B. MARIA TERESA DI GESÙ GERHARDINGER (1797-1879)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Le stava sommamente a cuore la propagazione della fede tra i popoli ancora non credenti. Molto riconoscente si dimostrò verso coloro che la sostennero nelle sue iniziative. Ordinò difatti alle suore di pregare, quattro volte al giorno in comune, per tutti i benefattori vivi e defunti della congregazione. Speciali preghiere e penitenze ella fece per le religiose che con lei condivisero le fatiche degli inizi.

Questa beata fa parte della folta schiera di fondatrici suscitate da Dio nel secolo XIX per riparare i danni causati nella società dalla rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Nacque il 20-6-1797 a Stadtamhof, sobborgo di Ratisbona (Baviera), figlia unica di Villebaldo, che faceva il pescatore e il barcaiolo sul Danubio, e da Francesca Hueber. Fu battezzata lo stesso giorno in cui nacque nel duomo con i nomi di Carolina, Elisabetta e Francesca. I benestanti genitori alla loro figlia fecero frequentare le scuole del vicino istituto Scolastico di Notre-Dame, delle Canonichesse Regolari di S, Agostino, fondate da S. Pietro Fourrier (1640), nel 1598, con l\’aiuto della B. Alessia Leclercq (+1622) per l\’istruzione e l\’educazione della gioventù. Carolina tra le compagne si distinse subito per le sue doti e la sua pietà tanto che a otto anni meritò di essere cresimata e a nove di fare la prima comunione, contrariamente alle consuetudini del tempo.
Nel 1809 l\’Istituto Scolastico di Notre-Dame fu soppresso dal governo. Il parroco del duomo, Giorgio Michele Wittmann, preoccupato dell\’abbandono in cui versava la gioventù, decise di continuare personalmente la scuola con la collaborazione delle ex alunno, tra cui spiccava Carolina, dal 1810 membro della Congregazione Mariana della parrocchia. Quando gliene parlò, ella accettò senza entusiasmo la proposta di chiudersi in una scuola perché si sentiva portata a molteplici attività, ma poi nel progetto pastorale del Wittmann riconobbe la chiamata di Dio e vi si dedicò con tutte le forze. Per tre anni si preparò agli esami di stato sotto la guida di un pio sacerdote. Appena fu abilitata all\’insegnamento, con due compagne ripristinò la scuola elementare alla quale fu aggiunta, in seguito, la scuola festiva e una scuola industriale per l\’insegnamento alle ragazze dei lavori domestici.
Carolina nel 1816 abbandonò la casa patema per fare vita comune con le sue aiutanti sotto la guida del Wittman. In conformità alla Regola delle religiose dell\’Istituto di Notre-Dame, costui le formò a una vita di preghiera e di sacrificio finché non fu eletto vescovo di Ratisbona. Grandi furono le difficoltà, specialmente di ordine finanziario, che Carolina dovette affrontare. Non si perdette di animo, anzi, tanto lavorò che, nel 1829, riuscì ad aprire a Neunburg vorm Wald la casa madre della nuova congregazione, con l\’assistenza spirituale e il sostegno finanziario del sacerdote Sebastiano Job, amico del Wittmann e cappellano della corte di Vienna.
Con la successiva morte nel 1833 e 1834 dei due principali suoi sostenitori, la beata venne a trovarsi in gravissime difficoltà, ma trovò il coraggio necessario per superarle, facendo esclusivamente affidamento sulla Provvidenza di Dio. I suoi sacrifici e la sua fortezza d\’animo, nel 1834, le ottennero due ricompense: il riconoscimento civile della sua congregazione da parte del rè della Baviera Luigi I (+1868) il 22 marzo, e il riconoscimento ecclesiastico da parte del vescovo di Ratisbona il 26 dello stesso mese. Nasceva così la famiglia religiosa delle Povere Suore Scolastiche di Nostra Signora per l\’istruzione e l\’educazione della gioventù. Il 16-11-1835 nella cappella dell\’episcopio la beata poté fare la professione dei voti con il nome di Suor Maria Teresa di Gesù. Fu tanta l\’emozione da cui fu colta che il confessore della comunità, il sacerdote Mattia Siegert, a stento riuscì a farle ripetere la formula con voce sommessa.
