Compendio di Teologia Ascetica e Mistica (664-687)

Teologia: fondamentale, ascetica...

Di Adolfo Tanquerey. Parte seconda. Le Tre Vie. LIBRO I. La purificazione dell’anima o la via purgativa. CAPITOLO I. Art. III. Della meditazione. § I. Nozioni generali. § II. Vantaggi e necessità dell’orazione. I. Vantaggi. II. Della necessità della meditazione. § III. Caratteri generali della meditazione degl’incipienti. I. Su quali argomenti debbono meditare gl’incipienti. II. Delle difficoltà che incontrano gl’incipienti.

ART. III. DELLA
MEDITAZIONE 664-1.

Esporremo:


  • 1° Le
    nozioni generali sulla meditazione;

  • 2° i
    vantaggi e la necessità;

  • 3° i
    caratteri distintivi della meditazione degl’incipienti;

  • 4° i
    metodi principali.



§ I. Nozioni generali.

664.   1° Nozione ed elementi
costitutivi.
Abbiamo detto, n. 510,
che vi sono due specie di preghiera: la preghiera vocale, che si esprime
con parole o con gesti, e la preghiera mentale, che si fa nell’interno
dell’anima. Questa si definisce: un’elevazione e una applicazione dell’anima
a Dio, per porgergli i nostri doveri e diventar migliori alla sua gloria
.

Abbraccia cinque elementi principali: 1) i doveri di religione
che si rendono a Dio o a Nostro Signor Gesù Cristo o ai Santi;
2) considerazioni su Dio e sulle nostre relazioni con lui, per
alimentare e rinvigorire le nostre convinzioni sulle virtù cristiane;
3) riflessioni sopra noi stessi per vedere a che punto siamo nella
pratica delle virtù; 4) preghiere propriamente dette per chiedere la
grazia necessaria a praticar meglio questa o quella virtù;
5) risoluzione per far meglio nell’avvenire. Non è necessario che
questi atti seguano nell’ordine indicato nè che si facciano tutti nella stessa
meditazione; ma perchè la preghiera meriti il nome di meditazione è necessario
che duri un certo tempo, distinguendosi così dalle giaculatorie.

Quando le anime crescono in perfezione e hanno già convinzioni che basta
rapidamente rinnovare, la meditazione si semplifica e consiste talvolta in un
semplice sguardo affettuoso, come spiegheremo più tardi.

665.   2° Origine. Bisogna
distinguere bene tra meditazione in sè stessa e metodi di
meditazione.

A) La meditazione, sotto una forma o sotto un’altra, ci fu in ogni
tempo: i libri dei profeti, i Salmi, i libri Sapienziali, sono pieni di
meditazioni che alimentavano la pietà degli Israeliti; e Nostro Signore,
coll’insistere sul culto in spirito e verità, col passar le notti in preghiera,
col far nell’orto degli Olivi e sul Calvario lunga orazione, preparava la via a
quelle anime interiori che dovevano nel corso dei secoli ritirarsi nella cella
del cuore a pregarvi Dio in secreto. I libri di Cassiano e di S. Giacomo
Climaco, senza parlare delle opere dei Padri, trattano esplicitamente della
meditazione e dell’orazione, anche nelle sue forme più alte come la
contemplazione. Si può dire che il trattato di S. Bernardo De
Consideratione
è in sostanza un trattato sulla necessità della riflessione e
della meditazione. La Scuola di S. Vittore insiste molto sulla pratica
della meditazione per giungere alla contemplazione 665-1. E si sa quanto S. Tommaso
raccomandi la meditazione come mezzo di crescere nell’amor di Dio e di darsi a
lui 665-2.

666.   B) La meditazione poi od
orazione metodica data dal quindicesimo secolo; si trova esposta nel
Rosetum di Giovanni Mauburnus 666-1 e negli autori benedettini della stessa
epoca. S. Ignazio, negli Esercizi Spirituali, dà parecchi metodi di
meditazione molto precisi e molto vari; S. Teresa descrive meglio d’ogni
altro i vari generi di orazione; e i suoi discepoli espongono le regole della
meditazione metodica 666-2. S. Francesco di Sales traccia egli
pure un metodo di orazione alla sua Filotea, e la Scuola Francese del secolo
XVII avrà presto il suo, che l’Olier e il Tronson perfezioneranno e che oggi
vien detto il metodo di S.-Sulpizio.

