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Beata Regina Protmann e la sua missione in Polonia

Stimolata e illuminata dalla Grazia nel 1571, all'età di 19 anni, lasciò la famiglia per donarsi a Dio. Iniziò così una vita di completa dedizione alla Sua volontà. Il 6 aprile 1998, alla presenza di Giovanni Paolo II, veniva promulgato il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi relativo ad una guarigione ottenuta per sua intercessione.

IRENA JÓZEFA KRAUSE

 

Regina Protmann, fondatrice della Congregazione delle Suore di santa Caterina Vergine e Martire, nacque nel 1552 a Braniewo in una diocesi della Warmia. Proveniva da una famiglia borghese molto credente e benestante i cui appartenenti ricoprivano vari incarichi e funzioni di rilievo nella città.

Ricevette in famiglia una buona educazione religiosa e una adeguata istruzione. Nella famiglia dei Protmann regnava un'atmosfera di devozione e di forte fede religiosa. Regina viveva in un ambiente signorile, ma pur cercando di non emergere sulle coetanee, si distingueva, suo malgrado, per la bellezza, la prontezza intellettuale, la saggezza, la prudenza e la religiosità; era sensibile ai bisogni e alle sofferenze del prossimo. Apparteneva al «Sodalizio Mariano», fondato a Braniewo dai padri gesuiti giunti lì nel 1565. Si era affidata alla loro direzione spirituale ed il loro zelo aveva esercitato una grande influenza sulla sua formazione spirituale.

Durante l'infanzia e la giovinezza di Regina Protmann, il popolo della Warmia ha sempre testimoniato la fedeltà alla fede cattolica. Proprio quando cominciava ad affermarsi la riforma protestante; in quel tempo nella Warmia imperversava anche la peste, chiamata «morte nera» (negli anni 1564, 1571- 1572). Questi grandi avvenimenti formarono il giovane cuore di Regina Protmann e contribuirono al cambiamento decisivo della sua vita.

Stimolata e illuminata dalla grazia di Dio, che con una forza irruente come quella del vento della Pentecoste era scesa su di lei, nel 1571, all'età di 19 anni, lasciò la famiglia per donarsi esclusivamente a Dio e ad una vita di preghiera. Il cambiamento ebbe le caratteristiche di quella vera esperienza di Dio che hanno i santi.

Il suo primo biografo, P. Engelbert Keilert S.J., che la conosceva personalmente, riteneva questo risveglio come un dono fenomenale della grazia. Nella biografia scritta da lui leggiamo: «Quando la luce della grazia di Dio cominciò ad irradiarsi limpidamente nel cuore di Regina, essa percepì la vanità delle gioie del mondo e ne provò un'acuta avversione. Allora fu infiammata dal fuoco dell'amore di Dio, come risulta dalla preghiera scritta da lei personalmente: Dio mio e Signore, dammi un tale amore da bruciare tutta e spandermi in Te. Gesù mio carissimo, sii soltanto Tu nel mio cuore e accetta me nel Tuo cuore, perché possa piacere soltanto a Te nei secoli. Quando potrò abbracciarTi, Sposo mio carissimo, con le braccia della mia anima indegna e quando troverò nel Tuo Cuore il riposo per tutti i secoli?

Con due compagne che si erano aggregate a lei, Regina prese dimora in una piccola casa cadente appartenente alla sua famiglia, a Braniewo. Vivendo in grande povertà, sperimentava un'unione sempre più profonda con Dio. Stimolata da un grande amore per Cristo desiderava ardentemente di condurre a Lui tutti gli uomini. Iniziò così una vita di completa dedizione alla Sua santissima volontà.

