B. MARIA di GESÙ DELUIL-MARTINY (1841-1884)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

E’ la fondatrice delle Figlie del Cuore di Gesù. (.) Caratteristica della sua congregazione fu l’unione dei cuori. Ella la ottenne coltivando nei suoi membri l’amore alla verità e all’umiltà. Aveva difatti in orrore qualsiasi sentimento di orgoglio. In occasione del decimo anniversario della fondazione, la beata espresse così il desiderio di immolazione in una lettera alle suore: “O agnello del Padre Celeste, accettaci come tuoi agnelli, uniscici a te sulla croce e sull’altare e forma i nostri cuori secondo il tuo Cuore di vittima. E se la mia miserabile vita può servirti a condurre le anime di cui ha sete il tuo cuore, prendila, amor mio, te ne supplico, ma almeno trionfa come sposo sulle anime dell’Istituto e come re su tutti i cuori”. Come si era già offerta vittima secondo le intenzioni di Pio IX, Madre Maria di Gesù rinnovò la sua offerta di vittima nel 1882 anche secondo quelle di Leone XIII.           E’ la fondatrice delle Figlie del Cuore di Gesù. Ella nacque a Marsiglia il 28-5-1841, primogenita dei cinque figli che Paolo Deluil-Martiny, autorevole esponente del laicato cattolico, assessore municipale e amministratore degli ospizi di carità, ebbe da Anais Maria de Solliers, pronipote della monaca visitandina Ven. Anna Maddalena Remuzat (+1730). Il giorno dopo fu battezzata nella chiesa parrocchiale di S. Vincenzo de’ Paoli con i nomi di Maria, Carolina e Filomena. Ricevette la prima educazione in famiglia nella quale apprese, insieme al fratello, anche la lingua latina, e crebbe vivace, volitiva e molto estroversa.
          Per completarne l’educazione, nel 1849 i genitori collocarono la figlia nel collegio delle Suore della Visitazione, in cui fece la prima comunione e manifestò una forte inclinazione alla vita religiosa. Se le sue maestre glielo avessero permesso avrebbe portato avanti la piccola Associazione delle Oblate di Maria che, di sua iniziativa, aveva formato tra le sue compagne. Ricevette la cresima nel 1854 per le mani del B. Charles de Mazenod (+1861), arcivescovo di Marsiglia e fondatore degli Oblati di Maria Immacolata, e per due anni frequentò il corso di studi superiori a Lione, con la sorella Amelia, educanda nel convento del S. Cuore della Ferrandière.
          Prima di ritornare in famiglia molto ben istruita, data la sua eccezionale memoria e la grandissima facilità con cui assimilava le scienze astratte, fece un corso di esercizi spirituali sotto la direzione del P. Bouchaud SJ. durante il quale risentì chiara e distinta la voce di Dio che la chiamava alla vita religiosa, e nel maggio del 1858 si recò ad Ars per consultare il curato S. Giovanni M. Vianney (fl859). L’uomo di Dio le disse: “Prima che conosca la tua vocazione occorrerà che dica molti Veni Sancte Spiritus“.
         In famiglia Maria continuò a fare ogni giorno la comunione e a comportarsi senza veruna ostentazione. Nel 1859 morì la sorella Clementina, ed allora pregò: “Mio Dio, io accetto il sacrificio, ma a una condizione, che allontanando tutti gli ostacoli mi conduca a te nella vita religiosa”. Poiché la madre ne era rimasta scossa nella salute, incominciò a lasciare alla figlia la cura di numerose opere di carità e di associazioni pie e benefiche, di cui era presidente o membro attivo.
          Un passo decisivo verso la sua vocazione fece la Beata quando venne a conoscenza, nel 1864, che l’Associazione della Guardia d’Onore, fondata l’anno precedente da Suor Maria del S. Cuore Bernaud, del monastero visitandino di Bourg-en-Bresse (Ain), aveva lo scopo di abituare gli associati a fare tutti i giorni un’ora di adorazione in riparazione delle offese recate al S. Cuore di Gesù. La beata ne divenne la prima zelatrice perché la trovava confacente alle proprie aspirazioni. Con la sorella Amelia collaborò attivamente alla diffusione dell’opera alla quale indusse a iscriversi anche S. Maddalena Sofia Barat (+1865), fondatrice della Società del S. Cuore. Nel 1865 visitò a Bourg la fondatrice dell’opera, e pellegrinò a Paray-le-Monial per venerare le reliquie di S. Margherita M. Alacoque e ottenere da Dio nuovi doni spirituali.
        Restando nel mondo alla beata non mancarono buone proposte di matrimonio, ma le rifiutò perché voleva occuparsi esclusivamente delle buone opere e della diffusione della devozione al S. Cuore. In un primo tempo pensò di monacarsi nel convento visitandino di Bourg, in seguito riprese l’attività nella Guardia d’Onore confortata da una speciale benedizione di Pio IX recatale il 29-11-1867 da Mons. Daniele Comboni (+1881), fondatore a Verona dei Figli del S. Cuore e delle Madri della Nigrizia.
