Domande e risposte sul problema dell’omosessualità

Morale: contraccezione, dissenso...

di Bruto Maria Bruti. Elementi per una definizione. Fra natura e vizio. Condizione umana e omosessualità: il problema della felicità. Omosessualità, alienazione e natura. Fra morale e terapia. Implicazioni sociali. Chiesa cattolica e omosessuali. L’omosessualità nell’antichità classica

Domande e risposte sul problema dell’omosessualità


 


Capitolo I


Elementi per una definizione


 1. Che cos’è l’omosessualità?


 Con omosessualità s’indica la condizione di una persona, maschio o femmina, che prova attrazione sessuale per persone del suo stesso sesso.


L’omosessualità femminile viene definita lesbismo o saffismo con riferimento agli amori omosessuali attribuiti alla poetessa Saffo dell’isola di Lesbo.


 


2. Che cosa non è l’omosessualità


 L’omosessualità non ha nulla a che vedere con le patologie di tipo ormonale, né va confusa con l’ermafroditismo vero — coesistenza dei due sessi nella stessa persona — o con lo pseudo-ermafroditismo, malformazione dei soli organi genitali esterni, che presentano alcuni caratteri dei due sessi.


Diverso dall’omosessualità è anche il transessualismo, atteggiamento psichico di non accettazione e addirittura di odio verso i caratteri sessuali del proprio corpo.


 


3. Incidenza dell’omosessualità


 Alfred Kinsey, che considerava positivamente l’omosessualità e i contatti pedofili e incestuosi, ha sostenuto la tesi secondo cui il 10% dell’umanità sarebbe omo o bisessuale. Questa tesi, accettata per lungo tempo in modo acritico, è stata ormai confutata da una serie di studi internazionali e, soprattutto, da censimenti effettuati in negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna (P. Cameron, 1993; Gerard van den Aardweg 1997). Al massimo, si può dire che hanno tendenze omosessuali di qualche tipo solo il 2% degli uomini e l’1% delle donne. (1)


 


Capitolo II


Fra natura e vizio


 4. Il comportamento omosessuale è un comportamento biologico innato?


 L’esistenza d’individui con tendenze bisessuali e l’esistenza di persone che hanno mutato la loro inclinazione omosessuale indica che il comportamento omosessuale non è un comportamento biologico innato.


Inoltre, contro l’ipotesi dell’omosessualità come condizione biologica è importante lo studio realizzato sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti, cioè con tutti i caratteri ereditari uguali e con la stessa struttura biologica. Lo studio, fatto per dimostrare questa incidenza genetica, ha evidenziato che tra i gemelli omozigoti vi è una concordanza del 52 per cento in quei casi rari in cui un gemello ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Tuttavia il dato più importante emerso da questi studi è che il 48% dei gemelli omozigoti, pur essendo stati allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti nei casi, rari, in cui uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Questo dimostra che il comportamento omosessuale non è biologicamente determinato, ma frutto d’interpretazioni e di atti sbagliati e a lungo ripetuti. (2)


 


5. L’omosessualità è un vizio o una malattia della psiche?


Il vizio è l’abitudine a comportarsi in modo disordinato e tale abitudine è la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati. Esiste spesso un rapporto d’interdipendenza fra vizio e malattia. Si pensi al caso dell’alcolismo. Alcune persone possono giungere all’alcolismo per libera scelta, ma poi si crea uno stato di dipendenza psicologica, si hanno alterazioni ingravescenti della personalità e nascono anche patologie di tipo organico dovute all’abuso dell’alcol, come dipendenza biologica, turbe neurologiche, turbe dell’apparato digerente e di quello cardio-vascolare: molte scelte libere all’inizio rendono schiavi alla fine.


Invece, molte scelte apparentemente libere non sono totalmente libere, ma fortemente condizionate da situazioni di «disordine» familiare e sociale, dalle quali la persona è contagiata o che subisce senza sua colpa: situazioni di disordine che nascono dall’accumulazione e dalla concentrazione degli effetti prodotti dal cattivo uso della libertà fatto da tante persone, che interagiscono negativamente con la libertà del singolo e che riducono notevolmente la sua consapevolezza e la sua responsabilità spingendolo su strade sbagliate.