Le difficoltà di ordine economico non cessarono. Nel 1836 la fondatrice scrisse: "La nostra povertà è tale che di giorno in giorno dobbiamo confidare nella misericordia di Dio, Viviamo come gli uccelli dell\’aria e i fiori dei campi. A Dio grazie e onore! Fino a questo momento non ci ha fatto ancora patire la fame". Nonostante la penuria dei mezzi economici, l\’Istituto si sviluppò rapidamente. Dopo appena sei anni contava già 60 suore distribuite in otto case. Moltiplicandosi le residenze, dopo una lunga malattia, la fondatrice decise di trasferire a Monaco la Casa Madre della congregazione, nell\’ex-convento delle Clarisse, presso la chiesa di S. Giacomo all\’Anger. Il re Luigi I gliene aveva fatto dono e aveva disposto che fosse restaurato a spese dello stato. Di Madre Teresa aveva concepito grande stima.
Di lei diceva: "Questa donna sa quello che vuole, e quello che vuole è sempre grande". Da quel convento, riconosciuto da Mons. Lottarlo Anselmo, Ordinario del luogo, il 16-10-1843, la beata cominciò a inviare le sue suore, a due o a tre, nelle località in cui era richiesta la loro opera. Nel 1847 ne volle condurre cinque con sé negli Stati Uniti perché si prendessero cura dei figli degli emigrati tedeschi. Chi le aiutò a sistemarsi a Baltimora fu S. Giovanni Neumann (+1860), redentorista boemo e, in seguito, vescovo di Filadelfia. Aveva avuto ragione quindi di scrivere: "Tutte le opere di Dio procedono con la sofferenza, ma proprio per questo si elevano tanto più solidamente e fioriscono tanto più meravigliosamente".
A Madre Teresa stava sommamente a cuore una formazione integrale e unitaria delle sue suore scolastiche. Non voleva che, per cultura e capacità didattica, fossero inferiori alle maestre laiche. A Monaco, accanto alla sede per le maestre con la scuola elementare, fece sorgere un asilo d\’infanzia, un corso per la formazione delle maestre d\’asilo, un seminario per le suore addette ai lavori manuali, una scuola superiore femminile per le ragazze che desideravano continuare i loro studi, e corsi di cucito, di cucina e di materie commerciali per le ragazze che avevano terminato gli studi. Alle suore scriveva: "Per i fanciulli a noi affidati nella scuola e nei pensionati dobbiamo essere delle mamme e non delle donne salariate! Dobbiamo adempiere al nostro compito come persone consacrate, per dimostrare ai piccoli con l\’esempio della nostra vita quanto andiamo dicendo con le parole. Dobbiamo sacrificarci per la gioventù come il Signore ci chiede… Senza la grazia tutto è nulla davanti a Dio per quanto bravi ed abili possano diventare i nostri scolari… La gioventù non viene conquistata e portata a Dio dalle belle parole, ma dalla forza della croce di Cristo, dallo Spirito di Dio e dal suo amore".
Negli anni 1852-1854 la fondatrice venne a trovarsi in grave dissidio con l\’autoritario arcivescovo di Monaco, Mons. Carlo Agostino von Reisach (+1869). Costui voleva che le Suore Scolastiche entro la sua diocesi fossero pienamente soggette a lui e che, nelle diocesi in cui avevano aperto case, fossero costruite altrettante Case-Madri con una superiora propria alle dirette dipendenze dell\’Ordinario del luogo. La beata, che considerava i sacerdoti Wittmann e Job i fondatori dell\’Istituto, cercò di fare valere l\’abbozzo di Regola che avevano compilato per essere fedele al loro carisma. L\’arcivescovo, per piegarla al proprio volere, la minacciò di scomunica, la destituì dall\’ufficio di superiora generale e distaccò dalla casa di Monaco le filiali di Rottenburg in Brisgovia e di Hirsau in Boemia. Ognuna di loro formò una Casa Madre distinta. Protetta dal re Luigi I, Madre Teresa sottopose il suo progetto alla S. Sede. Era suo desiderio che fosse unita alla clausura l\’attività apostolica della congregazione, e che fosse centralizzato il governo di tutte le case nella persona della superiora generale.