Ai tempi di Regina Protmann nella Warmia non esistevano ordini religiosi femminili; c'erano soltanto le così dette beghine che pronunciavano dei voti privati. Invece Regina, stimolata dallo Spirito Santo, mirò sin dal principio a fondare una congregazione religiosa con i voti perpetui, e ciò la distinse dalle beghine. Decise che tale congregazione non avrebbe dovuto avere una clausura molto stretta. Ciò contrastava con le pratiche della vita religiosa femminile di allora e con le norme del concilio di Trento che rendevano più rigida la clausura. Tale stretta clausura rendeva impossibile la cura dei malati nelle loro case e l'aiuto diretto al servizio dell'altare. Perciò Regina fondò una congregazione contemplativo-attiva e tale allargamento della clausura fu una innovazione nella vita religiosa di allora. Constatiamo con ammirazione che questa giovane donna, guidata dalla luce dello Spirito Santo, dette inizio a una nuova strada per l'apostolato delle donne nella Chiesa, raggiungendo quello che fino a quel momento sembrava impossibile. Regina, dimenticando se stessa, con sguardo lungimirante abbracciava i bisogni della gente e della Chiesa. Essa stessa dava alle consorelle un esempio di realizzazione zelante del carisma, aveva cura dei paramenti liturgici, preparava le candele per i templi, aveva cura dei malati nelle loro case, insegnava ai bambini i principi della fede cristiana e i rudimenti della lettura e della scrittura. Era aperta e sensibile a tutti i bisogni del prossimo, si distingueva nell'interessamento per la Chiesa e i suoi problemi.

Insieme alla sue consorelle partecipava intensamente alla vita liturgica della chiesa parrocchiale; era molto affezionata alla famiglia parrocchiale e perciò affidò la sua giovane comunità alla protezione di santa Caterina vergine e martire, patrona di quella chiesa. Guidava con grande amore la comunità da lei fondata, manteneva l'ordine e la disciplina, introdusse un genere di vita uguale per tutte le sorelle.

Dopo dodici anni di vita in comune, redasse le così dette «Regole brevi» che furono approvate dal vescovo della Warmia, Marcin Kromer, il 18 marzo 1583. Dopo la fondazione di altre tre comunità a Ornet (1586), a Lidzbark Warmiñski (1587) e a Reszl (1593) e dopo una prova di vita ispirata alle prime regole durata quasi venti anni, apparve indispensabile la loro revisione e il loro adattamento ai bisogni del tempo. Alla stesura di questa nuova regola parteciparono anche i padri gesuiti: P. Paul Boxa e P. Engelbert Keilert e la regola ampliata fu approvata il 12 marzo 1602 a Wilno, dal vescovo della Warmia Piotr Tylicki e dal nunzio apostolico Claudio Rangoni, durante il pontificato di Clemente VIII.

Vivendo in unione con Dio, rese la volontà del Padre Celeste suo pane quotidiano. Tale atteggiamento si esprimeva con la sua massima di vita: come vuole Dio. Secondo questa massima, Regina Protmann vedeva nella morte una completa unione con Dio.

Piena di fiduciosa speranza e pronta all'incontro con il Signore morì circondata dalle suore il 18 gennaio 1613 nella casa di Braniewo, lasciando il suo testamento spirituale: «È mia premura umile e materna per voi, mie sorelle carissime di incitarvi a perdurare sempre fedelmente nella disciplina, nella modestia, nell'umiltà, nella vera pazienza, nella perfetta obbedienza e nell'amore cristiano davanti al Signore Dio e al nostro amatissimo Sposo Gesù Cristo e anche davanti a tutti gli uomini (...) Abbiate veramente cura non soltanto di realizzare l'amore fraterno tra di voi ma di vivere in pace con ogni uomo. E il buon Dio vi appoggerà in tutto e vi benedirà». 

La spiritualità della Fondatrice. 

Il carisma della Congregazione e la sua spiritualità risultano dalla vita e dall'attività della serva di Dio Regina Protmann. Ella ebbe il dono di una grazia particolare di amore di Dio e del prossimo, che sperimentava con fede profonda e che testimoniò con fedeltà per tutta la vita. Desiderando con tutto il cuore di imitare il suo Sposo Gesù Cristo, comprendeva che Dio chiamava lei e le sue consorelle al servizio del prossimo, alle cui sofferenze non fu mai indifferente. Vedeva intorno a sé molti malati cronici, infetti oppure toccati da altre disgrazie; molti bambini abbandonati e giovani impossibilitati a ricevere un'educazione e privi dei mezzi per vivere. Indicava alle suore le tre forme fondamentali dell'apostolato risultanti dal suo carisma che ha tramandato alla Congregazione:

- la cura dei malati, dei poveri e degli abbandonati

- l'insegnamento e l'educazione dei bambini e delle giovani

- l'attività in favore della Chiesa locale

La spiritualità della serva di Dio Regina Protmann è chiaramente cristocentrica e nello stesso tempo teocentrica per l'adorazione particolare al Santissimo Sacramento e al Cuore del Signore Gesù. L'amore per le verità della fede – il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio fino ai misteri pasquali - la ispirarono all'amore di Gesù Cristo con tutto il cuore e con tutto il suo essere. Passava molte ore in ginocchio davanti al suo Sposo nascosto nel Santissimo Sacramento. Durante il carnevale insieme alle sue consorelle adorava Gesù per la riparazione dei peccati del mondo. Apprezzava tanto il sacrificio della Eucaristia da partecipare ogni domenica a tutte le Sante Messe.

Espressione della religiosità cristocentrica di Regina fu il Santissimo Sacramento. Questo mistero divenne il centro, la fonte e la forza della sua vita. Si rivolgeva sempre alla fonte dell'Amore, al Sacratissimo Cuore del suo Sposo. Il Cuore di Gesù divenne quel posto meraviglioso in cui si incontravano e si univano l'amore di Regina e l'amore di Dio. Regina contemplava e adorava il Cuore di Gesù perché in esso avviene la nostra salvezza. Si vede in lei il fascino di Gesù Cristo.

La realizzazione del carisma

Regina fece un'opera straordinaria fondando una congregazione contemplativo-attiva che perdura da più di quattro secoli e si sviluppa in continuazione. A questo sviluppo contribuisce il radicamento profondo in Dio di molte generazioni di suore che vivono lo spirito e il carisma della fondatrice. Le figlie spirituali di Regina Protmann, fortificate dalla esperienza di Dio che la Fondatrice ha trasmesso loro, hanno vissuto secondo le sue indicazioni spirituali e gli insegnamenti tramandati con la Regola. Ogni suora, seguendo l'esempio di Regina Protmann sulla strada della perfezione, si dona completamente a Dio con i voti religiosi, imitando Gesù povero, puro e ubbidiente nello spirito del servizio agli uomini. L'ascesi e la penitenza, essendo espressioni del grande desiderio di Regina di unirsi definitivamente allo Sposo amatissimo, costituiscono anche per le suore un mezzo essenziale per raggiungere la perfezione.

Come figlie fedeli di Regina Protmann, le religiose vanno incontro alla gente per essere a disposizione e per servire in ogni bisogno. Le suore svolgono il loro servizio su tre continenti, Europa, America del Sud e Africa, in nove paesi, Bielorussia, Brasile, Finlandia, Germania, Italia, Lituania, Polonia, Russia e Togo. Realizzano la loro missione servendo il prossimo nel campo infermieristico per la cura dei malati, nel campo dell'educazione cristiana dei bambini e della gioventù, nel campo del lavoro sociale e pastorale; sono particolarmente attente ai bisogni attuali del paese e della Chiesa locale sul cui territorio svolgono il loro servizio. In sfida ai condizionamenti precedenti, operano la valorizzazione della dignità della donna. Un elemento essenziale della loro missione è l'educazione cristiana e l'istruzione dei bambini e della gioventù. Vivono in Chiesa e per la Chiesa con un amore che hanno ereditato dalla loro fondatrice, e come lei l'appoggiano non soltanto con la preghiera ma con l'attività apostolica, come il mezzo più efficace per tramandare la fede, danno la loro testimonianza personale e comunitaria di amore, di gioia, di pace e di profonda unione con Dio.

La storia del processo di beatificazione

La complessa situazione politica della Warmia che perdurò per il lunghissimo periodo che va dalla guerra dei trent'anni fino al termine della seconda guerra mondiale, rese impossibile un regolare processo di beatificazione, anche se le suore di santa Caterina fin dall'inizio furono profondamente convinte della santità della loro Fondatrice.

L'inizio del processo si potè avviare soltanto nel 1961, ma non nella diocesi della Warmia, ove aveva vissuto e lavorato la serva di Dio Regina Protmann, perché lo impediva la situazione politica, bensì nei dintorni di Roma, nella diocesi di Frascati, dove dal 1951 si trova la Casa Generalizia della Congregazione. Il 6 aprile del 1961 ebbe inizio il processo sotto la guida del cardinale Gaetano Cicognani, ordinario della diocesi di Frascati.

