Compendio di Teologia Ascetica e Mistica (688-704)

Teologia: fondamentale, ascetica...

Di Adolfo Tanquerey. Parte seconda. Le Tre Vie. LIBRO I. La purificazione dell’anima o la via purgativa. CAPITOLO I. § IV. Dei principali metodi di meditazione. I. Punti comuni a tutti i metodi. II. Il metodo di S. Ignazio. III. Il metodo di S.-Sulpizio. Conclusione: Efficacia della preghiera per la purificazione dell’anima.

§ IV. Dei principali metodi di
meditazione.


688.   Essendo la meditazione un’arte
difficile, i Santi diedero sempre volentieri molteplici consigli sui mezzi di
riuscirvi: di ottimi se ne trovano in Cassiano, in S. Giovanni Climaco e
nei principali scrittori spirituali. Ma solo verso il secolo XV vennero
elaborati i metodi propriamente detti che guidarono da allora in poi le
anime nelle vie dell’orazione.

Questi metodi paiono a primo aspetto alquanto complessi, onde è bene
prepararvi gl’incipienti con ciò che si può chiamare lettura meditata. Si
consigliano a leggere qualche libro di pietà, come sarebbe il primo libro
dell’Imitazione, il Combattimento spirituale o un libro di
meditazioni brevi e sostanziose; e si suggerisce loro di farsi dopo la lettura
le tre seguenti domande: 1) Sono proprio convinto che ciò che ora ho letto
è utile o necessario al bene dell’anima mia? e in che modo posso rafforzare
questa convinzione? 2) Ho finora ben praticato questo punto tanto
importante? 3) Che farò per praticarlo meglio quest’oggi? Aggiungendovi
un’ardente preghiera per ben praticar la presa risoluzione, si avranno tutti gli
elementi essenziali d’una vera meditazione.

I. Punti comuni a tutti i metodi.

Ci sono nei vari metodi certi punti comuni che devono essere ben rilevati,
perchè si tratta, com’è chiaro, delle cose più importanti:

689.   1° C’è sempre una
preparazione remota, una preparazione prossima, e una
preparazione immediata.

a) La preparazione remota non è altro che uno sforzo per
mettere la vita che uno abitualmente conduce in armonia con la meditazione.
Abbraccia tre cose: 1) la mortificazione dei sensi e delle passioni;
2) il raccoglimento abituale; 3) l’umiltà. Sono queste infatti ottime
disposizioni a pregar bene: da principio non si hanno che imperfettamente, ma
basta perchè si possa meditar con qualche frutto; più tardi si perfezioneranno a
mano a mano che si progredirà nella meditazione.

b) La preparazione prossima abbraccia tre atti principali:
1) leggere o ascoltare, la sera precedente, il soggetto della meditazione;
2) pensarvi allo svegliarsi eccitando il cuore a sentimenti corrispondenti;
3) accingersi a meditare con ardore, fiducia ed umiltà, nel desiderio di
glorificar Dio e divenir migliori. L’anima si trova così ben disposta a
conversar con Dio.

c) La preparazione immediata, che è in sostanza il principio
della meditazione, consiste nel mettersi alla presenza di Dio, presente da per
tutto e principalmente nel nostro cuore; nel riconoscersi indegni e incapaci di
meditare; e nell’implorare l’aiuto dello Spirito Santo che supplisca alla nostra
insufficienza.

690.   2° Anche nel corpo della
meditazione
i vari metodi contengono, più o meno esplicitamente, gli stessi
atti fondamentali:

a) atti per porgere alla Divina Maestà i doveri di religione
che le sono dovuti;

b) considerazioni per convincersi della necessità o della
grandissima utilità della virtù che si vuole acquistare, a fine di chiedere con
più fervida preghiera la grazia di praticarla e di risolvere la volontà a fare
gli sforzi necessari per cooperare alla grazia;

c) esami o riflessioni sopra sè stessi per rilevar le proprie
mancanze su quel punto e vedere la via che resta a percorrere;

d) preghiere o dimande per ottenere la grazia di
progredire in tale virtù e di prendere i mezzi necessarii a questo scopo;

e) risoluzioni con cui si fissa di praticare, già nella
giornata, la virtù su cui si è meditato.

691.   3° La conclusione, che
chiude la meditazione, abbraccia insieme: 1) un ringraziamento per i
benefici ricevuti; 2) uno sguardo sul come si è fatta la meditazione
a fine di farla meglio il giorno seguente; 3) un’ultima preghiera
per chiedere la benedizione del Padre celeste; 4) la scelta d’un pensiero o
di una massima efficace che richiami nel corso del giorno l’idea principale
della meditazione e che viene comunemente detto mazzolino spirituale.