Dopo varie trattative la fondatrice venne riconosciuta superiora generale a vita di tutto l\’Istituto per il quale, nel 1854, riuscì ad ottenere dalla S. Sede il Decreto di Lode e, nel 1865, l\’approvazione definitiva.
In età avanzata, Madre Teresa ebbe a sostenere un\’altra ardua prova che andò sotto il nome di Kulturkampf o lotta per la civiltà, condotta in Germania da Bismark contro la Chiesa Cattolica dal 1871 al 1887. In Austria nel 1867 il governo proibì alle religiose la direzione delle scuole pubbliche; nel 1872 le suore furono espulse dal Baden; nel 1875 dalla Prussia. Anziché perdersi d\’animo, in quell\’atmosfera tanto ostile al cattolicesimo la beata fece iscrivere all\’Apostolato della Preghiera tutta la congregazione, comprese le educande, e si conformò a quello che Dio permetteva. Benché costretta a chiudere una trentina di case, non fu udita uscire in recriminazioni o lamentele. Per lei, fare la volontà di Dio equivaleva ad amarlo.
Gli elementi costitutivi della santità della fondatrice erano lo spirito di preghiera, di povertà e di umiltà. Considerava la preghiera come una "fornace incandescente nella quale si accende e si alimenta il fuoco dell\’amore di Dio". Per esperienza scriveva che "un\’ora di preghiera corrobora più che un\’ora di sonno". Per comprendere meglio la volontà di Dio passava sovente lunghe ore della notte prostrata davanti al SS. Sacramento. Alle sue suore confidò che il Signore non le aveva mai negato nulla quando, per amore della sua causa, aveva chiesto qualche grazia per loro, e che soltanto lui aveva fondato, guidato e protetto l\’Istituto. Pregava di continuo nei viaggi che faceva per visitare le varie case tenendo la corona del rosario in mano. Ne raccomandava la recita alle suore e alle scolare specialmente dopo che, nel 1854, fece istituire tra loro l\’Associazione delle Figlie di Maria. Era tanto grande la devozione che nutriva verso la Madonna che la elesse quale Madre e Patrona della Congregazione, e ne fece celebrare con solennità le feste dalle suore. Pensando a lei diceva; "Quale devota figlia di Maria non sono chiamata a dominare, ma a servire e a stare con lei presso la mangiatoia e sotto la croce".
Grande devozione Maria Teresa nutrì per la Passione del Signore. Faceva sovente la Via Crucis, specialmente in quaresima. Come sigillo del suo generalato, scelse la figura di Gesù in croce, con Maria SS. e S. Giovanni Ev. ai suoi piedi. Pregava molto e faceva pregare secondo le intenzioni del papa Pio IX, al quale faceva pervenire generose offerte in occasione della giornata dell\’Obolo di S. Pietro e dell\’Opera della S. Infanzia alle quali associò tutte le case e le scuole dell\’Istituto. Le stava sommamente a cuore la propagazione della fede tra i popoli ancora non credenti. Molto riconoscente si dimostrò verso coloro che la sostennero nelle sue iniziative. Ordinò difatti alle suore di pregare, quattro volte al giorno in comune, per tutti i benefattori vivi e defunti della congregazione. Speciali preghiere e penitenze ella fece per le religiose che con lei condivisero le fatiche degli inizi. Diverse le apparvero, dopo morte, per raccomandarsi alle sue preghiere o per ringraziarla di quelle che aveva fatto in loro suffragio.