Infatti, alcune persone giungono — per esempio — all’alcolismo in conseguenza di ferite della psiche, abusano dell’alcool in certi casi nel tentativo illusorio di vincere il senso di solitudine e d’isolamento, ma finiscono, senza volerlo, per dare maggiore consistenza ai propri problemi e per aggiungere alle vecchie sofferenze della psiche le nuove sofferenze, che nascono dalla dipendenza e dalle patologie determinate dall’abuso dell’alcool.


Dunque, il vizio può portare alla malattia e la malattia al vizio: spesso vizio e malattia si fondono e si confondono a costituire un cosiddetto «circolo vizioso», una spirale senza apparente via d’uscita in cui le diverse componenti si alimentano reciprocamente.


Ricerche scientifiche dimostrano che esiste negli omosessuali:


a. un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio sesso;


b. una mancata identificazione con il modello del genitore del medesimo sesso: l’identificazione non avviene perché il genitore è «inadeguato», oppure perché il soggetto — bambino o bambina —, per aspetti caratteriologici suoi o per sue interpretazioni, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui quanto va cercando;


c. un attaccamento infantile non consapevole al genitore complementare;


d. un precoce condizionamento dovuto ad atti sbagliati e ripetuti al punto da trasformarsi in abitudini; (3)


 


6. Vi è chi sostiene che l’omosessualità è un comportamento naturale perché si verifica anche fra gli animali


 Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come se si trattasse di realtà omogenee.


Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degli individui più deboli o del partner dopo la copula, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione: le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.


Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agli inizi.


Nelle specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e corteggiamenti di tipo omosessuale e porta i maschi a – montare – altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie.


In molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante, dice l’etologo Konrad Lorenz, sopprime la sessualità femminile e l’essere dominato sopprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità consiste nell’essere sottomesso, cioè «messo sotto» in senso propriamente fisico.


Molti pesci — per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum — iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio — Amphiprion — una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio.


Fra i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile.


Fra le oche, dove i sessi, ugualmente, non presentano grandi differenze esterne, si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia, ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia.


Le manifestazioni sessuali dei mammiferi, che hanno una più marcata differenza fra i due sessi, costituiscono anche complesse cerimonie e strategie destinate a svolgere funzioni diverse da quelle della semplice pulsione sessuale.


 


7. Qual’ è il significato degli atti  di tipo omosessuale che si verificano nei mammiferi ?


 L’etologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt spiega che l’atto di montare un individuo dello stesso sesso ha il significato di una minaccia d’aggressione o vuol essere un’affermazione di superiorità di rango. Fra i macachi, per esempio, tale azione ha anche il significato di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango è in genere il primo a montare, ma spesso anche gl’individui di rango inferiore lo montano a loro volta: C. Koford paragona queste manifestazioni al saluto militare.


La zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che, quando due babbuini maschi s’incontrano, si salutano voltando il posteriore al compagno: si tratta di un’offerta sessuale di tipo femminile con funzione di acquietare l’altro, di ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di necessità.


La stessa zoologa riferisce che i bonobo — detti anche scimpanzé nani — praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni sono continue, ma rappresentano una strategia per bloccare l’aggressività altrui, per allentare le tensioni che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione: infatti, i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno per partner una femmina sessualmente matura.


Per gli atti di tipo omosessuale che si verificano fra gli animali, gli etologi hanno già dato spiegazioni: nelle specie che non hanno grandi differenze sessuali esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e, inoltre, l’essere dominato sopprime la sessualità maschile e l’essere dominante sopprime la sessualità femminile; nei mammiferi tali azioni hanno il significato d’imposizione del dominio e di affermazione di superiorità di rango, oppure possono costituire un gesto di acquietamento e di saluto, di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli, una manifestazione destinata a bloccare l’aggressività altrui, un gesto di sottomissione.


Il comportamento sessuale animale è determinato anche dalle fasi dell’imprinting, cioè della formazione comportamentale e le esperienze dell’imprinting possono essere – errate: per esempio, alcuni uccelli, allevati fin da piccoli da uomini, tentano l’accoppiamento con essi anche a dispetto d’intervenute convivenze con congeneri.