         Alla fine del 1886 la Deluil-Martiny si pose sotto la guida spirituale del P. Giovanni Calage SJ. (+1888), ministro della Residenza di Marsiglia, e vi rimase per tutta la vita. Per suo ordine scrisse Le Journal d’Àme, un diario che è fondamentale per la conoscenza del suo animo. Benché non fosse né dotto, né eloquente, il gesuita fu comunque un direttore pio, molto prudente e fermo. Sotto la sua guida la beata l’8-12-1867 emise il voto di verginità perpetua e, nella festa del S. Cuore del 1868, si offerse vittima in riparazione delle profanazioni eucaristiche. Per conoscere sempre meglio la volontà di Dio pellegrinò pure ai più famosi santuari mariani di Francia, ed entrò più volte in ritiro spirituale nel monastero della Visitazione di Bourg per studiare la forma che avrebbe dovuto imprimere all’opera che il P. Calage voleva che intraprendesse.
           La beata, non ritenendosi adatta alla fondazione del nuovo Istituto, era sempre alla ricerca di chi se ne assumesse la responsabilità, ma i disegni di Dio erano diversi. Nel settembre del 1867 scrisse, difatti, a Madre Maria Veronica Lioger (+1883), fondatrice delle Ancelle del S. Cuore, a lei unita con i più stretti vincoli spirituali: “Il giorno 7…, nella chiesa di St-Giniez, ho ricevuto dal Signore una grande grazia sull’opera futura.
          Dopo aver passato parecchio tempo ai suoi piedi in una estrema aridità, ho sentito che Nostro Signore voleva parlare alla mia anima. Egli mi disse interiormente: “Tu non hai che d’annientarti. Tu non sei che una miserabile scorza sotto la quale io mi nascondo… Io voglio dei santi! Voglio dei cuori che mi comprendano. Io sono un torrente che vuole straripare, e di cui non si può più contenere le acque… Voglio farmi delle anime che le ricevano. Voglio farmi delle coppe per riempirle delle acque del mio amore… Io sono profanato, io sono oltraggiato… Prima della fine dei tempi voglio essere risarcito di tutti gli oltraggi che ho ricevuto… io voglio espandere tutte le grazie che sono state rifiutate… Sai tu cosa significhi adorare?… Io sono il Solo che adoro realmente…””.
           La vocazione alla vita religiosa di Maria Deluil-Martiny maturò tra tante prove: la morte della sorella Margherita (1867); il dissesto finanziario subito dal padre motivo per cui fu costretto a cedere i propri beni ai creditori; il disastro militare di Sedan che portò alla proclamazione della repubblica, e la Commune di Marsiglia con la soppressione della Residenza dei Gesuiti e la carcerazione del P. Calage per un mese, da cui fu liberato per interessamento del padre della beata.
         All’inizio del 1872 Maria fu costretta ad assolvere con maggior impegno i suoi doveri filiali dopo la morte di un fratello e di una sorella. Dovette perciò rimandare ancora una volta il progetto della fondazione per la quale, in Belgio, lavorava il dotto prelato Mons. Osvaldo Van den Berghe, cappellano della Visitazione di Bruxelles. Costui era venuto a conoscenza della Guardia d’Onore del S. Cuore tramite la fondatrice dell’opera; era entrato in contatto con la beata a Marsiglia; aveva avuto un abboccamento con il P. Calage; era stato informato del progetto di fondazione e aveva trovato l’opera talmente corrispondente alle sue intime aspirazioni che decise di aiutare finanziariamente Maria Deluil-Martiny a darle inizio a Berchem-lez-Anvers con il permesso dell’arcivescovo di Malines, Mons. Dechamps.
        Con il consenso dei genitori Maria si recò ad An versa il 17-6-1873 dopo aver fatto, con la madre, ancora un pellegrinaggio a Paray-le-Monial. Diede principio alla fondazione delle Figlio del Cuore di Gesù con quattro religiose e quattro postulanti. Le persone del mondo se ne fecero beffe e la considerarono una esaltata, le sue religiose invece nutrirono sempre verso di lei molta venerazione benché all’inizio della fondazione non avesse che 32 anni.
          Dopo l’ultimo viaggio fatto a Marsiglia per assistere la madre morente (+1874), Madre Maria di Gesù, ispirandosi alla Regola di S. Ignazio di Loyola, scrisse le costituzioni per le sue figlie spirituali dedite alla contemplazione e all’adorazione del SS. Sacramento con sentimenti di riparazione. In esse propone alle sodali dell’Istituto la meditazione frequente, durante la giornata, delle ultime parole di Gesù in croce, e la recita altrettanto frequente del Magnificat essendo troppo poche le anime che ringraziano il Signore; le esorta a mettere da parte le piccole devozioni personali per assimilare la liturgia della Chiesa che fa tutto per Cristo, con Cristo e in Cristo; inculca ad esse lo spirito di famiglia, l’umiltà, la semplicità e la cordialità; le esorta a servire Dio con entusiasmo fino all’immolazione della propria volontà.