667.   Differenza
tra la meditazione e l’orazione.
I due vocaboli meditazione e
orazione si prendono spesso l’un per l’altro; volendoli distinguere, il
primo è riservato a quella forma di preghiera mentale in cui domina la
considerazione o il ragionamento e che è perciò detta meditazione
discorsiva;
il secondo si applica principalmente a quelle forme di preghiera
mentale in cui dominano gli affetti pii e gli atti della volontà. Ma la
meditazione discorsiva contiene già anch’essa degli affetti, e l’orazione
affettiva è generalmente preceduta o accompagnata da alcune considerazioni,
tranne quando l’anima viene colta dalla luce della contemplazione.

668.   Il genere di orazione che
conviene generalmente agl’incipienti è quello della meditazione discorsive, che
è necessaria per acquistare o fortificarne le convinzioni. Vi sono però anime
affettive che, quasi fin da principio, fanno larga parte agli affetti; tutti poi
devono essere avvertiti che la parte migliore dell’orazione consiste negli atti
di volontà.

§ II. Vantaggi e necessità
dell’orazione.


I. Vantaggi.

669.   La meditazione, quale fu da noi
descritta, è utilissima all’eterna salute e alla perfezione.

1° Ci distacca dal peccato e dalle sue cause. Se pecchiamo, avviene
infatti per irriflessione e fiacchezza di volontà. Ora la
meditazione corregge questo doppio difetto.

a) Ci illumina sulla malizia del peccato e sui terribili
suoi effetti, mostrandoceli alla luce di Dio, della eternità e di ciò che fece
Gesù per espiare il peccato. “È lei, dice il P. Crasset 669-1, che ci conduce (col pensiero) in quei
sacri deserti ove si trova Dio solo nella pace, nella quiete, nel silenzio e nel
raccoglimento; lei che ci conduce spiritualmente nell’inferno a vedervi il
nostro posto; al cimitero a vedervi la nostra dimora; in cielo a vedervi il
nostro trono; nella valle di Giosafat a vedervi il nostro giudice; a Betlemme a
vedervi il nostro Salvatore; sul Tabor a vedervi il nostro amore; sul Calvario a
vedervi il nostro esempio”. — Ci distacca pure dal mondo e dai
falsi suoi diletti; ci ricorda la fragilità dei beni temporali,
gli affanni che ci procurano, il vuoto e il disgusto che lasciano nell’anima; ci
rinfranca contro la perfidia e la corruzione del mondo e ci fa comprendere che
Dio solo può formar la nostra felicità. — Ci distacca specialmente da noi
stessi, dalla nostra superbia, dalla nostra sensualità, mettendoci in faccia a
Dio che è la pienezza dell’essere, e in faccia al nostro nulla, e mostrandoci
che i sensuali diletti ci abbassano al di sotto dei bruti, mentre le gioie
divine ci nobilitano e ci inalzano a Dio.

b) Ci invigorisce la volontà non solo dandoci convinzioni, come
fu detto, ma guarendo a poco a poco la nostra inerzia, la nostra codardia e la
nostra incostanza; infatti solo la grazia di Dio, aiutata dalla cooperazione
nostra, può guarire queste debolezze. Ora la meditazione ci fa sollecitare
questa grazia con tanto maggior ardore, quanto più abbiamo con la riflessione
sentito la nostra impotenza; e gli atti di dolore, di contrizione e di fermo
proponimento che facciamo durante la meditazione, con le risoluzioni che vi
prendiamo, sono già una attiva cooperazione alla grazia.

670.   2° Ci fa pure praticar tutte
le grandi virtù
cristiane: 1) illumina la nostra fede,
mettendoci sotto gli occhi le verità eterne; regge la nostra speranza,
aprendoci l’adito a Dio per ottenerne l’aiuto; stimola la nostra carità,
manifestandoci la bellezza e la bontà di Dio: 2) ci rende prudenti
con le considerazioni che ci suggerisce prima di operare; giusti,
conformandoci la volontà a quella di Dio; forti, facendoci partecipare
alla divina potenza; temperanti calmandoci l’ardore dei desideri e delle
passioni. Non vi sono dunque virtù cristiane che con la meditazione non si
possano da noi acquistare: aderiamo per mezzo di lei alla verità e la verità,
liberandoci dai vizi, ci fa praticar la virtù: “cognoscetis veritatem, et
veritas liberabit vos”
 670-1.