Inoltre, non bisogna dimenticare che certi meccanismi comportamentali animali non sono sempre finalizzati alla sopravvivenza dell’individuo o della specie ma possono manifestare patologie e devianze da eccesso o da carenza di funzione, le quali portano anche a squilibri distruttivi. (4)


 


8. Una lettura teologica delle analogie e delle differenze fra l’uomo e l’animale relativamente a comportamenti devianti ( per il concetto di natura vedi domande 14 e 15, capitolo IV)


 San Tommaso d’Aquino spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine.


Le creature inferiori e corruttibili possono andare incontro a patologie, che però rientrano nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine al tutto.


L’ordine dell’universo comporta che alcuni esseri possano patire difetti ma da questi procedono, per la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che vi siano anche esseri corruttibili che non sarebbero tali se mai soggiacessero a corruzione o difetto ( cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, I, q. 48; I Sent., d. 44. q. 1, a. 2, ad 5 ).


Il mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di vista della natura universale – certi fenomeni sono naturali – come uccidere un animale per procurarsi il cibo – ma nello stesso tempo si oppongono a una natura   particolare -: nessun corpo, infatti, tende naturalmente alla propria distruzione ma, al contrario, si oppone attivamente ad essa.


Certe devianze, poi, da cui sono colpiti gli animali all’interno della loro natura particolare – le quali vanno distinte dai comportamenti propri delle varie specie, finalizzati alla loro sopravvivenza non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè dei – progetti – del Creatore, ma sarebbero il risultato, come dice la Rivelazione, di una misteriosa ferita originale che ha sconvolto non solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico e materiale ( cfr San Paolo, Rom. 8,19 – 22 ).


L’uomo, però, è sostanzialmente diverso dall’animale perché, a differenza dell’animale, è capace di conoscere con la ragione le finalità della natura e può guidare l’istinto con la volontà, solo lui è in grado di capire ciò che è male e può intervenire per cercare di rimediare alla privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza e l’angoscia per la malattia e la morte, solo in lui vi è l’esigenza di una felicità perfetta, la quale rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto e la sua nostalgia per il paradiso perduto.


L’atto omosessuale, per quanto riguarda la natura umana, è conseguenza di abitudini sbagliate e, nella maggior parte dei casi, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica.


 


Capitolo III


Condizione umana e omosessualità: il problema della felicità


 


9. L’omosessuale è felice?


L’attrazione omosessuale è «narcisistica», nel senso che è basata sul tentativo illusorio e momentaneo di compensare le proprie carenze affettive, il proprio senso d’inferiorità e d’insicurezza, di affermare sé stessi, di sentirsi più completi, di colmare le carenze nella propria identità cercando di appropriarsi delle qualità dell’altro individuo dello stesso sesso continuamente ricercato come un mistero da comprendere e da assorbire.


Nell’omosessuale il bisogno sessuale si fa più intenso in presenza di delusioni, di solitudine e in ogni situazione vissuta con un senso di debolezza interiore, ma il comportamento omosessuale è una falsa soluzione che, invece di sanare la ferita originaria, finisce per rafforzare un’immagine di sé negativa e incompleta.


Vi sono psicoterapeuti secondo i quali anche molti eterosessuali possono avere fantasie omosessuali nei momenti in cui sono sopraffatti dalle loro responsabilità o sentono di aver perso il controllo della situazione.


Gli atti omosessuali possono rappresentare un’occasione di piacere sensibile, momentaneo e disordinato, ma non risolvono i problemi più profondi della persona e impediscono la sua vera realizzazione: cioè impediscono la felicità. (5)


 


10. Che cos’è la felicità?


 Parto da un concetto di felicità tratto dall’etimologia della parola, secondo una metafisica del linguaggio com’è intesa da sant’Isidoro di Siviglia e, nel secolo XX, da Attilio Mordini. (6)


«Felice» deriva da «fertile» e una pianta per esser fertile, per dar frutto, presuppone un itinerario, un processo: la semina, la coltivazione, lo sviluppo, la potatura e la raccolta. Per un uomo esser fertile significa vivere in armonia con le leggi fondamentali della realtà e con la propria natura: cioè in armonia con tutte le componenti della propria personalità. Questo presuppone un cammino perfettibile e mai perfetto, attraverso il quale l’uomo cerca di conoscere sempre meglio la verità e di metterla in pratica; e presuppone un itinerario attraverso il quale la persona cerca di riportare a unità e secondo un ordinamento gerarchico le potenze dell’anima entrate in conflitto a causa del peccato originale: in ogni uomo vi è il bisogno d’integrare e di coordinare le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e la ragione con la verità; e da questo processo, che intende ordinare tutte le potenze dell’anima fra di loro e nei confronti della verità, nasce propriamente la condizione chiamata felicità.


