B. MARIA CATERINA DI S AGOSTINO (1632-1668)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Questa mistica di grande classe, monaca professa delle Ospedaliere della Misericordia, dell\’ordine di S. Agostino, è una figura tipica della vita e delle forme di spiritualità francese sbocciate nel secolo XVII nel Québec (Canada). Fin dal suo arrivo in Canada dalla Francia, Suor Caterina ebbe modo di mettere in evidenza le sue doti e le sue capacità. Nel servizio dei malati sapeva unire il suo grande amore per la sofferenza e le privazioni a una intensa vita di preghiera e di unione con Dio fino al più alto grado della mistica. Chi ne condivideva le fatiche vedeva in lei una religiosa di qualità e di virtù fuori dal comune.

Questa mistica di grande classe, monaca professa delle Ospedaliere della Misericordia, dell\’ordine di S. Agostino, è una figura tipica della vita e delle forme di spiritualità francese sbocciate nel secolo XVII nel Québec (Canada). Nacque il 3-5-1632 a St-Sauveur-le-Vicomte, nella diocesi di Coutances (Manche), sotto il regno di Luigi XIII e il governo del Card. Richelieu (+1642), terza dei quattro o cinque figli che l\’avvocato Giacomo Symon, signore di Longprey(+1687), ebbe da Francesca Jourdan de Launay. Fu battezzata il giorno stesso in cui nacque con il nome di Caterina, nella parrocchia di S. Giovanni Battista, e a due anni fu affidata dai genitori, non sappiamo per quale motivo, alle cure dei nonni materni, i quali si dedicavano molto alla preghiera e alla cura dei malati. La loro casa era di frequente visitata da sacerdoti come S. Giovanni Eudes (+1680), e da religiosi, come il P. Francesco Malherbe S.J. (+1655). Fu costui a spiegare alla loro pronipote che, per fare la volontà di Dio, occorreva soffrire molto per sé e per la salvezza delle anime.
La beata fece la prima comunione a otto anni e mezzo, quindi molto in anticipo sui tempi. Essa costituì per lei una chiamata alla santità. A dieci anni si iscrisse alla Confraternita del Rosario e a quella per la Redenzione degli Schiavi, e si consacrò interamente alla SS. Vergine con un atto da lei scritto e segnato con il proprio sangue.
Nel 1643, a undici anni, volle pure fare parte dell\’Associazione della S. Famiglia, ricevere l\’abitino di Nostra Signora e partecipare alle missioni predicate, a spese in parte di suo padre, da S. Giovanni Eudes. In quell\’occasione il santo predisse che "sarebbe diventata infallibilmente religiosa". La beata, in seguito ai suoi insegnamenti, emise tre voti: dì prendere la Vergine SS. per madre, di non commettere peccati mortali e di conservare intatto il giglio della sua verginità.
In un ambiente tutto impregnato di pietà e di carità cristiana, Caterina si sentì inclinata a lasciare il mondo, come avevano già fatto nipoti e sorelle della sua stessa madre. Il 7-10-1644 scelse il monastero delle Agostiniane Ospedaliere della Misericordia di Gesù di Bayeux (Calvados), eretto cinque mesi prima con il generoso contributo finanziario di suo padre, sotto la direzione di Maria Maddalena di S. Agostino, sua cugina, perché figlia della sorella della sua nonna materna. Non avendo che dodici anni e mezzo non fu ammessa al noviziato.
In principio riteneva di non rimanere in monastero; dopo un periodo di prova, però, divenne talmente forte in lei la volontà di prendere l\’abito, che decise di impegnarsi definitivamente al servizio di Dio. "Non le furono quindi risparmiati i soliti umili compiti in cucina, nel refettorio, in sacrestia o presso i malati dell\’ospedale. Il suo comportamento suscitò nelle religiose ammirazione e simpatia, e se non abbandonò le Ospedaliere per abbracciare una regola monastica più severa, lo dovette al P. Malherbe. A quattordici anni e mezzo di età, Caterina indossò l\’abito dell\’Istituto. La sua gioia fu completa. Quel giorno, Francesca, sua sorella maggiore, fece la professione, e la nonna materna, Renata Avice de Gottot, vedova di Giovanni Jourdan, entrò nell\’Istituto dopo che vi era stata preceduta da sua sorella Caterina Avice, vedova di Adriano Jourdan e madre della fondatrice del monastero. Nel corso del noviziato la beata fece nuovi progressi nella formazione spirituale. Temendo che il lavoro dell\’ospedale le cagionasse una certa dissipazione inferiore, si impose la pratica di frequenti giaculatorie e di più intimi ricorsi alla Vergine, da lei scelta come modello di vita. Fu così che, un anno e mezzo più tardi, il 25-3-1648, emise un altro voto con cui sì donava completamente alla Madre di Dio contemplata in modo particolare nel suo Cuore santissimo.