671.   3° Prepara così la
nostra unione e anche la nostra trasformazione in Dio. È infatti
una conversazione con Dio, che diventa ogni giorno più intima, più affettuosa e
più lunga, perchè continua poi nel corso delle giornate anche in mezzi al
lavoro, n. 522.
Ora, a forza di frequentare l’autore di ogni perfezione, l’anima se ne imbeve,
se ne compenetra, come la spugna che si riempie del liquido in cui viene
immersa, come il ferro che, posto nella fornace, s’arroventa, si ammolisce e
prende le qualità del fuoco.

II. Della necessità della meditazione.

672.   1° Per i semplici cristiani.
A
) La meditazione metodica è efficacissimo mezzo di santificazione, ma
non è peraltro necessaria all’eterna salute pei cristiani in generale.
Necessario è il pregare per porgere a Dio i nostri doveri e riceverne grazie: il
che, com’è chiaro, non può farsi senza una certa attenzione della mente e un
qualche desiderio del cuore. Alla preghiera bisogna pure aggiungere riflessioni
sulle grandi verità e sui principali doveri cristiani con applicazione a sè
stessi; ma tutto questo può farsi senza meditazione metodica, ascoltando le
istruzioni parrocchiali, facendo buone letture, esaminando la propria coscienza.

673.   B) È però molto
utile e salutare a tutti coloro che vogliono progredire e salvarsi
l’anima, tanto agl’incipienti come alle anime più avanzate; si può anzi dire che
è il mezzo più efficace per assicurarsi l’eterna salute, n. 669.
Tal è l’insegnamento di S. Alfonso che ne dà questa ragione: con gli altri
esercizi di pietà, come il Rosario, l’ufficiolo della Madonna, il digiuno, si
può purtroppo continuare a vivere in peccato mortale; ma con la meditazione non
si può rimanere a lungo nel peccato grave: o si lascierà la meditazione o si
rinunzierà al peccato 673-1; come può infatti uno presentarsi ogni
giorni davanti a Dio, autore d’ogni santità, con la chiara coscienza di essere
in istato di peccato mortale, senza prendere, con l’aiuto della grazia, la ferma
risoluzione di detestare il peccato e andare a gettarsi ai piedi d’un confessore
per ottenere il perdono di cui vede l’assoluta necessità? Se invece non si ha un
momento fisso e un sicuro metodo per riflettere sulle grandi verità, uno si
lascia trascinar dalla disperazione e dagli esempi del mondo e sdrucciola
insensibilmente nel peccato.

674.   2° Morale necessità della
meditazione per i sacerdoti addetti al ministero.
Non parliamo qui di quei
sacerdoti che, essendo religiosi e recitando il divino ufficio lentamente
e piamente, possono trovare in questa recita e nelle letture e preghiere che
fanno, un equivalente della meditazione. Si noti però che, anche negli Ordini in
cui si recita l’ufficio in coro, la regola prescrive almeno mezz’ora di
meditazione, appunto perchè si è persuasi che la preghiera mentale è l’anima
delle preghiere vocali e ne assicura la fervorosa recitazione. E aggiungiamo che
le Congregazioni fondate dopo il secolo XVI, insistono anche di più sulla
meditazione, e che il Codice di Diritto Canonico prescrive ai Superiori di
vigilare perchè tutti i religiosi, non legittimamente impediti, consacrino ogni
giorno un certo tempo all’orazione mentale 674-1.

Ma parliamo qui dei sacerdoti di ministero, immersi nelle fatiche
apostoliche, e diciamo che la pratica abituale della meditazione, ad ora
determinata, è moralmente necessaria alla loro perseveranza e alla loro
santificazione.
Hanno infatti numerosi e importanti doveri da adempiere
sotto pena di colpa grave, e d’altra parte sono talvolta soggetti a insistenti
tentazioni nell’esercizio stesso del loro ministero.

675.   A) Ora, per resistere a
queste tentazioni e adempiere fedelmente e soprannaturalmente tutti i loro
doveri, è necessario che abbiano profonde convinzioni e grazie particolari che
ne reggano la vacillante volontà; e nella meditazione quotidiana soltanto, come
tutti convengono, le une e le altre si acquistano.

