Pagine cattoliche 

B. MARIA dell’INCARNAZIONE ACARIE

(1566-1618)

Barbara Avrillot, celebre nel mondo anche come Madame Acarie, nacque a Parigi il 1-2-1566 da Nicola, signore di Champlàtreux, cancelliere della regina Margherita di Navarra e direttore dei Conti alla Camera di Parigi, e da Maria Lhuillier, discendente anch'essa da antica borghesia parigina. Entrambi i genitori erano regalisti e ferventi cattolici, nemici delle novità del protestantesimo. Perché la loro figlia ricevesse una conveniente educazione, a undici anni, la collocarono nel monastero delle clarisse di Longchamps, sotto la direzione di una zia religiosa, dove, l'anno seguente (1578), fece con molta devozione la sua prima comunione. Molto intelligente, vivace e allegra, Barbara sarebbe rimasta volentieri nel monastero per lodare e servire Dio per tutta la vita, ma appena i genitori si accorsero della sua propensione per la vita religiosa la richiamarono in famiglia ( 1580) avendo altri disegni su di lei.

Anche nel mondo la beata rimase fedele alle sue pratiche di devozione. Si accostava regolarmente ai sacramenti, leggeva assiduamente il Vangelo, compiva prontamente i doveri che l'ubbidienza gl'imponeva. Sentendosi sempre incline alla vita religiosa, chiese insistentemente alla mamma il permesso di entrare tra le Agostiniane dell'ospedale maggiore di Parigi per servire i malati, ma la signora Avrillot, poiché riteneva che quel desiderio della figlia fosse frutto di fantasia, la trattò con severità, le impose umili servizi e la sottopose persino a sofferenze fisiche. Barbara sopportò tutto senza un lamento. A sedici anni e mezzo, prevedendo di non poter resistere ai genitori senza contrasti, accettò docilmente di andare sposa a Pietro Acarie (24-8-1582), visconte di Villemore, figlio unico di un'antica e ricca famiglia di Parigi, membro fanatico della Lega, confederazione del partito cattolico fondata nel 1576 dal duca di Guisa con l'intento di difendere la religione cattolica dagli assalti degli ugonotti, detronizzare Enrico III sempre indeciso tra i cattolici e protestanti, e collocare i Guisa sul trono di Francia. Amabile e pieno di brio, lo sposo piacque alla moglie la quale, pur di compiacerlo, non disdegnò di abbigliarsi per fargli onore nelle feste di società. Giovane e bella, Madame Acarie fu ben presto ammirata nella società parigina, ma ella non si lasciò invischiare dalle attrattive del mondo, anzi, pianse segretamente i piccoli moti di compiacenza che la vita mondana faceva sorgere in lei quasi fossero delle vere colpe.

Nei primi anni di vita matrimoniale, la beata coltivò una sincera amicizia con una cameriera, Andrée Levoix, che sarebbe stata la prima carmelitana in Francia. Benché di condizioni del tutto diverse, vicendevolmente si amarono, si confidarono i più segreti pensieri e si corressero dei loro difetti. Dalla usa unione con Pietro Acarie, Barbara ebbe tre maschi e tre femmine, che allevò con cura nell'amor di Dio insegnando loro le preghiere e le prime nozioni del catechismo, formandoli alla sincerità e all'ubbidienza, alla semplicità e alla mortificazione. Malgrado le sollecitudini della famiglia e le serate di gala alle quali non poteva sottrarsi, la beata trovava ugualmente il tempo tanto per adempiere le sue pratiche di pietà quanto per istruirsi con la lettura. Essendo d'immaginazione molto viva, ci fu un tempo in cui i romanzi cavallereschi stuzzicarono la sua curiosità. Il marito se ne allarmò. Per correggerla da quel difetto fece comperare da un sacerdote dei libri di spiritualità, e li sostituì ai romanzi. La beata li lesse senza opporre resistenza. Dopo un po' di tempo il marito si accorse che la sua sposa d’un tratto era diventata anche troppo devota.

