogni sua opera si diporti in modo che sappia rendere a se medesimo ragione del perché così si diporta. Così facendo non si permette che vi entri la cupidigia o la passione o il caso o altra simile cosa che può indurre in errore (De Peccatis)».
Ottima regola di prudenza suggeriva Tobia al suo figliuolo, quando gli diceva: «In ogni tuo bisogno ricorri per consiglio ad un uomo savio» (TOB. IV, 19). Infatti è cosa sacra il consiglio, scrive S. Basilio; esso è l\’unione delle volontà, il frutto della carità, il fondamento dell\’umiltà (Homil. in Psalm.). L\’uomo prudente non è curioso nei misteri della fede; non spinge mai nulla all\’estremo; attende al suo dovere ed alle sue funzioni; bada a se stesso e non si cura dei fatti altrui… «La prudenza, dice l\’Ecclesiastico, si manifesta nel parlare; il discernimento, la scienza e la dottrina appaiono nei discorsi del savio e la sua costanza dalle sue opere di giustizia» (Eccli. IV, 29). «Gli uomini assennati nei loro discorsi operano da savi, hanno l\’intelligenza della verità e della giustizia» (Ib. XVIII, 29).
Celebre è quella sentenza di Seneca: «Non sa parlare, chi non sa tacere» (In Prov.), e degno di essere da tutti praticato è quell\’altro suo avvertimento: «Delibera ponderatamente e poi opera presto; pazzia è non riflettere (In Prov.)».

3. AMMIRABILI EFFETTI DELLA PRUDENZA. – «L\’uomo prudente governerà gli altri», dicono i Proverbi (I, 5). Del re Davide attesta lo Spirito Santo che in tutte le sue opere agiva con prudenza, ed il Signore era con lui; e perché si diportava più prudentemente di tutti i sudditi di Saulle, celeberrimo divenne il suo nome (I Reg. XVIII, 14, 30). «Là dove abbonda la prudenza, ivi è salute… E chi si regola in tutto con prudenza, non sbaglia mai», leggiamo nei Proverbi (XI, 14), (XIII, 10). «L\’uomo prudente, dice l\’Ecclesiastico, è una lezione vivente per il bene degli altri e riempie l\’anima sua di dolcezza; egli sarà colmo di benedizioni e quelli che lo vedranno gli daranno lode; sarà onorato in mezzo al popolo e il suo nome sarà famoso in eterno» (Eccli. XXXVII, 22, 27-29). Che più? Basti dire che, per testimonianza dello Spirito Santo «la prudenza è la scienza dei Santi» (Prov. IX, 10).
Secondo S. Basilio, deve navigare in tre mari pericolosissimi e pieni di tempeste e di naufragi la navicella della vita umana, governata e condotta dalla prudenza, che fa l\’uffizio di pilota. Il primo mare è il secolo nel quale domina il vento della fortuna, che innalza gli uni fino alle stelle, sommerge gli altri nell\’abisso. Su questo mare, la nave è l\’uomo spinto da sorte prospera o avversa; ora la prudenza previene le tempeste ed impedisce i naufragi. Il secondo mare è il cuore, continuamente agitato e sconvolto, come oceano in tempesta, da diverse passioni e idee e voglie: qui il vascello è l\’anima o la volontà; la prudenza scorta e l\’una e l\’altra. Il terzo mare è il passaggio tracciato alla vita umana. Questo passaggio che deve condurci al cielo è infestato dai demoni che come terribili pirati catturano e saccheggiano la nave con tutti i suoi tesori cioè l\’anima con tutte le sue buone opere, o la menano ad urtare negli scogli perché naufraghi, e la rapidità del tempo è vento gagliardissimo che continuamente la spinge contro il banco della morte. La prudenza parte schiva, parte combatte questi corsari, salva le ricchezze della nave e la nave stessa dal saccheggio e dal naufragio, e la conduce con una buona morte al sospirato porto dell\’eterna salute (Homil. in Psalm.).
S. Bernardo fa questo elogio della prudenza: «La prudenza purifica l\’anima, regola gli affetti, dirige le azioni, corregge gli eccessi, forma i costumi, adorna la vita, rende l\’uomo onorevole e perfetto, comunicandogli la scienza delle cose umane e divine. Rischiara quello che è oscuro, tempera i desideri violenti, riunisce quello che è diviso, cerca la verità, studia le cose segrete. esamina ciò che pare verosimile, esplora quello che è falso o fittizio. La prudenza distribuisce convenientemente quello che si deve fare, ripensa a quello che fu fatto, affinché niente si incontri nell\’anima, o scorretto, o bisognoso di emendamento. Essa prevede e presente le avversità fin dal seno medesimo delle prosperità; e tanta è la sua forza nell\’avversa fortuna, che non solamente la sopporta con eroico coraggio, ma diresti che non la sente (De Considerat.)». La prudenza, diceva già l\’abate Mosè, è la madre, la custode, la moderatrice di ogni virtù (Vit. Patr.)». Da ciò s\’intende il senso di quelle sentenze del Savio: «Chi custodisce la sua bocca, preserva l\’anima sua dagli affanni» (Prov. XXI, 23). «Se tu invochi la prudenza, se la cerchi come l\’argento, se la scopri come tesoro nascosto, allora tu comprenderai il timor di Dio, troverai la scienza del Signore; perché il Signore Iddio dà la sapienza e dalla sua bocca si spandono la prudenza ed il sapere» (Ib. II, 3-6). «Considera la tua condotta al lume della prudenza, e sarai fermo e stabile nelle opere tue); (Ib. IV, 26). «Nel cuore dell\’uomo prudente sta la saviezza; egli istruirà gli altri» (Ib. XIV, 33).
Dai testi citati risulta che la scienza dell\’anima sta nella prudenza, con cui l\’anima esamina non solamente le cose presenti, ma ancora le passate e le future, per regolare così bene le sue azioni, che potendole giustificare nel giorno del giudizio agli occhi di Gesù Cristo che tutto penetra, ne ottenga la corona ed il premio della gloria celeste. Poiché la prudenza è l\’occhio dell\’anima, e chi la possiede vede chiaramente tutte le cose, le prevede e vi provvede, e guarda con attenzione le proprie azioni e la propria condotta; perciò cammina franco e sicuro, come chi cammina nelle tenebre preceduto da un fanale. La scienza dell\’anima è dunque la prudenza la quale veglia su la salvezza dell\’uomo, ne considera i premi ed i castighi; l\’incoraggia a vivere bene, a fuggire la colpa, a praticare la virtù e a ben morire. Ecco perché il Savio la chiama la virtù dei Santi (Prov. IX, 10), e S. Luca la presenta come la virtù dei giusti (Luc. I, 17).

