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Non meno importante della precedente e con essa intimamente legata è la questione dell’immortalità. L'uomo non muore tutto. La sua parte principale, che è l’anima, ha avuto principio ma non avrà fine: essa vivrà eternamente.
Immortale è ciò che non muore. Parlando di immortalità dell'anima
umana intendiamo parlare di un'immortalità reale e personale, che
si distingue dall’immortalità:
a) metaforica, come sarebbe il continuare a vivere nella memoria dei posteri,
nei monumenti o nelle opere lasciate in retaggio. È l'immortalità
di cui parlava Orazio quando esclamava:
Non omnis moriar (...) Exegi monumentum aere perennius”.
b) panteistica, per cui l'anima, che non sarebbe altro che un'emanazione dell'essere
divino, tornerebbe a risolversi in esso, perduta ogni memoria e coscienza
individuale.
A questa immortalità panteistica si riduce l'immortalità dello
Spirito di cui parlano gli idealisti, come ad esempio il Gentile: “La sola
immortalità alla quale si possa pensare ed alla quale si è
sempre pensato affermando l'immortalità dello Spirito, è
l'immortalità dell’io trascendentale, non quella dell'io empirico”
(Teoria generale dello spirito, 1924, p. 128).
L'immortalità reale e personale è di tre specie:
1) essenziale o assoluta, propria dell'essere che assolutamente non
può per alcuna causa venire meno. Questa immortalità è
propria dell'essere necessario cioè di Dio;
2) gratuita, propria dell'essere che naturalmente dovrebbe morire,
ma che per privilegio è da Dio conservato eternamente, come sarà
il nostro corpo dopo la risurrezione finale;
3)naturale, intermedia fra le altre due, propria dell'essere che naturalmente
esige di vivere sempre, non avendo in sé nessun principio di corruzione
o distruzione.
Noi affermiamo essere propria dell'anima questa terza immortalità, l'immortalità
naturale. Negatori dell'immortalità sono tutti gli avversari delle
tesi precedenti (fenomenisti, materialisti, positivisti, ecc.) che dicono
che la nostra tesi per lo meno non è una conclusione scientifica,
non potendosi scientificamente dimostrare.
Rispondiamo che è vero che la nostra affermazione non è soggetta all'esperienza,
e non si può quindi dimostrare con metodi sperimentali.Tuttavia
è scientifico non soltanto questo, ma è scientifica ogni
conclusione che, partendo dai dati positivi, l'intelletto deduce ragionando.
L'anima umana è naturalmente indistruttibile;
dunque è naturalmente immortale. La distruzione infatti potrebbe
avvenire: a) per dissoluzione o disgregazione di parti, come si
distrugge un edificio, un corpo, un minerale, un composto chimico. Un oggetto
qualsiasi cessa di esistere come tale se lo si scompone negli elementi
costituenti, un organismo vivente muore quando le sostanze che lo compongono
non possono più stare insieme; b) per la distruzione di un
altro essere da cui il primo intrinsecamente dipende, come la bellezza
di un quadro, per la distruzione della tela su cui è dipinto,
l'anima del bruto, per la distruzione dei corpo; c) per annichilazione.
Orbene, l'anima umana non può venir meno: perché: a) non ha
parti, è semplice e spirituale; b) è intrinsecamente
indipendente dal corpo, cioè spirituale; c) nessuna forza
naturale può annichilirla. In natura nulla
si crea, nulla si distrugge - ripetono gli scienziati da Lavoisier in poi. Creare, cioè produrre dal nulla,
e annichilire, cioè ridurre al nulla, è opera di Dio solo.
Dio dunque parlando in termini assoluti, potrebbe annichilire l'anima (quel
Dio che i negatori dell'immortalità non ammettono); ma siamo certissimi
che Dio non lo farà, perché Dio non distrugge le leggi della
natura che Egli stesso ha creato.
2) Argomento teleologico.
