Compendio di Teologia Ascetica e Mistica (635-642)

Teologia: fondamentale, ascetica...

Di Adolfo Tanquerey. Parte seconda. Le Tre Vie. LIBRO I. La purificazione dell’anima o la via purgativa. Introduzione. I. Che cosa si ha da intendere per incipienti? Divisione del primo libro. La preghiera degl’incipienti. La penitenza per riparare il passato. La mortificazione per assicurar l’avvenire. La lotta contro i vizi capitali. La lotta contro le tentazioni.

INTRODUZIONE 635-1

635.   Ciò che costituisce la via
purgativa,
o lo stato degli incipienti, è la purificazione
dell’anima
nell’intento di giungere all’intima unione con Dio.

Spieghiamo dunque:


  • 1° che cosa
    intendiamo per incipienti e

  • 2° lo
    scopo cui debbono mirare.



I. CHE COSA SI HA DA INTENDERE PER
INCIPIENTI?

636.   1° Caratteri essenziali.
Gl’incipienti nella vita spirituale sono quelli che, vivendo abitualmente
nello stato di grazia, hanno un certo desiderio di perfezione ma conservano
affetto al peccato veniale e sono esposti a ricadere di tanto in tanto in alcune
colpe gravi. Spieghiamo queste tre condizioni.

a) Vivono abitualmente nello stato di grazia, e quindi
ordinariamente lottano con buon esito contro le tentazioni gravi. Escludiamo
quindi coloro che cadono spesso in peccato mortale e non ne fuggono le
occasioni, che hanno delle velleità di convertirsi ma non volontà ferma ed
efficace di farlo. Costoro non sono in via verso la perfezione; sono peccatori,
sono mondani che bisogna prima di tutto staccare dal peccato mortale e dalle
occasioni di commetterlo 636-1.

b) Hanno un certo desiderio di perfezione o di progresso
spirituale, quantunque questo desiderio possa essere ancor debole ed imperfetto.
Con ciò escludiamo quei mondani, purtroppo numerosi, la cui sola
ambizione è di schivare il peccato mortale, ma che non hanno alcun sincero
desiderio di progredire. Infatti questo desiderio, come abbiamo dimostrato al n. 414,
è il primo passo verso la perfezione.

c) Conservano però alcuni affetti al peccato veniale deliberato
e ne commettono quindi con frequenza; si distinguono così dalle anime
proficienti, le quali si sforzano di troncare ogni affetto ai peccati veniali,
benchè di tanto in tanto volontariamente ne commettano. La ragione di questi
affetti sta nel fatto che le loro passioni non sono ancora ben padroneggiate;
onde nascono frequenti e acconsentiti moti di sensualità, di superbia, di
vanità, di collera, d’invidia, di gelosia, parole e atti contrari alla carità,
ecc. Quante persone, che si dicono devote, conservano di tali affetti, che fanno
loro commettere colpe veniali deliberate, e le espongono quindi a cadere di
tanto in tanto in colpe gravi!

637.   2° Varie categorie. Vi
sono dunque varie categorie di incipienti:–

a) Le anime innocenti che desiderano progredire nella via
spirituale: fanciulli, giovinetti, giovanette, persone del mondo che, non
contenti di schivare il peccato grave, vogliono far qualche cosa di più per Dio
e bramano perfezionarsi. Ce ne sarebbero anche di più, se i sacerdoti si dessero
premura di svegliare in loro questo desiderio di perfezione, al catechismo, nel
patronato, nei vari circoli parrocchiali. Si rilegga quindi quanto abbiamo detto
su questo argomento al n. 409-430.

b) I convertiti, che, dopo commessi gravi peccati, ritornano
sinceramente a Dio, e per allontanarsi più efficacemente dall’abisso, vogliono
andare avanti nelle vie della perfezione. Anche qui possiamo dire che ve ne
sarebbero assai più se i confessori badassero a rammentare ai penitenti che, per
non indietreggiare, è necessario avanzare, e che il solo mezzo efficace di
schivare il peccato mortale è di tendere alla perfezione (cf. n. 354-361).

c) Gli intiepiditi, che, dopo essersi dati una prima volta a
Dio e aver fatto qualche progresso, caddero poi nel rilassamento e nella
tiepidezza: costoro hanno bisogno, quand’anche fossero già pervenuti alla via
illuminativa, di rifarsi alle pratiche austere della via purgativa e riprendere
da capo il lavoro della perfezione. Per aiutarli nei loro sforzi, si dovrà
studiosamente premunirli contro i pericoli del rilassamento e della tiepidezza,
combattendone le cause che ordinariamente sono la storditaggine o la leggerezza,
l’apatia e una certa infingardaggine.

