CARITÀ

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". CARITÀ: è una virtù teologica infusa insieme con la grazia, che inclina la volontà ad amare Dio per se stesso.

Le tre virtù teologiche, (fede, speranza, carità) hanno per oggetto Dio, ma mentre la fede riguarda Dio come non visto e la speranza Dio come non ancora raggiunto, la carità invece fa tendere e aderire a Dio come già posseduto.
 Pertanto la carità è la più importante non solo delle virtù teologiche, ma anche di tutte le altre virtù. Il primato della carità è chiaramente affermato da S. Paolo in una bella pagina della 1 Cor, c. 13: «Ora rimangono la fede, la speranza e la carità: ma di queste tre cose la maggiore è la carità». L\’Apostolo aggiunge che in questa vita niente vale neppure il martirio, senza la carità, e nell\’altra cesseranno la fede, la speranza, ma la carità non cadrà mai. Non meno luminosa è la testimonianza di S. Giovanni sull\’eccellenza della carità: è sua quella espressione che definisce Dio carità e rivela l\’efficacia di questa virtù nel determinare una mutua immanenza tra Dio e l\’uomo: «Dio è carità e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui» (1 Giov. 4, 16).
 Del resto tutto l\’Evangelo è il lieto messaggio dell\’amore. Questo fondamentale motivo della rivelazione è largamente sviluppato dai Padri, specialmente da S. Agostino.
 Per la Teologia basta ricordare la dottrina di S. Tommaso, il quale, nonostante la sua tendenza intellettualistica, ammette il primato della carità e ne approfondisce le ragioni. Secondo S. Tommaso l\’eccellenza della carità si dimostra principalmente dal suo oggetto o motivo formale, che è la bontà di Dio considerata assolutamente in sé stesso; per questo la carità non è amore interessato (amor concupiscentiae), ma amore di pura amicizia (amor benevolentiae), che cerca e si riposa non nel bene proprio, ma nel bene dell\’amato. Anche quando la carità fa amare le creature, il suo motivo è sempre la bontà di Dio che rifulge in esse. Inoltre S. Tommaso dimostra che la carità è la radice, il motore e la forma di tutte le altre virtù. perché essa ha per oggetto il fine ultimo, Dio in se stesso, a cui la carità ordina tutta l\’attività soprannaturale dello spirito con un influsso continuo o latente o manifesto. La carità è così intimamente connessa con la grazia santificante (Scoto e altri le identificano) che col peccato si perdono insieme, mentre restano le altre virtù sebbene in condizioni di sterilità (virtutes informes). La carità può essere più o meno perfetta, ma dal suo grado d\’intensità e di purezza dipende tutta la vita morale dell\’uomo e la sua sorte eterna: «Caritas ergo inchoata, inchoata iustitia est; caritas provecta, provecta iustitia est» (S. Agostino, De natura et gratia, 70). Nell\’amore di Dio i Teologi distinguono vari gradi, sotto vari punti di vista; sobria ed efficace la distinzione di S. Tommaso (S. Th. II-II q. 24, a. 9): grado dei principianti (distacco dal peccato, liberaziane dalla schiavitù delle passioni); 2° grado dei proficienti (lotta tenace per la stabile conquista del bene); 3° grado dei perfetti (adesione a Dio, preludio della vita beata).