4. FELICITÀ CHE PROCURA LA PRUDENZA. – S. Pambo diceva in punto di morte: lo finora non ho da pentirmi di nessuna imprudenza (Vit. Patr.). Beato l\’uomo che può dire così!… Chi è prudente in pensieri, in parole, in fatti, è uomo perfetto, e quindi felicissimo… Per sentenza dello Spirito Santo, la sapienza è il retaggio dell\’uomo prudente; ora la sapienza porta con sé la felicità… Inoltre abbiamo udito il Signore medesimo assicurarci che la prudenza è la scienza dei Santi e che la salute si trova dove vi è la prudenza, e dunque chi possiede la prudenza possiede la felicità… «I buoni consigli di un amico alleviano e allietano l\’anima», leggiamo nei Proverbi (XXVII, 9), ora non v\’è che l\’uomo prudente il quale ami e cerchi i, consigli. «L\’uomo prudente possiede l\’anima sua in pace, ed è colmo di benedizioni» (Eccli. XXXVII, 22-27).

5. CHE COSA SI DEVE EVITARE PER ESSERE PRUDENTE. – «Schiva le dispute inutili ed assurde; ben sapendo che da esse nascono le contese» (II Tim. II, 23). Chi vuol essere prudente, non dimentichi mai questa regola, data da S. Paolo a Timoteo… «Egli ha regolato il mio amore» (Cant. II, 4), diceva la Sposa dei Cantici; ed a ragione, perché, come osserva S. Bernardo, «lo zelo non ordinato né guidato dalla prudenza è sempre meno efficace, meno utile, quando non riesce nocivo. Quanto più ardente è lo zelo, più attivo lo spirito, più grande la carità, tanto più si richiede di prudenza e di scienza per regolare lo zelo, per frenare lo spirito e ordinare la carità (De Consider.)». Finalmente quella sentenza dei Proverbi: «Chi tutto confida nel proprio ingegno e potere, è un insensato» (XXVIII, 26), ci avverte che grave scoglio da schivare, per chi vuol essere prudente, è l\’amor proprio, l\’attaccamento al proprio parere.

6. QUANTO SIA INFELICE L\’IMPRUDENTE… – «Se vi è tra voi, dice San Giacomo, chi si stimi religioso, e intanto non freni la sua lingua, ma lusinghi il suo cuore, la sua religione è vana» (IAC. I, 26). Senza prudenza non vi sono disegni sodi: dove vi è l\’imprudenza, non vi è più bene, aveva detto già il Savio (Prov. XV, 22). – Ubi non est scientia animae, non est bonum (Ib. XIX, 2).
Chi non prevede quello che deve fare, cammina da cieco, scrive S. Gregorio, incespica e cade (Pastor. Admonit. XVI). Gli imprudenti non consultano nessuno, disprezzano i sani consigli, perché sono dominati dalla cupidigia e dalle passioni, e loro pesa lo scuoterne il giogo. A somiglianza dei Giudei, non comprendono nulla, eppure sono duri e caparbi; la loro vita e la loro fine è deplorabile… L\’imprudente cammina nelle tenebre, senza mai sapere dove vada. La concupiscenza lo chiama, ed egli corre alla sua voce; perciò lo si vede sdrucciolare in vizi, in scandali, in abissi senza numero… L\’imprudente viola i segreti. È detestato da Dio e dagli uomini… Nuoce agli altri… Danneggia se stesso… È infelice, e rende gli altri sventurati.