Contro Theilard (11 di 16)

Il Magistero contestato, il dissenso...

R. Th. Calmel o. p., «Risposta al Teilhardismo»: Se esiste una distinzione irriducibile fra i diversi ordini, esiste ugualmente una preparazione dell\’inferiore nei confronti del superiore. Il secondo principio di cui vogliamo parlare manifesta la natura di questa preparazione. Si può formulario così: il grado supremo del rango inferiore si approssima e prepara il grado infimo del rango superiore e d\’ordinario questa preparazione richiede del tempo; ma è tutto; il grado inferiore non produce mai di per se stesso il superiore. Lo stesso livello più basso del rango superiore non sarà attinto che grazie all\’influsso che forse tutto preparava, ma che nulla rendeva obbligatorio, della libera causalità divina.

R. Th. Calmel o. p.
«Risposta al Teilhardismo»

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Se esiste una distinzione irriducibile fra i diversi ordini, esiste ugualmente una preparazione dell\’inferiore nei confronti del superiore. Il secondo principio di cui vogliamo parlare manifesta la natura di questa preparazione. Si può formulario così: il grado supremo del rango inferiore si approssima e prepara il grado infimo del rango superiore e d\’ordinario questa preparazione richiede del tempo; ma è tutto; il grado inferiore non produce mai di per se stesso il superiore. Lo stesso livello più basso del rango superiore non sarà attinto che grazie all\’influsso che forse tutto preparava, ma che nulla rendeva obbligatorio, della libera causalità divina. Benché l\’uomo sia al più basso grado nella scala degli spiriti, «egli non è nato, in linea diretta, da uno sforzo totale della vita»; egli è venuto da Dio, grazie a una rottura con ciò che lo precedeva. Guardiamoci dal confondere la preparazione e la causa. È vero, non è che alla fine di una lunga preparazione che l\’uomo è apparso sul pianeta; ma non è a causa di questa preparazione che è apparso, è per la forza onnipotente della parola di Dio nostro Padre: «Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram». I mammiferi chiamati Ominidi preparavano, in un certo senso, la specie umana; ma la specie umana, per il fatto d\’essere spirituale, non è stata generata dall\’evoluzione dei mammiferi chiamati Ominidi. Qualunque sia la materia primieramente adottata di cui l\’Onnipotente si sia servito, non bisogna dire che la specie umana sale dal basso; essa discende da Dio, da un\’iniziativa di Dio assolutamente libera e gratuita. «La profonda discontinuità ontologica introdotta, sotto le continuità apparenti di cui la scienza tratta, dalla nascita di un\’anima spirituale che non può sorgere nell\’esistenza che come immediatamente creata da Dio, suppone… un intervento tutto speciale di Dio per cui crea uno spirito e un\’anima a sua somiglianza, e in virtù del quale il corpo del primo essere umano, anche se risulta dall\’infusione di un\’anima umana in una cellula preordinata (e per il fatto stesso di questa infusione cambiata nella sua essenza al punto d\’essere contro-distinta da tutta la serie animale) rappresenta lui stesso, metafisicamente parlando, un inizio assoluto e ha Dio per causa generante e per padre» (J. Maritain, Revue thomiste, 1946, n. 3, «Coopération Philosophique», pp. 442 e 443).
Bisogna anche aggiungere che questa iniziativa ha fatto sorgere una sola coppia umana, una coppia situata molto in alto per intelligenza, amore, felicità, e santità; la specie umana ha cominciato da uno stato di perfezione: la perfezione originale. So bene che Adamo ed Eva non avevano nella loro intelligenza un trattato compiuto delle scienze divine e umane, né la conoscenza di tutte le arti. Tuttavia, il genere umano ha cominciato dal perfetto. Perché in Adamo ed Eva il vigore del pensiero, la purezza dello sguardo, la profondità dell\’amore, l\’armonia e la pace interiore, l\’attenzione contemplativa al Signore Iddio, il fervore dell\’adorazione erano d\’una qualità incomparabile. Lo stato di grazia adamitico, la grazia adamitica traboccata sullo Spirito e sul corpo in meraviglie la cui esperienza è per sempre perduta, sono ciò che la teologia chiama i doni preternaturali.
O Madre seppellita fuori dal primo giardino
Voi non avete più conosciuto questo stato della grazia….
E il giovane corpo umano era allora così casto
Che lo sguardo dell\’uomo era un lago profondo.
E la felicità dell\’uomo era allora così vasta
Che la bontà dell\’uomo era un pozzo senza fondo…
E questo riposo di un cuore che non manca di nulla
E che si sa servito da tutta l\’eternità;
E che riceve il suo Signore e possiede il suo bene
In una solenne e tremenda unità.