Mentre il noviziato forgiava la sua anima con l\’esercizio della vita religiosa e l\’apprendimento delle caratteristiche dell\’Istituto, tutto l\’essere di Caterina si apriva a poco a poco alla bellezza dell\’apostolato missionario in Canada. Si trattava allora di un tema bruciante e quotidiano nella vita del monastero perché, dal 1639, cinque religiose pregavano e lavoravano per la diffusione del Vangelo tra gli indigeni di quelle terre. Difatti, per provvedere alle grandi necessità della colonia, il P. Paolo Le Jeune, superiore dei Gesuiti che vi risiedevano, nella Relazione del 1633 – la seconda di una serie celebre e fruttuosa – aveva espresso il desiderio di potervi aprire collegi e scuole per la gioventù femminile e ospedali per i malati francesi e indigeni.
Rinnovato, nelle Relazioni seguenti, l\’appello del P. Le Jeune fu accolto da numerose dame dell\’alta aristocrazia francese, disposte a finanziare l\’iniziativa, e da differenti comunità religiose femminili pronte a inviare dei soggetti. Così la nipote del Card. de Richelieu, Maria de Vignerot, duchessa di Aiguillon, si impegnò a finanziare un ospedale, e la giovane vedova Maddalena de Chauvigny, signora di la Peltrie, si impegnò a finanziare una casa religiosa per l\’educazione della gioventù. Fatti i dovuti passi, le due comunità di Ospedaliere della Misericordia di Gesù di Dieppe (Seine- Maritime) misero tre religiose a disposizione della fondazione, e le Orsoline di Tours (Indre-et-Loire), due, quelle di Dieppe, una. Il 4-5-1639 partirono da Dieppe tre ospedaliere e tre orsoline, tra cui la B. Maria dell\’Incarnazione, Ved. Guyart (1622), che giunsero a Québec il 1 agosto dopo una traversata di tre mesi. Erano le prime religiose che abbandonavano l\’Europa per il nuovo mondo.
L\’inaugurazione dell\’ospedale di Québec aprì una pagina nuova nella storia dell\’eroismo cristiano, accanto all\’infaticabile opera missionaria dei Gesuiti e all\’insegnamento delle Orsoline. Naturalmente le necessità aumentarono, e le Ospedaliere di Dieppe furono sollecitate ad inviare altri soggetti. Come dubitare che la corrispondenza scambiata da parte delle religiose da un lato e le Relazioni annuali dei Gesuiti dall\’altra, non infiammassero il fervore delle religiose di Bayeux? Generosa per natura e ripiena di un grande ardore missionario, la beata non poteva che vibrare alla descrizione di quello che si faceva oltre oceano, al racconto dei successi, delle difficoltà, delle preoccupazioni e persecuzioni sopportate con amore per l\’avvento del regno di Cristo. Giorno dopo giorno cresceva in lei il desiderio di andare a raggiungere le sue consorelle.
Per avere nuove reclute, anche fuori dei due primi monasteri, il P. Bartolomeo Vimont SJ., che aveva condotto a Québec le religiose del 1639, il 21-10-1647 si imbarcò per l\’Europa. Giunto in Francia, andò a bussare alla porta e al cuore delle Ospedaliere di Dieppe, di Vannes (Morbihan) e di Bayeux. Tra le cinque religiose che si proposero a Bayeux figuravano anche le due sorelle Symon de Longpré. Di fronte a prevedibili pericoli e alla prospettiva di una partenza senza ritorno, questa influente famiglia e quella dei Jourdan, sua alleata – riunite a Bayeux il 28-1-1648 per la professione religiosa di Renée Avice de L\’Incarnation – opposero un netto rifiuto alla loro partenza. Francesco cedette, ma Caterina restò tanto ferma nella sua risoluzione che il padre giunse a farne appello al parlamento di Rouen (Seìne-Maritime). Se alla fine vi si rassegnò, ciò avvenne per l\’intervento della regina Anna d\’Austria e in virtù di un cambiamento psicologico, sopravvenuto in lui alla lettura di una vivace Relazione dei Gesuiti dell\’anno precedente che richiamava l\’attenzione specialmente sul martirio di S. Isacco Jogues.