San Tommaso d’Aquino spiega che la felicità consiste primariamente nell’attività intellettuale, propria dell’essere umano, e risulta soprattutto dalla contemplazione della verità; secondariamente la felicità ha carattere affettivo, perché, rendendo l’uomo felice in quanto gli è essenziale, tutto l’uomo diventa felice in ogni sua dimensione e attività (cfr San Tommaso d’Aquino II Sent. d. 4, q. 1, a. 1; Summa Teologica I-II, q.3, a. 4)


La «felicità-fertilità» è dunque uno stato, una condizione incipiente e perfettibile, fondata su un processo che si concluderà in Paradiso, con uno stato di felicità perfetta.


Dal canto suo, il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e nel possedere l’obbiettivo del proprio desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso un obbiettivo. I piaceri sono buoni solo quando sono il risultato e la conseguenza della realizzazione di obbiettivi giusti e adeguati: il piacere e il desiderio sono fattori da ordinare e da vivere all’interno del processo che intende integrare e coordinare gerarchicamente le potenze dell’anima fra loro e nei confronti della verità.


 


11. Che cos’è il piacere disordinato?


( sul problema degli istinti e dei bisogni umani vedi appendice, capitolo VIII)


 Il piacere disordinato è il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le altre componenti della personalità, con i bisogni di natura spirituale che, nell’uomo, si trovano sempre mescolati con forme inferiori e biologiche di bisogni ed entra in conflitto con le leggi fondamentali della natura, che l’uomo è in grado di conoscere mediante la ragione.


Vi è sempre la possibilità, per ciascuno, di usufruire di un piacere momentaneo e disordinato, che contrasta con quanto è giusto ma che, prima o poi, danneggia e impedisce la realizzazione e la felicità.


Secondo Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica all’Università di San Diego in California, l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno di significato, introducendo in psicologia il concetto di fecondità analogo a quello di felicità: «felice» è il termine corradicale di «fecondo». Sempre secondo Cesari, per esempio, nel campo sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se è vissuta all’interno di un’autentica relazione d’amore perché, altrimenti, rimane inappagato il bisogno fondamentale, vero basic need, consistente nell’essere in una vera relazione con l’altro. Cesari, partendo da un contesto di matrice freudiana, dice che l’affetto omosessuale non è vero amore, ma una forma di regressione al narcisismo primario pre-edipico: «omofilia» vuol dire essenzialmente «egofilia».


L’omosessuale, sia maschio sia femmina, ha patito qualche mancanza nella relazione con il genitore dello stesso sesso; ha un bisogno morboso di attenzione e di affetto da parte delle persone dello stesso sesso rispetto alle quali si è costruito un complesso d’inferiorità riguardante la propria identità sessuale; ha mantenuto un attaccamento infantile verso il genitore complementare — attaccamento quasi sempre abilmente e inconsciamente mascherato — e gli atti omosessuali non sono manifestazioni di un amore autentico, ma manifestazioni di una strategia sbagliata e nevrotica, con cui la persona omosessuale cerca di difendersi da problemi più o meno inconsci, che non è riuscito a risolvere: incompletezza, solitudine, inferiorità e infantilismo.


Gli atti omosessuali possono portare un sollievo momentaneo alla persona ma, a lungo andare, non risolvono mai i suoi problemi più profondi: gli atti sessuali vengono ridotti a una prestazione, fruiti con modalità simili a quelle ossessive e con comportamenti sostanzialmente masturbatori; manca una vera relazione interpersonale e, pertanto, il breve piacere legato all’ordine fisico non è in grado di coinvolgere e di appagare la persona nella sua totalità. (7)


 


12. Perché molti psicologi contemporanei non considerano più l’omosessualità come un comportamento sessualmente disordinato?