L'uomo naturalmente desidera la felicità perfetta
e quindi l'immortalità. Dunque è naturalmente immortale.
a) L'uomo desidera la felicità perfetta: appare evidente
dal costante suo modo di agire e dal testimone della coscienza.
b)
La desidera naturalmente.Questo
desiderio, infatti, è universale, costante e irresistibile in tutti
gli uomini. Dunque la causa da cui ha origine questo desiderio deve essere
anch'essa universale e costante per essere proporzionata all'effetto. Ma
nell'uomo di universale e costante vi ha solo la natura umana; dunque questo
desiderio ha origine nella stessa natura, è veramente naturale.
Egli, quindi, c) naturalmente
desidera l'immortalità, sia perché la felicità perfetta
in questa vita non si trova, sia perché la felicità perfetta
deve escludere ogni male; ma la morte, termine della felicità, è
il massimo dei mali: dunque deve essere esclusa dalla felicità perfetta
che perciò non deve avere fine. Dunque, d)
l'anima che ha tale desiderio è immortale. Perché se questo
desiderio è naturale, l’anima deve avere la capacità naturale
di soddisfarlo. Così avviene in tutte le tendenze naturali, sia
nell'animale che nell'uomo, quanto alla sua vita vegetativa e sensitiva;
e in generale ciò si verifica in tutta la natura, ove non c'è
organo senza funzione, funzione senza oggetto corrispondente. Tanto più
questo deve valere per l'uomo, rispetto alla sua parte più nobile,
ai desideri della sua anima spirituale, altrimenti l'uomo sarebbe nello
stesso tempo il più perfetto e il più infelice degli esseri.
La legge naturale esige una sanzione perfetta. Ma questa non c'è se l'anima non è immortale. Dunque l'anima dell'uomo è immortale.Che la legge naturale esiga una sanzione perfetta, è chiaro: un legislatore che efficacemente voglia l'osservanza della legge, deve stabilire una sanzione proporzionata contro i violatori di essa, altrimenti si rende ridicolo con la sua legge che tutti potranno impunemente violare. Orbene, Dio, supremo legislatore e infinitamente sapiente e giusto, vuole l'osservanza della legge naturale; dunque deve avere stabilito per essa una sanzione proporzionata.Ma questa sanzione non si dà in questa vita; la storia e l'esperienza ci mostrano troppo chiaramente come sulla terra spesso trionfa il vizio ed è calpestata la virtù.Dunque si deve dare nell'altra vita: dunque l'anima deve sopravvivere al corpo per passare a questa nuova vita, la quale deve durare sempre. Se infatti la vita futura avesse un termine, la sanzione non sarebbe perfetta né proporzionata, perché non sarebbe sufficiente a trattenere la volontà dell'uomo dalla colpa, né a rendere il premio conveniente a chi è rimasto fedele.
Presso tutti i popoli, accanto al dogma della vita futura, troviamo il culto delle tombe, culto commovente e pieno di insegnamenti per chi sa interpretare gli atti pubblici dell'umanità religiosa. Il costume di deporre presso i sepolcri gli oggetti più necessari alla vita (cibi, vestiti, monete, armi), il libro dei morti (una specie di guida dell'altro mondo per le anime dei trapassati), il saluto rivolto al defunto al momento della sepoltura, stanno ad attestare la credenza ferma in una vita futura, benché spesso intesa ancora materialmente, credenza espressa talora in forme barbare, come quando sulle tombe dei defunti si uccidevano le mogli e i servi perché continuassero a prestare assistenza al marito e padrone. Permanere animos arbitramur consensu nationum omnium (...) Consensus omnium gentium lex naturae putanda est”.(Cicerone, Tusc. I, 1).
1. Un essere finito non può essere infinito” (Strauss) e “ciò che
esiste nel tempo, quale essere finito, passa col tempo” (Biedermann).