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Il terzo principio afferma che l\’uomo è costituito da una natura definita, cioè sostanzialmente composta da un\’anima e da un corpo, e che è posto in uno stato definito, che è uno stato di caduta e di redenzione. La natura umana è contenuta in limiti che sono le sue stesse leggi costitutive; esse non sono rigide, ma sono fisse. La nostra natura racchiude delle virtualità. La Grazia non vi cambia nulla; essa ci fa partecipi della vita divina, ma non fa spezzare la nostra struttura umana. Allorché la grazia del Cristo viene a guarire e a elevare la nostra natura, non è assolutamente per operare una trasmutazione, ma per divinizzarla nell\’interno stesso dei suoi principi costitutivi. Né angelo né bestia, ma uomo. Anche divinizzato l\’uomo mantiene la costituzione dell\’uomo; non passa all\’ultra-umano. Similmente lo stato dell\’umanità è definito da caratteri invariabili dopo che siamo stati feriti in Adamo e rigenerati in Gesù-Cristo, dopo il peccato del primo uomo e la Pasqua del Figlio dell\’Uomo. Certamente la nostra specie svolge la sua storia, e questo non accade invano, perché questa storia progredisce nel bene e nel male; ma essa non modifica sostanzialmente il nostro stato. Da tutto il tempo che dura, il genere umano rimane ferito in Adamo, guarito e liberato in Gesù Cristo. In altri termini, per tutto il tempo che durerà il genere umano, e fino alla Parusia inclusa, sarà soggetto alla sofferenza e alla morte, sollecitato dalle brame, inserito in una società sempre imperfetta e più o meno ingiusta. I progressi tecnici ed economici, le riforme sociali, e anche l\’illuminazione dei santi, per necessarie che siano (e del resto inevitabili) non possono abolire neppure per qualche giorno le conseguenze disastrose del peccato originale (in questo riassunto non possiamo dire tutto. Sappiamo bene che la Redenzione del Cristo che ci è applicata con il battesimo – almeno il battesimo di fuoco – toglie il peccato originale e ci dà la grazia di vincere la concupiscenza. Ma infine anche se vincibili le concupiscenze ci sono: chi lo nega? La nostra rigenerazione nel Cristo non ci toglie tutti i segni della nostra generazione da Adamo. Perciò bisogna attendere la risurrezione dei morti. Finché l\’umanità dura sulla terra il suo stato resta uno stato di caduta e di redenzione).
D\’altronde questo non è il loro fine. Il fine della civiltà e della Chiesa non è di promuovere un\’umanità abbagliante e prestigiosa che sarà sbarazzata dal secolo presente dai mali e dalle tare dolorose ereditate dal primo Adamo, bensì quello di permettere a una umanità sempre ferita la pura fedeltà a Dio, al temporale e allo spirituale.
Stato di caduta, diciamo, ma anche stato di redenzione. Perciò, in tutto il tempo in cui si perpetuerà, la nostra specie riceverà una grazia sufficiente a cambiare la tentazione in vittoria, la sofferenza in sacrificio, lo scandalo e la morte in testimonianze di amore perfetto. Per tutto il tempo in cui si perpetuerà la specie umana, e fino alla stessa Parusia, la Chiesa sarà là, reclutata invariabilmente fra i peccatori, messaggera indefettibile di una Rivelazione che è definitiva, anche se sviluppa le sue formulazioni. E questa stessa Chiesa risveglierà senza sosta una forma di civiltà i cui principi non cambiano, anche se si applicano e si esplicitano in un modo peculiare al grado delle contingenze storiche.
Così, quando proclamiamo che l\’uomo è costituito da una natura definita ed è situato in uno stato definito, non rigettiamo la storia umana, con le sue perfezioni e le sue decadenze. Diciamo che questa storia non ci farà assolutamente accedere né per la virtù della durata, né per la grazia dei «mutanti», a qualche stato nuovo e mai attinto, che non sia stato di caduta e di redenzione.
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Contro i testi rivelati verranno sempre a infrangersi i sogni del teilhardismo; sono i tre primi capitoli della Genesi, l\’inizio di S. Luca e quello di S. Giovanni, il discorso dopo la Cena, la narrazione della Passione, della Risurrezione e della Pentecoste. Su questi testi ispirati si fondano le proposizioni centrali che abbiamo esposto come verità di vita: all\’inizio il cosmo, la specie umana, la grazia divina «sono tre ordini differenti di genere» e di una differenza infinita. Poi, che si tratti della creazione del mondo, della nascita della vita, dell\’apparizione dell\’uomo e più ancora dell\’incarnazione del Verbo nel seno della Vergine e della discesa dello Spirito Santo, l\’iniziativa è venuta dalla onnipotenza e dalla misericordia divina, quali che siano state le preparazioni, esse stesse guidate da Dio. Infine, per tutto il tempo che la specie umana prolungherà la sua storia, resterà questa specie che è stata costituita una volta per tutte, che è un dato invariabile; essa non forzerà mai la soglia dell\’ultra-umano e qualunque sia la rinnovazione della civiltà, essa non farà cambiare il suo stato di caduta e redenzione. La storia le è concessa fino alla seconda venuta del Signore non per realizzare non so quale superamento prometeico (ogni tentativo in questo senso si infrangerà contro le leggi naturali invincibili), ma al fine di partecipare, attraverso le vicissitudini dei secoli, alla grazia di colui che esiste Uguale ieri e oggi e sempre poiché è il Solo Sapiente, il Solo Santo. Se il Signore permette che il male aumenti la sua potenza man mano che ci avviciniamo al suo ritorno, lo fa per ottenere dagli uomini delle nuove testimonianze d\’amore alla sua beata passione e quindi alla sua vittoria.