 In campo psicologico, molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-distonic: questo è, per esempio, l’approccio del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (3a ed, A.P.A., Washington D.C. 1980, pp. 281-282), voluto dal consiglio direttivo dell’APA, l’Associazione Psichiatrica Americana, anche quando un sondaggio indipendente, realizzato fra gli psichiatri statunitensi mentre il Manual era in preparazione, mostrava che la maggioranza di essi consideravano l’omosessualità come un disordine del comportamento sessuale.


Quella accolta dal Manual non è una posizione di carattere scientifico, ma di una presa di posizione relativista nel campo della psicologia, secondo la quale ogni considerazione sull’omosessualità — e non solo — deve essere non di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto, cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossico-dipendente, l’alcolizzato, lo zoofilo, il guardone, il sadico, il masochista si sentono gratificati dalle loro azioni disordinate, essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire sulla loro strada. Nel 1994 il consiglio direttivo dell’APA ha tolto dal settore delle patologie del Manual anche la pedofilia, e con le stesse motivazioni: la pedofilia sarebbe un disordine soltanto se il pedofilo soffre per la sua pedofilia. (8)


 


13. Perché alcuni omosessuali desiderano rimanere nella loro condizione?


 Anche molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata crea uno stato di schiavitù.


Già il filosofo marxista Herbert Marcuse rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un’alienazione e lo schiavo, al pari di ogni persona condizionata, deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà.


Nel caso degli omosessuali, la mancata soluzione delle difficoltà psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti psichici, fisici, comportamentali, l’ideologizzazione della deviazione consolidano il comportamento sessuale disordinato rendendone sempre più arduo e difficile il cambiamento.


Fra l’uomo e le passioni disordinate, fra l’uomo e le cattive abitudini si può venire a creare un rapporto e si può attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel caso delle tossicodipendenze: ogni abitudine sbagliata, anche se impedisce la felicità dell’individuo, ne determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei e disordinati ottenuti aumentando la «dose» o attraverso la ricerca di nuovi oggetti di «perversione». Rollo May, il padre della psicologia esistenzialista americana, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando s’instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce più a utilizzare la sofferenza e la delusione in modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione con l’atteggiamento sbagliato, ma, a causa dell’abitudine e dell’illusione, finisce per trasformarle negli elementi di un circolo vizioso. (9)


Il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e nel possedere l’obbiettivo del proprio desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso un obbiettivo. Quando l’oggetto del proprio desiderio è inadeguato — in quanto non naturale e non conforme alla giustizia — il possesso è imperfetto rispetto alle aspettative per colpa dell’inadeguatezza della cosa posseduta nei confronti delle esigenze più profonde della persona; il piacere momentaneo viene frustrato perché l’uomo si sente insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo del male fatto e deluso dal piacere ottenuto: il movimento del desiderio non cessa, ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere che è la quiete di tutte le facoltà dell’uomo nel bene amato.


Dal movimento ossessivo del desiderio nasce il «culto» della novità e del cambiamento perché quando la realtà, con il suo ordine e le sue finalità, viene sostituita e deformata dall’immaginazione, l’intelligenza, privata dell’oggetto suo proprio, non è mai sazia del nutrimento inconsistente che le viene offerto e ne reclama subito un altro perché, quando si viaggia verso un falso obbiettivo si può continuare a sognare, ma quando ci si ferma per possederlo esso delude le aspettative. Nel caso della genitalità, per esempio, quando il sesso viene privato del suo ordine e della sua finalità, quando viene separato dall’amore autentico e dalla tenerezza, gli atti sessuali — disordinati — producono assuefazione, ma non attenuano il bisogno sessuale il quale, a ogni ripetizione, viene esaltato: l’innalzamento della soglia del desiderio richiede l’aumento continuo dello stimolo sessuale, la ricerca della novità e del cambiamento, la ricerca di nuove perversioni per ottenere lo stesso effetto. Una conferma emblematica si può trovare nell’opera dello psicoterapeuta americano Jack Morin che, nella ricerca di nuove perversioni da giustificare e da propagandare, introduce alla pratica del fisting. Per chi è ormai abituato all’uso sessuale contro natura dell’ano e del retto, ora sta diventando oggetto d’interesse particolare il colon. Infatti, la pratica del fisting consiste nell’introdurre gradualmente — l’autore parla di molte ore di pratica — la mano intera e lo stesso avambraccio attraverso l’ano per raggiungere il colon. Morin, che segue i meccanismi di un desiderio ormai separato dalla ragione e dalla realtà, dice che, chi mette in atto questa forma di perversione, resta affascinato dalla sensazione data dall’esplorazione all’interno del corpo del partner e afferma che alcuni descrivono questa esperienza come una forma di meditazione. (10)