I vari metodi si possono ridurre a due principali: il metodo di
S. Ignazio e il metodo di S.-Sulpizio.

II. Il metodo di S.
Ignazio
 692-1.

692.   Negli Esercizi
Spirituali,
S. Ignazio propone parecchi metodi di meditazione, secondo
gli argomenti su cui si medita e i risultati che si vogliono ottenere. Il metodo
che è generalmente più conveniente agl’incipienti è il metodo delle tre
potenze,
che si chiama così perchè vi si esercitano le tre principali
facoltà: la memoria, l’intelletto e la volontà. Si trova esposto nella prima
settimana a proposito della meditazione sul peccato.

693.   1° Principio della
meditazione.
Comincia con una preghiera preparatoria, con cui si
chiede a Dio che tutte le nostre intenzioni ed opere siano unicamente rivolte al
servizio e alla lode della Divina Maestà: ottima direzione d’intenzione.

Vengono subito appresso due preludi: a) il
primo, che è la composizione del luogo, ha per
fine di fissar l’immaginazione e la mente sul soggetto della meditazione, onde
tener più facilmente lontane le distrazioni: 1) se è oggetto
sensibile, per es. un mistero di Nostro Signore, uno se lo rappresenta il
più vivamente possibile, non come fatto avvenuto da molto tempo ma come ne [sic]
fosse egli stesso spettatore e vi prendesse parte; ciò che serve certamente a
far più impressione; 2) se è oggetto invisibile, per esempio il
peccato, “la composizione del luogo sarà di vedere con gli occhi
dell’immaginazione e considerare l’anima mia imprigionata in questo corpo
mortale; e tutto l’uomo, cioè il corpo e l’anima, esiliato in questa valle di
lacrime, tra gli animali privi di ragione”; ossia si considera il peccato in
alcuno dei suoi effetti, per subito concepirne orrore.

b) Il secondo preludio “sarà di chiedere a Dio ciò che voglio e
desidero, per esempio la vergogna e la confusione di me stesso” alla vista dei
miei peccati. Il fine pratico, la risoluzione, apparisce chiaramente fin da
principio: in omnibus respice finem.

694.   2° Il corpo della
meditazione
consiste nell’applicazione delle tre potenze dell’anima (la
memoria, l’intelletto e la volontà) a ogni punto della
meditazione. Si applica per ordine ognuna delle potenze a ognuno
dei punti, tranne che un punto solo porga materia sufficiente per tutta la
meditazione. Non è però necessario fare in ogni meditazione tutti gli atti
indicati: è bene fermarsi agli affetti e ai sentimenti suggeriti dal soggetto.

a) L’esercizio della memoria si
fa richiamando, non in particolare ma nel complesso, il primo punto da meditare;
così, dice S. Ignazio, “l’esercizio della memoria intorno al peccato degli
Angeli consiste nel pensare come furono creati nello stato di innocenza; come
non vollero servirsi della libertà per porgere al loro Creatore e Signore
l’ossequio e l’obbedienza a lui dovuti; come, essendosi l’orgoglio impadronito
della loro mente, passarono dallo stato di grazia allo stato di malizia, e
furono dal cielo precipitati nell’inferno”.

b) L’esercizio dell’intelletto consiste nel riflettere più
in particolare
sullo stesso argomento. S. Ignazio non dà altre
spiegazioni, ma vi supplisce il P. Roothaan, osservando che il dovere
dell’intelletto è di riflettere sulle verità proposte dalla memoria, di
applicarle all’anima e ai suoi bisogni, di trarne conseguenze pratiche, di
pesare i motivi delle nostre risoluzioni, di considerare in qual modo abbiamo
finora conformato la condotta alle verità che meditiamo e come dobbiamo farlo in
appresso.

c) La volontà ha due doveri da adempiere: esercitarsi in pii
affetti
e far buone risoluzioni. 1) Gli affetti devono
certamente diffondersi per tutta la meditazione o essere almeno molto frequenti,
perchè son essi che fanno della meditazione una vera preghiera; ma bisogna
moltiplicarli soprattutto verso la fine della meditazione. Non occorre
affannarsi di come esprimerli: i modi più semplici sono sempre i migliori.
Quando ci sentiamo compresi da un buon sentimento, è bene nutrirlo quanto più è
possibile, fino a che la nostra devozione sia soddisfatta. 2) Le
risoluzioni saranno pratiche, atte a migliorare la vita, e quindi
particolari, appropriate allo stato presente, possibili a
eseguirsi lo stesso giorno, fondate su ragioni sode, umili e
quindi accompagnate da preghiere per ottenere la grazia di metterle in pratica.