Rispondiamo che certamente ne segue che l'anima non può avere l'immortalità
propria dell'essere che è infinito e fuori del tempo (eterno nel
senso proprio) cioè l'immortalità essenziale o assoluta propria
di Dio; ma noi parliamo dell'immortalità naturale che è possibile
all'essere finito e che solo impropriamente si dice eternità.
2. L'idea dell'immortalità dell'anima deriva da Socrate e da Platone.
In realtà comincia da essi il tentativo di dare una dimostrazione filosofica
dell'immortalità, ma la convinzione della sopravvivenza dell'anima
rimonta alle origini del genere umano. “Anche gli uomini dell'età
della pietra manifestano, con la cura dei cadaveri, l'innato istinto verso
l'immortalità” (Schanz).
3. L'anima, nelle sue operazioni dipende dal corpo; se sopravvivesse al corpo
non potrebbe operare, rimarrebbe in una completa inazione.
L'anima senza il corpo non può certamente né vegetare né sentire,
ma può esercitare la sua attività principale, cioè
l’attività spirituale (intendere e volere) per la quale solo estrinsecamente
dipende dal corpo finché ad esso è unita.
Qualcuno potrebbe pensare di trovare in queste dottrine una conferma della nostra
affermazione. Lo spiritismo, infatti, ci mette in comunicazione immediata
con le anime dei trapassati; è segno che essi non muoiono col corpo.
La teosofia afferma che le anime si reincarnano più e più
volte (anche centinaia); dunque l'anima non muore col corpo, ma almeno
per un certo tempo sopravvive.
Rispondiamo:
a) quanto allo spiritismo bisognerebbe innanzi tutto discernere quanto
vi sia di verità nei fenomeni spiritici e quanto di inganno, e inoltre
quanto abbia spiegazione nelle sole forze della natura e quanto invece
richieda forze estranee e superiori alla natura. In tali casi si potrà
e si dovrà ammettere l'intervento degli spiriti; ma considerando
il modo con cui si svolgono i fenomeni spiritici, non è ammissibile
la partecipazione degli spiriti buoni; è invece manifesta la partecipazione
dello spirito cattivo, del demonio, che è padre della menzogna e
la cui testimonianza è sempre sospetta, quindi priva di valore.
Per questi motivi la Chiesa proibisce la partecipazione alle sedute spiritiche;
b) riguardo alla metempsicosi affermata dai teosofi, osserviamo
che prima di tutto è un'affermazione gratuita, indimostrata e indimostrabile;
inoltre naturalmente ci ripugna il fatto che dobbiamo scontare colpe commesse
in un'altra vita e delle quali non abbiamo alcuna conoscenza (e i primi
uomini di chi scontavano le colpe?); infine, la reincarnazione è
filosoficamente impossibile non solo nei casi in cui l'anima di un uomo
si reincarnerebbe nel corpo di un animale, dato che dei viventi essenzialmente
diversi richiedono anime essenzialmente diverse, ma anche nel caso della
reincarnazione in diversi corpi umani perché, come dimostra la filosofia
scolastica, l'anima umana, individuata dal proprio corpo, potrà
riunirsi ad esso nella risurrezione, ma non potrà mai informare
un altro corpo e divenire un altro individuo.
(Continua)
Zacchi, L'uomo, Vol. II, Roma, Ferrari; Fell, L’immortalità dell'anima
umana, Milano, Vita e Pensiero; Trapani, Immortalità, Astesano,
Chieri.Bibliografia.
Per lo spiritismo: Zacchi, Lo spiritismo e la sopravvivenza dell'anima,
Roma, Ferrari; Petazzi, Spiritismo moderno,Trieste; Palmes,
La Chiesa e lo spiritismo, Astesano, Chieri.
Per la teosofia: Busnelli, Teosofia, Roma, Civ. Catt.; Fracassini, voce
Metempsicosi, Enc. Italiana; Palmes, La metempsicosi, Astesano,
Chieri
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