 


Capitolo IV


Omosessualità, alienazione e natura


 14. La condizione omosessuale è una situazione di alienazione?


 Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà: l’essere umano va aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà perché la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l’ordine fondamentale delle cose; nella misura in cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all’interno della medesima realtà.


La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà. La persona che ha un comportamento di tipo omosessuale è una persona alienata dalla propria natura e dalla propria identità.


Per la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa unione li rende atti alla generazione di nuove vite perché è finalizzata all’incontro dello spermatozoo con l’ovulo.


Secondo leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta sempre due significati fra loro connessi: il significato unitivo e il significato procreativo.


Anche se nella donna esistono dei naturali periodi di infecondità, la   disposizione – procreativa resta intatta e presente nella natura della donna: questo rende lecito e in alcuni casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono – salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche ed educative -, l’uso della sessualità senza scopi procreativi.


Per le leggi inscritte nella natura, l’atto omosessuale sarà sempre e soltanto una simulazione del rapporto sessuale naturale fra l’uomo e la donna, un comportamento disordinato rispetto ai progetti e alle finalità del Creatore.


 


15. Perché l’uomo deve rispettare le leggi della natura?


 La natura è tutto quanto esiste, la cui esistenza non dipende dalla volontà degli uomini, e la sua essenza che solo l’intelletto può penetrare, anche se mai in modo esaustivo e completo — consiste nelle idee direttrici, nelle finalità e nei progetti del Creatore.


Nella natura non c’è solo il dato materiale ma in essa si nasconde anche l’idea direttrice, la ragione ultima e profonda delle cose, della loro   – costruzione –. I sensi hanno il compito di registrare come si presentano le cose ma l’intelletto ha la capacità di cercare e comprendere il progetto che ha creato e ha dato forma alla materia informe.


La natura è come l’opera di un artista: anche quando l’opera è stata danneggiata, l’intelletto può rintracciare, conoscendo l’autore, la ragion d’essere dell’opera e può intuirne le caratteristiche perdute o perturbate – questo fa il medico quando distingue fra fisiologia e patologia e questo fa l’etologo quando distingue fra comportamento proprio di una specie, finalizzato alla sua sopravvivenza, e comportamento deviante -.


Se è vero che l’uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole. Per esempio, l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso violento: chi va contro la natura trova la natura contro di sé. I sensi possono registrare le cose così come si presentano, ma solo l’intelletto può estrarre da esse queste leggi che altrimenti resterebbero invisibili e nascoste.


Il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti.


 


Capitolo V


Fra morale e terapia


17. Che differenza vi è fra tendenza omosessuale e atto omosessuale?


Un uomo può sentire in sé la tendenza alla disonestà e all’omicidio, ma non per questo è costretto a rubare o a uccidere.


La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé la libertà della volontà che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata e di essere padrona dei propri atti.


La tendenza omosessuale è espressione di un disordine emotivo e tradurre la tendenza in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. (11)


 


18. Si può guarire dalla tendenza omosessuale?


Dalla letteratura scientifica si ricava che circa un terzo dei pazienti omosessuli che si sottopongono a una idonea terapia «riparativa» guarisce, un altro terzo cambia progressivamente, nel senso che questi soggetti possono ancora avere, nel corso della vita, sporadiche fantasie omosessuali ma l’attrazione per l’altro sesso prevale e il modo di relazionarsi con gli individui dello stesso sesso è corretto.


L’ultimo terzo non cambia perché è costituito da persone forzate a sottoporsi alla terapia o non sufficientemente motivate. Fra i fattori che influenzano positivamente la prognosi sono fondamentali motivazione al cambiamento, fede religiosa vissuta in modo positivo, forti legami familiari, valori di base tradizionali, pazienza con sé stessi e accettazione della natura continuativa della lotta, chiarezza mentale sulle differenze fra quanto è femminile e quanto è maschile. (12)


Esperti nella cura dell’omosessualità dimostrano che i complessi omosessuali possono essere curati se la persona con tendenze omosessuali vuole sottoporsi a opportune terapie psicologiche. Ma i complessi omosessuali, soprattutto, possono essere prevenuti durante l’infanzia con una giusta educazione.