Nè si dica che possono anch’essi trovar nella santa messa e nel divino
ufficio equivalenti alla meditazione. La messa e il breviario, detti con
attenzione e devozione, sono certamente mezzi efficaci di perseveranza e di
progresso; ma l’esperienza insegna che un sacerdote, tutto occupato nelle
fatiche del ministero, non compie bene questi due così importanti doveri se non
attinga nell’abituale meditazione lo spirito di raccoglimento e di preghiera. Se
trascura questo santo esercizio, come troverà, fra le occupazioni e l’affarìo
onde è assediato, il tempo di seriamente raccogliersi e ritemprarsi nello
spirito soprannaturale? E se questo non fa, viene presto assalito da numerose
distrazioni anche in mezzo alle occupazioni più sante, le convinzioni gli si
affievoliscono, scema l’energia, le negligenze e le debolezze aumentano,
sopravviene la tiepidezza; e quando sorga tentazione grave, persistente,
rabbiosa, non avendo più presenti alla mente le forti convinzioni necessarie a
respingere il nemico, è esposto a soccombere 675-1. “Se fo meditazione, dice Don
Chautard 675-2, sono come rivestito d’un’armatura
d’accaio e invulnerabile ai dardi del nemico. Ma senza la meditazione
essi mi coglieranno certamente… O meditazione o grandissimo rischio di
dannazione
pel sacerdote che è a contatto col mondo, dichiarava senza
esitare il pio, dotto e prudente P. Desurmont, uno dei più esperimentati
predicatori di esercizi spirituali agli ecclesiastici. Per l’apostolo, non c’è
via di mezza tra la santità, se non acquistata almeno desiderata e cercata
(sopratutto con la meditazione quotidiana), e la progressiva perversione, diceva
a sua volta il Card. Lavigerie”.

676.   B) Ma
poi non gli basta schivare il peccato: per compiere bene i suoi doveri di
religioso di Dio e di salvatore di anime, è necessario che sia
abitualmente unito a Gesù, Sommo Sacerdote, che solo glorifica Dio e salva le
anime. Ora come potrà stare abitualmente unito a lui fra le occupazioni e i
pensieri del ministero se non ha un tempo fisso e abbastanza lungo per
ritemprarsi in quest’unione, per lungamente e affettuosamente pensare a questo
divino Modello e con la preghiera attirarsene lo spirito, le disposizioni, la
grazia? Con quest’unione le sue energie sono centuplicate, la sua fiducia è
considerevolmente accresciuta, e assicurata la fecondità del suo ministero: non
è lui che parla ma Gesù che parla per sua bocca, tamquam Deo exhortante per
nos;
non è lui che opera, ei non è che strumento nelle mani di Dio; e perchè
si studia d’imitar le virtù di Nostro Signore, muove le anime ancor più con
l’esempio che con le parole. Ma se cessa di far la meditazione, perderà
l’abitudine del raccoglimento e della preghiera e non sarà più che un bronzo
sonoro e un cembalo squillante.

677.   Quindi il Papa Pio X, di santa
memoria, proclamò nettamente la necessità della meditazione pel
sacerdote 677-1; e il Codice di Diritto Canonico
prescrive ai Vescovi di vigilare affinchè i sacerdoti consacrino ogni giorno un
po’ di tempo all’orazione mentale “ut idem quotidie orationi mentali per
aliquod tempus incumbant
(can. 125, 2°); e che lo stesso facciano gli
alunni del Seminario: “ut alumni Seminarii singulis diebus… per aliquod
tempus mentali orationi vacent”
(can. 1367, 1°). Non è questo un
dichiarare in termini equivalenti la necessità morale della meditazione per gli
ecclesiastici?

È dunque un non intendersi di psicologia il consigliare agli ecclesiastici,
occupati nella vita parrocchiale, di metter da parte la meditazione per dire più
devotamente la messa e il brevario. L’esperienza dimostra che, quando non si fa
più meditazione, la recita devota dell’ufficio riesce quasi impossibile: si dice
quando si può, con molte interruzioni, con la mente piena di ciò che si è
sentito e di ciò che si dovrà sentire. In verità è la meditazione del mattino
quella che assicura la devota celebrazione della messa e fa che uno si raccolga
un tantino prima di cominciare il breviario.