695.   3° Viene infine la
conclusione, che comprende tre cose: la ricapitulazione delle
diverse risoluzioni già prese; pii colloqui con Dio Padre, con Nostro
Signore, colla SS. Vergine o con qualche Santo; finalmente la
rivista della meditazione, ossia l’esame sul come si è meditato, per
rilevarne le imperfezioni e rimediarvi.

A far meglio capire questo metodo, diamo il
quadro sinottico dei preludi, del corpo dell’orazione e della
conclusione.


  • I. Preludii.


    • 1° Rapido richiamo della verità da meditare.

    • 2° Composizione del luogo per mezzo dell’immaginazione.

    • 3° Dimanda di grazia speciale conforme al soggetto.



  • II. Corpo della meditazione; si esercita:


    • 1° la memoria


      • Richiamando sommariamente alla mente il soggetto con le principali
        circostanze.



    • 2° l’intelletto. Esamino:


      • 1° Quello che devo considerare in questo soggetto.

      • 2° Quali conclusioni pratiche ne devo trarre.

      • 3° Quali ne sono i motivi.

      • 4° Come ho osservato questo punto.

      • 5° Che devo fare per osservarlo meglio.

      • 6° Quali ostacoli devo allontanare.

      • 7° Quali mezzi usare.



    • 3° la volontà


      • 1° Con affetti fatti in tutto il corso della meditazione,
        principalmente alla fine.

      • 2° Con risoluzioni prese alla fine d’ogni punto: pratiche,
        personali, sode, umili, fiduciose.




  • III. Conclusione.


    • 1° Colloqui: con Dio, con Gesù Cristo, colla SS. Vergine, coi
      Santi.

    • 2° Rivista


      • 1° Come ho fatto la meditazione?

      • 2° In che e perchè l’ho fatta bene o male?

      • 3° Quali conclusioni pratiche ne ho ricavate, quali domande
        fatte, quali risoluzioni prese, quali lumi ricevuti?

      • 4° Fissare un pensiero come mazzolino spirituale.





696.   Utilità di questo
metodo.
Come si vede, questo metodo è pienamente psicologico e
praticissimo. a) Prende tutte le facoltà, compresa
l’immaginazione, e le applica per ordine all’argomento della meditazione,
portandovi così una certa varietà, onde una stessa verità viene
considerata sotto i suoi diversi aspetti, è voltata e rivoltata nella mente per
ben compenetrarsene, per acquistar convinzioni e soprattutto per trarne
conclusioni pratiche per quello stesso giorno.

b) Pur insistendo sulla importante parte della volontà, che si
risolve con cognizione di causa dopo che furono ben ponderati i vari motivi, non
trascura la parte della grazia, perchè viene istantemente chiesta fin da
principio e vi si ritorna nei colloqui.

c) È particolarmente adatto agli incipienti; perchè fissa, fin
nei minimi particolari, ciò che bisogna fare dalla preparazione alla
conclusione, e serve di filo conduttore perchè le facoltà non si sviino. Non
suppone del resto profonda conoscenza del domma ma quella soltanto che ce ne dà
il catechismo, onde s’adatta ai semplici fedeli.

d) Conviene però anche, semplificato che sia, alle anime più
progredite;
chi infatti si contenti delle grandi linee tracciate da
S. Ignazio senza entrare in tutti i particolari aggiunti dal Padre
Roothaan, può facilmente convertirlo in orazione affettiva, che lascerà
larga parte alle ispirazioni della grazia. Tutto sta a sapersene sapientemente
servire sotto la savia guida d’un esperto direttore.

e) Gli si fece talora appunto di non dare abbastanza posto a
N. S. Gesù Cristo. Infatti nel metodo delle tre potenze non se ne
parla che di passaggio; ma vi sono altri metodi insegnati da S. Ignazio,
specialmente la contemplazione dei misteri e l’applicazione dei sensi, ove
Nostro Signore diviene oggetto principale della meditazione 696-1.

Or nulla vieta agl’incipienti di servirsi dell’uno o dell’altro metodo.
L’appunto è quindi infondato, chi voglia intieramente seguire i metodi
ignaziani.

