CONFESSIONE

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". CONFESSIONE (dal lat. confiteor = manifesto): è l\’accusa integra, sincera, chiara dei peccati commessi dopo il battesimo, fatta al sacerdote munito di giurisdizione, in ordine all\’assoluzione. 

La sua necessità discende dalla natura giudiziale della potestà lasciata da Cristo alla sua Chiesa (Giov. 20, 21-23). Se il giudice non conosce lo stato interno dell\’anima non può portare un giudizio sicuro sulle sue disposizioni e per conseguenza non è in grado di piegare m senso favorevole o sfavorevole il suo potere. A rincalzare questa facile deduzione si potrebbe addurre gran numero di testimonianze che provano come la Chiesa fin dai primi tempi abbia ritenuto «quod iudex non novit non iudicat, sicut medicus quod ignorat non curat». Ma non meno necessaria appare la confessione se si considera dal lato del peccato, che è una profanazione di tutto l\’essere umano. Per rialzarsi quindi dal peccato non è sufficiente che l\’anima si purifichi nel crogiolo del pentimento, si richiede anche che le labbra si schiudano alla confessione, la quale, come dice San Tommaso, manifestando ciò che si svolge nella coscienza umana, armonizza il cuore e la lingua e ristabilisce in tal modo l\’ordine in tutta la persona umana. Quest\’ordine e quest\’armonia è un bene che non può provenire che da un atto di virtù, della virtù più difficile, l\’umiltà. Questa esterna umiliazione nel riconoscersi peccatore davanti a un proprio simile, rinvigorisce e avvalora le disposizioni interne con cui il penitente deve dichiarare guerra senza quartiere al peccato e alle sue conseguenze; perciò il Catechismo del Concilio di Trento esalta la confessione auricolare come la «rocca della cristiana virtù».
I Riformatori del sec. XVI rigettarono sdegnosamente la confessione stigmatizzandola come «la carneficina delle coscienze», ma oggi risuonano dall\’altra sponda voci, che recano un accento di nostalgia per gli usi dell\’antica casa paterna e di rammarico per l\’opera del Protestantesimo «che ha rotto il vincolo che attaccava il popolo all\’orecchio del suo direttore spirituale» (Vedi Penitenza).