Gerard J. M. van den Aardweg, uno dei massimi studiosi della terapia dell’omosessualità, afferma che un’educazione dei giovani mirante ad annullare le specificità maschili e femminili e la mancanza, in famiglia, dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgere dei complessi nevrotici omosessuali. (13)


Tuttavia terapie psicologiche idonee e prolungate possono guarire le inclinazioni emotive disordinate che portano a un comportamento sessuale deviato. Infatti, una delle maggiori scoperte scientifiche è quella del cosiddetto «encefalo plastico»: nel cervello umano vi sono aree che rispondono unicamente al codice genetico, ma vi sono «zone plastiche» e che possono modificarsi.


Le aree che vengono modificate dalle abitudini, dall’apprendimento, sono quelle frontali e le zone anteriori dell’area temporo-parietale.


Se Sigmud Freud chiedesse qual’è la sede dell’inconscio, oggi sapremmo rispondere: nei lobi frontali. Sono la sede della cognitività e dell’apprendimento, ma anche della creatività e dei sogni. Ma i lobi frontali sono modificabili dall’esperienza e anche il sistema limbico, a essi collegato, che è sede delle emozioni, può subire l’influenza dell’ambiente e modificarsi. Ogni esperienza nuova, a lungo ripetuta, ogni attività cognitiva, ogni apprendimento svolge una vera e propria azione biochimica sull’encefalo plastico e modifica le strutture biologiche cerebrali. (14)


 


19. Vi è chi sostiene che sono frequenti i casi di omosessualità fra gli adolescenti. Se è vero, perché?


L’uomo è un essere eterosessuale, ma non bisogna mai dimenticare che tutto quanto si deve sviluppare e formare è sempre soggetto al rischio di deformazioni e di alterazioni.


Ogni sviluppo armonico non è automatico, ma sottoposto a innumerevoli tensioni e aggressioni che, se non sono adeguatamente controbilanciate, corrette, indirizzate e combattute, possono dar luogo a deformazioni: questo vale tanto per la psiche quanto per il corpo.


Si consideri, per esempio, il caso della colonna vertebrale, che, durante lo sviluppo, può deformarsi dando origine alla condizione patologica della scoliosi.


L’adolescenza è una fase delicata dello sviluppo della persona, che deve raggiungere l’indipendenza su tutti i piani; soprattutto deve realizzare il distacco psicologico dai propri genitori, deve liquidare l’egocentrismo infantile, deve cominciare ad agire autonomamente sul mondo circostante e a scegliere la parte che ha da compiervi: la crisi d’identità nell’adolescente riguarda non solo i ruoli all’interno della società, ma anche il ruolo legato al sesso.


L’adolescente deve accettare coscientemente la sessualità e deve imparare ad acquisire progressivamente un controllo sul proprio istinto sessuale — ancora rivolto soprattutto al proprio corpo e alla propria persona — per indirizzarlo verso la persona di sesso complementare e per unirlo alla tenerezza e all’affetto.


Ugualmente, deve imparare a controllare sempre meglio il proprio istinto di aggressività, che non è fondamentale solo per difendersi ma per «aggredire», nel senso più vasto, un compito o un problema. Deve imparare ad adattarlo alle circostanze, deve metterlo al servizio della giustizia e dei diritti degli altri, deve orientarlo verso la realizzazione di un progetto: tutti sanno, per esempio, quanto siano impazienti i giovani e come sia difficile, per loro, rimandare a più tardi un obbiettivo anche quando lo esige la situazione ( sul problema degli istinti e dei bisogni umani vedi appendice, capitolo VIII).


Durante lo sviluppo verso la maturità biologica e psicologica l’adolescente può avere sensazioni erotiche indefinite, che possono essere associate nell’immaginazione con molteplici oggetti e situazioni, anche i più stravaganti.