III. Il metodo di
S.-Sulpizio
 697-1.

697.   A) Origine. Sorto dopo
parecchi altri, questo metodo se ne giovò per i particolari, ma l’idea madre e
la grandi linee vengono dal Card. di Berulle, dal P. di Condren, e
dall’Olier; gli accessori sono del Tronson.

a) L’idea madre è l’unione e l’adesione al Verbo Incarnato, per
porgere a Dio gli atti di religione che gli sono dovuti e ritrarre nell’anima le
virtù di Gesù Cristo.

b) I tre atti essenziali sono:
1) l’adorazione, con cui consideriamo un attributo o una perfezione
di Dio o una virtù di N. S. Gesù Cristo come il modello della virtù
che dobbiamo praticare, e poi porgiamo i nostri doveri di religione,
(adorazione, ammirazione, lode, ringraziamento, amore, gioia o compassione)
all’uno o all’altro, o a Dio per mezzo di Gesù Cristo; porgendo così i nostri
ossequi all’autore della grazia, lo disponiamo ad ascoltarci favorevolmente;
2) La comunione, con cui attiriamo in noi, per mezzo della
preghiera, la perfezione o la virtù adorata e ammirata in Dio o in Nostro
Signore; 3) la cooperazione, con cui, sotto l’influsso della grazia,
fissiamo di praticar questa virtù prendendo almeno una risoluzione che ci
studieremo di eseguire nella giornata.

Tali sono le grandi linee che si trovano in Berulle, Condren e Olier.

698.   Le aggiunte completive del
Tronson.
Ma è chiaro che queste grandi linee, se bastano per le anime
progredite, sarebbero state insufficienti per gl’incipienti. Fu cosa
presto rilevata nel Seminario di S.-Sulpizio, onde, pur conservando lo spirito e
gli elementi essenziali del metodo primitivo, il Tronson aggiunse al secondo
punto (comunione) le considerazioni e le riflessioni sopra sè
stesso
così indispensabili agl’incipienti; quando si è convinti
dell’importanza e della necessità d’una virtù, e quando si vede chiaramente che
ci manca, si chiede con molto maggior fervore, umiltà e costanza. Resta quindi
che, in questo metodo, si insiste, anche per gl’incipienti, sulla
preghiera
come elemento principale. È questo il motivo per cui il terzo
punto si chiama cooperazione, per rammentarci che le nostre risoluzioni
sono più effetto della grazia che della nostra volontà, ma che d’altra parte la
grazia non fa nulla in noi senza la nostra cooperazione, e che nel corso del
giorno dobbiamo collaborare con Gesù Cristo sforzandoci di ricopiare la virtù su
cui abbiamo meditato.

699.   B) Compendio del metodo.
Il seguente quadro sinottico darà una sufficiente idea del metodo. Lasciamo da
parte la preparazione remota, che è la stessa di quella esposta al n. 689.


  • I. Preparazione.


    • Prossima


      • 1° La sera precedente far la scelta del soggetto della
        meditazione e fissar con precisione ciò che si dovrà considerare in
        N. S. — le considerazioni e le dimande che bisognerà fare — le
        risoluzioni che si dovranno prendere.

      • 2° Starsene poi in grande raccoglimento e addormentarsi pensando
        al soggetto della meditazione.

      • 3° Levatisi, cogliere il primo momento libero per
        applicarsi a questo santo esercizio.



    • Immediata


      • 1° Mettersi alla presenza a [sic] Dio che è dapertutto, e
        specialmente nel nostro cuore.

      • 2° Umiliarsi davanti a Dio al pensiero dei propri peccati.
        Contrizione. Recita del Confiteor.

      • 3° Riconoscersi incapace di pregar come si deve. Invocazione
        dello Spirito Santo: recita del Veni, Sancte Spiritus.




  • II. Corpo della meditazione.


    • 1° Punto: Adorazione: Gesù davanti agli occhi.


      • 1° Considerare in Dio, in N. S. o in qualche Santo il
        soggetto che si sta per meditare: i sentimenti del suo cuore, le sue
        parole, le sue azioni.

      • 2° Porgergli i nostri doveri: adorazione, ammirazione, lodi,
        ringraziamenti, amore, gioia o compassione.



    • 2° Punto: Comunione: Gesù attirato nel cuore.


      • 1° Convincersi, con motivi di fede, col ragionamento o con
        semplice analisi, della necessità od utilità della virtù considerata.