Oltre che per la devozione, la beata si distinse in comunità anche per l\’osservanza della Regola e soprattutto della virtù e del voto di povertà. A cominciare dai sedici anni non ebbe più una stanza propria e non dormì più in un letto, ma per terra, sopra un saccone, o sopra un divano che disponeva in un angolo del suo ufficio. Digiunava il mercoledì e il venerdì. Faceva soccorrere i poveri che accorrevano alla porta del convento con pane e minestra. Riservava a sé la biancheria più dozzinale, i veli più rattoppati e i fazzoletti più vecchi. Per spirito di povertà non volle che le suore portassero l\’anello. Tuttavia non respinse mai le aspiranti alla vita religiosa a causa della loro povertà, purché dimostrassero buona volontà.
In tutta la sua vita Madre Teresa non assunse mai l\’atteggiamento di fondatrice e superiora delle Povere Suore Scolastiche di Nostra-Signora. Il cappellano di casa madre quando parlava di lei diceva: "La Gerhardinger è soltanto umiltà". Divenne, quindi, "vera ancella delle fanciulle" accanto alle quali passava con il sorriso sul labbro. In comunità non si udiva mai parlare o ridere forte. Non amava le feste, i giuochi, ma il nascondimento. Quando doveva riprendere suore ed educande per qualche mancanza sapeva essere imparziale e conservare il dominio di sé. Per governare meglio il suo Istituto chiedeva volentieri consiglio a persone di senno, tanto ecclesiastiche quanto laiche. Con i vescovi mantenne sempre ottimi rapporti nonostante avesse aperto case in cinquanta diocesi diverse. Provava soddisfazione quando le autorità scolastiche lodavano l\’apostolato delle sue suore, ma ad esse non di rado raccomandava, in preparazione alle feste dell\’anno ecclesiastico, di "esercitarsi nell\’umiltà esterna ed interna, di cercare e amare il disprezzo". Gli onori la infastidivano. Per non riceverne, nel giorno del suo onomastico, per venti anni si recò a visitare le varie case per rendersi conto personalmente dell\’osservanza della Regola, dell\’andamento delle scuole e della salute delle suore.
A settant\’anni Madre Teresa di Gesù cominciò a perdere il suo abituale vigore a causa delle fatiche e delle rudi penitenze alle quali ogni tanto si sottoponeva con i cilici e le discipline. Nel mese di novembre del 1877 cadde in un lungo deliquio, ma si riprese improvvisamente. Allora disse: " Il Signore mi ha concesso la vita per breve tempo affinchè mi prepari alla morte". Il 4-3-1878 mandò una circolare a tutte le suore, con una immaginetta ricordo, per esortarle a pregare per lei, a osservare la Regola e per chiedere loro perdono degli eventuali suoi cattivi esempi. Il 9 maggio dello stesso anno, dopo la santa unzione, fu collocata sul suo solito divano, oggi ancora conservato come una reliquia. Le sue ultime parole furono: "Ora mi restano ancora tre ore penose". Morì mentre il nunzio, Mons. Luigi Masella, accanto a lei recitava le preghiere dei moribondi. Era tanta la stima che costui nutriva per la defunta che volle presiederne i funerali.
Alla morte di Madre Teresa, le Povere Suore Scolastiche erano 2.500, sparse in trecento località di undici nazioni dell\’Europa e dell\’America Settentrionale con scuole, orfanotrofi, pensionati e giardini d\’infanzia. Delle lettere che aveva scritto loro per dirigerle nell\’apostolato e spronarle alla santità ce ne sono pervenute 5337.
Giovanni Paolo II ne riconobbe l\’eroicità delle virtù il 13-1-1983 e la beatificò il 17-11-1985. Le sue reliquie sono venerate a Monaco di Baviera nella chiesa di S. Giacomo all\’Anger.
___________________
Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 149-154.
http://www.edizionisegno.it/