678.   Ciò che
diciamo dei sacerdoti, non si può forse dire, fino a un certo punto, anche di
quei generosi laici che consacrano parte del loro tempo all’apostolato?
Se vogliono che quest’apostolato riesca fecondo, è necessario che sia avvivato
dallo spirito interiore e dalla meditazione. Nè si dica che il tempo dato a
questo esercizio è rubato alle opere di zelo. Sarebbe rasentar l’errore
pelagiano il pensare che l’azione sia più necessaria della grazia e della
preghiera, mentre poi l’apostolato è tanto più fecondo quanto più è animato da
profonda vita interiore, alimentata a sua volta dalla meditazione.

§ III. Caratteri generali della meditazione
degl’incipienti.


Abbiamo già detto che la meditazione degl’incipienti è principalmente
discorsiva e che vi domina il ragionamento, pur lasciando un certo posto
agli affetti della volontà. Ci resta da esporre:


  • 1° su
    quali argomenti debbono ordinariamente meditare;

  • 2° quali
    difficoltà v’incontrano.



I. Su quali argomenti debbono meditare
gl’incipienti.


679.   In generale debbono meditare su
tutto ciò che può ispirar loro un crescente orrore del peccato, sulle
cause delle loro colpe, sulla mortificazione che ne è il rimedio,
sui principali doveri del loro stato, sul buon uso e sull’abuso
della grazia,
su Gesù modello dei penitenti.

680.   1° A concepire un orrore
sempre crescente del peccato,
mediteranno: a) sul fine
dell’uomo allo stato soprannaturale, sulla caduta e sulla redenzione (n. 59-87);
sui diritti di Dio, creatore, santificatore e redentore; su certi
attributi divini che possono allontanarli dal peccato, come la sua
immensità che lo rende presente a ogni creatura e soprattutto all’anima
che è in istato di grazia; la sua santità che l’obbliga a odiare il
peccato; la sua giustizia che lo castiga; la sua misericordia che
l’inclina a perdonare. Tutte queste verità infatti tendono a farci fuggire il
nemico di Dio, il distruttore della vita soprannaturale largitaci da Dio come il
grande segno del suo amore e dal Redentore restituitaci a prezzo del suo sangue.

b) Sul peccato: la sua origine, il suo castigo, la sua malizia,
i suoi terribili effetti, (n. 711-735);
sulle cause che conducono al peccato, la concupiscenza, il mondo e il
demonio, n. 193-227.

c) Sui mezzi di espiare e di prevenire il peccato, la
penitenza, n. 705,
e la mortificazione delle varie nostre facoltà, delle nostre tendenze viziose e
soprattutto dei sette peccati capitali, traendone questa conclusione pratica che
non si può star sicuri fino a che queste viziose inclinazioni non siano state
estirpate o almeno padroneggiate: tratteremo presto di tutte queste questioni.

681.   2° Bisogna pure meditare a mano
a mano su tutti i doveri positivi del cristiano: 1) doveri
generali di religione verso Dio, di carità verso il prossimo, di giusta
diffidenza di noi stessi per ragione della nostra impotenza e delle nostre
miserie: un incipiente rimarrà specialmente impressionato da ciò che è
esterno in queste virtù; il che peraltro servirà di preparazione alle
virtù più sode che praticherà poi nella via illuminativa; — 2) doveri
particolari riguardanti l’età, la condizione, il sesso, lo stato di vita:
la pratica di questi doveri è infatti la migliore delle penitenze.

682.   3° Essendo capitale nella vita
cristiana la parte della grazia, sarà necessario iniziare a poco a poco
gl’incipienti a ciò che nella vita cristiana è fondamentale, adattando ad essi
ciò che dicemmo dell’abitazione dello Spirito Santo nell’anima, della nostra
incorporazione a Cristo, della grazia abituale, delle virtù e dei doni. Da
principio non capiranno certamente che i primi elementi di queste grandi verità,
ma il poco che ne intenderanno avrà grandissima efficacia sulla loro formazione
e sul loro progresso spirituale; solo quando si medita su ciò che Dio ha fatto e
non cessa di fare per noi, uno si sente portato ad essere più generoso nel
divino servizio. Non dimentichiamo che S. Paolo e S. Giovanni
predicavano queste verità ai pagani convertiti, i quali erano anch’essi
incipienti nella via spirituale.