638.   3° Due classi di
incipienti.
Tra gl’incipienti gli uni mostrano generosità maggiore e
gli altri molto minore: onde le due classi che S. Teresa distingue
tra loro.

a) Nella prima mansione del Castello
interiore
638-1 descrive queste anime che, pur trovandosi
ancora molto legate al mondo, hanno nondimeno dei buoni desideri, recitano
alcune preghiere, ma ordinariamente con la mente piena di mille affari che ne
sopraffanno i pensieri. Hanno ancora molti attacchi ma si sforzano di quando in
quando di liberarsene. In virtù di questi sforzi, entrano nelle prime più basse
stanze del Castello, ma entra con loro una folla di rettili e d’animali
velenosi (le loro passioni), che impediscono di ammirar la bellezza del castello
e dimorarvi tranquille. Questa mansione, benchè la meno alta, è già di grande
ricchezza; ma terribili sono le astuzie e gli artificii del demonio per impedire
a queste anime di avanzarsi; il mondo, in cui sono ancora ingolfate, le
sollecita coi suoi piaceri e coi suoi onori; ed esse ne sono facilmente vinte,
ma pure desiderano di schivare il peccato e fanno opere degne di lode. Insomma
queste anime tentano di associar la pietà con la vita mondana; la loro
fede non è così illuminata e la volontà così forte e generosa da farle
rinunziare non solo al peccato ma anche a certe occasioni pericolose; non
capiscono abbastanza la necessità della frequente preghiera, nè d’una rigorosa
penitenza o mortificazione. Ma pur vogliono non solo salvarsi l’anima, sì anche
progredire nell’amor di Dio, facendo qualche sacrificio.

639.   b) La seconda classe di
incipienti è descritta da S. Teresa nella seconda mansione. Sono le
persone che fanno già orazione e intendono meglio che bisogna far
sacrifici per progredire, ma che intanto, per mancanza di coraggio, ritornano
talora alle prime mansioni, esponendosi di nuovo alle occasioni di peccato:
amano ancora i piaceri e le seduzioni del mondo, e cadono talora in qualche
colpa grave, rialzandosene però subito, perchè ascoltano la voce di Dio che le
chiama al pentimento. Non ostante le sollecitazioni del mondo e del demonio,
meditano sulla fragilità dei falsi beni della terra e sulla morte che presto
verrà a separarnele. Amano allora sempre di più Colui da cui ricevono numerose
testimonianze d’amore; capiscono che fuori di lui non possono trovar nè pace nè
sicurezza, e bramano schivare i traviamenti del figliuol prodigo. È dunque uno
stato di lotta, in cui soffrono molte tentazioni che le assalgono, ma
dove pure Dio si degna di consolarle e di fortificarle. Conformandosi alla
volontà di Dio, che è il gran mezzo di perfezione, finiranno con l’uscire da
quelle mansioni ove circolano ancora le bestie velenose, per giungere a quella
regione ove saranno al riparo dai loro morsi.

640.   Non tratteremo successivamente
di queste due classi, perchè i mezzi da suggerire sono poi gli stessi. Ma il
direttore ne terrà conto nei consigli particolari che dovrà dare. Così volgerà
specialmente l’attenzione delle anime della prima classe sulla malizia e sugli
effetti del peccato; sulla necessità di schivarne le occasioni, ed ecciterà in
esse vivo desiderio di pregare, di far penitenza e di mortificarsi; alle anime
più generose consiglierà inoltre più lunga meditazione e la lotta contro i vizi
capitali, vale a dire contro quelle profonde inclinazioni che sono la sorgente
di tutti i nostri peccati.

II. LO SCOPO A CUI MIRARE.

641.   Abbiamo detto, n. 309,
che la perfezione essenzialmente consiste nell’unione con Dio per mezzo della
carità
. Ma, essendo Dio la stessa santità, non possiamo essergli uniti se
non possedendo la purità di cuore, che abbraccia un doppio elemento:
l’espiazione del passato e il distacco dal peccato e dalle sue
occasioni per l’avvenire
.

La purificazione dell’anima è dunque il primo lavoro degli incipienti.

Si può anche aggiungere che l’anima tanto più intimamente si unirà con Dio
quanto più sarà pura e distaccata. Ora la purificazione è più o meno perfetta
secondo i motivi che la ispirano e gli effetti che produce.

A) La purificazione rimane imperfetta se è ispirata
principalmente da motivi di timore e di speranza, timore
dell’inferno e speranza del cielo e dei beni celesti. Gli effetti ne sono
incompleti: si rinunzia certo al peccato mortale che ci priverebbe del cielo, ma
non si rinunzia ai peccati veniali, anche deliberati, perchè questi non
impediscono l’eterna salvezza.

B) Vi è dunque una purificazione più perfetta, la quale, senza
escludere il timore e la speranza, ha per motivo principale l’amor di Dio, il
desiderio di piacergli e quindi di schivare tutto ciò che anche leggermente
l’offende. Si avvera allora la parola del Salvatore alla donna peccatrice: “Le
sono rimessi i molti suoi peccati perchè molto ella ha amato”641-1.