A ventidue anni, Barbara cominciò a sperimentare i rapimenti e le estasi, le visioni inferiori e sensibili di cui in principio rimase confusa e umiliata non comprendendone né la natura, né l'origine. Il marito e la suocera non tardarono a rendersi conto di quello stato straordinario, se ne inquietarono, se ne lamentarono, ma la beata sopportò le loro critiche e contraddizioni con il sorriso sulle labbra. Quando gli estranei ne vennero a conoscenza, tutti i parenti s'impazientirono di più, e attribuirono quello stato a una malattia. I medici la sottoposero a rudi trattamenti. La beata li sopportò senza perdere la sua abituale serenità. Chiese a Dio soltanto la grazia di poter adempiere i doveri di sposa e di madre. Fu esaudita.

Malgrado gli scortesi commenti che i conoscenti facevano sulle sue estasi, Barbara finì con l'essere ritenuta una donna saggia, capace di dare salutari consigli. Molti cominciarono perciò ad andare a consultarla, II P. de Canfeld, cappuccino, al quale si confidava, l'assicurò che i fenomeni soprannaturali che si verificavano in lei provenivano da Dio, e le raccomandò di abbandonarsi docilmente all'azione della sua grazia. La beata, che fino a quel momento era rimasta incerta sulla provenienza di tanti favori, si sentì finalmente tranquillizzata di spirito.

Dal 1585 al 1593 la Francia, a causa dell'ottava e ultima guerra di religione scoppiata tra i cattolici e ugonotti, divenne un campo di battaglia fra i maggiori eserciti d'Europa: Filippo II, re di Spagna, sosteneva la Lega Cattolica che, alla morte del duca d'Angiò, fratello del re Enrico III, si opponeva alla successione al trono del calvinista Enrico di Borbone, re di Navarra; la regina Elisabetta d'Inghilterra, il re di Danimarca e l'elettore palatino, invece, le erano contrari. Gli eventi militari favorirono talmente Enrico di Guisa, capo della Lega, che Enrico III dovette riconoscerlo luogotenente generale del regno. Poiché prendeva posizione sempre più minacciose per la corona, il re, insospettito, lo fece trucidare. La Lega Cattolica costituì allora il Consiglio dei Sedici, di cui Pietro Acarie fece parte, e dichiarò Enrico III simoniaco, eresiarca, assassino, nemico della patria e perciò decaduto dal trono. Costui si alleò con gli ugonotti e, con l'aiuto delle truppe di Enrico di Navarra, assediò Parigi. Un frate domenicano lo pugnalò (1-8-1589), ma prima di spirare riconobbe come suo legittimo erede Enrico di Navarra, il quale prese il nome di Enrico IV. Questi prima di conquistare Parigi dovette combattere per quattro anni contro la Lega Cattolica. I francesi lo accettarono come loro re solamente dopo che abiurò il suo vecchio calvinismo (25-7-1593).

Per sostenere la Lega, Pietro Acarie si era indebitato fino a compromettere la sua fortuna. Fu amnistiato da Enrico IV, ma dovette abbandonare Parigi. La separazione fu dolorosa per Barbara la quale, a salvaguardia degli interessi familiari, si vide costretta a restare in città. Mandò due delle sue figlie nell'abbazia di Longchamps; collocò in collegio i suoi due figli maggiori, affidò i suoi figli più giovani a parenti; chiese asilo per sé e per la cameriera Andrée Levoix a Madame de Bérulle, sua amica e parente, la quale l'accolse a braccia aperte.