      • 2° Riflettere su sè stesso con sentimenti di
        contrizione pel passato, di confusione pel presente, di
        desiderio per l’avvenire.

      • 3° Dimandare a Dio le virtù su cui si medita.
        (Specialmente per questa dimanda veniamo a partecipare alle virtù di
        Nostro Signore
        ). — Chiedere pure per tutti gli altri nostri bisogni,
        per quelli della Chiesa, e delle persone per le quali siamo obbligati a
        pregare.



    • 3° Punto: Cooperazione: Gesù nelle mani.


      • 1° Prendere una risoluzione particolare, attuale, efficace,
        umile.

      • 2° Rinnovar la risoluzione dell’esame particolare.




  • III. Conclusione.


    • 1° Ringraziar Dio di averci concesso tante grazie nella
      meditazione.

    • 2° Chiedergli perdono delle colpe e delle negligenze commesse in
      questo santo esercizio.

    • 3° Pregarlo di benedire le nostre risoluzioni, la presente
      giornata, la nostra vita, la nostra morte.

    • 4° Formare il mazzolino spirituale, scegliendo uno dei
      pensieri che ci hanno fatto maggior impressione, per ricordarcene nel giorno
      e richiamar le risoluzioni.

    • 5° Affidar tutto alla SS. Vergine.


      Sub tuum
      præsidium.




700.   C) Caratteristiche di questo
metodo. a
) Si fonda sulla dottrina della nostra incorporazione a
Cristo
(n. 142-149)
e sull’obbligo che ne risulta di ricopiarne in noi le interne disposizioni e le
virtù. Per riuscirvi, dobbiamo, secondo l’espressione dell’Olier, aver Gesù
davanti agli occhi,
per ammirarlo come modello e porgergli i nostri doveri
(adorazione); averlo nel cuore, attirandone in noi con la preghiera le
disposizioni e le virtù (comunione); averlo nelle mani, collaborando con
lui a imitarne le virtù (cooperazione). Anima dunque di questo metodo è l’unione
intima con Gesù.

b) Antepone il dovere della religione (riverenza e amore di
Dio) a quello della dimanda; il primo servito dev’esser Dio! E il Dio che ci
mette innanzi non è il Dio astratto dei filosofi, ma il Dio concreto e vivente
del Vangelo; è la SS. Trinità che vive in noi.

c) Proclamando la necessità della grazia e dell’umana volontà nella
nostra santificazione, dà risalto alla grazia e quindi alla
preghiera, ma richiede pure l’energico e costante sforzo della volontà e
risoluzioni particolari, attuali, frequentemente rinnovate, su cui si ha poi da
far l’esame la sera.

701.   d) È metodo
affettivo appoggiato su considerazioni: comincia con affetti di
religione nel primo punto; nel secondo si fanno considerazioni per
indurre il cuore ad atti di fede nelle verità soprannaturali che si meditano,
atti di speranza nella divina misericordia, atti di amore all’infinita sua
bontà; la riflessione sopra sè stesso dev’ essere accompagnata da
dispiacere del passato, da confusione del presente, da fermo proposito per
l’avvenire; e questi atti mirano a preparare una dimanda umile, fiduciosa
e perseverante. A prolungar questa dimanda il metodo offre vari motivi esposti
in disteso, e suggerisce di pregar pure per tutta la Chiesa e per certe anime in
particolare. Le risoluzioni stesse devono essere accompagnate da
diffidenza di sè, da confidenza in Gesù Cristo, da preghiere per osservarle. La
conclusione poi non è che una serie di atti di riconoscenza, d’umiltà e di nuove
preghiere.

Così si schiva di dare una piega troppo filosofica ai ragionamenti o alle
considerazioni, e si prepara la via all’orazione affettiva ordinaria, e più
tardi all’orazione semplificata; si avverte infatti che non è necessario
esprimere sempre tutti e in quest’ordine i nostri doveri, ma che è bene
“abbandonarsi agli affetti che Dio dà e ripetere spesso quelli a cui uno si
sente attirato dallo Spirito Santo”. È vero che gl’incipienti generalmente
impiegano maggior tempo nei ragionamenti che negli altri atti, ma il metodo
ricorda loro continuamente che sono preferibili gli affetti, e a poco a poco
riescono a farne di più.

e) È specialmente adatto ai Seminaristi e ai sacerdoti;
perchè rammenta continuamente che, essendo il sacerdote un altro Gesù Cristo pel
carattere e pei poteri, dev’esserlo pure per le disposizioni e per le virtù, e
che tutta la loro perfezione consiste nel far vivere e crescere dentro di sè
Gesù Cristo “ita ut interiora ejus intima cordis nostri penetrent”.