683.   4° Si potrà
allora più facilmente propor loro Gesù come modello dei veri
penitenti;
Gesù che spontaneamente abbraccia la povertà, l’obbedienza, il
lavoro per darci l’esempio di queste virtù; Gesù che fa penitenza per noi nel
deserto, nel giardino degli Ulivi, nella dolorosa sua passione; Gesù che muore
per noi sulla croce. Questa serie di meditazioni, che la Chiesa ci offre ogni
anno nella sua liturgia, avrà il vantaggio di far praticare la penitenza in
unione con Gesù Cristo con più generosità ed amore e quindi con maggior
efficacia.

II. Delle difficoltà che incontrano
gl’incipienti.


Le difficoltà speciali che gl’incipienti trovano nella meditazione vengono
dalla loro inesperienza, dal difetto di generosità e
principalmente dalle numerose distrazioni a cui vanno soggetti.

684.   A) L’inesperienza
li espone a convertir la meditazione in una specie di tesi filosofica o
teologica, o in una specie di predica che fanno a se stessi. Anche così non è
tempo perduto, perchè, in fin dei conti, questo modo di meditare li fa
riflettere sulle grandi verità e ne rinsalda le convinzioni. Tuttavia ne
caverebbero maggior profitto procedendo in modo più pratico e più
soprannaturale.

È quanto dovrà insegnare un buon direttore.
Farà notare: a) che queste considerazioni, a riuscir pratiche,
devono essere più personali, applicarsi a loro stessi, ed essere seguite da un
esame per vedere a che punto sono nella pratica di queste verità, e ciò che
possono fare per attuarle nella giornata; b) che la cosa più
importante nella meditazione sono gli atti della volontà, atti di adorazione, di
riconoscenza e d’amore verso Dio; atti di umiliazione, di contrizione e di santi
proponimenti riguardo ai loro peccati; atti di domanda per ottenere la grazia di
emendarsi, risoluzioni sode e frequentemente rinnovate di far meglio nella
giornata.

685.   B) Il difetto di
generosità
li espone a disanimarsi quando non sono sorretti dalle
consolazioni sensibili che Dio aveva graziosamente concesso da principio per
attirarli a sè; le difficoltà e le prime aridità li abbattono, e credendosi
abbandonati da Dio, piegano al rilassamento. Bisogna persuaderli che Dio chiede
non la buona riuscita ma lo sforzo, che il merito della preghiera
è tanto maggiore quanto più vi si persevera a dispetto delle difficoltà che vi
si provano, e che, attesa la tanta generosità di Dio verso di noi, è viltà
indietreggiare davanti allo sforzo. Questo linguaggio sarà temperato da grande
dolcezza nel modo di rammentar queste verità e accompagnato da molti paterni
incoraggiamenti.

686.   C) Ma l’ostacolo più
grande viene dalle distrazioni: non essendo ancora l’immaginazione, la
sensibilità e gli affetti sul principio ben padroneggiati, le immagini profane e
talora pericolose, i pensieri inutili e i diversi movimenti del cuore invadono
l’anima nel momento della meditazione. Anche qui è di somma importanza l’ufficio
del direttore.

a) Richiamerà fin da principio la distinzione tra distrazioni
volontarie 686-1 e involontarie e inviterà il suo
diretto a non occuparsi che delle prime per diminuirne il numero. Per riuscirvi:
1) bisogna cacciare prontamente, energicamente e
costantemente le distrazioni, appena se ne ha coscienza; per
numerose o pericolose che siano, sono colpevoli solo quando uno ci si trattiene
volontariamente; chi si sforza di cacciarle fa atto grandemente meritorio: se
tornano venti volte all’assalto e venti volte le respingiamo, avremo fatto
ottima meditazione, assai più meritoria di quella in cui, sorretti dalla grazia
di Dio, ne abbiamo avuto molto poche.

687.   2) Per cacciarle meglio, è bene
confessare umilmente la propria impotenza, unirsi positivamente a Nostro Signore
offrendone a Dio le adorazioni e le preghiere. — Occorrendo, si potrà far uso
di qualche libro per fissar meglio l’attenzione.

b) Ma non basta cacciar le distrazioni per diminuirne il numero,
bisogna prendere di mira le cause. Ora molte distrazioni provengono da
mancanza di preparazione o da abituale dissipazione. 1) Si inviteranno
quindi a preparar meglio la meditazione fin dalla sera precedente, non
contentandosi d’una semplice lettura ma addentrandovisi e vedendo in che modo
l’argomento può diventar pratico per loro in cambio di abbandonarsi a
fantasticherie inutili o pericolose. 2) Ma soprattutto si indicheranno loro
quei mezzi di disciplinare la fantasia e la memoria di cui presto diremo.
Infatti quanto più l’anima progredisce nella pratica del raccoglimento e
dell’abituale distacco, tanto più diminuiscono le distrazioni. Il che del resto
vedremo anche meglio studiando i metodi di meditazione.