La vittoria di Caterina fu quindi totale. Il 12-4-1648 la comunità di Bayeux la scelse su cinque candidate, benché fosse ancora novizia e non avesse compiuto i sedici anni, "a causa della lunga perseveranza" che aveva dimostrato nel suo proposito. La sua compagna di viaggio, Maria dell\’Assunzione, venne a raggiungerla da Dieppe. Accompagnate dal P. Vimont, a Vannes si aggiunse ad esse una terza consorella. A Nantes, il 3 maggio Caterina compi 16 anni. Con il "nulla osta" dell\’ordinario del luogo, emise la professione nelle mani del P. Vimont, delegato a tale fine, con la clausola che canonicamente avrebbe continuato a fare parte della comunità di Bayeux. Disponibile sempre al volere di Dio, Suor Maria Caterina lasciò la Francia il 27 maggio sulla nave "Le Cardinal", dando così inizio nella preghiera e nel sacrificio alla seconda fase della sua vita. Il viaggio attraverso l\’Atlantico durò tre mesi, e fu reso penoso specialmente dalla privazione dell\’acqua e dalla peste che condusse anche la beata sull\’orlo della tomba.
Il nuovo drappello missionario sbarcò a Québec il 19 agosto, e fu accolto con gioia dalle Ospedaliere, dalle Orsoline, dai missionari e da tutti coloro che lavoravano già all\’evangelizzazione del paese. L\’autorità civile risiedeva nel Consiglio sovrano, composto dal governatore, dal superiore dei Gesuiti in attesa del vescovo, dal precedente governatore e da due abitanti eletti ogni tre anni. Nella vita ordinaria e nel commercio si imponeva il contatto con gli indigeni. Bisognava testimoniare ad essi amicizia, e stare continuamente in guardia perché i loro numerosi gruppi non erano in buone relazioni con i francesi. Se le differenti tribù della famiglia degli Algonchini del bacino del fiume San Lorenzo e delle zone vicine erano amici, altrettanto non si può dire della maggioranza della grande famiglia degli Uroni e degli Irochesi. Gli Uroni, che vivevano attorno al grande lago Huron, entrarono alla fine nella famiglia francese, ma gli Irochesi, guerrieri famosi e implacabili, che abitavano la regione meridionale delPOntario, erano sempre in lotta contemporaneamente contro gli Uroni e contro i Francesi. Ciò nonostante, Dio susciterà tra di loro la B. Caterina Tekakwitha (1656-1680) che, sotto la direzione spirituale dei gesuiti, passerà alla storia con il titolo di "giglio degli Irochesi".
I Gesuiti erano riusciti a penetrare in quelle popolazioni e a ottenere numerose e significative conversioni. Nel 1648, all\’arrivo di Suor Maria Caterina, 11 Padri, assecondati da 4 fratelli coadiutori e 24 laici francesi, assicuravano il ministero pastorale in sette residenze. Sotto la forte personalità del parigino P. Paolo Ragueneau (1608-1680) lo slancio missionario otteneva frutti veramente consolanti. Quei tempi erano segnati da forti tensioni, da insidie e pericoli provenienti dagli Irochesi e da altre tribù indigene ostili, e la prudenza non escludeva l\’abbandono in Dio e una disposizione a qualsiasi evenienza. L\’allarme era scattato al tempo del martirio di S. Isacco Jogues e del suo confratello, S. Giovanni de la Lande (118-10-1646), ma ancora più recentemente quando, mentre la beata attraversava l\’oceano per raggiungere il Canada, S. Antonio Daniel veniva bruciato vivo al termine della Messa (14-7-1648). Le centinaia di vittime immolate allora dagli Irochesi evidenziavano quello che poteva essere il campo di lavoro della giovane missionaria.
Il monastero di Québec non era spazioso e ben organizzato come quello di Bayeux. Era, però, diretto da una religiosa equilibrata, piena di tatto e amante del sacrificio, Madre Maria Forestier di San Bonaventura (+1698). La B. Caterina non riuscì a contenere la profonda gioia che provò nel trovarsi finalmente "in quella terra tanto desiderata", e la madre superiora non poté fare a meno di scrivere alla sua collega di Bayeux; "Ci avete dato in lei un angelo di dolcezza, innocenza e candore; un serafino di amore, zelo e fervore; un vero specchio di umiltà e di obbedienza". Dalla nuova arrivata tanto il monastero, quanto il lavoro missionario avrebbe ricevuto un considerevole aiuto.