In casa di Madame de Bérulle la beata trovò tutte le condizioni necessarie per condurre una vita di pietà e di mortificazione. Durante quei mesi di tribolazione e di lotte, Dio la sostenne con grazie straordinarie più abbondanti del solito. Non contenta di difendere gl'interessi del marito, Barbara ogni tanto andava a trovarlo nel suo ritiro. Le sue visite furono più frequenti dopo che ottenne che fosse trasferito presso parenti, a sette leghe da Parigi. Nel mese di giugno 1596, in una delle sue corse, cadde da cavallo e si ruppe in più parti la coscia destra. Fu trasportata a Parigi e sottoposta a una dolorosissima operazione, durante la quale la beata non si lasciò sfuggire dalla bocca neppure un lamento. Il medesimo incidente le capitò altre due volte. Le fratture riportate le resero per sempre faticoso e doloroso l'uso delle gambe. Anche allora senza un lamento si conformò a quello che il Signore aveva permesso. A poco a poco, nonostante le forzate interruzioni, Barbara riuscì a pagare i creditori del marito, a terminare i processi e a salvare dal disastro una parte delle sostanze compromesse. All'inizio del 1599 riuscì pure a ritornare nella propria casa di Parigi e a farvi rientrare anche il marito.

Per la serenità e la fermezza d'animo dimostrata nella sventura, la beata si acquistò a Parigi una grande reputazione di abilità e di santità. Persino alla corte si parlava delle sue virtù e delle sue estasi. Quando S. Francesco di Sales (+1622) giunse a Parigi (1602) per trattare il ristabilimento delle parrocchie cattoliche nel paese di Gex, passato dal dominio dei Ginevrini a quello di Enrico IV, Madame Acarie ne approfittò per farsi dirigere da lui in confessione nelle vie dello spirito. Divenne così ella stessa più esperta, più perspicace nel consigliare quanti ricorrevano a lei per le questioni più delicate, quali la scelta dello stato di vita, e la sincerità delle presunte visionarie. Pietro Acarie rimaneva talvolta irritato delle numerose visite che la moglie riceveva. Un giorno ebbe a dire: "È un cosa molto incomoda avere una donna tanto virtuosa e di così buon consiglio. Ognuno ripone fiducia in lei e la gente viene da ogni parte per consultarla". Ne nascevano piccoli drammi che la beata subiva con inalterabile pazienza, sempre sottomessa persino ai capricci dello sposo per testimoniargli il proprio inalterabile affetto.

A questa santa sposa e madre, la Provvidenza affidò il compito d'introdurre le Carmelitane in Francia. Nel 1601 il gentiluomo Quintanaduenas de Brétigny tradusse in francese la Vita della Madre Teresa di Gesù (+1582), scritta dal P. Francesco Ribera S.J., nella speranza di vedere stabilire in Francia conventi di carmelitane riformate. Madame Acarie la lesse, ma rimase sorpresa nel costatare che una donna aveva avuto l'ardire di iniziare la riforma del Carmelo. S. Teresa d'Avila le apparve e le disse che Dio voleva servirsi di lei per fondare in Francia monasteri del suo Ordine. Meravigliata e turbata, cercò di non pensare a quella visione, ma poiché il pensiero le ritornava in mente con una singolare insistenza, interrogò i più rinomati teologi del tempo i quali le assicurarono che la visione aveva tutte le caratteristiche dell'autenticità, ma che i tempi non erano propizi per mandare ad effetto quel progetto. Al principio del 1602 S. Teresa apparve di nuovo alla beata, le comandò di mettersi all'opera e le assicurò che avrebbe superato tutti gli ostacoli. Un giorno, mentre si recava in casa della principessa Caterina de Longueville per chiederle un aiuto per i suoi poveri, intese una voce che le disse: "Invece di parlare alla principessa dei poveri, parlale della fondazione del monastero, poiché io l'ho scelta per esserne la fondatrice". La beata ubbidì suo malgrado, ed ebbe la consolazione di vedere accogliere calorosamente il suo progetto. La principessa s'incaricò di parlarne personalmente a Enrico IV il quale, dopo qualche resistenza, il 18-7-1602 concesse le lettere patenti per la fondazione del Carmelo.