          Mons. Dechamps approvò le costituzioni delle Figlio del Cuore di Gesù il 2-2-1876. Ad esse Leone XIII concesse il Decreto di Lode il 25-2-1888. Erano state scritte con lo scopo di indurre le religiose “a corrispondere, per quanto è possibile, all’amore troppo sconosciuto di questo cuore divino”, a proporsi, quindi, “di offrire al Cuore di Gesù, sacerdote e vittima del SS. Sacramento dell’altare, una riparazione perpetua per gli orribili oltraggi fatti alla divina maestà”, a “ringraziare continuamente il Cuore di Gesù dei suoi benefìci troppo misconosciuti, della grande misericordia verso i peccatori, e soprattutto delle speciali benedizioni che egli prodiga alle anime sacerdotali e religiose”; infine, “a offrire incessantemente alla SS. Trinità il sangue prezioso di Nostro Signore”, con speciali suppliche per ottenere “l’avvento del regno di Cristo, l’estinzione delle società segrete, e soprattutto la perfezione, la santità ognor crescenti del sacerdozio cattolico e degli ordini religiosi”.
         Unite alla Vergine Immacolata, “patrona e modello”, le anime consacrate lo saranno sempre “il più perfettamente possibile, ai sentimenti e alle disposizioni della Vergine Maria, sia allorché ritta ai piedi della Croce offriva alla giustizia divina per la salvezza del mondo il sangue prezioso del suo divino Figlio, sia allorché negli ultimi anni della sua vita, tutta penetrata dai ricordi del sacrificio cruento della croce e ravvivata continuamente dalla realtà del sacrificio dei nostri altari, ella si dedicava al bene della Chiesa nascente e la sosteneva con le sue preghiere e la sua immolazione. Le Figlie del Cuore di Gesù quindi non cesseranno di offrire le loro preghiere, penitenze ed occupazioni, i loro sacrifici e la loro vita stessa per gli interessi della Chiesa Cattolica, del sacerdozio e delle famiglie religiose”.
          Il 29-1-1878 Pio IX eresse la chiesa che sorgeva presso la fondazione di Madre Maria di Gesù a basilica minore. Essa fu consacrata il 17 agosto dello stesso anno. Cinque giorni più tardi la beata professò i voti perpetui con le sue prime quattro compagne. Il 25-2-1880 inaugurò con il permesso dell’ordinario del luogo, Mons. Luigi Robert, il secondo convento delle Figlie del Cuore di Gesù alla Servianne, presso Marsiglia, nella stessa casa di campagna che aveva ereditato dalla madre. In seguito alla soppressione della sua Residenza, anche il P. Calage vi fu ospitato come cappellano e direttore spirituale.
          Pur in mezzo a innumerevoli difficoltà d’ordine temporale, la comunità crebbe in numero e nell’osservanza delle costituzioni sotto la guida materna, ma anche risoluta, di Madre Maria di Gesù. Caratteristica della sua congregazione fu l’unione dei cuori. Ella la ottenne coltivando nei suoi membri l’amore alla verità e all’umiltà. Aveva difatti in orrore qualsiasi sentimento di orgoglio.
          In occasione del decimo anniversario della fondazione, la beata espresse così il desiderio di immolazione in una lettera alle suore: “O agnello del Padre Celeste, accettaci come tuoi agnelli, uniscici a te sulla croce e sull’altare e forma i nostri cuori secondo il tuo Cuore di vittima. E se la mia miserabile vita può servirti a condurre le anime di cui ha sete il tuo cuore, prendila, amor mio, te ne supplico, ma almeno trionfa come sposo sulle anime dell’Istituto e come re su tutti i cuori”. Come si era già offerta vittima secondo le intenzioni di Pio IX, Madre Maria di Gesù rinnovò la sua offerta di vittima nel 1882 anche secondo quelle di Leone XIII.
         Era in pieno e fervido lavoro formativo e organizzativo della sua famiglia religiosa quando, il 27-2-1884, la beata fu assassinata dopo pranzo da Luigi Chave, un povero anarchico che per carità aveva assunto come aiutante del giardiniere, e al quale aveva raccomandato di trovarsi un’altra occupazione dal momento che esigeva che gli fosse raddoppiato lo stipendio. Mentre Madre Maria di Gesù passeggiava con la comunità lungo i viali del monastero, fu visto sbucare dalla pineta l’anarchico, avvicinarsele bieco in volto, afferrarla per la testa e spararle con la pistola due colpi sulla vena carotide. La vittima si afflosciò sulle ginocchia e mentre perdeva a fiotti sangue dal naso e dalla bocca fece appena in tempo a mormorare: “Perdono… per l’opera, per l’opera”. Alle grida delle suore accorse il P. Calage, impartì l’assoluzione alla morente e, appena fu trasportata nell’infermeria, alla vergine-vittima amministrò sotto condizione anche la santa unzione.
         Le reliquie di Madre Maria di Gesù sono venerate nella cappella di Servianne. Giovanni Paolo II ne riconobbe l’eroicità delle virtù il 23-10-1987 e la beatificò il 22-10-1989.
 
Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 2, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 297-302.
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