Fin dal suo arrivo in Canada, Suor Caterina ebbe modo di mettere in evidenza le sue doti e le sue capacità. Nel servizio dei malati sapeva unire il suo grande amore per la sofferenza e le privazioni a una intensa vita di preghiera e di unione con Dio fino al più alto grado della mistica. Chi ne condivideva le fatiche vedeva in lei una religiosa di qualità e di virtù fuori dal comune. Gli attacchi degli Irochesi e i loro massacri invece di cessare culminarono con il martirio di S. Giovanni de Brébeuf e di S. Gabriele Lalemant nel mese di marzo del 1649 e dei loro due confratelli, S. Carlo Garnier e S. Natale Chabanel, nel seguente mese di dicembre. In quelle ore drammatiche, la formazione missionaria di Caterina ricevette il battesimo del fuoco e acquistò, con la sua piena maturità, una incrollabile solidità.
Non meraviglia, quindi, se, malgrado la sua giovane età, a seguito delle elezioni capitolari annuali dal 1654 fino alla morte – eccezione fatta per l\’annata 1657-1658 – Suor Caterina ebbe sempre cariche importanti da svolgere. Dal 1654 al 1657, per esempio, fu nominata economa generale della casa e dell\’ospedale. In quel tempo furono cominciate le costruzioni della chiesa, del coro, della sacrestia e dell\’ospedale. Rieletta alla stessa carica nel settembre del 1658, vi fu confermata fino all\’ottobre del 1663. Quando si considera l\’intensa vita mistica di lei, continuamente immersa nel soprannaturale, pare difficile immaginaria dedita a occupazioni tanto materiali. E poiché vi fu chiamata a più riprese, è segno evidente che le eseguiva con competenza e quindi era dotata di una personalità equilibrata, solida e pratica.
Questo non è ancora tutto. La beata, dal 1660 fino alla morte, fu consigliera, maestra delle novizie dal 1665 al 1667, direttrice dell\’ospedale dal 1663 al 1665, e poi ancora dal 1667 fino alla morte. Il Vicario Apostolico, il B. Francesco de Montmorency-Laval (1623-1708), poi primo vescovo di Québec, giunto nel giugno del 1659, percepì fin dal primo istante la sublime elevazione spirituale della giovane religiosa, e al tempo del capitolo del 1660, da lui presieduto, la dispensò di due anni dall\’avere la voce passiva per essere eletta superiora. Lui stesso le amministrò la cresima il 24-8-1659, e il 12-3-1667 si riservò "per buone ragioni" la nomina della direttrice dell\’ospedale, e ne affidò il compito alla beata. Il prelato agi così perché sapeva con quanta abnegazione si era prodigata per far fronte nel 1664-1665 a un eccezionale numero di malati. Mons. de Laval raccomandava alle preghiere di Suor Caterina non soltanto i bisogni della Chiesa del Canada, ma anche le sue personali intenzioni, la conversione dei peccatori e la salvezza dei moribondi. Aveva quindi ragione la B. Maria dell\’Incarnazione, fondatrice a Québec del primo monastero di Orsoline (1639), di scrivere in Francia (1665) al suo figlio, don Claudio Martin, divenuto benedettino: "Mons. nostro Vescovo non ha timori circa Caterina, come pure il P. Girolamo Lalemant SJ, a causa della sua fedeltà… e della sua sottomissione a Dio; e io aggiungo, a causa del basso sentire di sé, perché ella si considera la più miserabile della terra".
Quando giunse a Québec, Mons. de Laval trovò la giovane agostìniana già fermamente ancorata nelle vie dello spirito. La direzione spirituale ricevuta in Francia fu prolungata felicemente in Canada alla scuola di sperimentati e zelanti missionari gesuiti. Tra essi merita una particolare menzione P. Paolo Ragueneau (1608-1680), rientrato a Québec nel 1650. Egli riguardo a Suor Caterina si rese subito conto "che Dio se ne era impadronito". Ne assunse la direzione spirituale e la conservò senza interruzione Uno al suo ritorno in patria nel 1662. Dalla Francia il P. Ragueneau continuò a dirigerla. Così fu in grado di apprezzare il lavoro della grazia in lei e il grado sublime e senza misura della sua corrispondenza ad essa. Senza saperlo si preparava al compito delicato di redigerne la vita e descriverne i sorprendenti doni mistici di cui era stata favorita da Dio. Al corrente delle impressioni che Mons. de Laval aveva egli stesso tramite contatti diretti o ricevendo confidenze più intime, il P. Ragueneau poteva, meglio di qualsiasi altro, descrivere con precisione la vita e le virtù di Suor Caterina.