NOTE

664-1 Giov. Mauburnus, Rosetum exercitiorum spiritualium et sacrarum meditationum;
Garcia de
Cisneros,
Exercitatorio de la vida espiritual; S. Ignazio,
Exercitia spiritualia, con i vari suoi
commentatori e la Bibliothèque des Exercises de S. Ignace pubblicata
sotto la direzione del P. Watrigant; Rodriguez Pratica
della perfezione cristiana,
Tr. V, Dell’orazione; L. di Granata,
Trattato dell’orazione e della meditazione; A. Massoulié, Tr. de la véritable oraison;
S. Pietro d’Alcantara, La
oracion y meditacion;
S. Fr. di Sales, La Filotea, P. I.,
c. I-IX; Brancati de Laurea, De oratione christiana; Crasset,
Instructions familières sur l’oraison mentale; Scaramelli, op.
cit.
, tr. I, a. 5; Courbon, Instruc. famil. sur l’oraison
mentale;
V. Libermann, Ecrits spirit., p. 89-147;
Faber, I Progressi dell’anima, c. XV; R. de Maumigny,
Pratique de l’oraison mentale, t. I; Dom Vital Lehodey, Le vie
dell’orazione mentale,
P. I e II (Marietti, Torino);
G. Letourneau, La méthode d’oraison mentale de S.-Sulpice.

665-1 Cfr. Ugo da S. Vittore, De modo dicendi et meditandi; De meditando seu meditandi artificio, P. L.
CLXXVI, 877-880; 993-998.

665-2 Sum. theol. IIª
IIæ, q. 82, a. 3.

666-1 H. Watrigant, La
méditation méthodique,
nella Rev. d’Ascétique et de Mystique, Gen.
1923, p. 13-29.

666-2 V. P. Giov. di Gesù
Maria,
Instructions des novices, P. 3ª, c. II, § 2.

669-1 Instructions sur
l’oraison,
Méthode d’oraison, c. 1, p. 253-254.

670-1 Joan., VIII, 32.

673-1 “Cum reliquis pietatis operibus
potest peccatum consistere, sed non possunt cohabitare oratio et peccatum: anima
aut relinquet orationem aut peccatum… Aiebat quidam servus Dei quod multi
recitant rosarium, officium Virginis Mariæ, jejunant et in peccatis vivere
pergunt; sed qui orationem non intermittit, impossibile est ut in Dei offensa
vitam prosequatur ducere…” (Praxis confessarii, n. 122 et 217).

674-1 Can. 595: “Curent superiores ut
omnes religiosi… legitime non impediti quotidie Sacro intersint,
orationi mentali vacent.”

675-1 Si meditino bene queste parole
d’un sacerdote, riferite da Don Chautard, l’Anima dell’Apostolato,
p. 73: “Nel dedicarmi agli altri, trovai la mia rovina. Le mie disposizioni
naturali mi facevano provar gioia nel darmi altrui, felicità nel rendere
servizi. Aiutato dall’apparente buona riuscita delle mie imprese, Satana per
lunghi anni mise tutto in opera per illudermi, per eccitare in me il delirio
dell’azione, per disgustarmi di ogni lavoro interiore e trascinarmi finalmente
nel precipizio”. Quanto quest’ottimo autore dice della necessità della vita
interiore, s’applica perfettamente all’orazione, che è uno dei mezzi più
efficaci per coltivar questa vita.

675-2 Ibid. p. 178-179.

677-1 Exhortatio ad clerum
catholicum,
4 Agosto 1908.

686-1 Le distrazioni sono volontarie
in sè quando si vogliono deliberatamente, — o quando, accorgendosi che
la fantasia divaga, non si fa nulla per reprimerne i traviamenti; volontarie
nella loro causa quando si prevede che la tal lettura od occupazione
appassionante, del resto inutile, diventerà fonte di distrazioni, eppure uno ci
si abbandona lo stesso.

Quest’edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@yahoo.it>.

Ultima revisione: 28 gennaio 2006.