A questa seconda purificazione devono mirare le anime buone; il direttore
però si ricordi che molti incipienti non sono subito capaci di levarsi
tant’alto, e, pur parlando dell’amor di Dio, proponga anche quei motivi di
timore e di speranza che operano più fortemente sull’anima loro.

DIVISIONE DEL PRIMO LIBRO.

642.   Conosciuto il fine, bisogna
determinare i mezzi necessari a conseguirlo, che si riducono poi a due:
la preghiera, che ci ottiene la grazia, e la mortificazione con
cui alla grazia corrispondiamo. Ma la mortificazione prende vari nomi secondo
gli aspetti sotto cui si considera: si chiama penitenza, quando ci fa
espiare le colpe passate; mortificazione propriamente detta, quando
prende di mira l’amor del piacere per diminuire il numero delle colpe nel
presente e nel futuro; lotta contro i vizi capitali, quando combatte le
profonde inclinazioni che ci portano al peccato; lotta contro le
tentazioni,
quando resiste agli assalti dei nostri nemici spirituali. Onde
cinque capitoli:


  • Cap. I.
    — La preghiera degl’incipienti.

  • Cap. II.
    — La penitenza per riparare il passato.

  • Cap. III.
    — La mortificazione per assicurar l’avvenire.

  • Cap. IV.
    — La lotta contro i vizi capitali.

  • Cap. V.
    — La lotta contro le tentazioni.


Tutti questi mezzi
suppongono chiaramente la pratica delle virtù teologali e delle virtù
morali nel primo loro grado: non si può infatti pregare,
far penitenza e mortificarsi, senza credere fermamente alle verità rivelate,
senza sperare i beni del cielo e senza amar Dio, senza esercitarsi nella
prudenza, nella giustizia, nella fortezza e nella temperanza. Ma noi tratteremo
di queste virtù nella via illumunativa, ove conseguono il pieno loro
sviluppo.

NOTE
635-1 A. Saudreau, I
gradi,
Via purgativa, 1. I-II (Marietti, Torino); Schryvers, Les
principes,
II P., c. II.

636-1 Vi sono alcuni autori che, col
P. Marchetti, (Rev. d’Ascét. et de Mystique, gen. 1920, p.
36-47), pensano che si debba estendere la via purgativa anche ai peccatori per
convertirli, ma confessa che in ciò si allontana dalla dottrina comune. La
conversione dei peccatori e i mezzi da suggerire per perseverare nello stato di
grazia fanno parte della Morale più che dell’Ascetica. Aggiungiamo
tuttavia che i motivi che presto proporremo per schivare il peccato mortale,
confermeranno quelli insegnati dalla Morale.

638-1 Il Castello interiore è
la corona e la sintesi di tutte le opere di S. Teresa e fu da lei composto
nel 1577, nel monastero di Toledo, cinque anni prima di morire, pregatane dai
Padri Graziano e Velasquez. Vengono in esso chiaramente ed esattamente descritti
i sette principali gradi di orazione corrispondenti a sette stati della vita
spirituale. Mentre la Santa stava pensando, la vigilia della festa della
SS. Trinità, quale avrebbe dovuto essere l’idea fondamentale, di questo
Trattato, Dio si degnò di suggerirgliela egli stesso, mostrandole l’anima in
grazia sotto il simbolo di un magnifico globo di cristallo in forma di castello
con sette grandi abitazioni. Nella settima, che è nel centro, abita Dio stesso,
cinto di mirabile fulgore che illumina tutte le altre divisioni a proporzione
della loro prossimità al centro. Fuori del castello tenebre, immondezze e bestie
velenose, che s’avventano a coloro che s’avventurano in quelle regioni. Porta
d’ingresso ne è l’orazione, che ci fa rientrare in noi stessi e trovar Dio.
Porta d’uscita il peccato mortale, di cui la Santa fa una terribile descrizione.

Delle sette grandi concentriche abitazioni, le prime due corrispondono alla
via purgativa, la terza alla via illuminativa, colla quarta comincia la
contemplazione infusa.

(I primi traduttori italiani delle opere di S. Teresa tradussero il
vocabolo spagnuolo moradas, indicante le sette grando abitazioni del
Castello, con mansioni; parola ben scelta, perchè non si tratta
propriamente di sette stanze o sale o aule che si voglia
dire, ma di sette grandi spazii ideali. Infatti, scrive S. Teresa nel
secondo capitolo della prima mansione: «Di queste prime mansioni non dovete
considerarne poche, ma un milione di stanze, perchè di molte maniere
entrano qui anime e tutte con buona intenzione». Questo vocabolo anche noi
riterremo nelle citazioni. N. d. T.)

641-1 Luc., VII, 47.

Quest’edizione digitale preparata da Martin Guy .

Ultima revisione dell’HTML: 28 gennaio 2006.