Il Diario spirituale che la beata scrisse in seguito al loro ordine, e che essi, testimoni diretti, ritennero veridico, costituisce una finestra aperta sulla sua anima. I fenomeni mistici e le prove spirituali che in esso sono descritti sembrano coronare la vita che condusse, tutta piena di rinunce, di amore e di immolazione per il prossimo. Tanti ricorrevano alle sue preghiere, tanti desideravano prendere parte ai meriti da lei acquistati mediante le continue sofferenze perché erano convinti che vivesse in intima e continua unione con Dio. Anche la B. Maria dell\’Incarnazione nutrì verso di lei grande venerazione fin da quando dovette essere ospitata nel monastero delle Agostiniane (30-12-1650; 21-1-1651) perché quello delle Orsoline era andato a fuoco, e quando, nei mesi di maggio-giugno del 1660, tanto le Orsoline quanto le Ospedaliere, per tre settimane, dovettero vivere fuori del monastero, per i pericoli in vista, a causa degli Irochesi.
Lo Spirito Santo fu il grande sole della vita di Suor Caterina il quale continuamente la illuminò, la guidò e la riscaldò. La straordinaria abbondanza di "folgorazioni", di "parole" e di "visioni" del Signore, della Madonna, degli Angeli, dei Santi, in modo particolare di S. Giovanni de Brébeuf avrebbero dell\’incredibile se non fossero ben documentate dal P. Ragueneau, sperimentato maestro di spirito, il quale sempre cita le parole stesse della sua figlia spirituale in perfetta sintonia con la parola di Dio e gli insegnamenti della Chiesa. Uno dei punti più delicati nell\’esistenza di questa mistica, è la prolungata e multiforme azione di satana sul suo corpo e sulla sua anima; azione che è diventata sensibile nel 1660 e che praticamente durò fino alla sua morte. Nel suo Diario ella parla di tentazioni di ogni specie, di torturanti apparizioni, di violenze fisiche e di possessioni demoniache. Ella accettò queste terrificanti prove per la conversione dei peccatori, l\’estensione della Chiesa nel Canada, il suffragio delle anime purganti che di frequente le apparivano, prima ancora che fosse giunta dalla Francia notizia del loro trapasso, per raccomandarsi alle preghiere e alle penitenze che faceva, memore di quello che il Signore le aveva detto nel corso degli esercizi spirituali del 1658: "Qualsiasi anima che ama la croce ferisce il mio cuore".
La beata sortì da natura un corpo molto fragile, cosicché durante la sua vita sovente fu costretta a tenere il letto. Colpita da tubercolosi, andò inesorabilmente consumandosi con rapidità. Difatti, il 20-4-1668 una emottisi aggravò il suo stato, e tutte le cure che le consorelle le prodigarono furono inutili. In quel tempo per una malattia simile non esistevano ancora terapie adeguate. Alle prime ore del seguente 8 maggio, dopo le preghiere degli agonizzanti, la morente rimase per un buon quarto d\’ora con lo sguardo fisso al cielo, poi, ritornata in sé, esclamò: "Io adoro le tue divine perfezioni, mio Dio, adoro la tua divina giustizia, ad essa mi abbandono con tutto il cuore". Avrebbe voluto recarsi in coro per ringraziare il Signore delle grazie che le aveva concesse, ma poiché la superiora le disse che avrebbe fatto ciò un\’altra volta, con voce straordinariamente forte intonò il Te Deum. Tutta la comunità continuò l\’inno con lei fino al versetto; "Signore, in tè ho sperato, fa\’ che non resti confusa in eterno". La morente lo ripeté per due volte, poi si assopì e volò a 36 anni al cielo senza che le infermiere se ne accorgessero.
Dopo il decesso di Suor Caterina – scrisse la superiora Madre di S. Bonaventura nella circolare necrologica – la comunità è stata informata delle straordinarie grazie e dei fenomeni mistici di cui era stata arricchita dal Signore. Per umiltà, di questo intimo segreto durante la sua vita ella parlò soltanto al P. Ragueneau, suo direttore spirituale, al P. Pietro Chastelein SJ., suo confessore e a Mons. de Lavai. Costui riguardo alla beata dichiarò; "Io non ho bisogno di sapere quanto di straordinario è avvenuto in lei per essere convinto della sua santità: le sue vere virtù me la fanno perfettamente conoscere".
Le reliquie di Suor Maria Caterina sono venerate dai fedeli in un oratorio dell\’Ospedale di Québec. Giovanni Paolo II ne riconobbe l\’eroicità delle virtù il 9-6-1984 e la beatificò il 23-4-1989.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 129-136.
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