702.   Ottimi sono dunque questi due
metodi, ognuno nel suo genere, atteso il fine speciale a cui mirano; e si può
dir lo stesso di tutti gli altri che si avvicinano più o meno a questo doppio
tipo 702-1. È bene che ve ne siano parecchi,
affinchè ogni anima possa scegliere, col consiglio del direttore e secondo le
sue inclinazioni soprannaturali, quello che meglio le si conviene.

Aggiungiamo col P. Poulain 702-2 che avviene di questi metodi quello che
delle tante regole della retorica e della logica; è bene addestrarvi
gl’incipienti; ma, praticati che siansi in modo da possederne bene lo spirito e
gli elementi principali, non si segue più il metodo che nelle sue grandi linee,
e l’anima, senza cessare d’essere attiva, diventa più attenta ai movimenti dello
Spirito Santo.

CONCLUSIONE: EFFICACIA DELLA PREGHIERA PER
LA PURIFICAZIONE DELL’ANIMA.

703.   Dal fin qui detto è facile
conchiudere quanto utile e necessaria sia la preghiera alla purificazione
dell’anima. a) Nella preghiera-adorazione, si porgono a Dio i
debiti ossequi, si ammirano, si lodano, si benedicono le infinite sue
perfezioni, la santità, la giustizia, la bontà, la misericordia; allora Dio
amorosamente si piega verso di noi per perdonarci, per farci concepire un
profondo orrore del peccato che l’offende e premunirci così contro nuove colpe.
b) Nella preghiera-meditazione acquistiamo, sotto l’influsso
dei lumi divini e delle nostre riflessioni, profonde convinzioni sulla malizia
del peccato, sui terribili suoi effetti in questa vita e nell’altra, sui mezzi
di ripararlo e di schivarlo: allora l’anima si riempie di sentimenti di
confusione, d’umiliazione, di odio del peccato, di fermo proponimento di
evitarlo, d’amor di Dio: a questo modo i peccati passati vengono sempre più
espiati nelle lacrime della penitenza e nel sangue di Gesù; la volontà si
rinsalda contro i minimi traviamenti e abbraccia con generosità la pratica della
penitenza e della rinunzia. c) La preghiera-dimanda,
appoggiata sui meriti di Nostro Signore, ci ottiene copiose grazie d’umiltà, di
penitenza, di fiducia e d’amore, che danno l’ultima mano alla purificazione
dell’anima, la rafforzano contro le tentazioni dell’avvenire e la rassodano
nella virtù, massimamente nelle virtù della penitenza e della
mortificazione, che compiono i buoni effetti della preghiera.

704.   Avviso ai direttori. Non
si raccomanderà dunque mai abbastanza la meditazione a tutti coloro che vogliono
progredire, e il direttore ne deve insegnar la pratica il più presto possibile,
farsi render conto delle difficoltà che vi incontrano, aiutarli a vincerle,
mostrare come possono perfezionarne il metodo, e soprattutto come possono
servirsene per correggersi dei difetti, praticare le opposte virtù, e acquistare
a poco a poco lo spirito di preghiera, che, con la penitenza, ne trasformerà
l’anima.

NOTE

692-1 Esercizi spirituali,
Sett., Iº esercizio, trad. Jennessaux; cfr. P. Roothaan, De la
manière de méditer,
selon les Exercices.

696-1 Li esporremo trattando della
via illuminativa.

697-1 G. Letourneau, La
méthode d’oraison mentale du Sém. de S.-Sulpice,
Parigi, 1903, in
particolare l’Appendice, p. 331-332.

702-1 Additiamo specialmente il
metodo di S. Fr. di Sales, La Filotea, P. II, c. II-VII; quello dei
Carmelitani Scalzi, Instruction des novices, del V. P. G. di
Gesù-Maria, P. III, c. II; quello dei Cistercensi riformati, Directoire
spirituel,
di Dom Lehodey, 1910, sez. V, c. IV; quello dei Domenicani,
L’Istruzione dei Novizi, del P. Cormier (Marietti, Torino).

702-2 Etudes, 20 Marzo 1898,
p. 782, nota 2.

Quest’edizione digitale preparata da Martin Guy .

Ultima revisione: 28 gennaio 2006.