Le operazioni procedurali, 348 anni dopo la morte della serva di Dio Regina, incontrarono molte difficoltà. Durante il processo rogatorio durato 51 sessioni,  furono ascoltati 15 testimoni, di cui 5 «ex officio». Una speciale commissione storica di cui facevano parte i professori Paulus Rabikauskas SJ, Zenonas Ivinskis, Rapolas Krasauskas, personalmente o tramite sostituti, si occupò della ricerca di documenti e degli atti inerenti la persona di Regina Protmann, negli archivi dove si presumeva fossero le fonti. La conclusione del processo diocesano avvenne il 29 gennaio 1964. Tutti gli atti furono trasferiti alla Sacra Congregazione dei Riti.

La «positio causae» completata fu trasferita il 18 marzo 1992 alla Congregazione per le Cause dei Santi, diventando oggetto di studio da parte delle singole commissioni, che in tempi diversi – la Commissione Storica (27 ottobre 1992), la Commissione Teologica (17 maggio 1996) e la Commissione dei Vescovi e dei Cardinali (15 ottobre 1996) – tutte espressero giudizi positivi. In conseguenza, il 17 dicembre 1996 fu emanato il decreto sull'eroismo delle virtù della Fondatrice della Congregazione, Regina Protmann, alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II.

Una guarigione miracolosa

La guarigione miracolosa di un malato di nome Joao Luiz de Sousa avvenne nell'ospedale di santa Caterina di San Paolo del Brasile il 4 aprile 1961. L'uomo gravemente ammalato soffriva di seri disturbi allo stomaco, al duodeno e negli intestini. All'inizio del 1961, il 24 gennaio, il 7 febbraio e il 22 marzo fu sottoposto a tre operazioni senza alcun esito positivo. Dopo l'ultima operazione si verificarono forti emorragie interne, per cui i medici praticarono una trasfusione di 15 litri di sangue; alla terza ulteriore emorragia che non potè essere bloccata, i medici si dichiararono sconfitti e la sera del 4 aprile la moglie del malato fu informata delle stato disperato del congiunto e della eventualità della sua morte entro poche ore. La moglie disperata scoppiò in un pianto dirotto e la suora caposala, vedendola in quello stato, posò sul petto del malato l'immaginetta di madre Regina esclamando: «Madre Regina ha aiutato già molte persone, aiuterà anche adesso, dobbiamo soltanto pregare con profonda fede». La suora inginocchiata davanti al letto del malato recitava a voce alta la preghiera scritta sul retro dell'immaginetta e la moglie ripeteva le parole della preghiera. Già prima della fine della preghiera il malato esclamò a voce alta: «Sorella, sono guarito! Il sangue si è arrestato». Non fu necessaria alcun'altra trasfusione perché il malato, la stessa sera, si alzò dal letto e incominciò a camminare. Rimase in ospedale in osservazione ancora per tre giorni e poi fu dimesso ricominciando una vita sana senza alcun disturbo. Da quel momento sono passati 38 anni e il miracolato è ancora vivo e vegeto.

Madre Regina non si limitò soltanto ad aiutarlo a riconquistare la salute del corpo, ma anche quella dell'anima, infatti, grazie alla sua intercessione il miracolato ritornò alla fede cattolica. Nei giorni 25 e 29 aprile del 1994 nell'ospedale di santa Caterina a San Paolo si svolse il processo diocesano della guarigione miracolosa del malato Joao Luiz de Souza per intercessione della Serva di Dio Regina Protmann. Gli atti del processo furono mandati alla Congregazione per le Cause dei Santi a Roma: i

giudizi della Commissione dei medici, dei teologi e dei Cardinali erano stati molto positivi.

Il 6 aprile del 1998, alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II fu promulgato il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi relativo alla guarigione miracolosa per intercessione della serva di Dio Regina Protmann, che completò il processo di beatificazione.

IRENA JÓZEFA KRAUSE

(c) L'Osservatore romano, 4-5 giugno 1999.

 

 


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