In questo stadio, che alcuni definiscono «multisessuale», può esistere anche una tendenza omosessuale transitoria, da non confondersi con l’omosessualità, e questa tendenza può portare alcuni adolescenti ad avere esperienze sessuali con giovani del proprio sesso: si tratta di situazioni in cui il partner può funzionare come sostituto di quello eterosessuale o può essere usato come uno specchio per avere conferma di sé stesso e per superare la paura dell’altro sesso.


Spesso, in questo periodo, la scelta dell’amico segue un modello narcisistico con una idealizzazione dell’altro, che avrebbe le qualità che si vorrebbero avere personalmente e che quindi si possiedono per procura.


L’attività omosessuale transitoria può essere usata come prova generale e come preparazione della normale attività sessuale: una sorta di gioco che anticipa la realtà, ma in certi casi, in presenza di una particolare situazione psicologica, per esempio un’accentuata insicurezza, una mancata identificazione con il modello del genitore dello stesso sesso, vi è il pericolo che l’adolescente resti legato a questo tipo di soddisfacimento sessuale.


Il periodo dell’adolescenza è un periodo delicato e difficile che richiede la presenza di educatori che sappiano tranquillizzare l’adolescente e nello stesso tempo che gli sappiano spiegare le cose e indicare gli obbiettivi giusti verso cui deve imparare a orientarsi.


Le cattive compagnie e la mancanza di educatori possono indirizzare l’adolescente verso la fissazione di comportamenti e d’idee sbagliate, che possono generare, successivamente, le premesse per un comportamento di tipo omosessuale o per comportamenti condizionati da altre perversioni. (15)


 


19. È possibile cambiar sesso?


La volontà di cambiare le caratteristiche sessuali del proprio corpo nasce da un grave disturbo dell’identità sessuale che si chiama transessualità. Gl’interventi chirurgici a cui i soggetti si sottopongono non portano a un vero cambiamento di sesso, ma conferiscono solo l’apparenza del sesso desiderato.


Gl’individui vengono castrati e mutilati dei loro organi genitali normali e gli organi finti «costruiti» sono privi della capacità di procreare, incapaci di provare il piacere sessuale e gli stessi rapporti sessuali sono spesso dolorosi o impossibili.


 


Capitolo VI


Implicazioni sociali


 


20. Quale atteggiamento deve avere la società verso gli omosessuali?


La società deve avere rispetto, compassione e delicatezza verso le persone con tendenza omosessuale. L’abitudine omosessuale non deve essere tutelata né equiparata al comportamento sessuale naturale, che porta a costituire una famiglia e ad adottare figli. La società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone omosessuali che vogliono compiere un cammino di liberazione dal vizio.


Il cammino di liberazione dal vizio trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del movimento internazionale «ex gay»: si tratta di veri movimenti di base, come Courage ed Exodus international, dove omosessuali ed ex omosessuali si aiutano per promuovere un cambiamento di vita in modo da liberarsi dal vizio dell’omosessualità.


Oggi vengono organizzate, incoraggiate e promosse pubbliche manifestazioni di omosessuali favorevoli al comportamento omosessuale.


I comportamenti sessuali disordinati possono e devono essere tollerati se attuati in privato — purché non costituiscano forme di violenza sulle persone —, ma è giusta la pubblica apologia del vizio, qualsiasi esso sia?


Sarebbe giusta, per esempio, la pubblica apologia dell’alcolismo, della zoofilia, dello «sballo» del sabato sera? La pubblica apologia del vizio lede la libertà dei più «piccoli» e dei più «deboli», in special modo quella degli adolescenti che attraversano una fase delicata di sviluppo, che interessa tutti gli aspetti della personalità, con crisi d’identità, compresa quella sessuale.


La pubblica apologia del vizio ha un effetto contagioso e dannoso su tutti coloro che hanno ferite psicologiche, le quali possono predisporre al comportamento disordinato; ha un effetto negativo su chi cerca di guarire dal vizio e non aiuta a motivare tutti coloro che del vizio sono divenuti schiavi.


Sul problema dell’omosessualità viene esercitata da più parti una notevole pressione ideologica, favorevole ai comportamenti omosessuali, che finisce per confondere la capacità di giudizio.


Non va dimenticato che una menzogna, quando viene continuamente ripetuta, finisce per essere confusa con la verità, diventa un’idea-forza che «imbottisce» le menti. (16)