Il primo monastero fu eretto a Parigi nell'antico priorato di Notre-Dame des-Champs, sotto la direzione di Madame Acarie e con l'aiuto di Michele de Marillac, futuro cancelliere di Francia, dopo parecchie riunioni alle quali presero parte i principali esponenti del clero parigino e lo stesso S. Francesco di Sales. Mentre il vecchio priorato in Rue St-Jacques veniva rifatto, la beata si preoccupò di avviare nella propria casa alla vita carmelitana una dozzina di postulanti. In seguito le trasferì in una modesta casa che la principessa de Longueville aveva acquistato per loro, presso la chiesa di S. Genoveffa.

Il 13-11-1603 Clemente Vili concesse la bolla di fondazione, ma i Carmelitani di Spagna si rifiutarono di mandare alcune religiose formate dalla santa riformatrice, per avviare la fondazione del Carmelo di Francia perché non potevano dirigerle direttamente. Madame Acarie suggerì allora che tre francesi, tra cui il de Brétigny e Pietro di Bérulle, si recassero alla corte di Spagna muniti di lettere commendatizie del re Enrico IV per ottenere quanto desideravano. Le carmelitane spagnole, tra cui figuravano la Ven. Madre Anna di Gesù e la B. Anna di S. Bartolomeo, discepole di Teresa d'Avila, il 17-11-1604 presero possesso di Notre-Dame des Champs che, secondo il consiglio di Pietro de Bérulle, diventò il carmelo dell'Incarnazione a ricordo di quello di Avila.

Finché Madame Acarie fu trattenuta nel mondo, continuò a interessarsi delle Carmelitane e della loro diffusione a Pontoise ( 1605), ad Amiens (1606), a Tours (1608), a Rouen ( 1609). Senza trascurare i suoi doveri di stato lavorò pure per il rinnovamento religioso in Francia, aiutando Madame de Sainte-Beuve a introdurre le Orsoline a Parigi per l'istruzione e l'educazione della gioventù, spingendo Pietro de Bérulle a fondare l'oratorio, avviando le sue tre figlie alla vita carmelitana e un figlio allo stato sacerdotale.

Dopo la morte del marito (1613), che aveva sempre pazientemente amato nonostante i rimproveri e i dispetti, Madame Acarie mise in ordine i propri affari per non lasciare i figli in difficoltà, e poi chiese ai superiori del monastero del Carmelo di esservi ammessa in qualità di suora conversa, conforme a quanto le aveva predetto S. Teresa di Gesù in una terza apparizione. Amiens fu scelto come luogo della sua professione e della sua residenza. Vi si trasferì in lettiga per il cattivo stato della sua gamba. Appena vi giunse (16-2-1614) si gettò ai piedi della priora e le disse; "Madre mia, vengo come una povera a domandare misericordia e a gettarmi tra le braccia della religione", II 7 aprile dello steso anno vestì l'abito religioso e prese il nome di Suor Maria dell'Incarnazione. Visse ancora quattro anni e diede a tutti esempi di pietà, di regolare osservanza e soprattutto di umiltà, aiutando le suore converse nei lavori della cucina. L'8-4-1615 la beata pronunciò i voti solenni nelle mani di Pietro de Bérulle, superiore dell'Ordine, e della priora Madre Isabella degli Angeli. Iddio le accordò di nuovo rapimenti ed estasi.

Verso la fine del 1616, Suor Maria dell'Incarnazione fu trasferita nel monastero di Pontoise perché lo aiutasse, con le sue numerose relazioni, a superare le difficoltà in cui versava. Riuscì difatti a rimetterlo in buon stato, a fare costruire nuovi locali e, malgrado le inquietudini, a saldare i debiti. Vi morì il 18-4-1618 a causa di una infiammazione di petto, dopo aver dato a tutti esempi di pazienza, di preghiera, di dolcezza e di conformità al volere di Dio. Le sue reliquie sono venerate nella cappella del convento di Pontoise, Pio VI la beatificò il 24-5-1791.

 

Sac. Guido Pettinati SSP,

I Santi canonizzati del giorno, vol. 4, Udine: ed. Segno, 1991, pp.  237-243.

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